3 Gennaio 2025
Martedì Feria di Natale
1Gv 2,29-3,6; Salmo Responsoriale Dal Salmo 97 (98); Gv 1,29-34
Colletta Catechismo della Chiesa Cattolica - Il battesimo di Gesù 536: Il battesimo di Gesù è, da parte di lui, l’accettazione e l’inaugurazione della sua missione di Servo sofferente. Egli si lascia annoverare tra i peccatori; è già «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» Gv 1,29); già anticipa il «battesimo» della sua morte cruenta. Già viene ad adempiere «ogni giustizia» (Mt 3,15), cioè si sottomette totalmente alla volontà del Padre suo: accetta per amore il battesimo di morte per la remissione dei nostri peccati. A tale accettazione risponde la voce del Padre che nel Figlio suo si compiace. Lo Spirito, che Gesù possiede in pienezza fin dal suo concepimento, si posa e «rimane» su di lui. Egli ne sarà la sorgente per tutta l’umanità. Al suo battesimo, «si aprirono i cieli» (Mt 3,16) che il peccato di Adamo aveva chiuso; e le acque sono santificate dalla discesa di Gesù e dello Spirito, preludio della nuova creazione.Ecco l’agnello di Dio 608: Dopo aver accettato di dargli il battesimo tra i peccatori, Giovanni Battista ha visto e mostrato in Gesù l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Egli manifesta così che Gesù è insieme il Servo sofferente che si lascia condurre in silenzio al macello e porta il peccato delle moltitudini e l’Agnello pasquale simbolo della redenzione di Israele al tempo della prima pasqua. Tutta la vita di Cristo esprime la sua missione: servire e dare la propria vita in riscatto per molti.Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui - 1286: Nell’Antico Testamento, i profeti hanno annunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso in vista della sua missione salvifica. La discesa dello Spirito Santo su Gesù, al momento del suo Battesimo da parte di Giovanni, costituì il segno che era lui che doveva venire, che egli era il Messia, il Figlio di Dio. Concepito per opera dello Spirito Santo, tutta la sua vita e la sua missione si svolgono in una totale comunione con lo Spirito Santo che il Padre gli dà «senza misura» (Gv 3,34). Prima Lettura: Chiunque rimane in lui non pecca; chiunque pecca non l’ha visto né l’ha conosciuto: “Giovanni stilizza i ritratti. Dalla speranza della visione [v 2] e della santità consumata [v 3] deriva fin da ora, per l’azione di Gesù Cristo [v 5; 1Gv 2,2], l’astensione da tutti i mali, propria dei figli di Dio [v 9; 1Gv 5,18; cfr. Gal 5,16] che sono stati «giustificati» [v 7; 1Gv 2,29; cfr. Rm 3,24-25]. Questo però, di fatto, non esclude la possibilità concreta del peccato (1Gv 1,8-10), che rompe appunto la comunione [cf. 1Gv 2,3-5]” (Bibbia di Gerusalemme). Vangelo Gesù agli inizi della sua missione, incomincia il suo cammino fra i peccatori e in solidarietà con essi, prendendo su di sé i loro peccati. Gesù è l’agnello di Dio, un’ immagine biblica che rievoca quella del servo sofferente di Ihawè che, come agnello mansueto, viene condotto al macello e porta su di sé i peccati del popolo (cfr. Isaia 53,4-7.11-12), e quella dell’agnello pasquale di Esodo (12,46) che l’evangelista accosterà più tardi alla morte innocente di Gesù in croce. La testimonianza del Battista si conclude con la proclamazione di Gesù Figlio di Dio. Tale riconoscimento non è frutto di conoscenza umana, ma è dono dello Spirito. Infatti Giovanni dichiara di non aver conosciuto la persona di Gesù nella profondità del suo mistero di Figlio di Dio, se non dopo aver visto lo Spirito discendere come una colomba dal cieli e rimanere su di lui (cfr. Is 11,2; 61,1). Dal Vangelo secondo GiovanniGv 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore.
Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo - Salvatore Alberto Panimolle ( Lettura Pastorale del vangelo secondo Giovanni): Gesù è indicato con il dito come l’agnello di Dio ossia come l’eletto di Dio o Messia, che toglie il peccato del mondo. Infatti la locuzione “Ecco l’agnello di Dio” sembra formare inclusione con la frase finale di tutto il brano sulla testimonianza: “questi è l’eletto di Dio” (Gv 1,34). L’espressione agnello di Dio è quindi un titolo messianico. Gesù dal Battista è riconosciuto come il Cristo. Il precursore confessa di non essere né il Messia né il profeta escatologico, perché l’agnello di Dio ossia l’eletto di Dio è Gesù. Il termine agnello (“amnós”) nel Nuovo Testamento all’infuori di Gv 1,29.36 ricorre solo in At 8,32, che cita Is 53,7, e in 1Pt 1,19. Il passo citato degli Atti applica a Gesù l’oracolo profetico di Is 53,7ss; mentre 1Pt 1,19 paragona il Cristo a un agnello senza macchia, che ha riscattato l’uomo con il suo sangue. Dunque i due passi neotestamentari non portano molta luce sul testo giovanneo in esame. Esaminando i LXX, osserviamo che il Dt-Is spesso presenta Israele come l’eletto di Dio (Is 42,1; 43,20; 45,4), anzi il quarto canto del servo di Jahvé lo paragona a un agnello, che porta i nostri peccati (Is 53,4) e che fu consegnato (a morte) per i nostri peccati (Is 53,6s). Il passo di Is 42,1s, in particolare, parla di Giacobbe servo del Signore, di Israele eletto di Dio, al quale il Signore ha dato il suo spirito. Sono diverse le locuzioni di questo testo isaiano che ritornano in Gv l,33s; parimenti varie locuzioni di Is 53,3-7 si trovano anche in Gv 1,29ss: “(porta) i nostri peccati”, “agnello”. Non sembra quindi improbabile che il quarto evangelista, nel brano 1, 29-34, s’ispiri a questi passi dei canti del servo di Jahvé, presentando Gesù come il vero agnello che toglie il peccato dell’umanità, ossia come il servo del Signore che distrugge le colpe degli uomini, essendo l’eletto di Dio.
Gesù è l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, ossia elimina o porta via il peccato dell’umanità.
Infatti, il valore semantico normale di “áirein” nel quarto vangelo è quello di “portar via”, o togliere (cf. Gv 10,18), anche se può significare “prendere” (cf. Gv 8,59). Gesù, agnello di Dio, toglie o porta via il peccato del mondo. Ma che cos’è questo peccato del mondo? Il mondo in questo contesto indica l’umanità peccatrice, amata da Dio (Gv 3,16) e salvata dal Figlio di Dio (Gv 3,17; 4,42; 12,47), il quale dona ad essa vita (Gv 6,33.51; 1Gv 4,9) e luce rivelatrice (Gv 8,12; 9,5; 12,46), essendo egli stesso vittima d’espiazione per i peccati di tutto il mondo (1Gv 2,2).
Il peccato del mondo è quindi il complesso dei peccati dell’umanità. La frase di 1Gv 3,5 “quegli apparve per togliere i peccati”, l’unico testo parallelo di Gv 1,29, è in proposito assai chiara. Per Gv 1,29, Gesù è l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo e per 1Gv 3,5 la venuta del Figlio di Dio nel mondo è finalizzata dalla distruzione dei peccati dell’umanità. Si osservino in sinossi i due testi citati: Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29), /// quegli apparve per togliere i peccati (1Gv 3,5).
