CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO – FESTA
At 22,3-16; Oppure: At 9,1-22; Sal 116 (117); Mc 16,15-18
Colletta
O Dio, che hai illuminato tutte le genti
con la predicazione del beato apostolo Paolo,
dona a noi, che oggi celebriamo la sua conversione,
di camminare verso te seguendo i suoi esempi,
per testimoniare la tua verità dinanzi al mondo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Paolo missionario - Catechismo degli Adulti - Paolo missionario [559]: Ottenuta dall’assemblea di Gerusalemme la dichiarazione della libertà cristiana riguardo alle osservanze giudaiche, l’apostolo Paolo si rimette in viaggio, con alcuni compagni, per il servizio del vangelo. Più volte percorre Palestina e Siria, Asia Minore, Macedonia e Grecia, lungo le strade militari e le rotte commerciali. Entra nelle vivaci sinagoghe della diaspora e si mescola alle folle cosmopolite delle città; si confronta con l’alta cultura e con la religiosità popolare; ottiene scarse conversioni tra gli ebrei e molte più tra i pagani, fondando comunità cristiane assai promettenti.
I Lettura: Damasco, uno snodo che troviamo anche nella nostra povera vita: fermarsi e farsi illuminare dalla Parola che chiama significa farsi folgorare dalla Grazia, rifondare, come ha fatto Paolo, tutta la propria vita in Cristo. Damasco ci fa passare dal buio dell’errore e della menzogna alla Luce della Verità; farsi folgorare dalla Grazia significa trasformarsi in appassionati missionari di Gesù, il Signore crocifisso e risorto. Paolo prima dell’esperienza avvenuta alle porte di Damasco era un persecutore della Chiesa dopo l’incontro con il Risorto diventa il costruttore della Chiesa, dimenticando il suo passato costruisce il futuro dell’uomo.
Vangelo: Il Risorto invia la Chiesa nel mondo perché si apra alla luce del Vangelo. Essa è munita di potere e doni straordinari, scaccerà nel suo nome i démoni, parlerà lingue nuove, saranno invincibili contro ogni avversità, guariranno i malati. La missione della Chiesa è quella di spalancare le porte del regno a tutti gli uomini battezzandoli nel nome della santissima Trinità: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”.
Dal Vangelo secondo Marco 16,15-18: In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato - La Bibbia di Navarra (I Quattro Vangeli): Come conseguenza della proclamazione della buona novella viene insegnato, in questo versetto, che la fede e il Battesimo sono requisiti indi pensabili per poter raggiungere la salvezza. La conversione alla fede in Gesù Cristo deve portare immediatamente a ricevere il Battesimo, che ci “conferisce la prima grazia santificante per la quale si cancella il peccato originale, ed anche l’attuale se vi è; rimette tutta la pena per essi dovuta; imprime il carattere di cristiani: ci fa figli di Dio, membri della Chiesa ed eredi del paradiso, e ci rende capaci di ricevere gli altri sacramenti” (Catechismo maggiore, n. 552).
In merito al Battesimo dei bambini, già sant’Agostino insegnava che “in alcun modo si può rifiutare o ritenere non necessaria la consuetudine della santa Madre Chiesa di battezzare i bambini; al contrario, bisogna accettarla inevitabilmente, essendo essa di tradizione apostolica” (De Gen. ad litteram, 10,23,39). Il nuovo Codice di diritto canonico rileva la necessità che i bambini siano battezzati: «I genitori sono tenuti all’obbligo di provvedere che i bambini siano battezzati entro le prime settimane; al più presto dopo la nascita anzi anche prima di essa, si rechino dal parroco per chiedere il sacramento per il figlio e vi si preparino debitamente» (can. 867).
