6 FEBBRAIO 2022
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
Is 6,1-2a.3-8; Sal 137 (138); 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
Is 6,1-2a.3-8; Sal 137 (138); 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11
Il Santo del Giorno 6 Febbraio 2022 - Martirologio Romano: Memoria dei santi Paolo Miki e compagni, martiri, a Nagasaki in Giappone. Con l’aggravarsi della persecuzione contro i cristiani, otto tra sacerdoti e religiosi della Compagnia di Gesù e dell’Ordine dei Frati Minori, missionari europei o nati in Giappone, e diciassette laici, arrestati, subirono gravi ingiurie e furono condannati a morte. Tutti insieme, anche i ragazzi, furono messi in croce in quanto cristiani, lieti che fosse stato loro concesso di morire allo stesso modo di Cristo.
Colletta
O Dio, tre volte santo,
che hai scelto gli annunciatori della tua parola
tra uomini dalle labbra impure,
purifica i nostri cuori con il fuoco della tua parola
e perdona i nostri peccati con la dolcezza del tuo amore,
così che come discepoli seguiamo Gesù,
nostro Maestro e Signore.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
San Paolo Miki e compagni, martiri: Giovanni Paolo II (Omelia, 6 novembre 1999): Le Chiese in Asia sono, per la maggior parte, relativamente piccole dal punto di vista numerico, ma si sono dimostrate grandi nella fedeltà a Cristo e al Vangelo anche in tempi di persecuzione. Sono Chiese che hanno conosciuto lo spargimento di sangue, e il gran numero di martiri asiatici è indubbiamente la loro maggiore gloria. Te martyrum candidatus laudat exercitus. I cristiani come san Andrea Kim Tae-gon, san Paolo Miki, san Lorenzo Ruiz e san Andrea Dung-Lac e gli innumerevoli altri uomini e donne santi in questo continente dimostrano quanto pienamente la grazia di Cristo possa penetrare nel cuore dei popoli asiatici. Da tale testimonianza indimenticabile, le Chiese dell’Asia imparano le vie dell’amore e del servizio amorevole e apprendono che un frutto importante dell’amore è la giustizia. É certamente opera dello Spirito Santo il fatto che i cristiani asiatici si stiano dedicando sempre più alla difesa della dignità umana e alla ricerca della giustizia. Questo servizio della persona umana non è radicato nelle illusioni delle ideologie ma nel rispetto dell’atto creativo di Dio, che ha fatto l’uomo e la donna a propria immagine (cfr. Gn 1,26). I cristiani dedicano immense energie alla carità pratica e alla promozione e alla liberazione dell’uomo, in obbedienza al comandamento del Signore di amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amati (cfr. Gv 13, 34).
I Lettura: La santità di Dio «è un tema centrale della predicazione di Isaia, che chiama spesso Jahve “il Santo di Israele” [Is 1,4; 5,19.24; 10,17.20; 41,14.16.20; ecc.]. Questa santità di Dio esige dall’uomo che sia anche lui santificato, cioè separato dal profano [Lv 17,1], purificato dal peccato, partecipando alla “giustizia” di Dio [cfr. Is 1,26 e Is 5,16]» (Bibbia di Gerusalemme). Eccomi, manda me!: la prontezza del profeta Isaia richiama la fede di Abramo (Gen 12,1-4) ed è in contrasto con le incertezze di Mosè (Es 4,10-12) e soprattutto di Geremia (Ger 1,6). San Giovanni, riferendosi a questo passo, afferma in 12,41 che Isaia vide la gloria di Gesù, facendo in questo modo una chiarissima attestazione della sua divinità.
II Lettura: Alcuni cristiani di Corinto respingevano la risurrezione dei morti. Forse erano di cultura greca in quanto i greci consideravano la risurrezione una concezione grossolana (At 17,32). Per fugare ogni dubbio sulla risurrezione di Cristo, Paolo si appella alla testimonianza di molti testimoni oculari. Negare la risurrezione di Cristo è svuotare di ogni valore la predicazione cristiana. I cristiani di Corinto avrebbero creduto invano e il Vangelo non servirebbe alla loro salvezza. Col ricordare poi le apparizioni del Risorto che segnarono la sua vocazione apostolica, Paolo vuole sottolineare che il suo mandato a predicare non viene dagli uomini, ma da Dio. Per cui la sua predicazione va accolta «non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio» (1 Ts 2,13).
Vangelo: Luca ha riunito in questo racconto la storia di una pesca miracolosa e la chiamata di Simone. La reazione di Pietro mette in evidenza una peculiarità del carattere di Pietro: l’umiltà che spesso si associa al suo carattere irruento e a volte irriflessivo.