La missione di Gesù è la missione del Servo di Iahvè, una missione gravida di dolore, di tormenti, una missione il cui sbocco sarà la morte cruenta. La missione di Gesù, come la missione del Servo di Iahvè, è una missione ad ampio respiro, universale: la salvezza di tutte le nazioni e la restaurazione d’Israele. Una missione la cui prospettiva è puramente spirituale. Si tratta «di un ritorno a Dio del resto purificato, dei “superstiti d’Israele”. Il compito del servo è quello di portare alla conversione, alla riconciliazione del popolo eletto con Dio, dopo la grande prova dell’esilio» (A. Poppi). Una missione che sarà violentemente osteggiata. Il servo sarà perseguitato e sembrerà fallire, ma proprio con questa sofferenza e con questo fallimento, Dio realizzerà il suo disegno di salvezza. Il servo risponderà alle ingiurie con la morte vicaria e con la carità della preghiera: «io [...] offro la vita per le pecore ... Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Gv 10,15; Lc 22,34). Il servo è il messaggero ultimo, finale della promessa fatta ad Israele in Abramo, rinnovata nel corso dei secoli attraverso le disfatte militari, le tragedie nazionali, la deportazione, l’apostasia e le infedeltà del popolo eletto. Ma deluderà le aspettative di molti; non sarà il re temporale trionfante sognato dal popolo eletto, ma l’uomo «dei dolori che ben conosce il patire» (Is 53,3). Obbediente alla volontà di Colui che lo ha mandato, accetterà deliberatamente gli insulti, le sofferenze immeritate, atroci, devastanti. La sua innocenza e la sua dolcezza otterranno la riconciliazione del popolo infedele con il suo Dio e insieme il recupero delle nazioni immerse nelle tenebre dell’ignoranza, del peccato e del paganesimo. Una profezia che si realizzerà pienamente in Gesù di Nazaret. Gesù è il Servo che «è stato trafitto per i nostri delitti»: «come agnello condotto al macello» (Is 53,7) ha «consegnato se stesso alla morte» (Is 53,12) per i peccatori. Gesù è il Servo, luce delle nazioni, che ha offerto se stesso perché il mondo creda che il Padre lo ama e ha mandato il Figlio per la sua salvezza. La missione del Servo di Iavhé è la missione della Chiesa, di ogni battezzato.
Agnello // Agnello di Dio - Giuliano Vigini (Dizionario del Nuovo Testamento): I tre termini (arnion, amnos e aren) che designano l’agnello nel Nuovo Testamento sono usati in genere come immagini e simboli, a cominciare dalla definizione di Gesù come agnello di Dio. L’unica volta in cui viene usato il termine erén è nel passo di Luca, dove Gesù nell’affidare la missione ai settantadue discepoli, li manda come “agnelli in mezzo ai lupi” (Lc 10,3). II riferimento è alle prove e alle violenze subite dalle prime comunità cristiane (Gv 10,12; At 20,29), che anch’essi, deboli, dovranno subire da parte dei loro avversari più forti.
La definizione di Gesù come agnello (amnos tou theou) ricorre nel Nuovo Testamento solo due volte (Gv 1,29.36) e, nel primo caso, è accompagnata dalla frase “colui che toglie il peccato del mondo” (cfr. anche 1 Gv 3,5). Il riferimento più sicuro per questo titolo dato da Giovanni Battista a Gesù è l’agnello pasquale. L’accostamento tra la celebrazione rituale del sacrificio dell’agnello, con il sangue sparso sugli stipiti delle porte in segno di liberazione e salvezza (cfr. Es 12,7-13), e il sangue dell’agnello immolato sulla croce sta a significare che il sacrificio di Cristo, “nostra pasqua” (1Cor 5,7), rappresenta il “passaggio” dalla morte alla vita (Gv 5,24), dalle tenebre alla luce (Gv 8,12) dell’umanità riconciliata e redenta.
Gesù, l’inviato del Padre, inaugura infatti, col suo sacrificio, la pasqua della nuova alleanza e della nuova libertà dei figli di Dio.
