29 Maggio 2020
Venerdì della Settima Settimana di Pasqua
At 25,13-21; Sal 102 (103); Gv 21,15-19
Colletta: O Dio, nostro Padre, che ci hai aperto il passaggio alla vita eterna con la glorificazione del tuo Figlio
e con l’effusione dello Spirito Santo, fa’ che, partecipi di così grandi doni, progrediamo nella fede e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
e con l’effusione dello Spirito Santo, fa’ che, partecipi di così grandi doni, progrediamo nella fede e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
L’istituzione dei dodici - Lumen gentium 19: Il Signore Gesù, dopo aver pregato il Padre, chiamò a sé quelli che egli volle, e ne costituì dodici perché stessero con lui e per mandarli a predicare il regno di Dio (cfr. Mc 3,13-19; Mt 10,1-42); ne fece i suoi apostoli (cfr. Lc 6,13) dando loro la forma di collegio, cioè di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro (cfr. Gv 21 15-17). Li mandò prima ai figli d’Israele e poi a tutte le genti (cfr. Rm 1,16) affinché, partecipi del suo potere, rendessero tutti i popoli suoi discepoli, li santificassero e governassero (cfr. Mt 28,16-20; Mc 16,15; Lc 24,45-48), diffondendo così la Chiesa e, sotto la guida del Signore, ne fossero i ministri e i pastori, tutti i giorni sino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,20). In questa missione furono pienamente confermati il giorno di Pentecoste (cfr. At 2,1-36) secondo la promessa del Signore: « Riceverete una forza, quella dello Spirito Santo che discenderà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e sino alle estremità della terra » (At 1,8). Gli apostoli, quindi, predicando dovunque il Vangelo (cfr. Mc 16,20), accolto dagli uditori grazie all’azione dello Spirito Santo, radunano la Chiesa universale che il Signore ha fondato su di essi e edificato sul beato Pietro, loro capo, con Gesù Cristo stesso come pietra maestra angolare (cfr. Ap 21,14; Mt 16,18; Ef 2,20).
Dal Vangelo secondo Giovanni 21,15-19: In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse "Mi vuoi bene?", e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Dopo aver mangiato, Gesù offre a Pietro, con una triplice professione d’amore, l’opportunità di controbilanciare il triplice rinnegamento (cfr. Mt 26,69-75; Mc 14,66-72; Lc 22,54-62; Gv 18,25-27). E solo alla fine di questa triplice professione di amore, Pietro, da Gesù, viene rinvestito nel suo mandato, quello di reggere e di pascere in suo nome il gregge (cfr. Mt 16,18; Lc 22,31s). È da notare che il racconto della riabilitazione di Pietro abbonda di sinonimi, due diversi verbi per amare; due verbi per pascere; due nomi per pecore e agnelli; due verbi per sapere; come a voler esaltare l’episodio dell’investitura. Ormai purificato e rinnovato nel cuore e nella mente, Pietro può conoscere «con quale morte egli avrebbe glorificato Dio»: «...quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Una profezia che si compirà a Roma, luogo della sua morte violenta: morirà crocifisso come il suo Signore. L’immagine di cingersi ai fianchi la veste è «propria dell’uso di quei tempi di vestiti molto ampi che era necessario raccogliere e cingere per i viaggi molto lunghi. Pietro dovrà farlo, perché si troverà come un uomo anziano e indifeso davanti a coloro che lo metteranno a morte per la sua fede. D’altra parte, la scena mette in rilievo un altro pensiero interessante. Finora, Gesù era stato pastore. Ora, nel tempo della Chiesa, quest’ufficio è affidato a Pietro» (Felipe F. Ramos). E solo ora, al termine di questo lungo cammino di purificazione, può, finalmente, risuonare nel cuore di Simone la voce di Dio che lo invita alla sequela: «E detto questo aggiunse: “Seguimi”» (cfr. 13,36: Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli risponde Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi»). La sequela è sempre un dono di Dio, mai iniziativa dell’uomo.
