28 Aprile 2020
Martedì III Settimana di Pasqua
At 7,51-8,1a; Sal 30 (31); Gv 6,30-35
Colletta: O Dio, che apri la porta del tuo regno agli uomini rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, accresci in noi la grazia del Battesimo, perché liberi da ogni colpa possiamo ereditare i beni da te promessi. Per il nostro Signore Gesù Cristo ...
Ecclesia De Eucharistia 25. Il culto reso all’Eucaristia fuori della Messa è di un valore inestimabile nella vita della Chiesa. Tale culto è strettamente congiunto con la celebrazione del Sacrificio eucaristico. La presenza di Cristo sotto le sacre specie che si conservano dopo la Messa - presenza che perdura fintanto che sussistono le specie del pane e del vino - deriva dalla celebrazione del Sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale. Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento, nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche.
È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr Gv 13,25), essere toccati dall’amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l’«arte della preghiera», come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!
Di questa pratica ripetutamente lodata e raccomandata dal Magistero, numerosi Santi ci danno l’esempio. In modo particolare, si distinse in ciò sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che scriveva: «Fra tutte le devozioni, questa di adorare Gesù sacramentato è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi». L’Eucaristia è un tesoro inestimabile: non solo il celebrarla, ma anche il sostare davanti ad essa fuori della Messa consente di attingere alla sorgente stessa della grazia. Una comunità cristiana che voglia essere più capace di contemplare il volto di Cristo, nello spirito che ho suggerito nelle Lettere apostoliche Novo millennio ineunte e Rosarium Virginis Mariae, non può non sviluppare anche questo aspetto del culto eucaristico, nel quale si prolungano e si moltiplicano i frutti della comunione al corpo e al sangue del Signore
Dal Vangelo secondo Giovanni 6,30-35: In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Io sono il pane della vita - Io sono il pane della vita - La folla sazia del pane miracoloso (Cf. Gv 6,1ss), affascinata dalla parola del Maestro (Cf. Lc 19,48), conquistata dalla dolcezza di Gesù (Cf. Mt 11,28-30), si mette alla ricerca del giovane Rabbi. Un entusiasmo non gradito, così invece di accoglienza trova un rimprovero: «Gesù rimprovera al popolo, che lo cerca, la incomprensione del miracolo come segno in cui leggere mediante la fede la rivelazione della sua persona. La loro comprensione è ancora solo naturale, materiale» (Giuseppe Segalla).
Al rimprovero segue una esortazione: Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna. Queste parole allargano gli angusti spazi spirituali del giudaismo: il pane, alimento che perisce, dà soltanto una vita che muore, il pane che il Figlio dell’uomo darà agli uomini spalanca le porte dell’eternità. L’eternità insegnata da Cristo era certamente una categoria religiosa assai lontana dalla teologia dei sadducei e dei farisei, anche se quest’ultimi, a differenza dei primi, credevano nella risurrezione.
Il Figlio dell’uomo darà questo pane perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo. Forse è un riferimento al Battesimo ricevuto da Giovanni nel fiume Giordano: potrebbe riferirsi alla voce del Padre che rivela al mondo Gesù come Figlio suo prediletto (Cf. Mt 3,17), oppure allo Spirito Santo disceso su di lui appena battezzato (Cf. Mt 3,16; Rom 4,11), potenza di Dio per effettuare i «segni» (Cf. Mt 12,28; At 10,38; Ef 1,13.30; 2Cor 1,22).
Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio? I giudei ammettono la loro ignoranza: comprendono la necessità di lavorare per avere il pane terreno, comprendono che devono darsi da fare per il cibo che rimane per la vita eterna, ma non conoscono le condizioni che Dio pone per concederlo. Qui gioca molto la loro mentalità legalista, credono che Dio ponga un prezzo ai suoi doni e credono di poterlo pagare osservando qualche regola o precetto. Praticamente, una sorta di baratto, così come erano avvezzi a credere e a insegnare a motivo di una imperfetta educazione religiosa.
