27 Maggio 2020
Mercoledì della Settima Settimana di Pasqua
At 20,28-38; Sal 67 (68); Gv 17,11b-19
Colletta: Padre misericordioso, fa’ che la tua Chiesa, riunita dallo Spirito Santo, ti serva con piena dedizione e formi in te un cuore solo e un’anima sola. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Papa Francesco (Udienza Generale 14 Novembre 2018): [...] che cos’è la verità? Questa è la domanda fatta da Pilato, proprio mentre Gesù, davanti a lui, realizzava l’ottavo comandamento (cfr Gv 18,38). Infatti le parole «Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo» appartengono al linguaggio forense. I Vangeli culminano nel racconto della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù; e questo è il racconto di un processo, dell’esecuzione della sentenza e di una inaudita conseguenza.
Interrogato da Pilato, Gesù dice: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). E questa «testimonianza» Gesù la dà con la sua passione, con la sua morte. L’evangelista Marco narra che «il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!» (15,39). Sì, perché era coerente, è stato coerente: con quel suo modo di morire, Gesù manifesta il Padre, il suo amore misericordioso e fedele.
La verità trova la sua piena realizzazione nella persona stessa di Gesù (cfr Gv 14,6), nel suo modo di vivere e di morire, frutto della sua relazione con il Padre. Questa esistenza da figli di Dio, Egli, risorto, la dona anche a noi inviando lo Spirito Santo che è Spirito di verità, che attesta al nostro cuore che Dio è nostro Padre (cfr Rm 8,16).
In ogni suo atto l’uomo, le persone affermano o negano questa verità. Dalle piccole situazioni quotidiane alle scelte più impegnative [...].
La verità è la rivelazione meravigliosa di Dio, del suo volto di Padre, è il suo amore sconfinato. Questa verità corrisponde alla ragione umana ma la supera infinitamente, perché è un dono sceso sulla terra e incarnato in Cristo crocifisso e risorto; essa è resa visibile da chi gli appartiene e mostra le sue stesse attitudini.
Dal Vangelo secondo Giovanni 17,11b-19: In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».
Il mondo è la casa dei cristiani, e fuggire via dal mondo sarebbe come un tradire il Vangelo. È vero che il mondo è una palude di inganni che ingoia gli incauti e spesso anche i sapienti, ed è anche vero che è, quando si allea con l’Inferno e con la carne, un avversario assai pericoloso, ma è pur vero che Gesù ha mandato i suoi discepoli ad evangelizzare il mondo, e non il cielo. Seme che deve essere sparso abbondantemente nei solchi dell’umanità, questa è la Chiesa, e se è opportuno, o inevitabile, sino all’effusione della vita. Come Gesù, i cristiani hanno gli occhi rivolti al cielo (Col 3,1ss), e il cuore chiuso nella preghiera, ma hanno i piedi ben piantati sulla terra. Il discepolo di Gesù, non fa “comunione” con il mondo, ma vive immerso, in perfetta simbiosi, nel mistero dei Tre, del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo (At 17,28). Camminare sulla strada degli uomini a volte è aspro e faticoso, ma il Maestro ha promesso la sua “invincibile presenza” e colma di perfetta gioia il cuore dei suoi amici (Gv 15,15). Le insidie, le tentazioni, e anche le cadute, sono nel computo dell’inventario cristiano, ma, consacrati nella verità, i cristiani sono fortezza inespugnabile: consacrati nella verità, come dire: felicemente perduti in Gesù, Colui che la Verità.
