20 Maggio 2020
Mercoledì della VI Settimana di Pasqua
At 17,15.22-18,1; Sal 148; Gv 16,12-15
Colletta: O Dio, che ci chiami a celebrare nella fede la risurrezione del tuo Figlio, fa’ che possiamo rallegrarci con lui insieme ai tuoi santi nel giorno della sua venuta. Egli è Dio, e vive e regna con te...
Dominum et Vivificantem 25: Il tempo della Chiesa ha avuto inizio con la «venuta», cioè con la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti nel Cenacolo di Gerusalemme insieme con Maria, la Madre del Signore. Il tempo della Chiesa ha avuto inizio nel momento in cui le promesse e gli annunci, che così esplicitamente si riferivano al consolatore, allo Spirito di verità, hanno cominciato ad avverarsi in tutta potenza ed evidenza sugli apostoli, determinando così la nascita della Chiesa. Di questo parlano diffusamente e in molti passi gli Atti degli Apostoli dai quali risulta che, secondo la coscienza della prima comunità, di cui Luca esprime le certezze, lo Spirito Santo ha assunto la guida invisibile - ma in certo modo «percepibile» - di coloro che, dopo la dipartita del Signore Gesù, sentivano profondamente di essere rimasti orfani. Con la venuta dello Spirito essi si sono sentiti idonei a compiere la missione loro affidata. Si sono sentiti pieni di fortezza. Proprio questo ha operato in loro lo Spirito Santo, e questo egli opera continuamente nella Chiesa mediante i loro successori. La grazia dello Spirito Santo, infatti, che gli apostoli con l’imposizione delle mani diedero ai loro collaboratori, continua ad essere trasmessa nell’Ordinazione episcopale. I Vescovi poi col Sacramento dell’ordine rendono partecipi di tale dono spirituale i sacri ministri e provvedono a che, mediante il Sacramento della confermazione, ne siano corroborati tutti i rinati dall’acqua e dallo Spirito. Così, in certo modo, si perpetua nella Chiesa la grazia di Pentecoste. Come scrive il Concilio, «lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (1Cor 3,16; 1Cor 6,19), e in essi prega e rende testimonianza della loro adozione a figli (Gal 4,6); (Rm 8,15). Egli introduce la Chiesa in tutta intera la verità (Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la edifica e dirige con i diversi doni gerarchici e carismatici, la arricchisce dei suoi frutti (Ef 4,11; 1Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo mantiene la Chiesa continuamente giovane, costantamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo».
Lo Spirito Santo è l’amore del Padre e del Figlio, donato all’uomo, «riversato nei nostri cuori» (Rom 5,5). È l’amore con cui Dio ama gli uomini e di cui lo Spirito Santo è caparra, già possesso perfetto e pacifica beatitudine. L’uomo, pur possedendo un cuore che arde d’amore divino, potrà amare Dio e i suoi fratelli con lo stesso amore con cui è amato dal Padre e dal Figlio solo se si farà invadere, possedere dallo Spirito Santo. Infatti, Cristo ha mandato a tutti gli uomini lo Spirito Santo per muoverli interiormente «ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le proprie forze, e ad amarsi reciprocamente come Cristo ha amato loro» (LG 40).
Lo Spirito Santo guida l’uomo alla verità tutta intera, cioè conduce l’uomo a incontrarsi con Gesù, la seconda Persona della Trinità, che è la Verità (cfr. Gv 14,6) e in essa lo fa dimorare e camminare.
Dal Vangelo secondo Giovanni 16,12-15: In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Quando verrà lo Spirito Santo - Siamo nel contesto del discorso di addio dell’Ultima Cena: agli Apostoli affranti, il loro cuore è colmo di tristezza a motivo della imminente dipartita del Maestro (Gv 16,6), Gesù promette il dono dello Spirito Santo. Quando «verrà lo Spirito di verità», saranno ricolmi di gioia e saranno guidati «alla verità tutta intera» (Gv 16,13).
