26 Novembre 2018

 Lunedì XXXIV Settimana «per annum»


Oggi Gesù ci dice: “Vegliate e tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.” (Mt 24,42a.44 - Acclamazione al Vangelo).

Dal Vangelo secondo Luca 21,1-4: Il racconto della vedova indigente contiene un insegnamento prezioso per la nostra vita. Foriera di questo insegnamento è una povera vedova. La donna si avvicina alla cassetta delle elemosine e vi getta due monetine, tutta la sua vita, il suo pane, la sua sussistenza: nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere. Gesù misura il valore della sua offerta in base al sacrificio o all’offerta di sé che essa comportava. In questo contesto, Gesù preannunzia il sacrificio della sua vita: come la vedova Egli, con il dono della sua vita, darà tutto per la salvezza del mondo. Additando la vedova come modello da seguire, Gesù indica ai discepoli la via regale dell’amore che non conosce calcoli: in questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli (1Gv 3,16).

L’obolo della vedova - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Il suggestivo episodio, che è narrato con ricchezza di particolari da Marco, 12,41-44, trova in Luca una descrizione più compendiosa; tuttavia nel racconto lucano la scena presenta contrasti più vivi e marcati. Per la spiegazione dei dati comuni alle due narrazioni si veda il commento al testo di Marco. Vide dei ricchi; l’evangelista omette di segnalare che anche la folla (cf. Mc., 12,41) gettava le proprie offerte nelle buche del tesoro (γαζοφυλάκιον), perché vuol porre in rilievo le figure dei protagonisti, cioè: i «ricchi» da una parte e la povera vedova dall’altra. Questa vedova indigente ha messo più di tutti; la formulazione paradossale della frase prepara quanto verrà riferito nel versetto seguente; la vedova in verità non ha dato più di tutti gli altri; l’autore vuol semplicemente affermare che l’umile donna ha compiuto la sua offerta con spirito di distacco e di generosità maggiore di quello degli altri. «Ha messo»; letteralmente: «ha gettato»; il verbo indica l’azione di porre la moneta nelle buche del tesoro. Costei invece ha messo della sua penuria, dando...; letteralmente: costei invece, della sua penuria, ha messo tutto quanto aveva per vivere. La concisione della frase, che si è voluta mantenere in italiano, è piena di efficacia: l’innominata vedova ha dato della sua penuria. La presentazione scenica trova qui il suo aspetto più toccante: quella umile ed ignorata donna ha dato ciò di cui mancava, cioè di quello che le era strettamente necessario e che in nessun modo poteva esser considerato come superfluo; gli altri invece hanno dato parte del loro superfluo, cioè di quello che rimaneva al margine della loro abbondanza.

Gesù, alzàti gli occhi, vide... - Angelico Poppi (I Quattro vangeli):  L’evangelista presuppone Gesù seduto nel cortile delle donne. Questi, levando gli occhi, osservava come i ricchi elargivano i loro doni per il culto nel tempio. Le offerte venivano consegnate in mano all’inserviente, che ne proclamava l’ammontare e poi deponeva secondo l’intenzione dell’offerente in uno dei tredici contenitori, fatti a forma di trombe e collocati in una stanza del tempio, nel tesoro. Gesù ammirò il gesto della povera vedova, che si era privata del suo sosten­tamento per offrire i due spiccioli al Signore. Egli non lodò la vedova perché aveva donato tutto quello che aveva al Signore, bensì per la fiducia somma che ave­va riposto nel soccorso della divina Provvidenza per il suo sostentamento. Ella si era affidata completamente a Dio nella sua estrema indigenza, sicura d’essere da lui aiutata.

