8 Maggio 2020
Venerdì IV Settimana di Pasqua
At 13,26-33; Sal 2; Gv 14,1-6
Colletta: O Padre, principio della vera libertà e fonte di salvezza, ascolta la voce del tuo popolo e fa’ che i redenti dal sangue del tuo Figlio vivano sempre in comunione con te e godano la felicità senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Fides et Ratio nn. 1-2: Il monito Conosci te stesso era scolpito sull’architrave del tempio di Delfi, a testimonianza di una verità basilare che deve essere assunta come regola minima da ogni uomo desideroso di distinguersi, in mezzo a tutto il creato, qualificandosi come «uomo» appunto in quanto «conoscitore di se stesso».
Un semplice sguardo alla storia antica, d’altronde, mostra con chiarezza come in diverse parti della terra, segnate da culture differenti, sorgano nello stesso tempo le domande di fondo che caratterizzano il percorso dell’esistenza umana: chi sono? da dove vengo e dove vado? perché la presenza del male? cosa ci sarà dopo questa vita? Questi interrogativi sono presenti negli scritti sacri di Israele, ma compaiono anche nei Veda non meno che negli Avesta; li troviamo negli scritti di Confucio e Lao-Tze come pure nella predicazione dei Tirthankara e di Buddha; sono ancora essi ad affiorare nei poemi di Omero e nelle tragedie di Euripide e Sofocle come pure nei trattati filosofici di Platone ed Aristotele. Sono domande che hanno la loro comune scaturigine nella richiesta di senso che da sempre urge nel cuore dell’uomo: dalla risposta a tali domande, infatti, dipende l’orientamento da imprimere all’esistenza.
La Chiesa non è estranea, né può esserlo, a questo cammino di ricerca. Da quando, nel Mistero pasquale, ha ricevuto in dono la verità ultima sulla vita dell’uomo, essa s’è fatta pellegrina per le strade del mondo per annunciare che Gesù Cristo è « la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6). Tra i diversi servizi che essa deve offrire all’umanità, uno ve n’è che la vede responsabile in modo del tutto peculiare: è la diaconia alla verità. Questa missione, da una parte, rende la comunità credente partecipe dello sforzo comune che l’umanità compie per raggiungere la verità; dall’altra, la obbliga a farsi carico dell’annuncio delle certezze acquisite, pur nella consapevolezza che ogni verità raggiunta è sempre solo una tappa verso quella piena verità che si manifesterà nella rivelazione ultima di Dio: « Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente » (1Cor 13,12).
Non sia turbato il vostro cuore: l’annuncio del tradimento di Giuda, della imminente e oscura dipartita del Maestro, del rinnegamento di Pietro ha turbato gli Apostoli. Gesù tempera la loro inquietudine invitandoli ad avere fede in Dio e in lui, li rassicura annunciando un suo prossimo ritorno, e allora il loro cuore sarà colmo di gioia. Quando Gesù “verrà nella sua gloria” (Mt 25,31) saranno introdotti nella casa del Padre: Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. Anche se il cielo già si fa plumbeo, la passione è vicina, il turbamento e la paura ingrosseranno come fiume in piena, i discepoli siano forti perché la meta non è il Calvario ma il “posto” che Gesù dopo la risurrezione preparerà loro e per raggiungerlo conoscono la via. Tommaso confessa che in verità non la conoscono, Gesù risponde con una delle auto rivelazioni più ricche di tutto il quarto Vangelo: «Io sono la via, la verità e la vita».
Gesù «è la via, in quanto rivela il Padre (Gv 12,45; 14,9); ci fa conoscere la via (At 9,2) verso il Padre; è lui stesso l’unico accesso al Padre (Gv 1,18; 14,4-7); viene dal Padre e va al Padre (Gv 7,29; 7,33; 13,3; 16,28; ecc.) e tuttavia è tutt’uno con lui (Gv 10,30; 12,45; 14,9; 17,22)» (Bibbia di Gerusalemme). La radice della pace e della gioia affonda in questa rivelazione: Gesù è la verità e non vi sono altre verità (Gv 8,32), è la vita e la dona in abbondanza (Gv 10,10), ed è la via, l’unica perché solo attraverso lui il discepolo va al Padre.
Dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-6: In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».
Ai discepoli turbati, Gesù rivela di essere il Figlio di Dio, uguale al Padre e invita i discepoli ad avere fede in lui.
Non sia turbato il vostro cuore: la passione è imminente, Gesù ha preconizzato il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro; l’atmosfera è satura di tristezza, di domande alle quali i discepoli non sanno dare risposte convincenti, si avverte un futuro prossimo gravido di dolore e di angoscia, si respira un clima di attesa e di stupore. Le parole di Gesù ricordano le parole che Mosè, prima di morire, rivolse agli israeliti nel momento di entrare nella Terra promessa: non spaventatevi e non abbiate paura dei nemici (Dt 1,29). Qui il nemico è il mondo sottomesso a Satana (Cf. Gv 13,27; 16,33).