La riabilitazione di Pietro - Basilio Caballero (La Parola per Ogni Giorno): Il vangelo di oggi si divide in due parti. Nella prima Gesù conferisce all’apostolo Pietro un’investitura pastorale preminente, e nella seconda gli preannuncia il destino di martire. Sullo sfondo di questo vangelo è presente la tradizione neotestamentaria di un’apparizione del Signore risorto a Simon Pietro, e vi troviamo anche delle affinità con il brano del primato secondo Matteo (16,18s).
Nella triplice domanda di Cristo: «Simone di Giovanni, mi ami?», e nella corrispondente risposta dell’apostolo con il suo triplice e umile: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo», c’è da parte di Gesù una riabilitazione di Pietro alla sua condizione di discepolo, dopo la triplice negazione nella notte della passione. È la sua opportunità e il suo riscatto. A ogni risposta di Pietro, Gesù aggiunge: «Pasci le mie pecorelle». È una triplice investitura che, con questa dimostrazione di fiducia, opera la sua riabilitazione. Quindi qui abbiamo una testimonianza scritta, risalente alla fine del primo secolo, sul giudizio della comunità riguardo alla missione e all’autorità pastorale di Pietro nella Chiesa.
Il ministero di Pietro - e del suo successore il papa, vescovo di Roma - è il primato del servizio e della carità nella Chiesa di Cristo. Carisma che non gli viene concesso per il suo prestigio, né è basato sulla sua capacità personale e straordinaria, perché la sua debolezza umana è evidente. Tutto è grazia, dono e presenza invisibile di Gesù attraverso la forza del suo Spirito.
Gesù esamina Pietro sull’amore e bisogna riconoscere che, chi in altra occasione avrebbe meritato di essere rimandato, qui ottiene un ottimo. E lo esamina sull’amore perché il suo compito alla guida delle pecore di Cristo, il buon pastore, dovrà essere esercitato in base all’amore per il gregge, secondo le parole di sant’ Ambrogio: «Cristo ci lasciò Pietro come vicario del suo amore».
Già nell’ultima cena Gesù aveva detto all’apostolo: «Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31s). Pietro è, effettivamente, il primo tra i fratelli. Ma l’autorità, all’interno della comunità cristiana, è servizio sull’esempio di Cristo: « Ma chi è più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve» (Lc 22,26).
L’amore per il Cristo, condizione indispensabile per esercitare funzioni pastorali - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Il brano di Gv 21,15-17 mostra chiaramente che Gesù, prima di costituire Pietro pastore delle sue pecore e dei suoi agnelli, esige una confessione di amore.
Questo dato mostra che l’amore per il Signore è condizione indispensabile per esercitare funzioni pastorali. Solo chi ama profondamente il Cristo, è in grado di pascolare il suo gregge. Anzi quest’amore del pastore deve superare quello degli altri discepoli. In effetti tutti i seguaci di Gesù debbono amare il loro Maestro, però chi vuole esercitare funzioni pastorali, deve amare il Cristo più degli altri: «Mi ami tu più di costoro?» (Gv 21,15).
Ma per quale ragione profonda il pastore deve amare il Signore più degli altri cristiani? Perché gli agnelli e le pecore non sono sua proprietà, ma appartengono a Gesù. Questi infatti dice a Simone: «Pasci i miei agnelli ... Pasci le mie pecore!» (Gv 21,15-17). II gregge è affidato a Pietro, ma non è di Pietro. Una sola persona è il Signore della chiesa, il Cristo Gesù; solo lui può dire: «la mia chiesa» (Mt 16,18), la mia comunità, il mio gregge. Solo il Cristo è il padrone degli agnelli e delle pecore, anche se le ha affidate a Pietro.
In tale situazione è comprensibile la necessità, nel pastore, di un amore per Gesù, più intenso e più forte di quello dei semplici fedeli. Dover guidare, nutrire, curare con affetto e pazienza un gregge che non è proprio, richiede una dose non indifferente di amore per colui che è il Signore della chiesa. Il Cristo risorto ha affidato i suoi agnelli e le sue pecore a Simon Pietro, solo dopo che questi ha professato il suo amore per Gesù, più forte e più intenso di quello degli altri di cepoli. «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?» ... «Sì, Signore, tu sai che ti amo!» ... «Pasci i miei agnelli!. .. Pasci le mie pecore!».
