11 Gennaio 2026
Battesimo del Signore
Is 42,1-4.6-7; Salmo Responsoriale Dal Salmo 28 (29); At 10,34-38;
“Si aprirono i cieli e la voce del Padre disse: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». (Mc 9,6) (Acclamazione al Vangelo)
Quando Gesù, dopo il battesimo, risalì dal fiume, si verificarono alcuni segni meravigliosi, che manifestarono a Giovanni e a tutti i presenti che Gesù era l’inviato di Dio, il Messia atteso.
Se i cieli si aprono, significa che con Gesù è arrivato il tempo della riconciliazione tra Dio e gli uomini. Se lo Spirito Santo discende su Gesù come una colomba, significa che Gesù viene a portarci la vita di Dio: la colomba dell’arca di Noè portò infatti il primo ramoscello verde dopo che il diluvio aveva distrutto ogni cosa. La voce che vi ne dal cielo e proclama che Gesù è «il Figlio mio prediletto» ha lo scopo di far sapere atutti che Gesù è molto più di un uomo: è una Persona divina (Nuovo Messale della Comunità)
Liturgia della Parola
Prima Lettura: Il profeta Isaia illustra magistralmente l’azione apostolica del servo del Signore. Animato dallo Spirito di Dio porterà il diritto alle nazioni; sarà mite e umile di cuore (cf. Mt 11,29) e adempirà la sua missione con fortezza, senza abbattersi, malgrado le opposizioni e le persecuzioni. Egli stesso sarà alleanza e luce, aprirà gli occhi ai ciechi (cf. Gv 9) e farà uscire dal carcere i prigionieri (cf. Lc 4,18.21). Non è difficile intuire che questo oracolo si è realizzato pienamente in Gesù di Nazareth.
Seconda Lettura: Pietro, con grande gioia, annuncia a Cornelio l’universalità della salvezza. Dio non fa preferenze di persone: ora, per sempre, la morte di Gesù ha spalancato per tutti gli uomini, a qualunque nazione appartengano, le porte del regno di Dio. Gesù, consacrato dal Padre in Spirito Santo e potenza, è il vero benefattore dell’uomo in quanto è colui che libera l’uomo dalla morte e dal potere del diavolo. Giudice e salvatore, Gesù è colui che porta al mondo la pace e il perdono.
Vangelo
Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.
L’episodio del battesimo di Gesù si compone di due scene distinte: quella del battesimo in cui il Cristo «si associa a quanti hanno accolto l’appello del Battista alla penitenza ed esprimono la loro disponibilità per l’era messianica, e quella della proclamazione celeste, che costituisce l’investitura pubblica ed ufficiale» (Angelo Lancillotti). Gesù, sebbene senza peccato (cf. Gv 8,46), si sottomette al battesimo di Giovanni in cui riconosce una pratica voluta da Dio in preparazione alla venuta del Messia; intende soddisfare, così, la «giustizia» salvifica di Dio che presiede al piano della salvezza. Volle sottoporsi al battesimo di Giovanni anche «per insegnarci a obbedire a tutti i precetti divini [in precedenza si era sottoposto, per esempio, alla circoncisione, alla presentazione al tempio e al riscatto in quanto primogenito]. I piani divini disponevano che Gesù si annichilisse fino a sottomettersi all’autorità di altri uomini» (Bibbia di Navarra).
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,3-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore.
Gesù venne da Giovanni, per farsi battezzare da lui - Il battesimo di Gesù certamente avrà provocato delle difficoltà alla comunità cristiana.
Gesù aveva bisogno di ricevere il «battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Mc 1,4)? Certamente no (cf. Eb 4,14-15). Allora perché si è fatto battezzare da Giovanni?
È Gesù a dare la risposta: «... poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia».
Giustizia è una parola che nella Sacra Scrittura ha un significato assai ricco. Si riferisce al piano che Dio, nella sua sapienza e bontà, ha tracciato per la salvezza dell’uomo. Nel nostro caso diventa sinonimo di «volontà di Dio»; è come se Gesù avesse detto a Giovanni: «conviene che adempiamo tutto ciò che Dio ha stabilito».
