16 Maggio 2020
Sabato della V Settimana di Pasqua
At 16,1-10; Sal 99; Gv 15,18-21
Colletta: Dio onnipotente ed eterno, che nel battesimo ci hai comunicato la tua stessa vita, fa’ che i tuoi figli, rinati alla speranza dell’immortalità, giungano con il tuo aiuto alla pienezza della gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Squilibri nel mondo contemporaneo - Gaudium et spes nn. 7-8 : Le istituzioni, le leggi, i modi di pensare e di sentire ereditati dal passato non sempre si adattano bene alla situazione attuale; di qui un profondo disagio nel comportamento e nelle stesse norme di condotta. Anche la vita religiosa, infine, è sotto l’influsso delle nuove situazioni. Da un lato, un più acuto senso critico la purifica da ogni concezione magica nel mondo e dalle sopravvivenze superstiziose ed esige un adesione sempre più personale e attiva alla fede; numerosi sono perciò coloro che giungono a un più vivo senso di Dio. D’altro canto però, moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla religione. A differenza dei tempi passati, negare Dio o la religione o farne praticamente a meno, non è più un fatto insolito e individuale.
Oggi infatti non raramente un tale comportamento viene presentato come esigenza del progresso scientifico o di un nuovo tipo di umanesimo.
Tutto questo in molti paesi non si manifesta solo a livello filosofico, ma invade in misura notevolissima il campo delle lettere, delle arti, dell’ interpretazione delle scienze umane e della storia, anzi la stessa legislazione: di qui il disorientamento di molti.
Una così rapida evoluzione, spesso disordinatamente realizzata, e la stessa presa di coscienza sempre più acuta delle discrepanze esistenti nel mondo, generano o aumentano contraddizioni e squilibri. Anzitutto a livello della persona si nota molto spesso lo squilibrio tra una moderna intelligenza pratica e il modo di pensare speculativo, che non riesce a dominare né a ordinare in sintesi soddisfacenti l’insieme delle sue conoscenze.
Uno squilibrio si genera anche tra la preoccupazione dell’efficienza pratica e le esigenze della coscienza morale, nonché molte volte tra le condizioni della vita collettiva e le esigenze di un pensiero personale e della stessa contemplazione.
Di qui ne deriva infine lo squilibrio tra le specializzazioni dell’attività umana e una visione universale della realtà. Nella famiglia poi le tensioni nascono sia dalla pesantezza delle condizioni demografiche, economiche e sociali, sia dal conflitto tra le generazioni che si susseguono, sia dal nuovo tipo di rapporti sociali tra uomo e donna. Grandi contrasti sorgono anche tra le razze e le diverse categorie sociali; tra nazioni ricche e meno dotate e povere; infine tra le istituzioni internazionali nate dall’aspirazione dei popoli alla pace e l’ambizione di imporre la propria ideologia, nonché gli egoismi collettivi esistenti negli Stati o in altri gruppi.
Di qui derivano diffidenze e inimicizie, conflitti ed amarezze di cui l’uomo è a un tempo causa e vittima.
Nel vangelo di Giovanni il mondo, inteso come coagulo di malvagità e sottoposto alla signoria di satana, è fondamentalmente contro Dio, nonostante che esso sia stato creato da lui (Gv 8,12; 15,22ss); il peccato del mondo è la mancanza di fede (Gv 16,9) che lo porta in giudizio (Gv 3,17ss; 12,31), il quale si compie già nel presente per mezzo della parola di Gesù (Gv 9,39ss).
Il mondo odia Gesù e odia i suoi discepoli: dinanzi alle insidie del mondo i discepoli non devono avere paura: «Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).
L’esigenza di fuggire dal mondo (1Cor 7,31) e di seguire Gesù (Fil 2,4-13; 3,7-14), viene fatta valer per il servizio e la testimonianza della fede, e non come pretesto per estraniarsi dal mondo.
Dal Vangelo secondo Giovanni 15,18-21: In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».
Se il mondo vi odia - Felipe F. Ramos: Gesù ha parlato della vita del suoi discepoli, cioè della Chiesa (anche se questo termine non è mai usato nel quarto vangelo), 1’opposto della Chiesa, nel pensiero di Giovanni è è il mondo. I discepoli sono amici di Gesù, sono amati da Gesù, ma sono odiati dal mondo. I discepoli lo conoscono e conoscono il Padre, mentre il mondo non li conosce.
