18 Maggio 2020
Lunedì della VI Settimana di Pasqua
At 16,11-15; Sal 149; Gv 15,26-16,4
Colletta: Donaci, Padre misericordioso, di rendere presente in ogni momento della vita la fecondità della Pasqua, che si attua nei tuoi misteri. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Dignitatis humanae 15: È manifesto che oggi gli esseri umani aspirano di poter professare liberamente la religione sia in forma privata che pubblica; anzi la libertà religiosa nella maggior parte delle costituzioni è già dichiarata diritto civile ed è solennemente proclamata in documenti internazionali.
Non mancano però regimi i quali, anche se nelle loro costituzioni riconoscono la libertà del culto religioso, si sforzano di stornare i cittadini dalla professione della religione e di rendere assai difficile e pericolosa la vita alle comunità religiose.
Il sacro Sinodo, mentre saluta con lieto animo quei segni propizi di questo tempo e denuncia con amarezza questi fatti deplorevoli, esorta i cattolici e invita tutti gli esseri umani a considerare con la più grande attenzione quanto la libertà religiosa sia necessaria, soprattutto nella presente situazione della famiglia umana.
È infatti manifesto che tutte le genti si vanno sempre più unificando, che si fanno sempre più stretti i rapporti fra gli esseri umani di cultura e religione diverse, mentre si fa ognora più viva in ognuno la coscienza della propria responsabilità personale. Per cui, affinché nella famiglia umana si instaurino e si consolidino relazioni di concordia e di pace, si richiede che ovunque la libertà religiosa sia munita di una efficace tutela giuridica e che siano osservati i doveri e i diritti supremi degli esseri umani attinenti la libera espressione della vita religiosa nella società.
Faccia Dio, Padre di tutti, che la famiglia umana, diligentemente elevando a metodo nei rapporti sociali l’esercizio della libertà religiosa, in virtù della grazia di Cristo e per l’azione dello Spirito Santo pervenga alla sublime e perenne « libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21).
Dal Vangelo secondo Giovanni 15,26-16,4: In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».
Accogliere la testimonianza del Paraclito - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Il Maestro in Gv 15,26 a sicura i suoi amici che lo Spirito della verità, nel loro cuore, renderà testimonianza alla sua persona divina, illuminando la loro mente e favorendo l’adesione della fede. Il Paraclito svolgerà questa funzione a favore di Gesù, però non costringerà nessuno ad accogliere la sua testimonianza.
L’atto di fede è la libera risposta dell’uomo all’azione dello Spirito santo che inclina dolcemente ad aderire in modo vitale al Figlio di Dio. Il discepolo ha il dovere di accogliere la testimonianza del Paraclito a favore del Cristo; il rifiutarsi a credere esistenzialmente e non solo speculativamente alla persona del Figlio di Dio è un gesto fatale che compromette la salvezza eterna. Chi invece lascia penetrare nel cuore la testimonianza dello Spirito della verità, aderirà sempre più profondamente alla parola di Gesù, vivrà sempre maggiormente unito al Figlio di Dio, per cui la sua esistenza sarà completamente trasformata e lascerà trasparire i lineamenti del Verbo incarnato.
La costituzione pastorale del concilio Vaticano II sulla chiesa nel mondo insegna che il popolo di Dio rende visibile la ss. Trinità, lasciandosi purificare e rinnovare dallo Spirito santo (cf. Gaudium et spes, 21). Inoltre la costituzione dogmatica sulla chiesa ricorda che lo Spirito conduce la chiesa alla perfetta unione con il uo Sposo (cf. Lumen gentium, 4).
Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio: Quanto siano vere queste parole, lo rivela in modo particolare la vita del rabbino Paolo di Tarso: un persecutore che si cangerà in perseguitato, sedotto dal Vivente sulla via di Damasco. Subito dopo quell’incontro pieno di luce abbacinante, sarà lo stesso Gesù a tratteggiare la sua futura vita apostolica: «Sarai per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io ti mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome» (cfr. At 9,15-16). Una profezia che ricorrerà spesso nelle riflessioni dell’Apostolo: «Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni» (At 20,22-23). E che lo Spirito Santo non gli abbia mentito basta leggere alcuni brani della prima e della seconda lettera ai Corinzi (cfr. 1Cor 4,9-13; 2Cor 4,8-12; 6,4-10; 11,23-33). Questi sunti non sono freddi resoconti di fatiche, diari di viaggi fatti per terra e per mare, difficoltà apostoliche, ma sale versato su ferite sanguinanti aperte e non cicatrizzate. Non sono «esagerazione poetica! Purtroppo è la prosa di ogni giorno: “fame e sete”, freddo, “percosse”, vagabondaggio all’addiaccio, sempre braccati da nemici implacabili, “lavoro” affaticante per procacciarsi di che ingannare l’inedia da fame che divora il proprio corpo. […]. Tutto ciò però non riesce a piegare la grandezza spirituale e la serenità degli Apostoli di Cristo: pur in mezzo alle persecuzioni e alle calunnie, hanno ancora l’animo di “benedire” e di “consolare”» (Settimio Cipriani). Ed è a motivo di queste esperienze che sgorgò nel cuore e nella mente dell’apostolo Paolo la convinzione che «tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati» (2Tm 3,12). Una convinzione che in duemila anni di storia cristiana non è mai stata smentita. La sofferenza è l’unica realtà propria che si può offrire a Dio e della quale solamente, e di null’altro ci si può gloriare: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (Gal 6,14).
Persecuzione - Detlev Dormeyer: Israele dovette subire molto spesso persecuzioni a causa dei suoi nemici. Ma soltanto nel tempo postesilica sotto i Seleucidi la persecuzione cresce fino a diventare una minaccia per la fede. Israele deve abbandonare la propria religione. Contro ciò scoppia l’insurrezione dei Maccabei, che si conclude positivamente con l’indipendenza della Giudea. Anche all’interno di Israele vengono messe in atto delle persecuzioni da parte delle autorità. Alcuni uomini pii come i profeti vengono perseguitati a causa del loro rigore religioso (cf. Gezabele contro Elia, 1 Re 19.2s). Queste esperienze furono trasferite, nel tardo giudaismo, sul piano escatologico. Prima della fine del mondo, una grande persecuzione religiosa colpirà Israele (Dn 7). Un’esperienza simile è fatta dalla comunità neotestamentaria. A causa della sua missione di rinnovare la fede, Gesù viene perseguitato dai suoi nemici fino a subire la morte. Anche la comunità viene perseguitata dai propri correligionari ebrei a causa della nuova fede. La persecuzione innesta nella sequela della croce di Cristo e saggia la stabilità della fede (Mc 4,16).
La comunità può sopportare la persecuzione perché a motivo della perseveranza le è promessa la salvezza definitiva (Mc 13,13). I persecutori, invece, saranno condannati nel giudizio.
Nella persona di Paolo, il persecutore è diventato perseguitato. Il persecutore dei cristiani si è trasformato nel l’apostolo perseguitato che porta nel proprio corpo le sofferenze di Cristo.
Il cristiano di fronte alla persecuzione - R. Deville: Il credente, la cui fede penetra il mistero della persecuzione, trova nella sua speranza la forza di sostenerla con gioia; già il VT gli offriva modelli di questo atteggiamento a cui Gesù conferisce la perfezione con il suo esempio e con i suoi consigli.
I modelli. - Dinanzi alla persecuzione i giusti del VT hanno adottato tutti un atteggiamento di pazienza e di fedeltà coraggiosa nella speranza. Geremia è il tipo del perseguitato fedele ed orante; le sue «confessioni» sono tanto proteste di fedeltà, quanto lamenti dolorosi; egli sa che, qualunque cosa gli capiti, Jahve «è con lui» per proteggerlo e salvarlo (ad es. Ger 1,8.19). La stessa cosa vale per il servo sofferente (Is 52-53) e per i salmisti perseguitati: «Signore, salvami da coloro che mi perseguitano» (Sal 7,2): questo grido di angoscia e di fiducia echeggia in tutto il salterio. Accompagnata sovente da imprecazioni contro i nemici (Sal 35; 55; 69; 70; 109) o da appelli alla vendetta di Dio (Ger 11,20; 15,15; 17,18), una simile preghiera si fonda sulla certezza della salvezza che il Dio fedele accorda ai suoi (Sal 31,6; cfr. 23, 4; 91,15) Gesù, perseguitato, non soltanto confida nel Padre suo che è con lui (Mt 26,53; Gv 16,32), ma prega per i suoi persecutori (Lc 23, 34); in tal modo dà ai suoi discepoli un esempio supremo della carità che sopporta ogni persecuzione (1Cor 13,7). Soggetti alle persecuzioni, gli apostoli ed i primi cristiani pregano per essere liberi e poter così annunziare il vangelo (Atti 4, 29; cfr. 12, 5); al pari del loro maestro si mostrano pazienti in mezzo alle persecuzioni (2Tess 1,4) e come lui pregano Dio di perdonare ai loro carnefici (Atti 7,60).
