17 Maggio 2020

VI Domenica di Pasqua

At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

Colletta: O Dio, che hai promesso di stabilire la tua dimora in quanti ascoltano la tua parola e la mettono in pratica, manda il tuo Spirito, perché richiami al nostro cuore tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato e ci renda capaci di testimoniarlo con le parole e con le opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo..

Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 24 maggio 1989): “Parákletos”, letteralmente significa: “colui che è invocato” (da para-kaléin, “chiamare in aiuto”), e dunque “il difensore”, “l’avvocato”, nonché “il mediatore” che adempie la funzione di intercessore (intercessor). È questo senso di “Avvocato-Difensore” che ora ci interessa, pur non ignorando che alcuni padri della Chiesa usano “Parákletos” nel senso di “Consolatore”, particolarmente in riferimento all’azione dello Spirito Santo nei riguardi della Chiesa. Per adesso fissiamo la mente e svolgiamo il discorso sullo Spirito Santo come parákletos-avvocato-difensore. Questo termine ci permette di cogliere anche la stretta affinità tra l’azione di Cristo e quella dello Spirito Santo, quale risulta da una ulteriore analisi del testo giovanneo. Quando Gesù nel Cenacolo, alla vigilia della sua Passione, annuncia la venuta dello Spirito Santo, si esprime così: “Il Padre vi darà un altro Paraclito”. Da queste parole si rileva che Cristo stesso è il primo paraclito, e che l’azione dello Spirito Santo sarà simile a quella da lui compiuta, costituendone quasi il prolungamento. Gesù Cristo, infatti, era il “difensore” e lo rimane. Lo stesso Giovanni lo dirà nella sua prima lettera: “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato (Parákletos) presso il Padre: Gesù Cristo giusto” (1Gv 2,1). L’avvocato (difensore) è colui che, mettendosi dalla parte di coloro che sono colpevoli a motivo dei peccati commessi, li difende dalla pena meritata per i loro peccati, li salva dal pericolo di perdere la vita e la salvezza eterna. Gesù Cristo ha compiuto proprio questo. E lo Spirito Santo viene chiamato “il Paraclito”, perché continua a rendere operante la Redenzione con cui Cristo ci ha liberati dal peccato e dalla morte eterna

I lettura: Nella prima lettura viene descritta l’attività di Filippo e degli apostoli come predicatori del Vangelo. Annunciano con franchezza e coraggio la Buona Novella. Dio feconda la parola con la grazia interna e i miracoli esterni che prolungano l’opera taumaturgica di Gesù. Il Protagonista principale della evangelizzazione è lo Spirito Santo. L’importanza della missione di Filippo è data dal fatto che con essa si oltrepassano i confini del giudaismo ortodosso.

Salmo Responsoriale: Origene: Non stupirti quando ti si racconta la storia del primitivo popolo di Dio. A te cristiano, che hai passato i flutti del Giordano col sacramento del battesimo, la parola di Dio promette beni più grandi e più alti. E non credere che questa storia non ti riguardi: tutto si realizza in te, in modo spirituale. Quando arriverai alle fonti spirituali del battesimo e sarai stato iniziato ai misteri sublimi, allora avrai attraversato il Giordano ed entrerai nella terra promessa.

II lettura: Nella seconda lettura san Pietro «esorta i cristiani a porsi in grado di giustificare la loro speranza. La speranza abbraccia tutto il panorama della fede. Questa opera di conferma e di persuasione devono farla sempre con rispetto e cortesia per i non credenti, aggiungendo soprattutto la testimonianza della loro buona condotta, anche quando si trovassero dinanzi a malintenzionati e perfino persecutori. Così imiteranno il loro maestro, Cristo, che soffrì giusto per gli ingiusti al fine di condurre gli uomini a Dio. Come lui guadagneranno più efficacemente gli avversari» (Vincenzo Raffa).