Giovanni Paolo II (Udienza Generale 9 Dicembre 1992): Quando Gesù sta per conferire la missione a Pietro, si rivolge a lui con un appellativo ufficiale: “Simone, figlio di Giovanni” (Gv 21,15), ma assume poi un tono familiare e d’amicizia: “Mi ami tu più di costoro?”. Questa domanda esprime un interesse per la persona di Simon Pietro e sta in rapporto con la sua elezione per una missione personale. Gesù la formula a tre riprese, non senza un implicito riferimento al triplice rinnegamento. E Pietro dà una risposta che non è fondata sulla fiducia nelle proprie forze e capacità personali, sui propri meriti. Ormai sa bene che deve riporre tutta la sua fiducia soltanto in Cristo: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo” (Gv 21,17). Evidentemente il compito di pastore richiede un amore particolare verso Cristo. Ma è lui, è Dio che dà tutto, anche la capacità di rispondere alla vocazione, di adempiere la propria missione. Sì, bisogna dire che “tutto è grazia”, specialmente a quel livello!
E avuta la risposta desiderata, Gesù conferisce a Simon Pietro la missione pastorale: “Pasci i miei agnelli”; “Pasci le mie pecorelle”. È come un prolungamento della missione di Gesù, che ha detto di sé: “Io sono il buon Pastore” (Gv 10,11). Gesù, che ha partecipato a Simone la sua qualità di “pietra”, gli comunica anche la sua missione di “pastore”. È una comunicazione che implica una comunione intima, che traspare anche dalla formulazione di Gesù: “Pasci i miei agnelli .. le mie pecorelle”; come aveva già detto: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). La Chiesa è proprietà di Cristo, non di Pietro. Agnelli e pecorelle appartengono a Cristo, e a nessun altro. Gli appartengono come a “buon Pastore”, che “offre la vita per le sue pecore” (Gv 10,11). Pietro deve assumersi il ministero pastorale nei riguardi degli uomini redenti “con il sangue prezioso di Cristo” (1Pt 1,19). Sul rapporto tra Cristo e gli uomini, diventati sua proprietà mediante la redenzione, si fonda il carattere di servizio che contrassegna il potere annesso alla missione conferita a Pietro: servizio a Colui che solo è “pastore e guardiano delle nostre anime” (1Pt 2,25), e nello stesso tempo a tutti coloro che Cristo-buon Pastore ha redento a prezzo del sacrificio della croce. È chiaro, peraltro, il contenuto di tale servizio: come il pastore guida le pecore verso i luoghi in cui possono trovare cibo e sicurezza, così il pastore delle anime deve offrir loro il cibo della parola di Dio e della sua santa volontà (cf. Gv 4, 34), assicurando l’unità del gregge e difendendolo da ogni ostile incursione.
Certo, la missione comporta un potere, ma per Pietro - e per i suoi successori - è una potestà ordinata al servizio, a un servizio specifico, un ministerium. Pietro la riceve nella comunità dei Dodici. Egli è uno della comunità degli Apostoli. Ma non c’è dubbio che Gesù, sia mediante l’annuncio (cf. Mt 16,18-19), sia mediante il conferimento della missione dopo la sua risurrezione, riferisce in modo particolare a Pietro quanto trasmette a tutti gli Apostoli, come missione e come potere. Solo a lui Gesù dice: “Pasci”, ripetendoglielo tre volte. Ne deriva che, nell’ambito del comune compito dei Dodici, si delineano per Pietro una missione e un potere, che toccano soltanto a lui.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa; vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. (Gv 14,26)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
O Dio, che ci santifichi e ci nutri con i tuoi santi misteri,
concedi che i doni di questa tua mensa
ci ottengano la vita senza fine.
Per Cristo nostro Signore.
concedi che i doni di questa tua mensa
ci ottengano la vita senza fine.
Per Cristo nostro Signore.