Nell’Antico Testamento Dio è pastore d’Israele (cfr. Gen 48,15; 49,24; Sal 23,1.80,2; Qo 12,11; Sir 18,13; Is 40,11; Ger 31,10; Mi 4,6; Sof 3,19; Zac 9,16; 10,3); nel Nuovo Testamento, Gesù si proclama buon pastore (Gv 10,1-21; Eb 13,20; 1Pt 2,25; 5,4; Ap 7,17; 14,4); nel tempo della Chiesa, quando il Cristo risorto sarà tornato al Padre, lo Spirito Santo sarà la guida dei discepoli.
Con la venuta dello Spirito Santo si inaugura il tempo della evangelizzazione: sarà un tempo segnato dal conflitto tra luce e tenebre (cfr. Gv 3,19), tra verità e menzogna (cfr. Rom 1,25; 1Gv 2,21), tra la logica di Cristo e la logica del mondo (cfr. Gc 4,4); sarà un tempo di sangue, segnato dalla gratuita e illogica persecuzione (cfr. Gv 16,2), dalle subdole insidie del male (cfr. 1Pt 5,8) e dall’infuriare dell’odio di satana (cfr. Ap 12,17); sarà il tempo dello Spirito Santo che avrà la funzione di animare la Chiesa e di renderla missionaria, capace di andare sino agli estremi confini della terra per annunziare il Vangelo «con la potenza di segni e prodigi» (Rom 15,19), con fede e coraggio; sarà il tempo della Chiesa, fondata «dalle parole e dalle azioni di Gesù Cristo ... manifestata come mistero di salvezza mediante l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste. Avrà il suo compimento alla fine dei tempi come assemblea celeste di tutti i redenti» (Compendio 149).
La Chiesa non sarà abbandonata in balia delle devastanti potenze del Male (cfr. Mt 16,18): lo Spirito Santo prenderà il posto di Cristo nella guida dei discepoli, «sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita» (Ap 7,17).
La missione dello Spirito Santo sarà parallela a quella di Gesù. Anche lui sarà maestro e guida e nello stesso tempo sarà il Consolatore e l’Avvocato, colui che intercede presso il Padre (cfr. 1Gv 2,1) e difende i discepoli davanti ai tribunali umani (cfr. Gv 15,26.27; Lc 12,11-12; Mt 10,19-20; At 5,32).
Lo Spirito Santo annunzierà ai discepoli le cose future: non nel senso di nuove rivelazioni riguardanti il futuro, ma nel senso che donerà l’intelligenza per capire e interpretare quanto è già avvenuto o è stato detto o insegnato dal Cristo. Lo Spirito Santo glorificherà Gesù manifestando le ricchezze del suo mistero.
Il verbo annunziare è usato negli scritti apocalittici [cfr. Dn 2,2.4.7.9], «dove indica le interpretazioni delle visioni e delle rivelazioni dei misteri. In questo senso, lo Spirito non rivelerebbe qualcosa di nuovo, ma interpreterebbe la rivelazione storica di Gesù, in relazione al futuro escatologico. Lo Spirito espleterà questa funzione mediante gli Apostoli, che avranno una missione particolare nei riguardi della rivelazione di Gesù in quanto furono testimoni fin dall’inizio [Gv 15,27] ... Non solo mediante gli Apostoli, ma nella vita della Chiesa espleterà la sua missione di verità mediante la guida nell’interpretare la rivelazione di Gesù in relazione al futuro e al futuro ultimo» (Giuseppe Segalla).
Tutto quello che lo Spirito Santo prende dal Figlio proviene dal Padre, in questo modo la «rivelazione è dunque perfettamente una: avendo origine nel Padre e realizzandosi per mezzo del Figlio, si compie nello Spirito, per la gloria del Figlio e del Padre» (Bibbia di Gerusalemme).
Le ultime parole di Gesù (v.15: Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà) hanno una portata particolarmente trinitaria, ma «la prospettiva rimane cristologica: nel Cristo, interpretato dallo Spirito, si svela il mistero di Dio» (Alain Marchadour).
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità – Bruno Liverani: La verità che risplende nella predicazione del Vangelo deve ricondursi alla parola e alla persona di Gesù, come alla sua fonte.