L’immagine di Cristo come “agnello” (amnos) pasquale, “senza difetti e senza macchia” (cfr. Es 12,5; Lv 22,19-25; Nm 6,14; 19,2), è ripresa da 1Pt 1,19 e, con altro termine (arnion), dall’Apocalisse. Qui però Cristo, l’Agnello, non è solo la vittima mansueta (cfr. Is 53,7) che si è immolata (5,6; 7,14), ma è soprattutto il vincitore della morte, risorto ed esaltato in cielo, seduto al fianco di Dio sul trono (22,1.3).
Da lì l’Agnello combatterà contro le potenze del male e la sua vittoria lo consacrerà “il Signore dei signori e il Re dei re” (17,14; cfr. anche19,16).
Chiunque commette il peccato, commette anche l’iniquità, perché il peccato è l’iniquità: «Allo stesso modo come gli acrobati che camminano sulla corda tesa bisogna che non siano minimamente disattenti [infatti, se anche si distraessero per un solo istante, si verificherebbe un grave danno: l’acrobata precipiterebbe immediatamente e morirebbe]; parimenti, abbiamo anche noi il dovere di non essere distratti e pigri. Noi percorriamo una strada angusta, circondata ovunque da precipizi, sulla quale non v’è lo spazio per tutt’e due i piedi a un tempo. Ti accorgi di quanta attenzione abbiamo bisogno? Non vedi che coloro i quali procedono fra due precipizi, non soltanto stanno attenti con i piedi, ma anche con gli occhi? Infatti, se talora sembra opportuno fermarsi, quantunque il piede rimanga con la sua pianta immobile, l’occhio tuttavia, attorniato dall’abisso guarda attentamente tutt’intorno. Gli sembra, però, necessario aspettare a riprendere il cammino; per questo suggerisce: «Né a destra né a sinistra». Orbene, profondo è l’abisso del peccato: enormi precipizi, tenebre oscure, una strada angusta. Stiamo attenti con timore, camminiamo con tremore. Nessuno, procedendo lungo una simile via, rida o si ubriachi, ma percorra il cammino in sobrietà e digiuno; nessuno si porti dietro alcunché di superfluo onde procedere, libero da tutto, più speditamente; nessuno trattenga i suoi piedi, ma li lasci agili e sciolti. Noi, al contrario, quando ci leghiamo a innumerevoli preoccupazioni e portiamo su di noi gl’infiniti pesi di questa vita, nell’avidità e nel disordine, come possiamo aspettarci di progredire lungo una strada così ardua?» (Giovanni Crisostomo, Omelie sulla prima lettera ai Tessalonicesi, 9,4-5).
Il Santo del Giorno - 3 Gennaio 2025 - Santissimo Nome di Gesù. Quella radice antica che porta verso il cielo: È nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che vive ogni respiro della propria esistenza un cristiano. Lo si esprime con un gesto semplice ma potente, il segno della Croce, che è un modo per mostrare la scelta di portare nel mondo il messaggio di Gesù, morto e risorto. E nel nome di Gesù le prime comunità cristiane trovarono la loro radice, perché proprio la loro fede in una persona le distingueva e ne definiva l’identità. Per questo la devozione per il nome di Gesù, autentica “formula” per la santità, ha sempre accompagnato la storia della Chiesa, raggiungendo il proprio apice tra il XIV e il XV secolo quando san Bernardino da Siena realizzò il trigramma con le lettere IHS (prime tre lettere del nome di Gesù in greco), all’interno di un sole con 12 raggi su sfondo azzurro. Grazie a questo santo il culto si diffuse fino a entrare nel calendario liturgico. (Matteo Liut)
O Dio, che vieni a noi
nella partecipazione al tuo sacramento,
rendi efficace nei nostri cuori la sua potenza,
perché il dono ricevuto ci prepari a riceverlo ancora.
Per Cristo nostro Signore.