21 Aprile 2020
Martedì della II settimana di Pasqua
At 4,32-37; Sal 92 (93); Gv 3,7-15
Colletta: Concedi al tuo popolo, Dio misericordioso, di proclamare la potenza del Signore risorto, perché in lui, sacramento universale di salvezza, manifesti al mondo la pienezza della vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna - Benedetto XVI (Angelus, 8 marzo 2012): Il riferimento è all’episodio in cui, durante l’esodo dall’Egitto, gli ebrei furono attaccati da serpenti velenosi, e molti morirono; allora Dio comandò a Mosè di fare un serpente di bronzo e metterlo sopra un’asta: se uno veniva morso dai serpenti, guardando il serpente di bronzo, veniva guarito (cfr. Nm 21,4-9). Anche Gesù sarà innalzato sulla Croce, perché chiunque è in pericolo di morte a causa del peccato, rivolgendosi con fede a Lui, che è morto per noi, sia salvato. «Dio infatti - scrive san Giovanni - non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17). Commenta sant’Agostino: «Il medico, per quanto dipende da lui, viene per guarire il malato. Se uno non sta alle prescrizioni del medico, si rovina da solo. Il Salvatore è venuto nel mondo … Se tu non vuoi essere salvato da lui, ti giudicherai da te stesso» (Sul Vangelo di Giovanni, 12,12: PL 35,1190). Dunque, se infinito è l’amore misericordioso di Dio, che è arrivato al punto di dare il suo unico Figlio in riscatto della nostra vita, grande è anche la nostra responsabilità: ciascuno, infatti, deve riconoscere di essere malato, per poter essere guarito; ciascuno deve confessare il proprio peccato, perché il perdono di Dio, già donato sulla Croce, possa avere effetto nel suo cuore e nella sua vita. Scrive ancora sant’Agostino: «Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio ... Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano con il riconoscimento delle opere cattive» (ibid., 13: PL 35,1191). A volte l’uomo ama più le tenebre che la luce, perché è attaccato ai suoi peccati. Ma è solo aprendosi alla luce, è solo confessando sinceramente le proprie colpe a Dio, che si trova la vera pace e la vera gioia. È importante allora accostarsi con regolarità al Sacramento della Penitenza [...] per ricevere il perdono del Signore e intensificare il nostro cammino di conversione.
Dal Vangelo secondo Giovanni 3,7-15: In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo - Il tema dell’esaltazione del Figlio dell’uomo compare in tre passi del Vangelo di Giovanni (Cf. 3,14; 8,28; 12,22-24), e costituiscono l’equivalente giovanneo della triplice predizione della passione del Cristo registrata nei vangeli sinottici (Cf. Mt 16,21; 17,22ss; 20,18ss, e par. in Marco e Luca).
Nel IV Vangelo, il verbo innalzare designa l’innalzamento fisico di Gesù sulla croce, e per mezzo di questa stessa croce, l’elevazione o glorificazione di Gesù. Un evento contemplato da san Giovanni come una intronizzazione regale: «la croce è il trono regale di Gesù. Questa elevazione-esaltazione dell’uomo Gesù sulla croce rappresenta la condizione necessaria per il riconoscimento della sua divinità [Gv 8,28]; da quel trono regale infatti Gesù attirerà tutti a sé [Gv 12,32]» (Salvatore Alberto Panimolle).
Il richiamo al serpente di bronzo è opportuno per far intendere che ora, nella pienezza del tempo (Cf. Gal 4,4), per ottenere la salvezza bisogna guardare a colui che hanno trafitto (Cf. Zac 12,10; Gv 19,37). Uno sguardo che significa credere nel Figlio unigenito, accogliere la sua Persona e questo vuole dire che la salvezza come la condanna dipendono in definitiva da questa risposta o rifiuto nei confronti del Cristo.
Quindi, solo nel Crocifisso v’è la salvezza. È quanto Pietro, pieno di Spirito Santo, con franchezza annunzierà ai capi del popolo d’Israele e agli anziani, irritati per il fatto che l’Apostolo, con Giovanni, insegnava al popolo e annunziava in Gesù la risurrezione dai morti: «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,12).
