11 Maggio 2020

Lunedì V Settimana di Pasqua

At 14,5-18; Sal 113B; 1Pt 2,4-9; Gv 14,21-26

Colletta: O Padre, che unisci in un solo volere le menti dei fedeli, concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e desiderare ciò che prometti,perché fra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Dominum et Vivificantem n. 3: Quando era ormai imminente per Gesù Cristo il tempo di lasciare questo mondo, egli annunciò agli apostoli «un altro consolatore» (állon parákleton: Gv 14,16).  L’evangelista Giovanni, che era presente, scrive che, durante la Cena pasquale precedente il giorno della sua passione e morte, Gesù si rivolse a loro con queste parole: «Qualunque cosa chiederete nel nome mio, io la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio... Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro consolatore, perché rimanga con voi sempre, lo Spirito di verità» (Gv 14,13.16-17). Proprio questo Spirito di verità, Gesù chiama Paraclito - e parákletos vuol dire «consolatore», e anche «intercessore», o «avvocato». E dice che è «un altro» consolatore, il secondo, perché egli stesso, Gesù, è il primo consolatore, essendo il primo portatore e donatore della Buona Novella. Lo Spirito Santo viene dopo di lui e grazie a lui, per continuare nel mondo, mediante la Chiesa, l’opera della Buona Novella di salvezza. Di questa continuazione della sua opera da parte dello Spirito Santo Gesù parla più di una volta durante lo stesso discorso di addio, preparando gli apostoli, riuniti nel Cenacolo, alla sua dipartita, cioè alla sua passione e morte in Croce. Le parole, alle quali faremo qui riferimento, si trovano nel Vangelo di Giovanni, Ognuna di esse aggiunge un certo contenuto nuovo a quell’annuncio e a quella promessa. Al tempo stesso, esse sono intrecciate intimamente tra di loro non solo dalla prospettiva dei medesimi eventi, ma anche dalla prospettiva del mistero del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che forse in nessun passo della Sacra Scrittura trova un’espressione così rilevata come qui.
n. 4. Poco dopo l’annuncio surriferito Gesù aggiunge: «Ma il consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto». Lo Spirito Santo sarà il consolatore degli apostoli e della Chiesa, sempre presente in mezzo a loro - anche se invisibile - come maestro della medesima Buona Novella che Cristo annunciò. Quell’«insegnerà» e «ricorderà» significa non solo che egli, nel modo a lui proprio, continuerà ad ispirare la divulgazione del Vangelo di salvezza, ma anche che aiuterà a comprendere il giusto significato del contenuto del messaggio di Cristo; che ne assicurerà la continuità ed identità di comprensione in mezzo alle mutevoli condizioni e circostanze. Lo Spirito Santo, dunque, farà sì che nella Chiesa perduri sempre la stessa verità, che gli apostoli hanno udito dal loro Maestro.

Sul finire della sua vita terrena, Gesù promette ai suoi amici (cfr. Gv 15,15) il dono dello Spirito Santo: lo Spirito Santo sarà nella vita della Chiesa, e nell’intimo dei credenti, il Consolatore, il Maestro, la memoria. Dai testi di Giovanni sullo Spirito Santo si possono rilevare i tratti seguenti: lo Spirito Santo verrà quando Gesù se ne sarà «andato» (16,7). Gesù pregherà il Padre ed Egli darà ai discepoli «un altro Consolatore» (14,16.26; 15,26). I discepoli lo conoscono, perché Egli dimora presso di loro e sarà in loro (14,17). Dimorerà in loro (14,17) insegnerà ad essi ogni cosa (14,26) e li guiderà sulla via della verità (16,13). Annunzierà ai discepoli le cose future (16,13). Prenderà da Gesù per dare ai discepoli (16,14), glorificando Gesù (16,14) e rendendo testimonianza di lui, facendo ricordare ai discepoli ciò che Gesù ha fatto e ha detto loro (14,26). Non parlerà da se stesso (16,13), dirà solamente quanto sentirà. Il mondo non lo può accogliere (14,17), non lo vede e non lo conosce (14,17). Lo Spirito darà testimonianza in favore di Gesù di fronte all’incredulità e all’odio del mondo (15,26; 16,8); confuterà il mondo in fatto di peccato, di giustizia e di giudizio (16,8). Dimostrerà ai credenti che il mondo è nel peccato e in errore, e quindi in stato di condanna. Da qui si evince la necessità, se si vuole essere cristiani, di una vera e sincera vita pneumatica. 
  