Consacrali nella verità - I. De La Potterie: Nella teologia di Giovanni, che è anzitutto una teologia di rivelazione, la nozione di verità occupa un posto notevole. Si interpreta frequentemente l’alètbeia giovannea nel senso dualistico metafisico, platonico o gnostico, di essere sussistente ed eterno, di realtà divina che si svela. Ma Giovanni non chiama mai Dio stesso la verità, il che tuttavia sarebbe essenziale secondo questi sistemi. In realtà, egli non fa Che sviluppare il tema apocalittico e sapienziale della verità rivelata, ripreso altrove nel NT, ma insistendo maggiormente sul carattere rivelato e sulla forza interiore della verità.
a) La parola del Padre ed il Cristo-verità. - Per Giovanni la verità non è l’essere stesso di Dio, ma la parola dei Padre (Gv 17, 17; cfr. 1 Gv l,8: «la verità non è in voi» e 1,10: «la sua parola non è in voi»). La parola che Cristo ha inteso dal Padre (Gv 8, 26.40; cfr. 3,33), è la verità Che egli viene a «proclamare» (8,40.45s) e a cui viene a «rendere testimonianza» (18,37; cfr. 5,33). La verità è quindi nello stesso tempo la parola che Cristo stesso ci rivolge, e che ci porta a credere in lui (8,31s.45s). La differenza tra questa rivelazione e quella del VT è fortemente sottolineata: «La legge fu data per mezzo di Mosè; la grazia della verità ci è venuta da Gesù Cristo» (1,17), perché con lui ed in lui è apparsa la rivelazione totale, definitiva. Mentre il demonio è il padre della menzogna (8,44), Cristo invece proclama la verità» (8,45), è «pieno della grazia della verità» (1,14). La grande novità cristiana è questa: che Cristo è egli stesso la verità (14,6): lo è non tanto perché possiede la natura divina, ma perché, Verbo fatto Carne, ci rivela il Padre (1,18). Gesù spiega il senso di questo titolo unendolo a due altri: egli è «la via, la verità e la vita»; è la via che conduce al Padre, proprio perché lui, l’uomo Gesù, in quanto verità, ci trasmette in se stesso la rivelazione del Padre (17,8.14. 7) e così ci comunica la vita divina (1,4; 3,16; 6,40. 47.63; 17,2; 1 Gv 5,11ss). Questo titolo rivela quindi indirettamente la persona divina di Cristo; se Gesù, unico tra gli uomini, può essere per noi la verità, è per il fatto di essere nello stesso tempo la Parola, «il Verbo rivolto verso il seno del Padre» (Gv 1,18), il Figlio unigenito.
b) Lo Spirito di verità. - Terminata la rivelazione al mondo (Gv 12, 50), Gesù annuncia ai suoi discepoli la venuta del Paraclito, lo Spirito di verità (14,17; 15,26; 16,13). Per Giovanni la funzione fondamentale dello Spirito è di rendere testimonianza a Cristo (15,26; 1Gv 5,6), di introdurre i discepoli a tutta intera la verità (16,13), di richiamare alla loro memoria ciò che Cristo aveva detto, cioè di farne afferrare il vero senso (14,26). Poiché il suo compito consiste nel far comprendere nella fede la verità di Cristo, lo Spirito è detto anch’esso «la verità» (1Gv 5,6); come testimone di Cristo, rende presente la verità nella Chiesa; lo Spirito è per essa «il dottore della verità» (Tertulliano).
Testimoniare la verità con l’amore - Basilio Caballero (La Parola per Ogni Giorno): La nostra testimonianza della verità - Cristo si identifica con la verità - è imperniata sull’amore, secondo il desiderio di Gesù: «Perché siano una cosa sola, come noi». A sua volta, quest’amore scaturisce dall’amore che Dio ha per noi e per il quale egli ci regala la nuova vita pasquale in Gesù e attraverso il suo Spirito. «Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (lGv 4,11). Di questo è capace solo chi vive consacrato e santificato dalla verità, cioè in unione con Cristo.
Per testimoniare questa nuova vita di consacrato, il cristiano deve prima sperimentarla e viverla personalmente attraverso la fede, poiché tale nuova vita è nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3). Per questo un credente non ha nessun distintivo esterno che lo identifichi. La gioia pasquale della nostra adozione filiale da parte di Dio appartiene al mondo della fede; e la fede è, prima di tutto, esperienza vissuta, dono e grazia del Signore, e non semplice conoscenza concettuale di lui.