Nell’espressione Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Credete in Dio, e credete anche in me), tra le traduzioni possibili, i due verbi (credere) possono essere tradotti con il presente indicativo: Voi credete (già) in Dio e credete anche in me.
Se così è, Gesù vuol dire ai suoi amici (Cf. Gv 15,15): voi già avete la fede, dovete semplicemente continuare a credere, non fermatevi davanti a quanto vi ho preannunziato (i due tradimenti e la sua morte) e a quelli che sto per svelarvi. Per Giovanni «la fede in Dio e in Gesù è una sola: se si scuote la fede in Dio, cede anche quella in Gesù. I discepoli sono invitati a continuare a tenersi saldi al Padre di Gesù. Gesù torna presso di Lui per preparare loro un posto» (Gianfranco Nolli).
Vado a prepararvi un posto: Gesù non si discosta dal linguaggio comune dei suoi conterranei. Gli ebrei credono che in cielo vi siano le dimore dei giusti (Cf. Lc 16,9; Mc 10,40).
Gesù fa due promesse agli Apostoli: quella di preparare loro un posto nella casa del Padre e quella di ritornare per prenderli per sempre con lui. Anche questa promessa può avere diverse traduzioni: Gesù ritornerà alla morte di ogni singolo apostolo, giorno in cui ciascuno sarà accolto dal Signore e introdotto nella visione di Dio; oppure alla fine dei tempi (sarebbe un raro richiamo alla parusia [Cf. Gv 2, 28]); oppure dopo la morte, con la risurrezione. Probabilmente tutti e tre questi significati sono contemporaneamente presenti, secondo lo stile pregnante del quarto evangelista. Ma al di là del significato, Gesù sta assicurando ai suoi discepoli che sarà con loro e rimarrà ad essi unito «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Una promessa che si realizza nella Chiesa e soprattutto nel cuore di chi si apre a Lui, per mezzo della fede.
Voi conoscete la via: alla perplessità di Tommaso, Gesù si proclama la via, cioè l’unico mediatore per giungere al Padre. Non si può incontrare Dio e vivere in comunione con lui se non per mezzo di Gesù, in quanto è il Rivelatore definitivo che dona la vita per la salvezza del mondo.
Io sono via, la verità e la vita. Queste parole hanno valore epesegetico: come ci suggerisce Ignace de la Potterie il senso della dichiarazione di Gesù è «Io sono la via, perché sono la verità e quindi anche la vita». Gesù è la via, «cioè il mediatore verso il Padre, perché ne è la rivelazione totale, l’epifania del suo amore salvifico [aletheia = verità]», ed è la vita in quanto «comunica ai credenti la vita stessa del Padre, di cui è in pieno possesso» (A. Poppi).
Tommaso, l’apostolo incredulo (Gv 20,27), dice di non conoscere la via della verità e della vita pur avendola davanti. I sensi sono inutili, occorre mettere in campo la fede: bisogna «conoscere che Gesù è l’Unigenito del Padre per riconoscere che Dio è il Padre che ci ama [Gv 3,14]» (Bibbia di Gerusalemme).
La fede nel Verbo fatto carne - J. Diuplacy - Al termine del Nuovo Testamento la fede della Chiesa, con san Giovanni, medita sulle sue origini. Come per meglio affrontare il futuro, essa ritorna a colui che le ha dato la sua perfezione. La fede di cui parla Giovanni è la stessa dei sinottici. Essa raggruppa la comunità dei discepoli attorno a Gesù (Gv 10, 26s; cfr. 17, 8). Orientata da Giovanni Battista (1, 34s; 5, 33s), scopre la gloria di Gesù a Cana (2,11); «riceve le sue parole» (12, 46s) ed «ascolta la sua voce» (10, 26s; cfr. Deut 4, 30); si afferma, per bocca di Pietro, a Cafarnao (6, 68). La passione è per essa una prova (14, 1. 28 s; cfr. 3,14s) e la risurrezione il suo oggetto decisivo (20, 8.25-29).