Dal Vangelo secondo Luca 5,1-11: In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Non abbiamo preso nulla; sulla tua parola getterò le reti. La risposta che Simone dà a Gesù marca il carattere di quest’uomo abituato alla fatica: forse rude nei tratti, a volte impulsivo, ma sostanzialmente buono e umile per cui si fida di Gesù e della sua parola. Infatti, da buon pescatore, Simone sa che è assurdo l’invito di Gesù, ma accetta ben volentieri e la sua fede verrà premiata da una pesca abbondante: tanto enorme era la quantità di pesci che «le reti quasi si rompevano». Pietro, denominato con questo soprannome per la prima volta in Luca, percepisce la santità di Gesù e il gettarsi alle sue ginocchia è la conseguenza logica di questa sua comprensione: è la reazione dell’uomo affascinato e terrorizzato all’irrompere del soprannaturale nella sua vita. L’uomo davanti al divino, percepisce la sua miseria, il suo peccato. Simone capisce che tra lui e Gesù c’è una distanza infinita: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Pietro, con il suo stupore e con la sua umile confessione, «si colloca nella schiera dei profeti come Isaia che hanno reagito alla vista della gloria del Signore in maniera analoga [cfr. LXX Is 6,5] e rappresenta inoltre i “peccatori” che nel racconto di Luca rispondono positivamente a Gesù [5,30.32; 7,34.39; 15,1-2.7.10; 18,13; 19,7]» (L. T. Johnson). A un uomo di tale tempra e di tanta umiltà, Gesù può affidare una meravigliosa impresa, quella di essere pescatore di uomini. Il mare per gli antichi era la sede dei demoni, l’immagine è quindi molto forte: a Simon Pietro toccherà in sorte il nobile impegno di strappare gli uomini dal dominio di satana e liberarli dal giogo del peccato e della morte. In questo senso va il termine greco - zogron - usato per pescatore a cui appunto talvolta viene dato il senso di salvare dalla morte (il testo greco letteralmente ha: da ora [gli] uomini sarai prendente vivi). Un mandato che Pietro vivrà con intensità fino al dono totale della sua vita. Luca, infine, sottolinea la prontezza nel seguire Gesù: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Il termine tutto è proprio di Luca essendo assente negli altri sinottici. Tale «“totalità” nella sequela del Cristo costituisce un elemento caratterizzante di Luca, che accentua molto il radicalismo evangelico [...]. Infatti, secondo l’insegnamento di Luca, per essere autentici discepoli del Cristo, bisogna rinunciare a tutti i propri beni [Lc 14,33]» (Salvatore Panimolle). Una sequela senza sconti: bisogna rinunciare a tutto, anche alla vita.
Vincenzo Raffa (Liturgia Festiva) - Presunzione, umiltà e ottimismo - Isaia e Pietro sentirono ed espressero umilmente la loro inadeguatezza di fronte al compito che si prospettava ai loro occhi.
Questa umiltà attirò su loro la benevolenza divina, che li corroborò.
L’esempio ci serva di richiamo per affrontare con serenità, fiducia e fermezza le incombenze affidateci dalla Provvidenza, ma senza presumere mai delle nostre forze. Nel salmo responsoriale di oggi noi diciamo: «Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la mia forza». La preghiera è sempre una risorsa fra le più necessarie per il potenziamento delle nostre capacità.
Cristo disse a Pietro: «Non temere». Muniti della fiducia in Dio e fortificati attraverso la preghiera, possiamo essere ottimisti sulla riuscita della nostra attività. La fatica degli apostoli, dimostratasi inutile perché non fecondata dalla presenza di Cristo, e l’esito strepitoso della loro pesca, quando ebbero con loro Cristo e ne seguirono i suggerimenti, è il simbolo dei risultati profondamente diversi del nostro agire a seconda che operiamo con le sole nostre forze o con l’aiuto divino.
Tutte e tre le orazioni della Messa di oggi sono una domanda a Dio di aiuto e di protezione. L’Eucarestia viene considerata la grande risorsa «a sostegno della nostra debolezza», il grande segreto del successo nel senso evangelico.
Ogni vocazione deve far leva sulle sconfinate potenzialità dell’Eucaristia per superare gli ostacoli e trionfare su ogni scoraggiamento, per lavorare con lena nel disimpegno dei propri compiti anche più difficili.
Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore: Catechismo della Chiesa Cattolica 208: Di fronte alla presenza affascinante e misteriosa di Dio, l’uomo scopre la propria piccolezza. Davanti al roveto ardente, Mosè si toglie i sandali e si vela il viso al cospetto della Santità divina. Davanti alla Gloria del Dio tre volte santo, Isaia esclama: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono» (Is 6,5). Davanti ai segni divini che Gesù compie, Pietro esclama: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore» (Lc 5,8). Ma poiché Dio è santo, può perdonare all’uomo che davanti a lui si riconosce peccatore: «Non darò sfogo all’ardore della mia ira... perché sono Dio e non uomo, sono il Santo in mezzo a te» (Os 11,9). Anche l’apostolo Giovanni dirà: «Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (1Gv 3,19-20).
Per fede Pietro getta le reti dell’insegnamento di Gesù - Massimo di Torino, Sermoni 110, 2: Ma perché tu comprenda che il Signore parlava della pesca spirituale, Pietro dice: Signore, pur faticando tutta la notte non abbiamo preso nulla, ma, sulla tua parola, getterò le reti; ed è come se dicesse: «Poiché, pur avendo faticato tutta la notte, la pesca non ci ha dato risultati, ormai pescherò non con gli attrezzi, ma con la grazia, non con l’abilità del mio mestiere, ma con la premura della devozione. Sulla tua parola dice getterò le reti. [ ... ] Dunque, quando sulla parola Pietro getta le reti, certamente comincia a parlare fidando in Cristo; e quando egli spiega le reti intrecciate e predisposte sulla parola del Maestro, nel nome del Salvatore diffonde piuttosto parole chiare e convenienti con le quali poter salvare non animali, ma anime. Pur faticando, dice, per tutta la notte, non abbiamo preso nulla. Davvero per tutta la notte aveva faticato Pietro, che prima, avvolto nell’oscurità, senza Cristo non poteva vedere che cosa prendere, ma quando la luce del Salvatore brillò ai suoi occhi, scacciate le tenebre, cominciò a vedere mediante la fede, anche in profondità, ciò che non vedeva con gli occhi.
O Dio, che ci hai resi partecipi
di un solo pane e di un solo calice,
fa’ che uniti a Cristo in un solo corpo
portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore