30 Gennaio 2017
Il pensiero del giorno
Gv 18,33-37: Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Oggi la monarchia è un istituto che resiste solo in pochi paesi, un istituto rappresentativo senza alcun potere reale. Il regno di Dio, inaugurato e proclamato da Cristo sulla terra, non ha comunque nulla a che vedere con il trionfalismo e la pompa dei regni terreni.
La regalità di Gesù è legata alla croce, cioè al suo supremo sacrificio. Gesù Cristo regna dall’albero della croce, morendo per salvare tutti gli uomini.
Fattosi «obbediente fino alla morte e perciò esaltato dal Padre [cfr. Fil 2,8-9], Cristo è entrato nella gloria del suo regno. A lui sono sottomesse tutte le cose, fino a quando egli stesso si sottometterà al Padre con tutte le creature, affinché Dio sia tutto in tutti [cfr. 1Cor 15,27-28]» (LG 36).
Ora, questo suo potere Cristo l’ha comunicato ai suoi discepoli, «perché anch’essi siano stabiliti nella libertà regale e vincano in sé il regno del peccato [cfr. Rom 6,12] con l’abnegazione di sé e la vita santa; e perché, servendo Cristo anche negli altri, conducano umilmente e pazientemente i loro fratelli a quel re, servire il quale è regnare. Il Signore infatti desidera estendere il suo regno anche per mezzo dei fedeli laici: “regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”» (LG 36).
Il fine della Chiesa è la diffusione del regno di Cristo: la Chiesa è «nata con il fine di rendere partecipi, mediante la diffusione del regno di Cristo su tutta la terra a gloria di Dio Padre, tutti gli uomini della redenzione salvifica e ordinare effettivamente per mezzo di essi il mondo intero a Cristo» (AA 2).
A questo mirabile apostolato la Chiesa, sospinta dallo Spirito Santo, impegna tutte le sue forze e tutte le sue energie, «perciò, fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi comandi della carità, dell’umiltà e dell’abnegazione, riceve la missione di annunciare il regno di Dio e di Cristo e di instaurarlo fra tutte le genti; di questo regno essa costituisce il germe e l’inizio. Intanto, mentre va lentamente crescendo, anela al regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di riunirsi al suo re nella gloria» (LG 5).
Compreso in questo modo il regno di Dio è facile intuire che esso non vuole e non può entrare in collisione con i poteri temporali: «poiché il regno di Cristo non è di questo mondo [cfr. Gv18,36], la Chiesa o popolo di Dio, che introduce questo regno, non sottrae nulla al bene temporale dei popoli, ma al contrario favorisce e assume tutte le capacità, le risorse e le consuetudini di vita dei popoli, nella misura in cui sono buone; e assumendole le purifica, le consolida e le eleva» (LG 13).
Come Cristo, con Cristo, in Cristo, il battezzato è re. In tanta dignità si impegna ad esercitare questa regalità liberandosi, sopra tutto, dalle piccole e grandi schiavitù del peccato, del male, delle mode del consumismo, del conformismo, dell’adesione a falsi e interessati maestri. Raccontano che il re di Francia Luigi XI non volle che il figlio, il futuro Carlo VIII, ricevesse alcun tipo di istruzione ma si adoperò personalmente affinché almeno del latino imparasse queste cinque parole: «Qui nescit dissimulare, nescit regnare» (Chi non sa dissimulare non sa regnare), massima machiavellica che lo accompagnò per tutto il periodo del suo regno.
Per il cristiano le cose invece si capovolgono, per regnare occorre essere nella verità.
Per la Verità non vi sono scappatoie: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde» (Lc 11,23).
Siamo arrivati al termine. Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio Padre, che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore, liberaci dal potere delle tenebre; fa’ che camminiamo sulle orme del tuo Figlio, e come lui doniamo la nostra vita per amore dei fratelli, certi di condividere la sua gloria in paradiso. Egli è Dio...