Quindi, non perché bisognoso del battesimo di conversione per il perdono dei peccati, ma per la necessità di adempiere la volontà del Padre. Gesù mostra così fin dall’inizio un tratto particolare della sua missione: farsi obbediente alla volontà del Padre fino ad accettare l’umiliante supplizio della croce (cf. Fil 2,6-11; Gv 4,34).
Gesù salva gli uomini con il suo sì totale, pieno, senza riserve al Padre, con la sua obbedienza, con il suo lasciarsi guidare dallo Spirito (cf. 2Cor 1,20).
Ma vi è un altro aspetto di questa salutare condiscendenza da parte di Gesù: sottoponendosi al battesimo di Giovanni manifesta apertamente la sua solidarietà con l’umanità peccatrice, che egli è venuto a redimere dai peccati.
Gesù ha appena ricevuto il battesimo, quando, lo Spirito Santo discende «come una colomba e venire sopra di lui». D’ora in poi, lo Spirito Santo diventerà l’unico Signore della storia umana e il vero attore della storia della salvezza.
È lo Spirito a generare nel grembo verginale di una Donna la «Vita umana e divina» (Lc 1,35).
È lo Spirito Santo, «soffio» ed energia creatrice di Dio che guidava i profeti (Is 11,2; Gdc 3,10), a condurre l’amato del Padre nel deserto perché vincendo il diavolo venga riaperta definitivamente la via della salvezza ostruita dal peccato.
In figura di «lingue di fuoco», lo Spirito Santo, scende sugli Apostoli perché fecondino la terra e le donino la vita eterna (At 2,4). Come fuoco d’amore, lo Spirito Santo, scende sui pagani perché tutti gli uomini imparino ad amarsi e a stimarsi vicendevolmente. Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), in Cristo Gesù, sono scomparse le distinzioni di razza, di religione, di cultura e di classe sociale, che dividevano il genere umano dopo la colpa: Gesù «infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia (Ef 2,20). Lo Spirito Santo, aprendo ai pagani le porte del regno di Dio, porge a tutti gli uomini il dono della comunione e della condivisione.
Gli uomini, battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cf. Mt 28,19), secondo la parola di Gesù, diventano dimora, casa, tabernacolo della Santa, Una e Indivisa Trinità: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui ... Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?» (Gv 14,23; 1Cor 3,16).
Come nella concezione di Gesù tutto deriva dalla potenza dello Spirito Santo, così è lo Spirito Santo a portare a compimento nell’uomo, ri-creato nelle acque del battesimo (2Cor 5,17), il progetto del Padre: «... quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo ... noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (Rom 8,29; 2Cor 3,18).
Subito dopo, la voce del Padre svela agli uomini lì presenti il “mistero” di Gesù: Egli è il Figlio, l’Unigenito, l’amato nel quale il Padre ha posto il suo compiacimento.
Nella cornice maestosa del Battesimo di Gesù vengono aperti «gli occhi dei ciechi» (Is 42,7) perché possano contemplare il mistero della santa Trinità: Gesù, Dio-Uomo; lo Spirito Santo, consacratore divino; il Padre, rivelatore del Figlio.
Per approfondire
Il battesimo di Gesù nel Giordano. AA. VV.: Il compimento di ogni giustizia - L’effusione dello Spirito su Gesù - Anche Gesù si presenta a Giovanni per sottomettersi al rito di penitenza. La prima caratteristica di questa scena, facilmente percepibile, è quella di un volontario atto di umiltà, voluto da Gesù, che si fa battezzare da Giovanni e in mezzo a tutti, come se anch’egli fosse un peccatore. La penitenza e la conversione erano infatti gli aspetti più appariscenti del battesimo di Giovanni. Perciò, quando Gesù si avvicina per essere battezzato, il Battista rimane confuso e stupito: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te» (Mt. 3,13-15). Gesù però non si scompone: intende «compiere ogni giustizia» (plerósai pàsan dikaiosynen).
Queste parole restano misteriose, nonostante gli sforzi di tanti esegeti per comprenderne il significato. Non è facile infatti comprendere quali titoli di giustizia legassero Gesù a colui che lo battezzava.