Ragioni dell’attività missionaria - Ad gentes 7: La ragione dell’attività missionaria discende dalla volontà di Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità. Vi è infatti un solo Dio, ed un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo, uomo anche lui, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1Tm 2,4-6), «e non esiste in nessun altro salvezza» (At 4,12). È dunque necessario che tutti si convertano al Cristo conosciuto attraverso la predicazione della Chiesa, ed a lui e alla Chiesa, suo corpo, siano incorporati attraverso il battesimo. Cristo stesso infatti, «ribadendo espressamente la necessità della fede e del battesimo (cfr. Mc 16,16; Gv 3,5), ha confermato simultaneamente la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano, per così dire, attraverso la porta del battesimo. Per questo non possono salvarsi quegli uomini i quali, pur sapendo che la Chiesa cattolica è stata stabilita da Dio per mezzo di Gesù Cristo come istituzione necessaria, tuttavia rifiutano o di entrare o di rimanere in essa». Benché quindi Dio, attraverso vie che lui solo conosce, possa portare gli uomini che senza loro colpa ignorano il Vangelo a quella fede «senza la quale è impossibile piacergli», è tuttavia compito imprescindibile della Chiesa, ed insieme suo sacrosanto diritto, diffondere il Vangelo; di conseguenza l’attività missionaria conserva in pieno - oggi come sempre - la sua validità e necessità. Grazie ad essa il corpo mistico di Cristo raccoglie e dirige ininterrottamente le sue forze per promuovere il proprio sviluppo. A svolgere questa attività le membra della Chiesa sono sollecitate da quella carità con cui amano Dio e con cui desiderano condividere con tutti gli uomini i beni spirituali della vita presente e della vita futura.
Se ogni conversione, o metànoia, è opera della grazia divina, cioè dell’intervento immediato e radicale di Dio nel cuore dell’uomo, quella di Paolo lo è in sommo grado. Il Signore Gesù si è mostrato a Paolo e ha preso a dialogare con lui, che, già convinto fariseo, impreparato a questa manifestazione e ad essa ostile, non ha potuto opporvi resistenza. Abbiamo ascoltato nella lettura la voce stessa di Paolo, che avvia lo straordinario dialogo: “Che devo fare, o Signore?”. La risposta di Gesù, non ancora esplicita ma già risolutiva, lo incita a dirigere i suoi passi verso la Chiesa di Damasco: “Là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia” (At 22, 10).
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli: «È cosa buona dunque andare per tutto il mondo, a predicare il Vangelo ad ogni creatura... E quando per mezzo della grazia di Dio il peccatore si converte, ecco in lui viene creata una nuova creatura, cioè una coscienza pura e nuova. Questa è la vera Gerusalemme, la pacifica, che esulta della misericordia conferitale da Dio. E si crea anche un popolo di molti buoni sentimenti e pensieri... Allora le cose vecchie, cioè quelle che da gran tempo facevano con l’uso dei cinque sensi, passano e si allontanano: diventano nuove creature in Cristo, perché gli uomini non vivono più per se stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro [2Cor 5,15]. Questa è la Grazia che rinnova ogni creatura, che rinnova sia l’uomo interiore che quello esteriore» (Sant’Antonio da Padova).
I sacramenti che abbiamo ricevuto, Signore Dio nostro,
accendano in noi l’ardore di carità del beato apostolo Paolo,
che portava nel cuore la sollecitudine per tutte le Chiese.
Per Cristo nostro Signore.
LUNEDÌ 24 GENNAIO 2022
SAN FRANCESCO DI SALES, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA
I Lettura: Gli anziani di Israele ad Ebron fanno alleanza con Davide, e lo ungono re di Israele. Il racconto continua con la conquista della città di Gerusalemme, che sarà poi chiamata la cittadella di Davide. Alleanza con gli anziani di Israele e conquista della città di Gerusalemme sono possibili soltanto perché, come conclude il brano, il Signore, Dio degli eserciti, era con lui.