La correzione non tarda ad arrivare. L’amore di Dio e i suoi doni sono gratuiti. L’opera che Gesù vuole è unica: credere in lui.
Ma chi è Gesù perché possano credere in lui? Per i giudei non basta la moltiplicazione dei pani, ed è poca cosa che in un convito nuziale abbia mutato l’acqua in vino, per credere in lui ora vogliono qualcosa di più. Se vuole accreditarsi come Messia rinnovi i prodigi dell’esodo. Come Mosè, Gesù dia al popolo da mangiare un pane dal cielo. Questo è il segno tangibile che i giudei chiedono, perché vedano e possano credere in lui.
«La risposta di Gesù è tagliente: la loro fede [dei giudei] è illusoria. Soltanto suo Padre dà il vero pane del cielo. La manna è cosa del passato; il pane di Dio è presente, una comunicazione permanente di vita che egli dona al mondo. Questo pane scende dal cielo, come la manna pioveva dall’alto, ma senza cessare; e non si limita a dar vita a un popolo, ma all’umanità intera. Dato che è Gesù a dare questo pane [Gv 6,27], si afferma qui la comunicazione continua della vita di Dio all’uomo attraverso Gesù» (J. Mateos - J. Barreto).
Gesù sottolinea che il datore del pane del cielo è Dio e non Mose e chiamandolo Padre mio si prepara ad identificarsi con il pane di Dio.
A queste parole, i giudei mostrano allegrezza, felici di aver trovato un tesoro senza la necessità di lavorare, e così chiedono di ricevere il pane del cielo. Poiché hanno omesso la condizione posta dal giovane Rabbi, e siccome Gesù non accetta le scorciatoie, ribadisce che soltanto lui è il pane della vita e per riceverlo bisogna credere in lui. Questa è l’unica condizione posta dal Padre e dal Figlio perché l’uomo non abbia più a soffrire la fame e la sete. La risposta di Gesù si oppone nettamente a quanto dice di se stessa la Sapienza: «Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me avranno ancora sete» (Sir 24,21).
Solo Gesù, pane della vita, può soddisfare pienamente l’uomo, nell’anima e nel corpo: risuscitandolo certamente dalla morte e aprendolo alla contemplazione della luce della Trinità.
La manna - Peter Weimar (Manna in Prontuario della Bibbia): Alimento prodigioso degli israeliti durante la traversata del deserto (Es 16; Nm 11,6-9). Quando il popolo mormora per la fame, secondo Es 16 gli vengono date manna e quaglie, mentre secondo Nm 11 esso riceve le quaglie soltanto quando è nauseato della manna. La manna era granulosa e minuta, come la rugiada: aveva l’aspetto di semi di coriandolo, bianca a giallastra, e aveva il sapore di una focaccia con miele. Veniva macinata a pestata, bollita, e se ne facevano focacce (Es 16,14.31; Nm 11,7s). Ogni giorno doveva essere raccolto il fabbisogno giornaliero; quella che, contro il divieto di Mosè, veniva conservata fino al giorno dopo, imputridiva. Poiché il sabato la manna non cadeva, il giorno prima si doveva raccoglierne il doppio. A perenne ricordo di questo evento, si doveva esporre nel santuario davanti a JHWH un omer di manna. Il nome manna viene spiegato con la domanda degli israeliti: “che cos’è?" (ebr. man hu). La manna proviene dal cosiddetto tamarisco della manna nella penisola del Sinai; dalle sue foglie, punte dalla cocciniglia, cadono delle gocce sul terreno. Questo alimento naturale, ma sconosciuto e strano per gli israeliti, fu per loro un segno della particolare guida di Dio nell’esodo dall’Egitto: JHWH stesso aiuta il suo popolo, ragion per cui la manna è chiamata anche “pane del cielo” (Es 16,4; cf. Sal 78,24; 105,40) e “pane degli angeli” (Sal 78,25, cf. Sap 16,20). L’alimentazione con la manna è al tempo stesso una chiara motivazione dell’ordinamento del sabato. In contrapposizione all’attesa giudaica della manna quale cibo del tempo escatologico, Gesù definisce se stesso il pane vero (Gv 6,32.48). La manna è prefigurazione dell’eucaristia (1Cor 10,3s) e della beatitudine (Ap 2,17).