La vita nuova con Cristo, frutto della nostra consacrazione a opera del Padre, è offerta a chiunque creda che Gesù è Figlio di Dio, come ripete insistentemente il quarto vangelo. Con la forza di questa fede e di questa vita nuova saremo capaci di trasformare tutto, dentro di noi e intorno a noi: lavoro, studio, vita familiare, problemi personali, impegno sociale, solitudine, malattia e morte.
Dobbiamo provare, gustare e sperimentare con entusiasmo la nuova vita pasquale, convertendo il cuore ai beni di lassù, pur senza disinteressarci della gente e del mondo. Consideriamoci morti al peccato e alle sue opere, e risorti con Cristo per Dio: sono due tempi o movimenti di una stessa melodia, apparentemente negativo il primo e sicuramente positivo il secondo, ma inseparabili e in fondo uguali.
Per vincere l’odio del mondo, in mezzo al quale dobbiamo vivere, non c’è modo migliore e più convincente che testimoniare la verità con l’amore.
La verità per i cristiani - Saturnino Muratore: La verità si lega profondamente al vivere della persona e si regge sul presupposto di una “verità dell’uomo”. Questa verità va appassionatamente cercata e può essere riconosciuta solo attraverso la fatica dell’intelligenza e l’integrazione di tutti i saperi, nessuno escluso.
La legittimità di questo cammino è dischiusa già nello stesso umano interrogare e interrogarsi: poiché comprende implicitamente in fiducia in una possibile risposta, l’interrogarsi umano giustifica l’aspirazione alla verità e la apre a un trascendimento dei dati naturali. In questo senso la tradizione cristiana parla di una veritas rei (verità della cosa), costitutiva di ogni realtà creata e vede Dio, quale Ipsa Veritas (Verità stessa), come la ragione ultima dello spessore obiettivo della Verità.
Si intuiscono così le sorprendenti possibilità del linguaggio cristiano. La verità (in greco alétheia da a-lanthàno, negazione del nascondersi, lo svelarsi, il venire alla luce) non si nasconde ma ci viene incontro nel Signore Gesù: in lui, rivelatore del Padre, ci è svelato il senso ultimo e profondo della creazione e della storia umana. “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6), proclama di sé Gesù , che si presenta come la “verità che rande liberi” (Gv 8,3 l). La verità è il libero comunicarsi di Dio in Gesù: nella mediazione della sua persona, nella mediazione di un incontro che si serve delle parole e dei segni propri del vivere umano, è possibile accedere a una verità superiore, è possibile accedere a una verità chc trasforma le nostre esistenze.
In Gesù Verità ci è dischiuso il senso ultimo della vita umana e cosmica: la verità ultima è l’amore. La domanda scettica di Pilato “Che cosa è la verità?” (Gv 18,38) ci ricorda bene che questa verità può essere accolta solo nella fede, solo nella rinuncia alla presunzione di un autonomo accesso alla verità e dalla presa di distanza dallo scoraggiamento di chi si rassegna ai suoi limiti.
La tradizione cristiana chiama “Rivelazione” questo venirci incontro della verità. Riconoscerla significa ricordare che questa verità continua a operare tra noi attraverso lo Spirito di verità: nella contemplazione orante e nell’obbedienza della fede, la verità lievita la vita della Chiesa c dà vita a una lunga tradizione religiosa.
Riconoscerla significa guardare alla storia non solo come il luogo dell’agire libero e razionale dell’uomo ma anche come il risultato della misericordiosa presenza di Dio che opera con noi. Riconoscerla significa pure evitare ogni assolutizzazione del proprio punto di vista o del proprio sapere, gettando così le basi di un autentico c costruttivo dialogo tra diversi.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** La tua parola, Signore, è verità: consacraci nella verità. (Cfr. Gv 17,17b.a)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
La partecipazione a questo santo mistero
ci dia grazia su grazia, Signore, e con la sua forza rinnovatrice
ci renda sempre più degni di così grande dono.
Per Cristo nostro Signore.
ci dia grazia su grazia, Signore, e con la sua forza rinnovatrice
ci renda sempre più degni di così grande dono.
Per Cristo nostro Signore.