Dal Vangelo secondo Giovanni 14,21-26: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Gesù promette lo Spirito - J. Guillet: Ripieno dello Spirito e non agendo se non per mezzo suo, Gesù tuttavia quasi non ne parla. Lo manifesta con tutti i suoi atti, ma finché vive in mezzo a noi, non può mostrarlo distinto da sé.
Affinché lo Spirito sia effuso e riconosciuto bisogna che Gesù se ne vada (Gv 7,39; 16,7); allora si riconoscerà quel che è lo Spirito e che viene da lui. Gesù quindi non parla ai suoi dello Spirito se non separandosi sensibilmente da essi, in modo temporaneo (Mt 10,20) o definitivo (Gv 14,16s. 26; 16,13ss). Nei sinottici sembra che lo Spirito non debba manifestarsi se non nelle situazioni gravi, in mezzo ad avversari trionfanti, dinanzi ai tribunali (Mc 13,11). Ma le confidenze del discorso dopo la cena sono più precise: l’ostilità del mondo per Gesù non è un fatto accidentale, e se non la manifesta ogni giorno con  persecuzioni violente, tuttavia ogni giorno i discepoli sentiranno pesare su di sé la sua minaccia (Gv 15,18-21), e perciò ogni giorno anche lo Spirito sarà Con essi (14,16s). Come Gesù ha  confessato il Padre suo con tutta la sua vita (Gv 5,41; 8,50; 12,49), Così i discepoli dovranno rendere  testimonianza al Signore (Mc 13,9; Gv 15,27). Essi, finché Gesù viveva con loro, non temevano nulla; egli era il loro paraclito, sempre presente per prendere la loro difesa e trarli d’impaccio (Gv 17,12). Dopo la sua partenza, lo Spirito occuperà il suo posto per essere il loro paraclito (14,16; 16,7). Distinto da Gesù, egli non parlerà in nome proprio, ma sempre in nome di Gesù, da cui è inseparabile e che egli «glorificherà» (16,13s).
Ricorderà ai discepoli gli atti e le parole del Signore e ne darà loro l’intelligenza (14,26); darà loro la forza di affrontare il mondo nel nome di Gesù, di scoprire il senso della sua morte e di rendere testimonianza al mistero divino che si è compiuto in questo fatto scandaloso: la condanna del peccato, la sconfitta di Satana, il trionfo della *giustizia di Dio (16, 8-11).

«Prenderemo dimora presso di lui» - Basilio Caballero (La Parola per Ogni Giorno): Nella risposta a Giuda Taddeo, Gesù dice: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». L’ubbidienza nella fede è la prova dell’amore, ed è l’amore che rende possibile la comunione tra Dio e l’uomo. In questo modo il vero discepolo di Gesù diventa tempio spirituale dove Dio abita e riceve il culto in spirito e verità, perché il Signore non circoscrive la sua presenza allo spazio materiale di un santuario.
Così l’assenza di Cristo sarà compensata nei suoi con una presenza più completa di quella puramente fisica.
Il Gesù vivo della risurrezione continuerà a essere con quelli che osservano la sua parola e i suoi comandamenti. Perché «dimorare» significa presenza continua e non momentanea come fu quella delle apparizioni pasquali del risorto.
Ma c’è di più: questa abitazione o dimora del Padre e di Gesù nel credente diventa trinitaria, perché si completa, e non potrebbe essere altrimenti, con la presenza dinamica dello Spirito Santo, che Cristo chiama anche «Consolatore».
Gesù afferma che «il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Come il Figlio fu inviato in nome del Padre a realizzare la sua opera, così lo Spirito è inviato in nome di Cristo per completare la sua rivelazione alla Chiesa.

