12 Maggio 2020

Martedì della V Settimana di Pasqua

At 14,19-28; Sal 144 (145); Gv 14,27-31a

Colletta: O Padre, che nella risurrezione del tuo Figlio ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, rafforza in noi la fede e la speranza, perché non dubitiamo mai di raggiungere quei beni che tu ci hai rivelato e promesso. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

La natura della pace - Gaudium et spes 78: La pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze avverse; essa non è effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza definita a «opera della giustizia» (Is 32,7). È il frutto dell’ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore e che deve essere attuato dagli uomini che aspirano ardentemente ad una giustizia sempre più perfetta. Infatti il bene comune del genere umano è regolato, sì, nella sua sostanza, dalla legge eterna, ma nelle sue esigenze concrete è soggetto a continue variazioni lungo il corso del tempo; per questo la pace non è mai qualcosa di raggiunto una volta per tutte, ma è un edificio da costruirsi continuamente. Poiché inoltre la volontà umana è labile e ferita per di più dal peccato, l’acquisto della pace esige da ognuno il costante dominio delle passioni e la vigilanza della legittima autorità.
Tuttavia questo non basta. Tale pace non si può ottenere sulla terra se non è tutelato il bene delle persone e se gli uomini non possono scambiarsi con fiducia e liberamente le ricchezze del loro animo e del loro ingegno. La ferma volontà di rispettare gli altri uomini e gli altri popoli e la loro dignità, e l’assidua pratica della fratellanza umana sono assolutamente necessarie per la costruzione della pace. In tal modo la pace è frutto anche dell’amore, il quale va oltre quanto può apportare la semplice giustizia.
La pace terrena, che nasce dall’amore del prossimo, è essa stessa immagine ed effetto della pace di Cristo che promana dal Padre. Il Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio; ristabilendo l’unità di tutti in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne l’odio e, nella gloria della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini.
Pertanto tutti i cristiani sono chiamati con insistenza a praticare la verità nell’amore (Ef 4,15) e ad unirsi a tutti gli uomini sinceramente amanti della pace per implorarla dal cielo e per attuarla.
Mossi dal medesimo spirito, noi non possiamo non lodare coloro che, rinunciando alla violenza nella rivendicazione dei loro diritti, ricorrono a quei mezzi di difesa che sono, del resto, alla portata anche dei più deboli, purché ciò si possa fare senza pregiudizio dei diritti e dei doveri degli altri o della comunità.
Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto riescono, uniti nell’amore, a vincere i1 peccato essi vincono anche la violenza, fino alla realizzazione di quella parola divina «Con le loro spade costruiranno aratri e falci con le loro lance; nessun popolo prenderà più le armi contro un altro popolo, né si eserciteranno più per la guerra» (Is 2,4).

La separazione di Gesù dai discepoli è solo temporanea, perché Egli sarà sempre in mezzo a loro (Gv 20,19.26): il dono della pace è la caparra di questa presenza che accompagnerà i discepoli fino alla consumazione dei secoli (Mt 28,20). È giunta l’ora, viene il prìncipe del mondo; ma contro Gesù non può nulla, perché Egli dona la sua vita liberamente (Gv 10,18). Il consegnarsi nelle mani dei carnefici per la salvezza del mondo attesta l’amore che Gesù ha verso il Padre: Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo (Gv 10,17). Da questo atto di amore il mondo conoscerà che il Figlio ama il Padre, e come il Padre gli ha comandato, così egli agisce.

