10 Maggio 2020
V Domenica di Pasqua
At 6,1-7; Sal 32 (33); 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12
Colletta: O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa’ che, aderendo a lui, pietra viva,
rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
I lettura: Per superare alcune frizioni, sorte a motivo di una cattiva gestione dei beni destinati ai poveri e alle vedove, gli Apostoli decidono di consacrare sette diaconi. Nel nome dei Dodici presiederanno al servizio delle mense e ai bisogni degli indigenti della comunità, in maniera tale che tale servizio sia compiuto nel migliore dei modi e con equità, senza discriminazioni. Diacono significa servo e servizio significa mettersi a disposizione della missione della Chiesa con tutte le proprie forze e con le proprie doti. Tutto l’operare del cristiano, nella Chiesa e nel mondo, l’annuncio della parola, la cura dei poveri, dei malati o la più modesta delle attività professionali è servizio.
Salmo Responsoriale: Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo - «Solo se si è retti, cioè se si è in sintonia con Dio, lo si può lodare con totalità; altrimenti, lo lodiamo per le circostanze favorevoli e non lo lodiamo per le altre. Dunque facciamo sì che la nostra volontà coincida sempre con quella di Dio. Quando Dio dà e quando Dio riprende ciò che ci ha dato, canta sempre: Il Signore ha dato ... il Signore ha tolto (Gb 20,21)» (Sant’Agostino).
II lettura: San Pietro tratteggia con parole efficaci la dignità sacerdotale di tutti i cristiani. Possiamo così riassumere i rapporti dei cristiani sacerdoti con Cristo sacerdote: «Cristo fu sacerdote in croce per l’umanità e tutti i cristiani devono portare la propria croce per i fratelli [Mt 20,22; 26,39]. Tutti devono divenire come Cristo “sacrificio e oblazione” [Fil 2,17] mediante la fede e offrire se stessi come ostia vivente, santa e gradita a Dio [Rom 12,1]. Ma tutti sono sacerdoti anche perché capaci di un ministero liturgico nella partecipazione attiva al sacrificio eucaristico, ai sacramenti, alla preghiera liturgica» (Vincenzo Raffa).
Vangelo: Per una migliore comprensione delle parole di Gesù il brano evangelico si può dividere in due parti. Nella prima parte vengono messi in risalto i seguenti punti: Gesù ritorna alla casa del Padre per preparare un posto ai suoi amici; Gesù tornerà dai suoi amici, dopo la sua morte, per stare insieme con loro per sempre. Nella seconda parte Giovanni vuol suggerire almeno due cose: Gesù è l’unico rivelatore del Padre; Gesù è l’unica via che conduce al Padre e in questo senso è anche l’unica via che congiunge Cielo e terra. Seguire Gesù-Via è porsi alla sua sequela, comportarsi come Lui si è comportato (Cf. 1Gv 2,6), avere i suoi stessi sentimenti (Cf. Fil 2,5) e questo è il mezzo eccellente per arrivare alla casa del Padre.
Dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-12: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Ai discepoli turbati, Gesù rivela di essere il Figlio di Dio, uguale al Padre e invita i discepoli ad avere fede in lui.
Non sia turbato il vostro cuore: la passione è imminente, Gesù ha preconizzato il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro; l’atmosfera è satura di tristezza, di domande alle quali i discepoli non sanno dare risposte convincenti, si avverte un futuro prossimo gravido di dolore e di angoscia, si respira un clima di attesa e di stupore. Le parole di Gesù ricordano le parole che Mosè, prima di morire, rivolse agli israeliti nel momento di entrare nella Terra promessa: non spaventatevi e non abbiate paura dei nemici (Dt 1,29). Qui il nemico è il mondo sottomesso a Satana (Cf. Gv 13,27; 16,33).
Nell’espressione Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Credete in Dio, e credete anche in me), tra le traduzioni possibili, i due verbi (credere) possono essere tradotti con il presente indicativo: Voi credete (già) in Dio e credete anche in me.
Se così è, Gesù vuol dire ai suoi amici (Cf. Gv 15,15): voi già avete la fede, dovete semplicemente continuare a credere, non fermatevi davanti a quanto vi ho preannunziato (i due tradimenti e la sua morte) e a quelli che sto per svelarvi. Per Giovanni «la fede in Dio e in Gesù è una sola: se si scuote la fede in Dio, cede anche quella in Gesù. I discepoli sono invitati a continuare a tenersi saldi al Padre di Gesù. Gesù torna presso di Lui per preparare loro un posto» (Gianfranco Nolli).
Vado a prepararvi un posto: Gesù non si discosta dal linguaggio comune dei suoi conterranei. Gli ebrei credono che in cielo vi siano le dimore dei giusti (Cf. Lc 16,9; Mc 10,40).
Gesù fa due promesse agli Apostoli: quella di preparare loro un posto nella casa del Padre e quella di ritornare per prenderli per sempre con lui. Anche questa promessa può avere diverse traduzioni: Gesù ritornerà alla morte di ogni singolo apostolo, giorno in cui ciascuno sarà accolto dal Signore e introdotto nella visione di Dio; oppure alla fine dei tempi (sarebbe un raro richiamo alla parusia [Cf. Gv 2, 28]); oppure dopo la morte, con la risurrezione. Probabilmente tutti e tre questi significati sono contemporaneamente presenti, secondo lo stile pregnante del quarto evangelista. Ma al di là del significato, Gesù sta assicurando ai suoi discepoli che sarà con loro e rimarrà ad essi unito «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Una promessa che si realizza nella Chiesa e soprattutto nel cuore di chi si apre a Lui, per mezzo della fede.
