8 Febbraio 2017
Il pensiero del giorno
Rm 11,29: I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
L’apostolo Paolo, a motivo delle angherie subite dai suoi connazionali, poteva lasciarsi vincere dalla tentazione di abbandonare Israele al suo destino.
Invece, come uomo di Dio, si sforza di leggere la storia del suo popolo alla luce del nuovo Patto sigillato col sangue del Figlio di Dio. Ed arriva ad una conclusione: Dio è fedele, continua ad amare il suo popolo e la protervia di Israele, paradossalmente, si è trasformata in «salvezza per i pagani» (cfr. Rom 11,11). La durezza di cuore di una parte dei suoi connazionali ha facilitato la salvezza dei Gentili e questi a loro volta provocheranno la salvezza di Israele: praticamente resta ben fermo il principio che la «discendenza di Abramo» (Gv 8,31), nonostante la sua ostinazione colpevole, era e resta l’oggetto dell’amore misericordioso ed eterno di Dio: «Ti ho amato di amore eterno» (Ger 31,3).
San Paolo, ai cristiani di Roma, confiderà: «Ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua» (Rom 9,2); è il dolore di vedere i suoi fratelli ancora nelle tenebre mentre già risplende la Luce: «Le loro menti furono indurite; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, quando si legge l’Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore» (2Cor 3,14-15). L’apostolo comunque ha una segreta speranza: «quando vi sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto» (2Cor 3,16).
Quando ciò avverrà ci sarà una gioia così grande da poter essere paragonata alla felicità della risurrezione dei morti (Rom 11,13-15).
Partendo da queste premesse possiamo fare due considerazioni. La prima, già sottolineata da Gesù nel Vangelo: tutti i popoli sono chiamati ad entrare nella casa del Padre. In Cristo è abolita quella legge che poneva limiti di appartenenza: anche gli eunuchi, che la legge mosaica per il loro difetto fisico escludeva dalla salvezza, sono figli di Dio e anche loro si nutriranno dell’unico pane di Vita.
La seconda considerazione parte dalla fedeltà di Dio. La certezza di Paolo, su esposta, si fonda proprio sulla fedeltà di Dio che non viene meno alle sue promesse e sulla sua misericordia che dà tempo al pentimento e non fa distinzione tra gli uomini.
La fedeltà e la misericordia, oggi molto rare tra gli uomini, animano e infiammano il cuore di Dio.
Al nostro peccato, alla nostra durezza di cuore, si contrappone quell’amore di Dio che non ha confini, rivestito di pazienza, che attende e non si stanca di perdonare: «Io non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato, sei sempre davanti a me» (cfr. Is 49,15-16).
L’amore di Dio è un amore esigente, ma è un amore che sa trovare tutte le soluzioni, anche le più impensabili, per afferrare il cuore dell’uomo e riversarlo in un gioioso amplesso di comunione.
Alla fine, possiamo fare un’altra riflessione. I cristiani possono commettere lo stesso errore del popolo eletto: potrebbero farsi vincere dalla tentazione di isolarsi in se stessi e di chiudersi in una sorta di arroganza spirituale di cui hanno dato prova gli ebrei. Da qui il monito di san Paolo: «Non stimatevi sapienti da voi stessi» (Rom 12,16), cioè non stimatevi superiori, non siate presuntuosi.
«No, i cristiani non sono superiori; e, per dimostralo, ecco il “mistero” divino: “L’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora, tutto Israele sarà salvato”. La sopravvivenza di Israele è interpretata da Paolo come un contrappeso provvidenziale alla nuova tentazione di privilegio; nella quale avrebbero potuto cadere facilmente le comunità cristiane. [...] Il grande “mistero” è appunto la sopravvivenza del pluralismo: il vedere che, a fianco della mia comunità, vi è un altro gruppo religioso che si rivolge a Dio e al quale Dio non nega i suoi doni. [...] Gesù stesso non può essere monopolizzato dal “gruppo legittimo”» (José Maria González-Ruiz).
Siamo arrivati al termine. Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Padre, che nell'accondiscendenza del tuo Figlio mite e umile di cuore hai compiuto il disegno universale di salvezza, rivestici dei suoi sentimenti, perché rendiamo continua testimonianza con le parole e con le opere al tuo amore eterno e fedele. Per il nostro Signore Gesù Cristo...