«Non possiamo negare - scrive Vincenzo Raffa - anche se inclinati all’ottimismo e contrari ad ogni drammatizzazione, che il cristiano nel mondo moderno si trova, come gli Ebrei, in un deserto infestato di serpenti pericolosi alla vita morale e spirituale. Dappertutto si possono incontrare sollecitazioni alle famose concupiscenze della carne, dell’ambizione e della ricchezza, l’indifferenza morale, la fobia del religioso, il materialismo, i molteplici scandali in alto e in basso, il marcio nella letteratura e nei mezzi di comunicazione».
A questo uomo, esposto a tutti pericoli e perennemente minacciato dai morsi velenosi del serpente, a lui, oggi (Eb 3,7-11), nel Figlio dell’uomo, Parola di salvezza (At 13,26), innalzato sulla croce, viene offerta la vita eterna. Questa vita, come ci suggerisce la Bibbia di Gerusalemme, è detta eterna, perché «denota una qualità propriamente divina per la quale la vita è al di là di ciò che è corporeo e del tempo, di durata misurabile [Cf. Gen 21,33; Is 40,28; Sal 90,2; Sap 5,15-16 ecc.]».
Ma il colloquio con Nicodemo, uno dei capi dei Giudei, mette in evidenza anche l’amore misericordioso del Padre, che si fa dono di salvezza nella carne crocifissa del Figlio unigenito. La misericordia sta al vertice del piano divino e informa tutte le azioni benefiche di Dio a favore degli uomini.
Dio è «creatore perché ha creato dal nulla tutte le cose, effondendo le sue stupende meraviglie. È anche giustizia di fronte all’uomo peccatore, rivendicando la gloria e l’onore conculcato. Tuttavia Dio è soprattutto amore; e la giustizia, la sapienza, la potenza sono da Lui impegnate per fare risplendere il suo più grande amore» (P. Massimo Biocco).
Dio rivela la sua onnipotenza verso l’umanità non col punire i colpevoli distruggendoli con raffinate morti, non con l’annientare i nemici precipitandoli nell’Inferno, ma manifestando la sua pazienza, il suo perdono (Cf. 2Pt 3,9). Anche se questo suo agire lo può far apparire quasi un debole, come se dovesse sempre perdere dinanzi alla prepotenza dell’uomo.
Dà il massimo donando il Figlio e non poteva né dare né fare di più. L’umanità poteva essere salvata in altri modi. Ma Dio ama gli uomini in modo infinito, perciò ha voluto dare e fare il massimo possibile. In questo modo, la croce è il segno dell’amore smisurato di Dio: nel mistero della croce l’albero della vita ritorna a fiorire e si manifesta pienamente l’amore dello Sposo alla sposa (Cf. Ef 5,25); attraverso il cuore trafitto di Cristo Gesù, l’uomo può attingere alle «imperscrutabili ricchezze» (Ef 3,8) dell’amore di Dio.
La croce, elevazione verso la gloria - Nel pensiero di Giovanni la croce non è più semplicemente una sofferenza, una umiliazione, che trova non di meno un senso mediante il disegno di Dio e i suoi effetti salutari; è già la gloria di Dio anticipata. Del resto la tradizione anteriore non la menzionava mai senza evocare poi la glorificazione di Gesù. Ma per Giovanni, Gesù trionfa già in essa. Riprendendo, per designarla, il termine che fino allora indicava la esaltazione di Gesù al cielo (Atti 2, 33; 5,31), egli vi mostra il momento in cui il figlio dell’uomo è «innalzato» (Gv 8,28; 12,32s), come un nuovo serpente di bronzo, segno di salvezza (3,14; cfr. Num 21, 4-9). Nel suo racconto della passione si direbbe che Gesù muove verso di essa con maestà. Vi sale trionfalmente, perché in essa egli fonda la sua Chiesa «donando lo Spirito» (19, 30) e lasciando fluire dal suo costato il sangue e l’acqua (19, 34). Ormai bisogna «guardare verso colui che è stato trafitto» (19,37), perché la fede è rivolta al crocifisso, la cui croce è il segno vivente della salvezza. Nello stesso spirito sembra che l’Apocalisse abbia visto, attraverso questo «legno» salvatore, il «legno della vita», attraverso «l’albero della croce», «l’albero di vita» (Apoc 22,2.14.19).