Vangelo: Le guide spirituali del popolo d’Israele passano dalla contestazione verbale agli insulti: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni”. Beelzebùl è una divinità cananea il cui nome significa «Baal il principe». Gesù non si fa trascinare in questo gioco volgare di calunnie e di pregiudizi, ma ricorda agli scribi, che lo accusavano di essere indemoniato, una elementare verità: “In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna”. Soltanto in Gesù c’è la salvezza, chi la respinge si avvia inevitabilmente verso un destino di morte.
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
Nee 8,2-4a.5-6.8-10; Sal 18 (19); 1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4; 4,14-21
Colletta: Dio onnipotente ed eterno, guida le nostre azioni secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi di opere buone. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Papa Francesco (Angelus 24 Gennaio 2016): Nel Vangelo di oggi, l’evangelista Luca prima di presentare il discorso programmatico di Gesù a Nazaret, ne riassume brevemente l’attività evangelizzatrice. E’ un’attività che Egli compie con la potenza dello Spirito Santo: la sua parola è originale, perché rivela il senso delle Scritture; è una parola autorevole, perché comanda persino agli spiriti impuri e questi obbediscono (cfr Mc 1,27). Gesù è diverso dai maestri del suo tempo: per esempio, non ha aperto una scuola per lo studio della Legge, ma va in giro a predicare e insegna dappertutto: nelle sinagoghe, per le strade, nelle case, sempre in giro! Gesù è diverso anche da Giovanni Battista, il quale proclama il giudizio imminente di Dio, mentre Gesù annuncia il suo perdono di Padre.
Domandiamoci: che cosa significa evangelizzare i poveri? Significa anzitutto avvicinarli, significa avere la gioia di servirli, di liberarli dalla loro oppressione, e tutto questo nel nome e con lo Spirito di Cristo, perché è Lui il Vangelo di Dio, è Lui la Misericordia di Dio, è Lui la liberazione di Dio, è Lui chi si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà. Il testo di Isaia, rafforzato da piccoli adattamenti introdotti da Gesù, indica che l’annuncio messianico del Regno di Dio venuto in mezzo a noi si rivolge in modo preferenziale agli emarginati, ai prigionieri, agli oppressi.
I Lettura: Il Libro di Neemia narra l’attività riformatrice di Neemia a Gerusalemme dopo il ritorno dall’esilio babilonese e in particolare descrive i lavori di ricostruzione della città santa. Al termine dei lavori di restauro, in Gerusalemme si radunarono numerose persone in preparazione alla consacrazione delle mura. Nel giorno stabilito vi fu un raduno, e la Torah fu pubblicamente letta da Esdra e dai suoi assistenti. Per molti giorni Esdra lesse l’intero rotolo della Torah e con l’aiuto dei vari studiosi e dei Leviti spiegò l’interpretazione dei vari passi della Torah ai presenti. Le feste culminarono con la gioiosa celebrazione dei sette giorni di Sukkot, culminanti nell’ottavo con la festa di Shemini Atzeret. Nel ventiquattresimo giorno, subito dopo la fine delle feste, fu tenuta una solenne riunione, di confessione e digiuno di espiazione per i peccati dei padri. Fu quindi rinnovato il patto sancito dalla concessione della Torah, data da Dio a Mosè, per l’osservanza delle leggi e dei comandamenti divini. L’esilio babilonese aveva dato intelligenza ai cuori dei Giudei: il popolo eletto, pur nella durezza dei patimenti sofferti, finalmente aveva compreso che solo nel Signore vi è libertà, sorgente di gioia e di forza, doni necessari per sperare in un mondo più stabile.
II Lettura: L’analogia del corpo, come motivo di unità cristiana con differenze di uffici e di funzioni, è invocata da Paolo nel tentativo di estirpare le divisioni che smembravano la chiesa di Corinto. I credenti sono uno perché sono stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo; quindi, sono il corpo di Cristo. A motivo di tutto ciò, vivendo secondo la verità nella carità, i credenti devono cercare di crescere in ogni cosa verso Cristo, che è il capo e dal quale «tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità» (Ef 4,15-16).
