19 Maggio 2020

Martedì della VI Settimana di Pasqua

At 16,22-34; Sal 137; Gv 16,5b-11

Colletta: Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Lo Spirito santificatore della Chiesa - Lumen gentium 4: Compiuta l’opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra (cfr. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cfr. Gal 4,6; Rm 8,15-16 e 26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: « Vieni » (cfr. Ap 22,17).
Così la Chiesa universale si presenta come «un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Dal Vangelo secondo Giovanni 16,5b-11: In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Alain Marchadour (Vangelo di Giovanni): Il tema della dipartita presente al capitolo 14 riappare qui. Stupisce la domanda di Gesù ai discepoli come se Simon Pietro e Tommaso non l’avessero già posta (13,36; 14,5). Senza dubbio è questa una traccia della storia complessa del discorso di addio. Alcuni commentatori preferiscono parafrasare così: «Perché siete così tristi che non mi domandate più dove vado?».
Lo Spirito per i discepoli (vv. 5-7). In Gv 14,28 la dipartita di Gesù era un bene per lui; qui è meglio per i discepoli che Gesù se ne vada. Così, avranno non solo un difensore, ma anche un interprete per capirlo meglio. enza lo Spirito, i discepoli sono incapaci di avere una piena comprensione del Cristo. Ma affinché lo Spirito venga, bisogna che Gesù se ne vada: «Questo disse riferendosi allo Spirito che stavano per ricevere coloro che credevano in lui. Infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato» (7,39).
Il Paraclito contro il mondo (vv. 8-11). Lo Spirito prosegue l’opera di Gesù, assicura la Chiesa che è nel vero e le permette di far fronte alle forze ostili a indifferenti del mondo. Nel tempo della sua presenza, il Cristo rivelava il peccato degli uomini sotto forma di un giudizio (3,19). Lo Spirito dev semplicemente continuare il compito di Gesù, ispirando la comunità. Gli sono attribuite tre funzioni: a) Provare ai discepoli che il mondo è nel peccato; lo Spirito metterà in piena luce il peccato supremo: la crocifissione del Figlio.
b) Fare giustizia in favore di Gesù: mostrare che la sua morte, umiliante da un punto di vista umano, è esaltazione da parte del Padre. Ciò è essenziale, perché altrimenti lo Spirito, che prosegue la missione di Gesù in mezzo agli uomini, non avrebbe alcuna ragione di essere.
c) Pronunciare la sentenza contro il mondo colpevole di aver condannato Gesù. Lo Spirito che viv nella Chiesa
attesta così che la condanna e la morte di Gesù sono sfociate nella sua glorificazione presso il Padre.

Lo Spirito - Felipe F. Ramos: E bene per voi che io me ne vada, La partenza di Gesù non era solo un bene per i discepoli, ma era necessaria, Egli sta infatti parlando con i discepoli della sua morte; e, se egli non muore, non sarà inviato loro il consolatore. Ora, il senso della morte di Gesù poteva essere compreso solo alla luce dello Spirito. Se essi devono essere i testimoni di Cristo, per prima cosa devono sapere con chiarezza chi è Gesù, che cosa ha significato la sua presenza in mezzo agli uomini, quale è stato il senso della sua morte-risurrezione. E di tutto questo avrebbero acquistato la piena conoscenza solo nella luce dello Spirito. Dovevano subire persecuzioni; ma la persecuzione è intollerabile per chi non è ben convinto e sicuro delle ragioni per cui è perseguitato.
Perché lo Spirito non fu inviato se non dopo la morte di Gesù? Il vangelo non dà ragioni: si limita a costatare il
fatto (v. anche 7,39). Probabilmente l’impossibilità della presenza dello Spirito prima della morte di Cristo bisogna  cercarla nella mente stessa dei discepoli. Erano incapaci di comprendere l’avvenimento di Gesù, il quale doveva essere vissuto e sperimentato, perché essi sentissero il bisogno di essere illuminati dalla luce dello Spirito. 
La comparsa del Paraclito, che compie la rivelazione, dimostrerà esattamente:
1) Che il peccato è già condannato e proscritto. Lo dimostra la continuità dei discepoli di Gesù dopo la morte del loro maestro, la loro lealtà e fedeltà a lui. L’esistenza e la vita della Chiesa saranno sempre un argomento contro coloro che non credono in Gesù.
2) La giustizia di Gesù e di quelli che credono in lui. La Chiesa insegna, proclama e vive della risurrezione-esaltazione di Gesù. Gesù è nel Padre. È tornato al «luogo» dal quale era venuto. Gesù, anche se lontano, è la lontananza d’un presente o, forse ancor meglio, la presenza d’un lontano. Lo Spirito garantisce che la causa di Gesù, come quella dei credenti, è giusta.
3) Il giudizio. La glorificazione-esaltazione di Gesù comporta il castigo di satana, privato del suo potere (Ap 12,7ss), e la condanna o la sentenza condannatoria contro il mondo che ha rigettato e condannato Gesù. Lo Spirito che dà testimonianza di Gesù nella vita della Chiesa sarà un ricordo permanente di questo giudizio condannatorio di Dio che è riservato al mondo incredulo, al mondo chiuso nella sua sufficienza e arroganza, che non ammette ingerenze di nessuno, neppure di Dio, nella sua vita.

