2 Maggio 2020
Sabato III Settimana di Pasqua
At 9,31-42; Sal 115 (116); Gv 6,60-69
Colletta: Dio di infinita sapienza, che hai suscitato nella tua Chiesa il vescovo sant’Atanasio, intrepido assertore della divinità del tuo Figlio, fa’ che per la sua intercessione e il suo insegnamento cresciamo sempre nella tua conoscenza e nel tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Presbyterorum ordinis, 5: Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere d’apostolato, sono strettamente uniti alla sacra eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua, lui il pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create. Per questo l’eucarestia si presenta come fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione, cosicché i catecumeni sono introdotti a poco a poco a parteciparvi, e i fedeli, già segnati dal sacro battesimo e dalla confermazione, ricevendo l’eucarestia trovano il loro pieno inserimento nel corpo di Cristo.
L’assemblea eucaristica è dunque il centro della comunità dei cristiani presieduta dal presbitero. I presbiteri insegnano dunque ai fedeli a offrire la vittima divina a Dio Padre nel sacrificio della messa, e a fare, in unione con questa vittima, l’offerta della propria vita. Nello spirito di Cristo pastore insegnano altresì a sottomettere con cuore contrito i propri peccati alla Chiesa nel sacramento della penitenza , per potersi così convertire ogni giorno di più al Signore, ricordando le sue parole: «Fate penitenza perché si avvicina il regno dei cieli» ( Mt 4,17). Insegnano inoltre ai fedeli a partecipare così intensamente alle celebrazioni liturgiche, da poter arrivare anche in esse alla preghiera sincera; li spingono ad avere per tutta la vita uno spirito di orazione sempre più attivo e perfetto, in rapporto alle grazie e ai bisogni di ciascuno; e invitano tutti a compiere i doveri del proprio stato, inducendo quelli che hanno fatto maggiori progressi a seguire i consigli del Vangelo, nel modo che meglio convenga a ciascuno. Quindi istruiscono i fedeli in modo che possano cantare in cuor loro al Signore Gesù Cristo.
Dal Vangelo secondo Giovanni 6,60-69: In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Questo linguaggio è duro - Mentre i Giudei protestano rumorosamente, i discepoli mormorano come se avessero paura di manifestare il loro dissenso. Ma le parole pronunciate sottovoce non sfuggono a Gesù, il quale, scrutando il loro cuore e la loro mente, al loro disaccordo timidamente pronunciato a fior di labbra da una risposta tagliente e molto dura: ‘Se un discorso, anche se molto impegnativo, vi scandalizza, molto più grande sarà il vostro sconcerto quando mi vedrete, livido, appeso ad una croce, morire come un malfattore e ancora più stupefacente sarà la vostra meraviglia quando mi vedrete risorto dai morti e poi glorioso mi contemplerete salire là dov’ero prima’.
Gesù, con questa risposta, nella volontà di scuotere l’incredulità dei suoi discepoli, mette in evidenza la sua origine divina: «Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo» (Gv 3,13).
E aggiunge anche che la carne, l’intellettualismo che bracca ancora oggi pensatori e teologi, non serve a nulla: soltanto le sue parole sono spirito e vita. Questo significa che Gesù rivelando comunica lo Spirito che conferisce la vera vita che rende i credenti «partecipi della natura divina» ( 1Pt 1,4).
Gesù conosce i pensieri degli uomini perché è Dio e non per un dono di preveggenza: «Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo» (Gv 2,24-25). Ed egli conosce «colui che lo avrebbe tradito». Il traditore è Giuda Iscariota che nel Vangelo di Giovanni assomma sfumature sconcertanti: è ladro, cinico, venduto a satana e da lui posseduto (Gv 12,6; 13,27; 18,1-5).
Tra le righe, la polemica tra Gesù e i discepoli dalla sinagoga di Cafarnao sembra spostarsi nelle prime comunità cristiane: è come se Giovanni, ricordando il fallimento del Maestro, volesse rincuorare quei cristiani della prima ora scandalizzati dalle molte defezioni.