I consigli dati da Gesù corrispondono all’atteggiamento di cui ha dato egli stesso l’esempio. Come lui, il discepolo deve pregare per coloro che lo perseguitano (Mt 5,44 par.; cfr. Rom 12,14). Deve affrontare la persecuzione con coraggio; se non deve essere temerario e saper fuggire da una città dov’è ricercato (Mt 10,23; Atti 13,50s), deve aspettarsi pure di essere imprigionato, percosso e messo a morte (Mt 10,16-39; Gv 16,1-4). Ma dinanzi a simili prospettive non deve aver paura: il suo maestro ha vinto il mondo (Gv 16,33), ed alla fine trionferà degli empi persecutori «con i suoi, i chiamati, gli eletti, i fedeli» (Apoc 17,34). I nemici del discepolo non possono nulla contro la sua anima (Mt 10,28-31). Lo Spirito di Dio lo assisterà quando sarà trascinato dinanzi ai tribunali, perciò egli non deve preoccuparsi della propria difesa in occasione del processo (Mt 10,19s). Tuttavia occorre sempre vegliare e pregare, perché la persecuzione è una prova, una tentazione, e se lo spirito è pronto, la carne è debole (Mt 26,41 par.). Paolo riprende i mandati di Gesù. Nulla, egli dice, ci può separare dall’amore di Cristo, neppure la persecuzione o la spada (Rom 8,35). In sintesi, il discepolo fa fronte alla persecuzione con una speranza che lo rende fedele, costante e lieto (Rom 12,12; 2Tess 1,4; cfr. Mt 13,21 par.). Sa in chi ha posto la sua fiducia (2Tm 1,12). Perciò, circondato dagli innumerevoli martiri del VT e del NT, con gli occhi fissi su Cristo «che ha subito da parte dei peccatori una simile ostilità contro la sua persona», corre verso la meta, con pazienza, senza scoraggiarsi (Ebr 11,1-12,3).
La gioia della speranza (Rom 12,12) è il frutto della persecuzione così sopportata: «Beati sarete voi quando vi oltraggeranno, vi perseguiteranno... per causa mia. Gioite ed esultate...» (Mt 5,11s). Questa promessa di Gesù si realizza nel Cristiano che «si gloria nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce la costanza, la costanza la virtù provata, la virtù provata la speranza, e la speranza non delude...» (Rom 5,3ss; cfr. Giac 1,2ss). Egli «sovrabbonda di gioia nelle tribolazioni» (2Cor 7,4; 12,10; Col 1,24; cfr. Atti 5,41; Ebr 10,34).
La consolazione nella tribolazione (2Cor 1,3-10) è un frutto dello Spirito (1Tess l,6; Atti 13,52; cfr. Gal 5,22), e nello stesso tempo il segno della presenza del regno.
Scritta durante una terribile prova, l’Apocalisse, specchio della vita della Chiesa, alimenta questa gioiosa speranza nel cuore dei perseguitati, assicurandoli della vittoria di Gesù e della instaurazione del regno. Ad ognuno di essi, come a tutta la Chiesa il Signore risorto rivolge sempre questo messaggio: «Non temere le sofferenze che ti aspettano; il demonio sta per gettare alcuni di voi in carcere per tentarvi ed avrete dieci giorni di prova. Rimani fedele fino alla morte, ed io ti darò la corona della vita» (Apoc 2,10).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Cristo risorto, più non muore, la morte non ha più potere su di lui. (Rm 6,9)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Guarda con bontà, o Signore, il tuo popolo,
che hai rinnovato con i sacramenti pasquali,
e guidalo alla gloria incorruttibile della risurrezione.
Per Cristo nostro Signore.
che hai rinnovato con i sacramenti pasquali,
e guidalo alla gloria incorruttibile della risurrezione.
Per Cristo nostro Signore.