Xavier Léon-Dufour: Lo Spirito di verità, memoria vivente della Chiesa. - Nella comunità dei discepoli il Paraclito ha una presenza attiva. Deve glorificare Gesù (16,14), in primo luogo attualizzando il suo insegnamento: «Egli vi insegnerà tutto e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (14,26). Insegnamento e memoria Che avvengono in stretto legame con Gesù, come Gesù aveva assolto la sua missione sempre unito al Padre suo. Come Gesù dispone dei beni del Padre (16,15; 17,10), così lo Spirito «prenderà del mio per farne parte a voi» (16,14 s); egli ricorderà ciò che Gesù ha detto, perché «non parlerà da sé, ma dirà tutto Ciò che avrà sentito»: allo stesso modo Gesù attingeva tutto dal Padre (5,30; 8,40; 15,15), il suo insegnamento non era «suo» (8,28; 12,49s; 14,10). Come, vedendo Gesù, si vedeva il Padre (14,9), così l’unzione (chrìsma) istruisce su tutto (1Gv 2,27), e cioè lo Spirito «introduce a tutta intera la verità» (Gv 16,13): egli «ripresenta» nella luce pasquale gli avvenimenti passati (cfr. 2,22; 7,39; 11,51s; 12,16; 13,7). Con ciò rende testimonianza a Cristo (15, 26) e permette ai discepoli di testimoniare con lui e per mezzo di lui (15,27).
Lo Spirito di verità, difensore di Gesù. - Il Paraclito non rivela soltanto una verità che si oppone all’errore, ma giustifica la verità contro la menzogna del mondo: anche in questo egli è «lo Spirito di verità»: le rende testimonianza nel processo che il mondo intenta a Gesù nel cuore dei suoi discepoli. Mentre nella tradizione sinottica lo Spirito difendeva i discepoli citati al tribunale dei re (Mc 13,11 par.), in Giovanni è il difensore di Gesù: da accusati, i discepoli diventano giudici dei loro giudici, come lo era stato Gesù nella sua vita terrena (5,19-47). Il Paraclito confonde il mondo su un triplice punto (16,8-11): il peccato, perché il peccato è l’incredulità nei confronti di Gesù; la giustizia, perché la giustizia è dalla parte di Gesù che è glorificato presso il Padre; il giudizio, perché il verdetto di condanna è già pronunciato contro il principe di questo mondo. Così nel cuore del credente, grazie al Paraclito che egli accoglie ed ascolta, dimora una convinzione: non è il mondo, ma Gesù ad aver ragione; perciò anch’egli ha motivo di Credere, di soffrire per la Causa del suo maestro. Con lui, egli è già vincitore del mondo e del demonio (16,33).

Verità nello Spirito - Bruno Liverani: In Giovanni ci viene rivelato un importante aspetto della verità: la sua connessione con lo Spirito santo. Il Paraclito, colui che è oggetto delle promesse di Cristo, è per definizione lo Spirito di verità. II suo compito è quello di testimoniare in una situazione di contrasto (Gv 15,18-25). Già nei sinottici lo Spirito appariva come colui che avrebbe sorretto la testimonianza dei discepoli perseguitati, suggerendo le parole e i gesti opportuni (Mt 10,17.20; 24,9.14; cf. par.). Questa è azione interna, rivolta a preservare i discepoli dallo scandalo, cioè dalla crisi di fede e dall’abbandono della verità; ma è anche azione esterna, visibile in coloro che conserveranno la fede di fronte al mondo, rendendo in questo modo testimonianza alla Verità personale, Gesù Cristo (Gv 14,16; 15,26-27).
Lo Spirito ha dunque la funzione di sorreggere dall’interno e dall’esterno la testimonianza alla verità. Ma egli, come Gesù, ha anche una funzione rivelatrice. Suo compito sarà quello di «annunziare» le cose che verranno nel tempo della chiesa. Nella tradizione apocalittica questo verbo aveva assunto il significato di «interpretare» il senso di una rivelazione già avvenuta, ma ancora oscura.
Anche per Giovanni, lo Spirito di verità sarà annunziatore guidando la chiesa a tutta la verità, rendendo progressivamente chiaro il mistero di salvezza già rivelatosi in Cristo (Gv 16,13-15).
La verità, come rivelazione del Padre, si attua in due tempi e in modo personale: nel tempo di Gesù Cristo e in quello della chiesa, nel momento della manifestazione oggettiva della salvezza concentrata nella persona di Gesù e in quello della sua intelligenza e interiorizzazione progressiva ad opera dello Spirito. Per questa sua opera, anche lo Spirito non è solo annunziatore e testimone della verità, ma la verità stessa personificata (1 Gv 5,6).
La verità nello Spirito, come aprirsi della Trinità agli uomini nell’avvenimento del Cristo e nella vita della chiesa, sì realizza nella vita concreta dei fedeli. La relazione tra verità e Spirito comporta in essi delle conseguenze. Dotati dello Spirito, sapranno discernere lo spirito che è dalla verità, cioè la fonte autentica da cui proviene la rivelazione, contro i falsi spiriti (1Gv 4,6); saranno in grado, inoltre, di adorare il Padre in spirito e verità, secondo le esigenze della rivelazione avvenuta in Gesù e interiorizzata in noi dallo Spirito (Gv 4,23-24).

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Rallegriamoci ed esultiamo, diamo gloria a Dio, perché il Signore ha preso possesso del suo regno, il nostro, Dio, l’Onnipotente. (Ap 19,7.6)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

O Dio, che in questi santi misteri
compi l’opera della nostra redenzione,
fa’ che questa celebrazione pasquale
sia per noi fonte di perenne letizia.
Per Cristo nostro Signore.