L’autore, per attenuare lo scandalo che poteva bruciare la neonata fede dei discepoli delle prime comunità cristiane, fa appello a un principio dal tipico sapore giudaico: «Nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».
Praticamente, all’origine della salvezza «c’è il disegno del Padre, ma anche la sua attuazione e applicazione nei singoli casi dipende pure da una sua scelta e decisione. È il Padre che attrae e consegna gli uomini a Gesù; è lui che parla, sempre tramite Gesù, istruendo le persone fino a renderle discepole di Cristo. In fondo Dio muove gli uomini tramite il suo Spirito ad accogliere le proposte del figlio, fino a ritrovarsi in comunione di vita con lui. Un’affermazione categorica, ma da prendersi sempre con molte cautele. Dio è il motore primo della storia, ma la sua azione non sostituisce la scelta degli uomini» (Ortensio Da Spinetoli).
Molti discepoli, da allora, «si tirarono indietro e non andavano più con lui». La sottolineatura temporale da allora colloca con precisione la diserzione e questo significa che si allontanarono dopo il discorso di Gesù: è la prova che i disertori avevano ben capito e avevano anche compreso quanta alta era la posta in gioco, per questo si tirarono indietro. Gesù si ritrova sempre più solo a un passo dalla terrificante prova: affronterà da solo la passione, il progetto della salvezza dovrà essere realizzato al di là del consenso popolare.
Gesù accetta questa decisione e non fa nulla per arginare le perdite, anzi rincara la dose ed è a questo punto che si rivolge ai Dodici i quali, a loro volta per nulla intimoriti dalle numerose defezioni, per bocca di Simon Pietro manifestano la loro fede: «Tu sei il Santo di Dio». Questa professione ricorda quella di Cesarea (Mt 16,19; Mc 8,27-30; Lc 9,18-21) e palesemente vuole mettere in evidenza la sorgente della autorità petrina nella Chiesa: essa non promana dalla carne e dal sangue, ma da una elezione divina: «Io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cicli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cicli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,18-19).
Il titolo «Santo di Dio» indica l’identità di Gesù «nel suo rapporto unico con Dio. Solo Dio è santo. A lui solo, nella liturgia celeste, i serafini proclamarono: “Santo, Santo, Santo è il Signore” [Is 6,3]. Gesù entra in questa identità. La sua unione con Dio, la sua intimità con Dio è tale che egli sta in parità con lui, egli è il Santo di Dio» (P. G. Ferraro).
È la Chiesa che proclama la sua fede in Cristo per bocca del suo Capo: ai suoi occhi Gesù è il «Santo di Dio», colui che Dio ha scelto e consacrato mediante il suo Spirito per portare a compimento, nella pienezza dei tempi (Gai 4,4), il suo disegno di amore a favore di tutti gli uomini.
L’ultima parola di Gesù, uno di voi è un diavolo, avrà certamente raggelato l’entusiasmo dei Dodici: «La comunità cristiana sembra compatta. Pietro si esprime in termini perentori, ma l’evangelista attenua il suo fervore riportandolo alla realtà. Tutti convinti, tutti entusiasti, eppure anche tra loro c’è un nemico» (Ortensie Da Spinetoli).
Le reazioni dei discepoli al discorso di Cafarnao - La sconcertante parola di Gesù - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Non solo i giudei, ma anche molti discepoli sono scandalizzati dal discorso del Maestro sul pane della vita. Anche qui la parola del Verbo incarnato sconcerta gli uditori (Gv 6,60). In realtà il messaggio del Cristo vuole scuotere e deve essere accolto, anche quando può apparire irrazionale o assurdo. La logica del vangelo non può essere sempre misurata con il metro della ragione umana.
Se la parola di Gesù non disturba più, se non invita a una riflessione seria e non stimola a un’adesione più intima al Verbo incarnato, è segno evidente che si è diventati refrattari e impermeabili al suo messaggio.