... lui v’insegnerà ogni cosa - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Nella seconda promessa Gesù dichiara che lo Spirito santo insegnerà ogni cosa ai credenti e ciò avverrà mediante il ricordo di quanto il Cristo ha rivelato (Gv 14,26). Il parallelismo sinonimico fra le due frasi
«Vi insegnerà tutte le cose
e Vi ricorderà tutte le cose che vi ho detto io»,
mostra l’azione didattica dello Spirito, orientata verso la parola di Gesù. Lo Spirito della verità quindi non insegnerà una parola nuova, non porterà una rivelazione personale, diversa da quella del Cristo, perché svolge la missione di richiamare alla memoria dei discepoli la verità di Gesù, attraverso la sua azione interiore nel loro cuore e nella loro mente.
Durante la sua rivelazione terrena Gesù è stato il Maestro dei suoi seguaci, ma la sua azione è stata esterna ai suoi uditori. Lo Spirito santo opererà dall’interno, perché sarà in eterno con i credenti, anzi dimorerà in essi (Gv 14,16s); egli farà interiorizzare la verità del Cristo: questa è la sua missione e funzione specifica. Il ricordo dell’insegnamento di Gesù da parte dello Spirito, non deve essere preso in senso meccanico, ma in senso globale, in riferimento all’insieme della rivelazione del Cristo. Lo Spirito santo darà ai discepoli l’intelligenza della fede, facendo capire la parola di Gesù dall’interno; egli quindi sarà il vero Maestro interiore dei credenti.

Carlo Caffarra (www.caffarra.it/pentec03.php): La persona dello Spirito Santo è l’unica persona divina di cui non conosciamo il nome proprio. Egli non muove l’attenzione del credente su di Sé: si rende presente in vista di un Altro. È come l’occhio con cui noi possiamo guardare e gustare la realtà, ma che non è mai esso stesso guardato. Lo Spirito Santo è Colui che ci fa “guardare a Cristo”: che ci introduce nel mistero di Cristo. Attraverso la conoscenza del mistero di Cristo ci introduce nella conoscenza del Padre; ci dona la conoscenza della realtà nella sua intera verità e nel suo vero significato. Ci fa uscire dalla nostra cecità; ci dona la conoscenza di quel tutto entro il quale ogni nostra verità frammentaria si inserisce e si compone. Come abbiamo appena ascoltato, i cieli si aprirono alla discesa dello Spirito: l’uomo diventa capace di uno sguardo nuovo sulla realtà perché lo Spirito gli ha rivelato il mistero di Cristo. Ma di che natura è questa conoscenza? Essa consiste in un contatto reale colla cosa conosciuta. Non conosciamo più “per sentito dire”; ma di ciò di cui la Chiesa leggendo e spiegando la Scrittura ci parla, lo Spirito Santo ci dona una esperienza diretta. È quel “sensus fidei” che costituisce la dotazione più preziosa di ogni fedele. Questa conoscenza donataci dallo Spirito è una conoscenza profondamente unitaria, perché ci fa vedere tutte le cose ricapitolate in Gesù, il Signore crocefisso e risorto. Agli sposi fa comprendere il loro amore coniugale come partecipazione all’amore stesso di Cristo; a noi sacerdoti fa comprendere il nostro ministero pastorale come opera che compiamo “in persona Christi”; ai sofferenti fa comprendere che la loro passione è il compimento della passione di Cristo nelle loro carni; ai morenti che la loro morte è morire in Cristo. Attendiamo ed invochiamo il Dono che è lo Spirito Santo, perché abbiamo bisogno di conoscere realmente, non solo per sentito dire, Gesù il Signore Risorto; di conoscere la sua opera redentiva; di conoscere ogni realtà in Cristo e per mezzo di Cristo.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa, dice il Signore, e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. (Gv 14,26)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

O Dio grande e misericordioso,
che nel Signore risorto
riporti l’umanità alla speranza eterna,
accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale,
con la forza di questo sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.