Vangelo: Gesù, nel Vangelo, per consolare i discepoli promette lo Spirito Santo: «io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità». Nella vita della Chiesa, lo Spirito Santo sarà l’evangelizzatore, il missionario, l’operatore di prodigi e di miracoli, il rivelatore di Cristo, il santificatore. Inoltre, «quando [lo Spirito Santo] sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo [Gv 1,10]  riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio» (Gv 16,8). Questa Persona divina sarà mandata da Dio nel nome del Cristo (Cf. Gv 14,26). Nel brano evangelico vengono rivelati due misteri: quello della Trinità e quello della sua inabitazione nei discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola [Gv 3,11] e il Padre mio lo amerà e noi verremo [Ap 3,20] a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-21: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Il Padre vi darà un altro Pàraclito perché rimanga con voi per sempre - I capitoli 13-17 del Vangelo di san Giovanni, intesi come il testamento del Redentore, nella «trama del IV Vangelo segnano la grande manifestazione che Gesù fa ai discepoli dopo i lunghi dibattiti tenuti con i suoi avversari [capitoli V-X] sui suoi personali rapporti con il Padre» (P. Ortensio da Spinetoli).
Le promesse che Gesù fa ai suoi discepoli sono pronunziate in un clima saturo di tensione spirituale e di profezie oscure, intrise di sangue. Per la comunità apostolica sta per sorgere un nuovo giorno gravido di tristezza e di sconforto: Simon Pietro rinnegherà il Maestro, nonostante le sue proteste di fedeltà; Giuda lo tradirà per trenta denari d’argento; tutti fuggiranno via, abbandonandolo nelle mani dei carnefici.
Gesù sa che ormai è arrivata «la sua ora di passare da questo mondo al Padre» (Gv 13,1; 17,1), sa che i suoi discepoli si scandalizzeranno della sua morte cruenta e sa anche che alla sua morte le pecore si disperderanno (Cf. Mc 14,27).
In questo clima di addio, Gesù vuole quindi consolare i suoi amici (Cf. Gv 15,15); vuole aprire, nonostante tutto, i loro occhi su un futuro pieno di luce, di vita nuova, di vittoria sul peccato e sulla morte; vuole dare ai loro cuori smarriti una speranza: «Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione, ma abbiate coraggio; io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).
Se mi amate, Gesù ha già raccomandato l’amore tra i discepoli (Cf. Gv 13,34-355), ora parla dell’amore verso la sua persona.
Quando Dio, nell’Antico Testamento, stringeva un patto con il suo popolo esigeva che lo si amasse e si aderisse a lui «con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,5). Ora, Gesù, nel rinnovare l’Alleanza nel suo sangue, si presenta ai suoi discepoli come colui che deve essere amato, così come un tempo richiedeva Dio.
Ma aderire a questa alleanza e permanervi, osservando i comandamenti del Signore, non può essere solo frutto di puro sforzo umano: i discepoli hanno bisogno di un supplemento, di un aiuto divino. Hanno bisogno dello Spirito Santo. A questo scopo, il Maestro divino pregherà il Padre, il quale donerà il suo Spirito: è Gesù «colui che otterrà dal Padre il dono dello Spirito. La sua passione e la sua morte, offerte al Padre, costituiscono l’essenza di questa preghiera. Donando lo Spirito, il Padre dona tutto» (I quattro vangeli commentati).
Colui che verrà nel cuore dei credenti è il Paràclito, l’Avvocato: egli difenderà i discepoli dal Maligno, dall’accusatore (Cf. Zac 3,1; Ap 12,10).
Il termine Paràclito, qui nominato per la prima volta, preso dalla terminologia legale, indica l’avvocato o il difensore. Anche Gesù in Gv 2,1 è designato come il Paràclito: «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto».
Il Paràclito «che verrà continuerà a svolgere l’opera di testimonianza del primo Paràclito [Gesù], assistendo i discepoli nel mettere a frutto la sua eredità d’amore» (Il Nuovo Testamento, Paoline).
Lo Spirito Santo «prenderà le difese del Cristo-Verità, nell’intimo delle coscienze dei credenti, vivendo in loro per sempre [Gv 14,16s], convincendo il mondo intorno al peccato, alla giustizia e al giudizio [Gv 16,8ss]. Lo Spirito Santo quindi è il Paràclito, perché avvocato difensore di Gesù nel processo intentato dalle tenebre contro la luce. Il termine “Paràclito” quindi indica la funzione di difesa della luce contro le tenebre [l’incredulità] e della verità contro la menzogna» (Salvatore Panimolle).
Lo Spirito Santo dilaterà il cuore e la mente dei discepoli alla verità e, Maestro interiore, sua opera sarà quella di rievocare, di insegnare, di illustrare ai discepoli l’insegnamento di Cristo. Avvocato difensore parlerà in loro quando saranno trascinati dagli uomini maligni dinanzi ai tribunali per essere giudicati (Cf. Mt 10,17-20).
Il mondo non può ricevere lo Spirito di verità perché non può (non vuole) comprendere la verità di Cristo, perché non può (non vuole) capire lo scandalo della croce, perché ascolta un altro spirito, perché giace sotto il potere del Maligno (Cf. 1Gv 5,19), perché ha per padre il diavolo, il padre della menzogna, e vuole compiere i desideri del padre suo (Cf. Gv 8,44). Il mondo rifiuta di ascoltare il Verbo di Dio, morto svenato in croce per la sua salvezza, perché se l’ascoltasse dovrebbe impostare la sua vita diversamente: il mondo ama una vita senza croce, sprofondato nel più squallido e marcio edonismo, ama vivere nella esaltazione del proprio ingegno, del proprio io.
I cristiani, invece, conoscono lo Spirito, perché ogni giorno sperimentano la sua azione nella propria vita e in quella della comunità cristiana.
Gesù, con lo Spirito Santo, promette ai suoi discepoli anche la sua Presenza: «verrò da voi»; Gesù non li lascerà orfani perché abiterà per sempre nel loro spirito. Il mondo non lo vedrà più perché è accecato dai suoi peccati (Cf. Gv 9,41); invece, i discepoli lo contempleranno Risorto, lo vedranno nell’intimo del loro cuore, lo scorgeranno nei germi di una vita nuova che già ora fiorisce nella loro esistenza (Cf. Is 43,19), lo ravviseranno nella luce divina che accompagna i passi della Chiesa. I discepoli lo vedranno, perché egli vive: «Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi» (Ap 1,17-18).
In questa dolcissima sperimentazione della presenza del Maestro, i cristiani faranno anche conoscenza dell’intima unione di Gesù con il Padre e di Gesù con loro: «In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».
Sarà il Paraclito a consentire ai discepoli di partecipare alla vita di Gesù e di essere in comunione con lui, come lui lo è con il Padre. Ma a condizione che essi osservino i comandamenti di Gesù.
Infatti,  questa realtà-verità non è soltanto estasi, è innanzi tutto ortoprassi, concretezza di vita, un modo nuovo di vivere che consisterà nell’accettare e nell’osservare le sue parole, i suoi insegnamenti, i suoi comandamenti. In questo modo, e solo in questo modo, la promessa di Gesù si potrà realizzare perfettamente e in pienezza.