Alois Stöger (Vangelo secondo Luca): Alzando gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide pure una povera vedova che vi gettava due spiccioli. Nel cortile anteriore del tempio, destinato alle donne, di fronte all’atrio del tesoro, che era accessibile a tutti i visitatori del tempio, erano situate 13 cassette per le elemosine in forma di tromba. Vi si deponevano i doni richiesti dalla legge e anche altre eventuali offerte spontanee. È quello il luogo dove Gesù sta in questo momento seduto. Egli siede, in qualità di maestro. Solleva gli occhi e osserva come la gente getti i suoi doni nelle cassette per le offerte. Queste ultime sono affidate a un sacerdote di servizio, il quale si fa dire l’entità della somma e il suo scopo, esamina il denaro e, secondo la motivazione che gli viene data, indica in quale delle cassette quella data offerta vada versata. Gesù osserva ciò che avviene. Vede dei ricchi che portano i loro doni e una povera vedova, la quale può offrire soltanto due minuscole monetine.
Ed egli disse: «In verità vi dico che questa povera vedova ha messo più di tutti, perché tutti gli altri hanno offerto in dono a Dio del loro superfluo, mentre costei, nella sua indigenza ha gettato tutto quel che aveva per vivere ». La vedova che fa la sua offerta era povera, e perciò anche disprezzata, come quella donna della quale si narra che avesse un solo pugno di farina per il pasto sacrificale, per cui venne coperta d’insulti dal sacerdote di servizio. Nel giudizio di Gesù la povera vedova aveva dato più dei ricchi. Il suo dono è piccolo, ma al tempo stesso grandissimo. Ha dato tutto ciò che possedeva. Essa affida a Dio la propria vita senza angustie e preoccupazioni (12,22-31). Essa appartiene al numero di coloro che sono dichiarati beati (6,10) e che vivono della parola di Gesù: «Cercate il regno di Dio, e ciò (il necessario per la vita) vi sarà dato in più» (12,31). In lei è rappresentato il popolo di Dio, del quale viene detto: «Non temere, piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre vostro di dare a voi il regno» (12,32). Il popolo di Dio non vanta diritti ed è povero, ma offre il poco che ha. Esso non pone la sua fiducia nei possedimenti e nella potenza, ma nel Padre. Cosi viveva la Chiesa primitiva a Gerusalemme: «Tutti i credenti erano uniti e avevano ogni cosa in comune, vendendo le proprietà e le sostanze per dividerle fra tutti secondo che occorreva a ciascuno, e ogni giorno, perseverando concordemente nel tempio e spezzando nelle loro case il pane, prendevano insieme il cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo» (Atti, 2,44-47).
La Chiesa vive di tre verità fondamentali. Gesù gliele diede come un viatico che l’accompagnasse lungo il cammino che la porta attraverso i tempi: c’è una risurrezione dei morti; Gesù è Cristo e Signore; la Chiesa è la comunità dei piccoli dei poveri e della loro fiducia in lui.

 ... nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere: CCC 2544: Ai suoi discepoli Gesù chiede di preferire lui a tutto e a tutti, e propone di rinunziare a tutti i loro averi per lui e per il Vangelo. Poco prima della sua passione ha additato loro come esempio la povera vedova di Gerusalemme, la quale, nella sua miseria, ha dato tutto quanto aveva per vivere. Il precetto del distacco dalle ricchezze è vincolante per entrare nel regno dei cieli.

Le vedove siano rispettate da tutti: Gaudium et spes 48: La vedovanza, accettata con coraggio come continuazione della vocazione coniugale sia onorata da tutti. La famiglia metterà con generosità in comune con le altre famiglie le proprie ricchezze spirituali. Allora la famiglia cristiana che nasce dal matrimonio, come immagine e partecipazione dell’alleanza d’amore del Cristo e della Chiesa renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l’amore, la fecondità generosa, l’unità e la fedeltà degli sposi, che con l’amorevole cooperazione di tutti i suoi membri.