Praticamente la prima esperienza della Chiesa fu la persecuzione. I cristiani furono perseguitati prima dei giudei e poi dai gentili. L’evangelista, utilizzando le parole di Gesù, afferma che la persecuzione e l’odio sono normali per un cristiano. Ragione? Perché il cristiano non è del mondo, non gli appartiene, il mondo ama solo i suoi. Ora i cristiani sono di Cristo, sono al di sopra del mondo, danno testimonianza contro di lui e contro i suoi peccati col loro stile di vita, condannano la condotta del mondo. Come potrebbe amarli il mondo? Si tenga presente che la separazione fra la Chiesa e il mondo non ha un senso o un significato sociale, ma teologico.
Ma vi è di più il servo non è da più del suo padrone, non può avere una sorte migliore. La persecuzione e l’odio del mondo erano considerati allora come cosa inevitabile.
Erano un’eredità giunta ai cristiani dal giudaismo; tale era il modo giudaico di giudicare la storia. La persecuzione e l’odio erano parte della necessaria intensificazione del male, che era una specie di preludio dell’ultimo giudizio.
In questa prospettiva si comprende come il servo non possa avere una sorte migliore di quella del suo padrone.
Gesù visse fra le animosità e le persecuzioni e mori crocifisso, che può dunque attendersi il suo discepolo che è l’erede della sua parola, del suo messaggio e il portatore di quelle stesse verità che condussero Gesù alla morte?
Gesù e il mondo - C. Lesquivit e P. Grelot: Ora «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unico» (Gv 3,16). Questo è il paradosso con cui incomincia per il mondo una nuova storia che presenta due aspetti complementari: la vittoria di Gesù sul mondo malvagio governato da Satana, l’inaugurazione in lui del mondo rinnovato che le promesse profetiche annunciavano.
1. Gesù, vincitore del mondo. - Questo primo punto è messo in pieno rilievo dal quarto vangelo: «Egli era nel mondo, ed il mondo fu fatto per mezzo suo, ed il mondo non lo ha conosciuto» (Gv 1,10). Tale è il riassunto della carriera terrena di Gesù. Gesù non è del mondo (8,23; 17,14), e neppure il suo regno (18,36); ha la sua potenza da Dio (Mt 28,10), e non dal principe di questo mondo (Lc 4, 5-8), perché questi non ha alcun potere su di lui (Gv 14,30). Perciò il mondo lo odia (15,18), tanto più che egli ne è la luce (9,5), gli apporta la vita (6,33), viene per salvarlo (12,47). Odio folle, che domina apparentemente il dramma evangelico e provoca alla fine la Condanna a morte di Gesù (cfr. 1Cor 2,7s). Ma in questo stesso istante la situazione si capovolge: ed allora è il giudizio del mondo e la caduta del suo principe (Gv 12,31), è la vittoria di Cristo sul mondo malvagio (16,33). Infatti Gesù accettando con un atto supremo di amore la misteriosa volontà del Padre (14, 31), ha «lasciato il mondo» (16,28) per ritornare al Padre, dove siede ormai nella gloria (17,1.5), e di dove dirige la storia (Apoc 5,9).
2. Il mondo rinnovato. Con ciò stesso - Gesù ha realizzato il fine per cui era venuto in terra: morendo, ha «tolto il peccato del mondo» (Gv 1,29), ha dato la sua carne «per la vita del mondo» (6,51). Ed il mondo, creatura di Dio caduta sotto il giogo di Satana, è stato riscattato dalla sua schiavitù. È stato lavato dal sangue di Gesù: Terra, pontus, astra, mundus, quo lavantur flumine! Egli, nel quale tutte le cose erano state create (Col 1,16), è stato stabilito dalla sua risurrezione Capo e testa della nuova creazione: Dio ha posto tutto sotto i suoi piedi (Ef 1,20ss), riconciliando in lui tutti gli esseri e ricostituendo l’unità di un universo diviso (Col 1,20). In questo mondo nuovo la luce e la vita circolano ormai in abbondanza: sono date a tutti coloro che hanno fede in Gesù.