Ma il quarto vangelo è, molto più dei sinottici, il vangelo della fede. Anzitutto la fede vi è esplicitamente accentrata in Gesù e nella sua gloria divina. Bisogna Credere in Gesù (4,39; 6,35) e nel suo nome (1, 12; 2, 23). Credere in Dio e in Gesù è la stessa cosa (12, 44; 14, 1; cfr. 8, 24 = Es 3, 14). Infatti Gesù ed il Padre sono uno (10, 30; 17, 21); questa, stessa unità è oggetto di fede (14, 10s). La fede dovrebbe accedere alla realtà invisibile della gloria di Gesù senza aver bisogno di vedere i numerosi segni che la manifestano (2, 11s; 4, 48; 20, 29). Ma se, di fatto, essa ha bisogno di vedere (2, 23; 11, 45) e di toccare (20, 27), è non di meno Chiamata a manifestarsi nella coscienza (6, 69; 8, 28) e nella contemplazione (1, 14; 11, 40) dell’invisibile.
Giovanni inoltre insiste sul carattere attuale delle conseguenze invisibili della fede. Per colui che crede non Ci sarà giudizio (5, 24). Egli è già risuscitato (11, 25s; cfr. 6, 40), cammina nella luce (12, 46) e possiede la vita eterna (3, 16; 6, 47). Per contro, «colui che non crede è già condannato» (3,18). La fede riveste così la grandezza tragica di una opzione urgente tra la morte e la vita, la luce e le tenebre; di una opzione tanto più difficile, in quanto dipende dalle qualità morali di colui al quale è proposta (3,19-21).
Questa insistenza di Giovanni sulla fede, sul suo oggetto proprio, sulla sua importanza, si spiega con lo scopo stesso del suo vangelo: portare i lettori a condividere la sua fede, credendo «che Gesù è íl Cristo, II Figlio di Dio» (20, 31), a diventare figli di Dio mediante la fede nel Verbo fatto carne (1,9-14). L’opzione della fede rimane possibile attraverso la testimonianza attuale di Giovanni (1Gv 1, 2 s). Questa fede è la fede tradizionale della Chiesa, essa confessa Gesù come Figlio nella fedeltà all’insegnamento ricevuto (1Gv 2, 23-27; 5,1) e deve manifestarsi in una vita senza peccato (3, 9s), animata dall’amore fraterno (4,10ss; 5, 1-5). Al pari di Paolo (Rom. 8,31-39; Ef 3,19), Giovanni ritiene che essa porti a riconoscere l’amore di Dio per gli uomini (1 Gv 4,16).
Dinanzi alle lotte future l’Apocalisse esorta i credenti alla «pazienza ed alla fedeltà dei santi» (Apoc 13, 10) fino alla morte. All’origine di questa fedeltà c’è sempre la fede pasquale in colui che può dire: «Sono stato morto, ed eccomi vivo per i secoli dei secoli» (1, 18), il Verbo di Dio che stabilisce irresistibilmente il suo regno (19, 11-16; cfr. Atti 4, 24-30).
Il giorno in cui, finendo la fede, «vedremo Dio com’è» (1Gv 3, 2), sarà quindi proclamata ancora la fede di Pasqua: «Questa è la vittoria che ha trionfato del mondo: la nostra fede» (5, 4).
Lumen fidei n. 18: Nella fede, Cristo non è soltanto Colui in cui crediamo, la manifestazione massima dell’amore di Dio, ma anche Colui al quale ci uniamo per poter credere. La fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere. In tanti ambiti della vita ci affidiamo ad altre persone che conoscono le cose meglio di noi. Abbiamo fiducia nell’architetto che costruisce la nostra casa, nel farmacista che ci offre il medicamento per la guarigione, nell’avvocato che ci difende in tribunale. Abbiamo anche bisogno di qualcuno che sia affidabile ed esperto nelle cose di Dio. Gesù, suo Figlio, si presenta come Colui che ci spiega Dio (cfr Gv 1,18). La vita di Cristo - il suo modo di conoscere il Padre, di vivere totalmente nella relazione con Lui - apre uno spazio nuovo all’esperienza umana e noi vi possiamo entrare. San Giovanni ha espresso l’importanza del rapporto personale con Gesù per la nostra fede attraverso vari usi del verbo credere. Insieme al “credere che” è vero ciò che Gesù ci dice (cfr Gv 14,10; 20,31), Giovanni usa anche le locuzioni “credere a” Gesù e “credere in” Gesù. “Crediamo a” Gesù, quando accettiamo la sua Parola, la sua testimonianza, perché egli è veritiero (cfr Gv 6,30). “Crediamo in” Gesù, quando lo accogliamo personalmente nella nostra vita e ci affidiamo a Lui, aderendo a Lui nell’amore e seguendolo lungo la strada (cfr Gv 2,11; 6,47; 12,44).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Gv 14,6)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Proteggi, Signore, con paterna bontà il tuo popolo
che hai salvato con il sacrificio della croce,
e rendilo partecipe della gloria del Cristo risorto.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
che hai salvato con il sacrificio della croce,
e rendilo partecipe della gloria del Cristo risorto.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.