La Famiglia e le vedove: CCC 2208: La famiglia deve vivere in modo che i suoi membri si aprano all’attenzione e all’impegno in favore dei giovani e degli anziani, delle persone malate o handicappate e dei poveri. Numerose sono le famiglie che, in certi momenti, non hanno la possibilità di dare tale aiuto. Tocca allora ad altre persone, ad altre famiglie e, sussidiariamente, alla società provvedere ai bisogni di costoro: «Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo» (Gc 1,27).

I figli e le madri vedove: Giovanni Paolo II (Messaggio, 17 maggio 1982): Le famiglie delle vedove devono offrire senso e gioia alla loro vita. Grande è la responsabilità di ragazzi divenuti adulti di fronte alla loro madre vedova! Sono loro che portano la prima e principale responsabilità di vegliare su di essa. “Se qualcuno non si prende cura dei suoi, soprattutto di coloro che vivono con lui, egli ha rinnegato la fede: egli è peggio di un infedele” (1Tm 5,8). Colgo dunque l’occasione di ricordare specialmente ai figli la cui madre è vedova questo dovere filiale così importante che costituisce uno dei comandamenti della legge divina: “Onora tuo padre e tua madre”. Troppo spesso si constata, soprattutto nei paesi ricchi, la triste situazione di vedove anziane che, non potendo più restare nella casa dei propri figli, passano i loro ultimi anni nella solitudine, frammezzata da rare visite, anche se le case per anziani che le accolgono sono confortevoli.

Le vedove possono contribuire alla santità e operosità della Chiesa: Lumen gentium 41: I coniugi e i genitori cristiani, seguendo la loro propria via, devono sostenersi a vicenda nella fedeltà dell’amore con l’aiuto della grazia per tutta la vita, e istruire nella dottrina cristiana e nelle virtù evangeliche la prole, che hanno amorosamente accettata da Dio. Così infatti offrono a tutti l’esempio di un amore instancabile e generoso, edificando la carità fraterna e diventano testimoni e cooperatori della fecondità della madre Chiesa, in segno e partecipazione di quell’amore, col quale Cristo amò la sua sposa e si è dato per lei. Un simile esempio è offerto in altro modo dalle persone vedove e celibatarie, le quali pure possono contribuire non poco alla santità e alla operosità della Chiesa. Quelli poi che sono dediti a lavori spesso faticosi, devono con le opere umane perfezionare se stessi, aiutare i concittadini e far progredire tutta la società e la creazione verso uno stato migliore; devono infine, con carità operosa, imitare Cristo, le cui mani si esercitarono in lavori manuali e il quale sempre opera col Padre alla salvezza di tutti, in ciò animati da una gioiosa speranza, aiutandosi gli uni gli altri a portare i propri fardelli, ascendendo mediante il lavoro quotidiano a una santità sempre più alta, santità che sarà anche apostolica.

Mario Galizzi (Vangelo secondo Luca): Il racconto di Luca è molto più sintetico di quello di A/c 12,41-44 e non comporta nessun cambio di scena. Gesù, mentre sta parlando ai suoi discepoli, alzando gli occhi, vide quello che accadeva accanto alla cassetta delle elemosine. Chi vi getta molto non dà niente di proprio, ma soltanto quello che gli avanza; perciò qualcosa che non gli appartiene perché è dei poveri. Quella vedova invece dà del suo, perché offre qualcosa che le è necessario per vivere. Essa fa un passo nel buio, si disfa di quel poco che può darle una certa sicurezza] umana e si affida a Dio.
L’insegnamento che viene ai discepoli dall’immediato con testo è molto importante: Non siate come gli scribi, che divorano i beni delle vedove, ma come quella povera vedova; non preoccupatevi per la vostra vita, di che cosa mangerete o di come vestirete il vostro corpo... Il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno (12,22.30). Sono esortazioni alla fede, alla fiducia nel Padre, a concepire la vita in modo nuovo; sono insegnamenti che presto ritorneranno nelle parole di Gesù.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno.
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: Ridesta, Signore, la volontà dei tuoi fedeli perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...