Ma una più attenta considerazione ci fa comprendere che alcuni legami certamente esistettero, anche per il fatto che il Battista aveva dedicato l’intera sua esistenza ad attestare la venuta ormai imminente del Messia. Orbene, Gesù, sottomettendosi al rito col quale Giovanni annunciava l’approssimarsi del Messia, attesta per il fatto stesso che la missione del Battista è vera, cioè è realmente da Dio. Il gesto perciò è un pubblico riconoscimento, reso al suo precursore. Prima di esigere che le folle credessero in lui come all’inviato del Padre, Gesù ha ritenuto necessario (oportet) rendere questo omaggio al Battista (implere omnem iustitiam), riconoscere cioè pubblicamente che anche Giovanni era un inviato di Dio, voce che grida nel deserto per preparare la strada al suo Signore. Gesù ha voluto riconoscere questa dignità del Battista non solo a parole, ma con un gesto di umiltà col quale riconosceva e attestava il valore messianico del suo battesimo di penitenza.
D’altra parte, riconoscendo che la missione del Battista era divina, indirettamente Gesù obbligava gli stessi discepoli del precursore e le stesse folle a riconoscere Lui come l’inviato del Padre, poiché tutta la missione di Giovanni è stata una testimonianza e una preparazione alla venuta del Messia.
Sarà Dio stesso anzi a confermare solennemente l’annuncio del Battista, facendo risuonare una voce dal cielo che proclamava Gesù oggetto delle sue compiacenze e inviando su di lui il suo Spirito sotto forma di colomba. Il gesto di scendere nelle acque del Giordano, mescolandosi con la folla dei penitenti che attendevano la salvezza, si trasforma così in evento messianico di capitale importanza.
In questa prospettiva si comprende meglio come e perché in Giovanni che battezza e in Gesù che si fa battezzare si sia «compiuta» ogni giustizia.
Gli evangelisti raccontano che appena Gesù fu battezzato, i cieli si aprirono.
Con questo particolare essi sottolineano l’eccezionalità dell’avvenimento (cf. Ez. 1,1): le attese e le speranze si compiono; la preghiera di Isaia («Apri i cieli e discendi!») viene ora esaudita; Dio interviene per accordare il suo Spirito in maniera speciale, «senza misura» (Gv. 3,34). La colomba che apparve sul Giordano può essere accostata a quella che annunciò a Noè la fine del diluvio (Gen. 8,8-12): essa indicherebbe qui la fine dei tempi del giudizio e l’inizio del tempo della grazia. Ma la scena del Giordano va accostata soprattutto a quella della creazione: lo Spirito si era allora librato sulle acque primordiali significando la potenza di Dio che, con provvidenza amorosa, avrebbe condotto a perfezione l’opera della creazione (Gen. 1,1-2); così ora lo Spirito, scendendo sulle acque del Giordano, inaugura in Cristo la nuova creazione e restituisce all’universo la sua primitiva bontà. Gesù, il Messia consacrato da Dio mediante il suo Spirito, dà inizio a un nuovo mondo, liberato dalle potenze del male. L’effusione dello Spirito lo riveste della potenza di Dio, con la quale egli guarirà e salverà gli uomini peccatori e sconfiggerà l’impero di satana (Atti 10,28). (AA. VV.)
Vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba - Questa festa, oggi, è memoria del nostro battesimo, segno sensibile, efficace, indelebile che trasmette e trasfonde la vita personale di Cristo.
Il battesimo «significa e opera la morte al peccato e l’ingresso nella vita della Santissima Trinità attraverso la configurazione al mistero pasquale di Cristo» (Catechismo della Chiesa Cattolica 1239).
Nel battesimo opera la santissima Trinità: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Mt 28,19).
Il Padre nel battesimo genera i figli di adozione (LG 11), con una filiazione adottiva che è simile e partecipe alla filiazione che il Cristo ha dal Padre.
I «fedeli nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina» (LG 40). È «lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto» (Col 1,13).
Il Figlio partecipa il germe della sua vita personale. È la trasfusione di nuova vita, una rigenerazione piena, divina. Cristo Gesù è il generante: «Quando uno battezza, è Cristo stesso che battezza» (SC 7).
Gesù Cristo incorpora a sé il battezzato, lo introduce nel suo regno, lo ammette nella sua corporeità mistica, lo fa suo consanguineo, lo rende conforme a lui, lo trasforma e lo riveste con la sua personalità: «Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,27).