Vangelo: I versetti 1,1-4 sono una vera introduzione, alla maniera classica, che viene ripresa all’inizio degli Atti degli Apostoli. Per Angelico Poppi l’espressione «poiché molti» “si riferisce al vangelo di Marco (o alla sua fonte), alla cosiddetta fonte Q (utilizzata da Luca e Matteo), a Lc (patrimonio particolare di Luca), di cui è controverso se si tratta sostanzialmente di un vangelo protolucano oppure di più fonti crine e orali conosciute solo da Luca”. L’introduzione ci svela l’intenzione dell’evangelista Luca che è quella di fare un “resoconto ordinato”, una narrazione degli eventi accaduti, secondo la successione storica e la connessione tra di loro.
Gesù, commentando la Parola di Dio, in modo particolare sottolinea che l’intervento di Dio è anzitutto in favore dei poveri e degli oppressi. Questa sensibilità di Gesù mette fortemente in luce la dimensione sociale del vangelo, dimensione proclamata con vigore anche dall’Antico Testamento. E così l’attenzione ai poveri diventa la via regale per entrare nel regno di Dio (cfr. Mt 25,26ss).
Dal Vangelo secondo Luca: 1,1-4; 4,14-21: Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): Inizio dell’attività pubblica di Gesù (4,14-6,11) - Dopo un brano introduttorio (4,14-15), redatto liberamente da Luca, viene anticipata la visita di Gesù a Nazaret (4,16-30) per mettere subito a fuoco il messaggio centrale del vangelo, l’annuncio della salvezza in favore dei poveri e degli emarginati. Da 4,31 Luca riprende l’ordine di Marco sino al discorso della pianura (6,20ss). [...]
Dominum et Vivificantem 16.: Il profeta [Isaia] presenta il Messia come colui che viene nello Spirito Santo, come colui che possiede la pienezza di questo Spirito in se e, al tempo stesso, per gli altri per Israele, per tutte le nazioni, per tutta l’umanità. La pienezza dello Spirito di Dio viene accompagnata da molteplici doni, i beni della salvezza, destinati in modo particolare ai poveri e ai sofferenti, a tutti coloro che a questi doni aprono i loro cuori - a volte mediante le dolorose esperienze della propria esistenza, ma, prima di tutto, con quella disponibilità interiore che viene dalla fede. Ciò intuiva il vecchio Simeone, «uomo giusto e pio», sul quale «era lo Spirito Santo», al momento della presentazione di Gesù al Tempio, quando scorgeva in lui la «salvezza preparata dinanzi a tutti i popoli» a prezzo della grande sofferenza - la Croce -, che avrebbe dovuto abbracciare insieme con sua Madre. Ciò intuiva ancor meglio la Vergine Maria, che «aveva concepito di Spirito Santo», quando meditava in cuor suo sopra i «misteri» del Messia, a cui era associata.
Origene, In Luc., 32, 2-6: A proclamare l’anno di grazia del Signore (Lc 4,19; Is 61,2). Secondo una pura e semplice interpretazione letterale, alcuni intendono che il Salvatore ha annunziato il vangelo in Giudea durante un anno, e che questo è il significato della frase: «proclamare l’anno di grazia del Signore “e il giorno della ricompensa”». Ma forse la Santa Scrittura nella frase «proclamare l’anno del Signore» ha voluto nascondere un mistero. Diversi saranno i giorni futuri, non paragonabili a quelli che vediamo oggi nel mondo; ed anche i mesi saranno diversi e diverso il calendario. Se dunque i tempi saranno tutti rinnovati, nuovo sarà nel futuro l’anno del Signore portatore di grazia. Queste cose ci sono state annunziate affinché, dopo essere passati dalla cecità alla chiara visione e dalla schiavitù alla libertà, guariti dalle nostre molteplici ferite, noi perveniamo «all’anno di grazia del Signore».
ci hai nutriti con il Corpo e il Sangue del tuo Figlio,
fa’ che ci rallegriamo sempre del tuo dono,
sorgente inesauribile di vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.