Voi conoscete la via: alla perplessità di Tommaso, Gesù si proclama la via, cioè l’unico mediatore per giungere al Padre. Non si può incontrare Dio e vivere in comunione con lui se non per mezzo di Gesù, in quanto è il Rivelatore definitivo che dona la vita per la salvezza del mondo.
Io sono via, la verità e la vita. Queste parola hanno valore epesegetico: come ci suggerisce Ignace de la Potterie il senso della dichiarazione di Gesù è «Io sono la via, perché sono la verità e quindi anche la vita». Gesù è la via, «cioè il mediatore verso il Padre, perché ne è la rivelazione totale, l’epifania del suo amore salvifico [aletheia = verità]», ed è la vita in quanto «comunica ai credenti la vita stessa del Padre, di cui è in pieno possesso» (A. Poppi).
Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio... Tommaso, l’apostolo incredulo (Gv 20,27), dice di non conoscere la via della verità e della vita pur avendola davanti. I sensi sono inutili, occorre mettere in campo la fede: bisogna «conoscere che Gesù è l’Unigenito del Padre per riconoscere che Dio è il Padre che ci ama [Gv 3,14]» (Bibbia di Gerusalemme).
Allo stupore segue la rivelazione. Gesù e il Padre sono una «cosa sola» (Gv 10,30): «Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me». Chi vede Gesù vede il Padre. È il vedere della fede, non della visione. Ma lo stesso testo giovanneo afferma che il Padre e il Figlio sono due persone distinte: Gesù dichiara di recarsi dal Padre per preparare un posto ai suoi discepoli, è la via che conduce gli uomini al Padre, infine i seguaci devono credere in Lui e nel Padre. Il Padre e il Figlio, pur vivendo l’uno nell’altro, sono due Persone distinte e quindi non vanno confuse. Gesù è pertanto vero Uomo e vero Dio. Un’affermazione che aveva precedentemente provocato un tentativo di lapidazione, perché considerata blasfema dai Giudei (Cf. Gv 10,30-31).
Gesù chiede ai suoi Apostoli un supplemento di fede che può essere rinforzata dalla memoria delle opere da lui compiute. È un invito a leggere la vita del Maestro alla luce della fede, una lettura però attualmente ardua perché non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo: il «Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). Solo quando riceveranno lo Spirito Santo comprenderanno la personalità misteriosa del Cristo: come egli ha compiuto le Scritture (Cf. Gv 5,39), quale sia il senso delle sue parole e dei suoi insegnamenti (Cf. Gv 2,19), dei suoi atti, dei suoi «segni», delle sue opere (Cf. Gv 14,16; 16,13; 1Gv 2,20s), della sua passione, morte e risurrezione (Cf. Lc 24,25-26).
Chi crede in me, anch’egli compirà le opere... Non si intenda che il discepolo sarà più grande del Maestro. Queste opere grandi sono il molto frutto che i discepoli porteranno restando uniti a Gesù: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Solo la fede in Gesù, e la comunione con lui, donerà al discepolo di partecipare al suo potere di rimettere i peccati e di dare la vera vita attraverso l’opera dello Spirito Santo.
… cercate fra voi sette uomini di buona reputazione: Giovanni Vannucci: Diacono è colui che compie un’opera a favore a a servizio di un altro. Il vocabolo implica, secondariamente, l’idea di subordinazione verso la persona nel cui interesse l’opera vien fatta. Nello sviluppo organizzativo della chiesa primitiva, diacono è il fedele al quale è affidata una mansione specifica nella evangelizzazione.
Non è possibile ricostruire dai testi del Nuovo Testamento l’origine dell’istituzione del diaconato. Gli Atti mostrano che gli apostoli, per far fronte ad una particolare situazione, scelsero e imposero le mani a sette collaboratori, ai quali affidarono la «diaconia delle mense», ossia la distribuzione di cibo alle vedove della comunità.
I sette però collaborarono con gli apostoli anche nella «diaconia della parola», cioè nella missione di annunciare il vangelo, il servizio più eccellente che si possa rendere alla comunità e alla economia salvifica.
La figura del diacono è quindi quella di un diretto collaboratore degli apostoli e degli episcopi in incarichi che vanno dall’assistenza caritativa all’annunzio del vangelo.
Nella chiesa primitiva vi furono forse anche delle diaconesse, quali Febe, «diaconessa della chiesa di Cencre», e le vedove addette alla preghiera e all’esercizio della carità nella comunità.
La diaconia, il servizio di Dio e del prossimo, è uno degli atteggiamenti fondamentali della esperienza cristiana. Cristo non è venuto per essere servito, ma per servire, ed ha compiuto la sua opera di servizio fino al dono della sua vita per la salvezza degli uomini. I suoi discepoli devono seguire il suo esempio: anche la loro diaconia deve andare dal più semplice servizio al dono della vita per i fratelli.
Il servizio dei fratelli è un elemento costitutivo del culto e di una «religione pura e immacolata davanti a Dio».
La diaconia, in tutte le sue forme, è espressione di carità. Il governo della chiesa e ogni altro ministero sono un servizio a vantaggio della comunità e devono attuare la comunione di tutti nell’amore.
La chiesa è «serva» dello Spirito, e ogni diaconia deve essere azione di servizio dello Spirito; altrimenti sarebbe diaconia di morte.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Gv 14,6)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Assisti, Signore, il tuo popolo,
che hai colmato della grazia di questi santi misteri,
e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato
alla pienezza della vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.
che hai colmato della grazia di questi santi misteri,
e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato
alla pienezza della vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.