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,27-31a: In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Gesù dona agli Apostoli la sua pace che è la salvezza escatologica (Cf. Is 52,7): «Gesù fa dono ai suoi discepoli della pace degli ultimi tempi per tutta la durata della storia, quali ne siano le prove» (Alain Marchadour). La pace che Gesù dona ai suoi amici (Cf. Gv 15,15) non è la pace del mondo. La pace che Gesù dona agli Apostoli è sinonimo di gioia, di felicità perfetta, di liberazione: in una parola, è la salvezza; per questo la pace donata da Gesù mette in fuga da ogni cuore turbamenti e inquietudini. In questa prospettiva i credenti non possono cedere allo scoramento o alla paura. La pace di Gesù ha profon­de radici nella sua risurrezione: nasce dalla certezza che Gesù ha già vinto il mondo (Cf. Gv 16,33) e con la sua morte ha vinto la morte e «colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita» (Eb 2,14).
All’annuncio della dipartita del loro Maestro, i discepoli, ora, sono nella mestizia, ma gioiranno quando lo contempleranno salire al Cielo (Cf. Lc 24,51-52).
Il Padre è più grande di me. Per sant’Agostino, il «Padre è più grande per il fatto che il Verbo si è fatto carne». Bisogna, forse, «spiegare questa frase alla luce di Gv 13,16, in cui Gesù afferma che l’inviato “non è più grande di colui che lo ha mandato”. Il Padre è più grande perché tutto viene da lui tutto va a lui: in particolare l’invio del Figlio e la sua glorificazione» (Alain Marchadour).
A dei cuori impauriti, ora, Gesù preconizza tali eventi, perché quando si compirà la sua parola possano credere; poi, dopo la sua risurrezione, a dei cuori amanti donerà lo Spirito e con lo Spirito l’amore perfetto (Cf. Rom 5,5).

Vi lascio la pace, vi do la mia pace - Felipe F. Ramos: I popoli semiti si auguravano, e si davano la pace nei loro incontri e nei loro commiati. Il commiato di Gesù non è quello di un uomo qualsiasi che se ne va: egli ha già annunziato che tornerà per stare con essi, e lascia loro la pace. La pace è la proprietà che nasce dal favore divino. Per questo Gesù dice «la mia pace». In primo luogo, perché egli l’ha raggiunta e la raggiungerà attraverso la morte. In più, perché è un dono o un regalo, e non un premio che essi abbiano meritato (Rm 6,23).
Una pace propria, caratteristica, specifica di Gesù, non come la dà il mondo, Questa pace o prosperità del mondo nasce come ricompensa per i servizi prestati o come un ricatto per quelli che si attendono per il futuro.
Gesù la dà tenendo come motivazione ultima l’amore.
Vado e tornerò a voi. Due affermazioni unite che paiono contraddittorie. Non sono tali, perché in realtà si riferiscono allo stesso avvenimento: la morte e glorificazione di Gesù, che sono considerate come parti di una unica unità. Questo avvenimento crea anche una nuova situazione per i discepoli. Il credente, cioè colui che Gesù, deve rallegrarsi per questo avvenimento, perché questa andata di Gesù al Padre gli procura tutti i benefici della nuova vita, che avrà appunto in quanto discepolo.
Termina il tempo del ministero terreno di Gesù, perché «il principe di questo mondo si avvicina», Si avvicinò attraverso Giuda (13,27). La sua venuta produce il passaggio dalla parola, che Gesù aveva usata fino a questo momento, all’azione.
Gesù vuole che sia chiaro che, sebbene si avvicini la sua fine - affrettata dal principe di questo mondo attraverso Giuda – il diavolo non ha alcun potere su di lui, perché il potere di satana sull’uomo dipende dai suoi peccati, e Gesù non ha peccato ed è quindi esente dal potere di satana.
D’altra parte il mondo deve sapere che Gesù ama il Padre. Lo ama e ubbidisce; compie il comandamento che ha ricevuto da lui e dà, quindi, la sua vita. Questo deve essere un argomento perché il mondo creda che Gesù ama il Padre.