… così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna - Dei Verbum 4: Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio " alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come “uomo agli uomini”, “parla le parole di Dio” (Gv 3,34) e porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4). Perciò egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna. L’economia cristiana dunque, in quanto è l’Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun’altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. 1 Tm 6,14 e Tt 2,13).
Gesù Cristo: Io sono la vita - A.-A. Viard e J. Guillet: Con la venuta del Salvatore, le promesse diventano realtà. 1. Gesù annunzia la vita. - Per Gesù, la vita è una cosa preziosa, «più del cibo» (Mt 6,25); «salvare una vita» è più importante anche del sabato (Mc 3,4 par.), perché «Dio non è un Dio di morti, ma di viventi» (Mc 12,27 par.). Egli stesso guarisce e restituisce la vita, come se non potesse tollerare la presenza della morte: se egli fosse stato presente, Lazzaro non sarebbe morto (Gv 11,15.21). Questo potere di dare la vita è il segno che egli ha potere sul peccato (Mt 9,6) e che apporta la vita che non muore, la «vita eterna» (19,16 par.; 19,29 par.). È la vera vita; si può persino dire, senz’altro, che è «la vita» (7,14; 18,8s par. ...). Per entrarvi e possederla bisogna quindi prendere la via stretta, sacrificare tutte le proprie ricchezze, persino le proprie membra e la vita presente (cfr. Mt 16,25s).
2. In Gesù è la vita. - Verbo eterno, Cristo possedeva da tutta l’eternità la vita (Gv l, 4). Incarnato, egli è «il Verbo di vita» (1Gv 1,1); dispone della vita con proprietà assoluta (Gv 5,26) e la dona in sovrabbondanza (10,10) a tutti coloro che il Padre suo gli ha dato (17,2). Egli e «la via, la verità e la vita» (14,6), «la risurrezione e la vita» (11,25). «Luce della vita» (8,12), egli dà un’acqua viva, che, in colui che la riceve, diventa «una fonte che zampilla per la vita eterna» (4,14). «Pane di vita», egli dà a colui che mangia il suo corpo di vivere per mezzo suo, come egli vive per mezzo del Padre (6,27-58). Ciò suppone la fede: «chi vive e crede in lui, non morrà» (11,25s), diversamente «non vedrà mai la vita» (3,36); una fede che riceve le sue parole e le mette in pratica, come egli stesso obbedisce al Padre suo, perché «il suo comando è vita eterna» (12,47-50).
3. Gesù Cristo, principe della vita. - Ciò che esige, Gesù lo fa per primo; ciò che annunzia, lo dà. Liberamente, per amore verso il Padre e verso i suoi, come il buon pastore per le sue pecore, «egli dà la sua vita» (= «la sua anima», Gv 10,11.15.17s; 1Gv 3,16). Ma lo fa «per riprenderla» (Gv 10,17s) e, dopo averla ripresa, divenuto «spirito vivificatore» (1Cor 15,45), far dono della vita a tutti coloro che credono in lui. Gesù Cristo, morto e risorto, è «il principe della vita» (Atti 3,15), la Chiesa ha la missione «di annunziare arditamente al popolo ... questa vita» (Atti 5, 20): tale è la prima esperienza cristiana.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». (Vangelo)
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
O Padre, che ci hai dato la grazia
di annunziare la morte e la risurrezione del tuo Figlio,
fa’ che testimoniamo nella vita
il grande mistero che abbiamo celebrato.
Per Cristo nostro Signore.
di annunziare la morte e la risurrezione del tuo Figlio,
fa’ che testimoniamo nella vita
il grande mistero che abbiamo celebrato.
Per Cristo nostro Signore.