Lo Spirito Santo compie la concezione dei nuovi figli di Dio: «Infatti i credenti in Cristo, essendo stati rigenerati non di seme corruttibile, ma di uno incorruttibile, che è la parola del Dio vivo, non dalla carne ma dall’acqua e dallo Spirito Santo» (LG 9), sono «concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio» (LG 64).
Lo Spirito Santo li inabita, prende possesso del loro cuore, della loro mente, delle loro azioni e li consacra a Dio (LG 10; 44). Inabitati, posseduti dallo Spirito Santo diventano realmente santi: «I seguaci di Cristo, [...], nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi» (LG 40).
Nel credente battezzato la garanzia dell’eredità eterna è data dalla presenza dello Spirito Santo : «In Cristo [...] avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità» (Ef 1,13-14).
Alla divina azione della santissima Trinità si associa l’apostolica azione della Chiesa «una e santa» (Credo). La Chiesa, per l’azione dello Spirito Santo vivo e vivificante, coopera con il Padre e con il Figlio per far nascere con il battesimo nuovi figli: gli uomini sono «incorporati nella Chiesa con il battesimo» (LG 11). Ecco la dimensione comunitaria ed ecclesiale del battesimo.
Con il battesimo i cristiani iniziano ad essere «la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato» (1Pt 2,9). Tanta è la grandezza e la dignità del Battezzato!
Battesimo e Spirito Santo: Quando il Signore ricevette il Battesimo, i cieli si aprirono, “lo Spirito Santo discese” su di lui e una voce venuta dal cielo echeggiò come un tuono dicendo: “Questi è il mio Figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto” (Lc 3,22). Si deve dunque dire che grazie al Battesimo di Gesù il cielo si è aperto, ed è stata accordata la remissione dei peccati non a colui “che non aveva commesso peccato e nella cui bocca non fu trovato inganno” (1Pt 2,22; Is 53,9), ma al mondo intero; grazie a lui i cieli si sono aperti e lo Spirito Santo è disceso. Il Signore, dopo “essere salito sulle vette trascinando prigioniera la schiavitù” (Sal 68,19; Ef 4,8), comunicò a noi lo Spirito che era venuto a lui, quello Spirito che ci ha donato una volta risuscitato dicendo: "Ricevete lo Spirito Santo. Colui al quale voi rimetterete i peccati, gli saranno rimessi, e colui al quale li riterrete, gli saranno ritenuti" (Gv 20,22-23).
“Lo Spirito Santo discese” sul Salvatore “sotto forma di una colomba”, l’uccello della dolcezza, simbolo dell’innocenza e della semplicità. Ecco perché a noi è ordinato di imitare “l’innocenza delle colombe” (cf. Mt 10,16). Tale è lo Spirito Santo, puro, alato, che si innalza nei cieli. (Origene, In Luc., 27, 5)
Testimoni di Cristo - San Tommaso Placidi da Cori, Sacerdote: Nacque a Cori (Lt) il 4 giugno 1655 e venne battezzato con il nome di Francesco Antonio Placidi. A 14 anni restò orfano, facendosi così carico dell’intera famiglia. A 22 anni entrò nell’ordine dei Frati minori francescani, nel convento della Santissima Trinità in Orvieto, assumendo il nome di fra’ Tommaso. Per 5 anni fu allievo del celebre Lorenzo Cozza e nel 1683 a Velletri fu consacrato sacerdote diventando anche predicatore. Esercitò l’apostolato nella diocesi di Subiaco e in quelle confinanti con tale successo da essere indicato fin da subito come «l’apostolo del Sublacense». Le sue predicazioni furono raccolte in un volume manoscritto. Nel suo apostolato si distinse per la pratica esemplare delle virtù cristiane. Più volte durante la Messa ebbe diverse apparizioni. Compì anche alcuni miracoli. Ma il suo nome è legato soprattutto alla grande opera dei «Ritiri» dell’Ordine francescano. Seguendo l’esempio del beato Bonaventura da Barcellona, fondò i «ritiri» di San Francesco a Civitella (ora Bellegra) e a Palombara Sabina. Tommaso morì a 74 anni, nel 1729. (Avvenire)
Padre santo,
che nel battesimo del tuo amato Figlio
hai manifestato la tua bontà per gli uomini,
concedi a coloro che sono stati rigenerati
nell’acqua e nello Spirito
di vivere con pietà e giustizia in questo mondo
per ricevere in eredità la vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.