Benedetto XVI (Omelia, 12 giugno 2011): Lo Spirito Santo è Colui che ci fa riconoscere in Cristo il Signore, e ci fa pronunciare la professione di fede della Chiesa: “Gesù è Signore” (cfr. 1Cor 12,3b). Signore è il titolo attribuito a Dio nell’Antico Testamento, titolo che nella lettura della Bibbia prendeva il posto del suo impronunciabile nome. Il Credo della Chiesa è nient’altro che lo sviluppo di ciò che si dice con questa semplice affermazione: “Gesù è Signore”. Di questa professione di fede san Paolo ci dice che si tratta proprio della parola e dell’opera dello Spirito Santo. Se vogliamo essere nello Spirito Santo, dobbiamo aderire a questo Credo. Facendolo nostro, accettandolo come nostra parola, accediamo all’opera dello Spirito Santo. L’espressione “Gesù è Signore” si può leggere nei due sensi. Significa: Gesù è Dio, e contemporaneamente: Dio è Gesù. Lo Spirito Santo illumina questa reciprocità: Gesù ha dignità divina, e Dio ha il volto umano di Gesù. Dio si mostra in Gesù e con ciò ci dona la verità su noi stessi. Lasciarsi illuminare nel profondo da questa parola è l’evento della Pentecoste. Recitando il Credo, noi entriamo nel mistero della prima Pentecoste: dallo scompiglio di Babele, da quelle voci che strepitano una contro l’altra, avviene una radicale trasformazione: la molteplicità si fa multiforme unità, dal potere unificatore della Verità cresce la comprensione. Nel Credo che ci unisce da tutti gli angoli della Terra, che, mediante lo Spirito Santo, fa in modo che ci si comprenda pur nella diversità delle lingue, attraverso la fede, la speranza e l’amore, si forma la nuova comunità della Chiesa di Dio.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Con voce di giubilo date il grande annunzio, fatelo giungere ai confini del mondo: il Signore ha liberato il suo popolo. (cf. Is 48,20)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Dio grande e misericordioso,
che nel Signore risorto
riporti l’umanità alla speranza eterna,
accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale
con la forza di questo sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.