Tuttavia il mondo presente non ha ancora avuto termine. La grazia di redenzione agisce in un universo sofferente. La vittoria di Cristo non sarà completa che il giorno della sua manifestazione in gloria, quando consegnerà tutte le cose al Padre suo (1Cor 15,25-28). Fino allora l’universo rimane in attesa di un parto doloroso (Rom 8,19 ...): quello dell’uomo nuovo nella sua piena statura (Ef 4,13), quello di un mondo nuovo che succede definitivamente all’antico (Apoc 21,4s)
Gesù di fronte all’odio - J. Brière: 1. L’odio del mondo contro Gesù. - Comparendo in un mondo agitato dalla passione dell’odio Gesù ne vede convergere verso di sé le diverse forme: odio dell’eletto di Dio che si invidia (Lc 19,14; Mt 27,18; Gv 5,18), odio del giusto la cui presenza significa condanna (Gv 7,7; 15,24); i capi di Israele lo odiano pure perché vogliono riservare a se stessi l’elezione divina (cfr. Gv 11,50). D’altronde, dietro di essi, è tutto il mondo malvagio ad odiarlo (Gv 15,18): in lui odia la luce, perché le sue opere sono malvagie (Gv 3,20). Si compie così il mistero, annunziato nella Scrittura, dell’odio cieco, senza motivo (Gv 15,25): al di là di Gesù, esso ha di mira lo stesso Padre (Gv 15,23s). Gesù quindi muore, vittima dell’odio; ma con la sua morte uccide l’odio (Ef 2,14. 16), perché questa morte è un atto di amore che introduce nuovamente l’amore nel mondo e ve lo fissa definitivamente.
2. L’odio del mondo contro i cristiani. - Chiunque segue Gesù conoscerà la stessa sorte. I discepoli saranno odiati, «a motivo del suo nome» (Mt 10,22; 24,9). Non devono stupirsene (1Gv 3,13); anzi se ne devono rallegrare (Lc 6,22), perché così sono associati al destino del loro maestro; il mondo li odia perché non sono del mondo (Gv 15,19; 17,14). Si rivela così il nemico che agiva fin dalla origine (Gv 8,44); ma Gesù ha pregato per essi, non perché siano tolti dal mondo, ma perché siano salvaguardati dal maligno.
3. Odiare il male e non gli uomini. - Come Gesù, contro il quale il principe di questo mondo non può nulla (Gv 14,30; 8,46), come il Dio santo, il Padre santo (Gv 17,11), così anche i discepoli avranno l’odio del male.
Sapranno che c’è incompatibilità radicale tra Dio ed il mondo (1Gv 2,15; Giac 4,4), tra Dio e la carne (Rom 8,7), tra Dio ed il denaro (Mt 6,24). Per sopprimere in sé ogni complicità con il male, essi rinunceranno a tutto e giungeranno fino ad odiare se stessi (Lc 14,26; Gv 12,25). Ma di fronte agli altri uomini non ci sarà odio alcuno nel loro cuore: «chi odia il proprio fratello è nelle tenebre» (1Gv 2,9-11; 3,15). L’amore è la sola regola, anche nei Confronti dei nemici (Lc 6,27). Al termine di questa storia dell’odio, la situazione per il cristiano è quindi chiara, e una netta linea di condotta è stata tracciata: amare tutti gli uomini, odiare se stesso. L’uomo senza Cristo (Ef 2,11 ss; Tito 3,3s) poteva immaginare di trovare nell’odio una affermazione di sé, ma il tempo di Caino è passato; il cristiano sa che solo l’amore fa vivere e rende simile a Dio (1Gv 3,11-24).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio. (Col 3,1)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
O Padre, che in questo sacramento di salvezza
ci hai ristorato con il corpo e sangue del tuo Figlio,
fa’ che, illuminati dalla verità del Vangelo,
edifichiamo la tua Chiesa
con la testimonianza della vita.
Per Cristo nostro Signore.
ci hai ristorato con il corpo e sangue del tuo Figlio,
fa’ che, illuminati dalla verità del Vangelo,
edifichiamo la tua Chiesa
con la testimonianza della vita.
Per Cristo nostro Signore.