Nella tradizione evangelica, la verità è la caratteristica fondamentale della parola di Gesù. Il suo insegnamento si presenta subito come sicuro. Solo lui può dire: «Sapete che è stato detto ... ma io vi dico ... » (Mt 5,21-44), mettendo la sua parola in antitesi con la stessa legge. Solo lui può introdursi a parlare con la solennità dell’amen, che sottolinea l’intima convinzione di essere inviato da Dio a trasmettere la verità.
Nel IV Vangelo la verità della parola di Gesù è particolarmente sottolineata. Essa non designa soltanto veridicità di un discorso: nel contesto del Vangelo di Giovanni verità è rivelazione di una parola ascoltata e trasmessa non come propria, ma come proveniente da Dio. In Gv 8,40 Gesù rimprovera ai «giudei» di volerlo uccidere, lui che ha detto loro la verità udita da Dio. Nel grande processo intentato tra lui e i suoi avversari, la sua testimonianza risulta vera, cioè valida perché avvalorata dal Padre (Gv 8,14-18); è vera inoltre, perché è resa alla verità che egli ha a coltato presso il Padre ed è venuto a comunicarci. La scettica domanda di Pilato: «Che cos’è la verità?» non avrà una risposta verbale, ma una risposta vivente nella testimonianza che Gesù dà alla verità fino al sacrificio di sé (Gv 18,37-38).
In questa lotta in cui Gesù è impegnato, caratteristica degli ultimi tempi, vi è il contro-testimone, l’avversario, la cui qualifica è la menzogna come avversione alla verità portata da Gesù. Al testimone della verità si oppone colui che fin dall’inizio non ha in sé la verità (Gv 8,44).
Docilità all’azione dello Spirito Santo - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Abbiamo costatato che una delle funzioni principali attribuite da Giovanni allo Spirito santo, nel brano in esame, è la guida dentro il cuore della rivelazione cristiana (Gv 16,13). Questa persona divina ha il compito di far penetrare nel mistero del Figlio di Dio e di far interiorizzare la sua parola. L’assimilazione della verità appare realmente uno dei compiti specifici dello Spirito santo. Questi agisce profondamente nel cuore dei credenti. L’uomo però ha il dovere di collaborare, di essere docile all’azione dello Spirito, perché può sempre opporre resistenza all’opera di questo artista divino che vuole scolpire nel discepolo l’immagine del Cristo. Quanto Stefano disse dei giudei, può valere anche per tanti cristiani: «O gente testarda e pagana di cuore e di orecchie! Voi sempre opponete resistenza allo Spirito santo!» (At 7,51). La collaborazione del credente all’azione dello Spirito appare indispensabile e consiste nella docilità, nel lasciarsi guidare da questa persona divina verso il cuore della rivelazione di Gesù. Lo Spirito della verità vuoi far penetrare sempre più profondamente nel mistero del Cristo, vuol far assimilare sempre più intensamente la Parola, vuoi far interiorizzare la verità, per trasformare l’esistenza umana e sintonizzarla con la rivelazione di Gesù.
I documenti del concilio Vaticano II ricordano che lo Spirito santo guida la chiesa verso la verità tutta intera, istruendola e dirigendola (cf. Lumen gentium, 4). Il popolo di Dio raggiunge un’intelligenza sempre più profonda della Scrittura con l’ammaestramento dello Spirito santo (cf. Dei Verbum, 23). L’uomo con il dono dello Spirito può arrivare a contemplare e gustare il mistero del piano divino (cf. Gaudium et spes, 15) e da questa persona divina è guidato verso il regno del Padre (cf. GS, 1).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. (Gv 14,6)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Assisti il tuo popolo, Dio onnipotente,
e poiché lo hai colmato della grazia
di questi santi misteri,
donagli di passare dalla nativa fragilità umana
alla vita nuova nel Cristo risorto.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
e poiché lo hai colmato della grazia
di questi santi misteri,
donagli di passare dalla nativa fragilità umana
alla vita nuova nel Cristo risorto.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.