La pace di Cristo nel Vangelo di Luca - X. Léon-Dufour: Luca, nel suo vangelo, traccia in modo speciale il ritratto del re pacifico. Alla sua nascita gli angeli hanno annunziato la pace agli uomini che Dio ama (Lc 2,14); Gerusalemme non vuole accogliere questo messaggio (19,42), ripetuto dai discepoli festanti che scortano il re che entra nella sua città (19,38). Nella bocca del re pacifico l’augurio della pace terrena diventa l’annunzio di una salvezza: come un buon giudeo, Gesù dice: «Va in pace!», ma con questa parola rende la salute alla emorroissa (8,48 par.), rimette i peccati alla peccatrice pentita (7,50), connotando in tal modo la sua vittoria sul potere della malattia e del peccato. Al pari di lui, i discepoli offrono alle città, con il loro saluto di pace, la salvezza in Gesù (10,5-9). Ma questa salvezza sconvolge la pace di questo mondo: «Credete che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto la divisione» (12,51). Gesù quindi non si accontenta di proferire le stesse minacce dei profeti contro ogni sicurezza fallace (17,26-36; cfr. 1Tess 5,3), ma separa i membri di una stessa famiglia. Secondo la frase del poeta cristiano, egli non è venuto a distruggere la guerra, ma ad aggiungervi la pace, quella pace di Pasqua che consegue alla vittoria definitiva (Lc 24,36). I discepoli irradieranno quindi fino ai confini del mondo la pax israelitica (cfr. Atti 7,26; 9,31; 15,23) che sul piano religioso è come una trasfigurazione della pax romana (cfr. 24,2), perché Dio ha annunziato la pace per mezzo di Gesù Cristo rivelandosi come «il Signore di tutti» (10,36).

Gesù, vincitore di Satana e dei demoni - J. B. Brunom e P. Grelot: La vita e l’azione di Gesù si collocano nella prospettiva di questo duello tra due mondi, la cui posta è in definitiva la salvezza dell’uomo. Gesù affronta personalmente Satana e riporta su di lui la vittoria (Mt 4,11 par.; Gv 12,31). Affronta pure gli spiriti maligni che hanno potete sull’umanità peccatrice, e li vince nel loro dominio.
Tale è il senso di numerosi episodi in cui sono di scena degli indemoniati: quello della sinagoga di Cafarnao (Mc 1,23-27 par.) e quello di Gadara (Mc 5,1-20 par.), la figlia della sirofenicia (Mc 7,25-30 par.) ed il ragazzo epilettico (Mc 9,14-29 par.), l’indemoniato muto (Mi 12,22ss par.) e Maria di Magdala (Lc 8,2). Per lo più, possessione diabolica e malattia sono mescolate (cfr. Mt 17,15.18); quindi ora si dice che Gesù guarisce gli indemoniati (Lc 6,18; 7,21) ed ora che scaccia i demoni (Mc 1, 34- 39). Senza porre in dubbio i casi nettissimi di possessione (Mc 1,23s; 5,61), bisogna tener conto dell’opinione del tempo, che attribuiva direttamente al demonio fenomeni che oggi rientrano nella psichiatria (Mc 9,20ss). Bisogna soprattutto ricordare che ogni malattia è un segno della potenza di Satana sugli uomini (cfr. Lc 13,11).
Affrontando la malattia, Gesù affronta Satana; dando la guarigione, trionfa di Satana. I demoni si credevano insediati quaggiù-da-padroni; Gesù è venuto a perderli (Mc 1,24). Dinanzi all’autorità che egli manifesta nei loro confronti, le folle sono stupefatte (Mt 12,23; Lc 4,35ss). I suoi nemici l’accusano: «Egli scaccia i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni» (Mc 3,22 par.); «non sarebbe per caso anch’egli posseduto dal demonio?» (Mc 3,30; Gv 7,20; 8,48s.52; 10,20s). Ma Gesù dà la vera spiegazione: egli scaccia i demoni in virtù dello Spirito dì Dio, e ciò prova ché il regno di Dio è giunto fino agli uomini (Mt 12,25-28 par.). Satana si credeva forte, ma è scacciato da uno più forte (Mt 12,29 par.).
Ormai gli esorcismi si faranno quindi nel nome di Gesù (Mt 7,22; Mc 9,38 s). Mandando in missione i suoi discepoli, egli comunica loro il suo potere sui demoni (Mc 6,7.13 par.). Di fatto essi constatano che i demoni sono loro soggetti: prova evidente della caduta di Satana (Lc 10,17-20). Questo sarà, in tutti i secoli, uno dei segni che accompagneranno la predicazione del vangelo, unitamente ai miracoli (Mc 16,17).

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
****  Cristo doveva patire e risorgere dai morti, ed entrare così nella sua gloria. (Cfr. Lc 24,46.26)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Si allieti il tuo popolo, Signore,
per la comunione al sacramento della vita
e, confortato dal tuo dono,
si dedichi a servizio della Chiesa e dei fratelli.
Per Cristo nostro Signore.