Un vangelo addomesticato, che non combatte le massime della moda e del mondo, un cristianesimo che vuole battezzare tutto e che blandisce le passioni, è una turlupinatura dell’autentico messaggio del Figlio di Dio.
L’incredulità dei discepoli dinanzi al sublime sermone sul pane della vita e il loro rifiuto del Maestro, devono quindi invitare a una riflessione seria sul proprio impegno cristiano. Se non si è disposti a seguire Gesù fino in fondo, ad accettare la sua parola senza riserve, un bel giorno ci si scandalizzerà di lui e lo si abbandonerà.
Inoltre chi vive nel compromesso, nel suo cuore ha già rifiutato il Cristo, anche se esternamente continua a mostrarsi suo seguace. Il discepolato autentico, infatti, esige l’accettazione incondizionata della rivelazione e della persona del Figlio di Dio. Il pericolo del rigetto di Cristo è sempre attuale; in qualche caso può essere totale con l’apostasia, abbracciando ideologie in antitesi con il vangelo, ma più spesso si tratta di un rifiuto pratico, vivendo in modo contrario alle esigenze della parola di Gesù.
Padre Mariano Pellegrini: Gesù mette i suoi discepoli di fronte a una scelta molto precisa: o stare con Lui ed accogliere il suo insegnamento, oppure andare via. Non è possibile una via di mezzo. Il testo dice che molti dei discepoli rimasero scandalizzati dal discorso che Gesù fece loro, il discorso del “Pane di vita”: come era possibile che Gesù desse loro la sua Carne da mangiare e il suo Sangue da bere? Gesù non fa nessuno sconto. Al suo posto, molto probabilmente, noi avremo fatto di tutto per trovare una soluzione ambigua che accontentasse tutti. Gesù non fece così e ripropose letteralmente il solito insegnamento senza mitigarlo. Il Vangelo ricorda che “da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui” (Gv 6,66). Da questo episodio impariamo la necessità di essere pienamente fedeli all’insegnamento di Gesù e alla voce della Chiesa, la quale, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, insegna infallibilmente le verità di fede e di morale. Non si possono fare riserve e la Chiesa non può sacrificare una parte di verità per un mal inteso “quieto vivere”. Gesù, prendendo la parola, disse poi agli Apostoli: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6,67). Egli non fa nulla per trattenerli, non cerca una mediazione. Allora Pietro, a nome di tutti, disse con decisione: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68). Solo l’insegnamento di Gesù sazia la nostra fame e sete di verità, tutto il resto ci lascerà sempre inappagati. In proposito, è molto bello leggere quanto accadde a san Giustino che fu un martire dei primi secoli del Cristianesimo. Egli era un grande filosofo che si era messo sinceramente alla ricerca della verità. Aveva studiato tutte le filosofie, ma di tutte era rimasto deluso. Intuiva che vi era la verità, ma che ancora si nascondeva agli occhi della sua mente. Mentre era nei pressi del mare e pensava alla verità, incontrò un anziano che in seguito mai più rivide. Egli gli parlò di Gesù Cristo, e gli fece capire che la verità da lui tanto cercata si trova nella Sacra Scrittura. Folgorato dalla grazia, san Giustino comprese che il Cristianesimo è l’unica Verità e comprese, come san Pietro, che solo Gesù ha parole di vita eterna. Si fece cristiano e, in seguito, affrontò valorosamente il martirio a Roma, dove nel frattempo si era trasferito. In una sua opera, egli così scrisse: “Il cristianesimo è la sola vera e utile filosofia”.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
****Le tue parole, Signore, sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna. (Cfr. Gv 6,63c.68c)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
O Dio, nostro Padre, che ci hai nutriti a questi santi misteri,
dona forza e vita alla tua Chiesa, che in comunione di fede
con sant’Atanasio proclama vero Dio
il tuo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
dona forza e vita alla tua Chiesa, che in comunione di fede
con sant’Atanasio proclama vero Dio
il tuo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.