I nostri padri hanno mangiato la manna: Marc François Lacan (Dizionario di Teologia Biblica): La manna e il vero pane di Dio - Cristo, nel deserto, conferma vivendola la lezione del Vecchio Testamento: «l’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,14 par.; cfr. Dt 8,3). Rinnova questo insegnamento nutrendo il popolo di Dio con un pane miracoloso. Questo pane che sazia il popolo (Mt 14,20; 15,37 par.; cfr. Sal 78,29) suscita un entusiasmo senza rapporto con la fede Che Gesù esige (Gv 6,14s); i discepoli non comprendono meglio della folla il senso del dono e del miracolo; quanto agli increduli, Farisei e Sadducei, essi esigono in questo momento «un segno che venga dal cielo» (Mt 16,1-4 par.; cfr. Gv 6,30 s; Sal 78,24s). Ora, il vero pane «venuto dal cielo» non è la manna che lasciava morire, bensì Gesù stesso (Gv 6,32s) che si riceve mediante la fede (6,35-50): è la sua carne, data «per la vita del mondo» (6,51-58). Anche Paolo vede questo «alimento spirituale» prefigurato dalla manna del deserto (1Cor 10,3s). A buon diritto quindi la liturgia eucaristica riprende le immagini bibliche che concernono la manna. Con la partecipazione al pane misterioso del pasto eucaristico, apparentemente sempre le stesso come la manna, il cristiano risponde ad un segno di Dio ed attesta la propria fede nella sua parola discesa dal cielo; perciò, fin d’ora, egli è «nutrito con il pane degli angeli, divenuto il pane dei viandanti» (Lauda Sion), che soddisfa tutti i loro bisogni e risponde a tutti i loro gusti, durante il nuovo esodo del popolo di Dio; più ancora, il credente è già vincitore nella lotta che deve sostenere durante il suo viaggio, perché è già nutrito del pane di Dio stesso e vive della sua vita eterna (Gv 6,33.54.57s; Ap 2,17).
Il vero pane celeste non è qualcosa ma è Qualcuno - Vincenzo Raffa (Liturgia Festiva): Gli Ebrei avevano mangiato il pane miracoloso moltiplicato da Gesù, non erano ancora riusciti a capire lo scopo del prodigio. Esso era destinato soprattutto a mostrare che, oltre il pane materiale, c’era un pane superiore e che questo pane era Cristo. Essi ricordavano Mosè. Questi aveva liberato il popolo guidandolo fuori dall’Egitto. Aveva ottenuto da Dio la manna per il popolo. Gli ascoltatori di Gesù, secondo quanto si attendeva in quel tempo dal Messia, volevano che anche lui ripetesse un fatto simile, cioè facesse cadere il pane dal cielo e così lo avrebbero considerato il nuovo Mosè, il nuovo liberatore dalla schiavitù e dall’oppressione straniera. Ma Gesù fece una sostanziale rettifica. Quello di Mose in realtà non era il pane vero venuto dal cielo. Pane del cielo, infatti, significa un cibo che dà la vera vita divina, mentre quello serviva solo a conservare la vita fisica. Il vero pane celeste non è qualcosa, ma è Qualcuno. È colui che il Padre ha inviato dal cielo per dare la vita al mondo.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Il vero pane celeste non è qualcosa ma è Qualcuno.
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
O Padre, guarda la tua Chiesa,
che hai nutrito alla mensa dei santi misteri,
e guidala con mano potente,
perché cresca nella perfetta libertà
e custodisca la purezza della fede.
Per Cristo nostro Signore.
che hai nutrito alla mensa dei santi misteri,
e guidala con mano potente,
perché cresca nella perfetta libertà
e custodisca la purezza della fede.
Per Cristo nostro Signore.