24 Aprile 2020
Venerdì della II settimana di Pasqua
At 5,34-42; Sal 26 (27); Gv 6,1-15
Colletta: Padre misericordioso, che hai voluto che il tuo Figlio subisse per noi il supplizio della croce per liberarci dal potere del nemico, donaci di giungere alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Catechismo della Chiesa Cattolica n.1333: Al centro della celebrazione dell’Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l’invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua Passione: “Prese il pane...”, “Prese il calice del vino...”. Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all’offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, “frutto del lavoro dell’uomo”, ma prima ancora “frutto della terra” e “della vite”, doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che “offrì pane e vino” (Gen 14,18) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta.
1334: Nell’Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell’Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall’Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio. Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il «calice della benedizione» (1Cor 10,16), al termine della cena pasquale degli Ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell’attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.
n. 1335: I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia. Il segno dell’acqua trasformata in vino a Cana annunzia già l’Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo divenuto il Sangue di Cristo.
Dal Vangelo secondo Giovanni 6,1-15: In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
La moltiplicazione dei pani - Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): È uno dei pochi miracoli riportato da tutti e quattro gli evangelisti. E controverso se Giovanni dipenda dai sinottici, oppure se abbia redatto il racconto in modo autonomo, attingendolo da una tradizione orale o scritta. Nonostante la convergenza sostanziale, i riscontrano alcune differenze (dodici per Schnackenburg).
L’intonazione teologica della redazione giovannea è diversa. Mentre i sinottici rilevano la bontà compassionevole di Gesù che soccorre la folla, Giovanni dà rilievo soltanto al significato cristologico del «segno» (v. 14), che ha lo scopo di manifestare l’identità del Cristo. Pertanto, nel racconto di Giovanni tutto si concentra sulla figura e sul ruolo di Gesù: è lui che prende l’iniziativa per provvedere il cibo alla folla (v. 5), che mette alla prova Filippo (v, 6), che distribuisce il pane (v. 11), che comanda di raccogliere i pezzi avanzati (v. 12). Alla fine è riconosciuto come il Profeta escatologico e Messia (v. 14), ma in senso politico e terreno, che Gesù non può accettare: la sua regalità non aveva lo scopo di restaurare la monarchia davidica, bensì di rivelare l’amore salvifico del Padre per l’umanità intera. La sovrabbondanza del pane prodigioso da lui procurato rappresentava l’adempimento degli oracoli dei profeti, concernenti il cumulo dei beni, previsti per il tempo messianico. La descrizione del miracolo assume in Giovanni una forte coloritura sapienziale e eucaristica, che viene esplicitato nel discorso successivo sul pane di vita.
Il Pane - Il pane era considerato come dono di Dio, alimento dell’umana energia (Sal 104,14s; IRe 19,6ss); immagine concreta della vita umana; la mancanza del pane significava l’esaurimento delle possibilità di vita (Am 4,6), e veniva avvertita come una punizione (Ger 5,17; Ez 4,16s); l’abbondanza del pane si considerava come benedizione di Dio (Sal 37,25; 132,15; Pro 12,11). Con l’immagine del pane non si indicava solo la vita corporale ma anche quella spirituale: la sofferenza = pane delle lacrime e della cenere (Sal 80,6; 102,10; Is 30,20), il peccato = pane del delitto (Pro 4,17), la pigrizia = pane dell’indolenza (Pro 31,27), la fatica della vita = mangiare il pane col sudore della fronte (Gen 3,19), l’allegrezza = pane della gioia (Qo 9,7). Il pane serviva come alimentazione individuale, ma era anche un segno di comunione: mangiare il pane con qualcuno era segno di amicizia (Sal 41,10), spezzare il pane era segno di ospitalità (Gen 18,5), espressione di amore fraterno (Is 18,7; Ez 18,7.16; Tb 4,16) e veniva considerata un’opera di pietà religiosa. In via normale si mangiava pane lievitato; si usava pane azzimo quando si aveva premura (Gen 19,3) a nel tempo del raccolto (Rt 2,14); specialmente nel culto era molto importante il pane azzimo: nel tempio si usavano i pani della presenza (IRe 7,48; 2Cron 13,11) e venivano offerti dei pani come primizie (Lv 23,17); pane azzimo veniva usato ancora nel rituale del sacrificio (Es 23,18; 34,25); secondo Es 12,8.11.39, il suo uso doveva ricordare nella pasqua l’uscita dall’Egitto: Dio aveva nutrito il suo popolo nel deserto con la manna e così gli aveva manifestato la sua assistenza. Nei profeti il pane è equiparato in molti modi alla parola di Dio (Am 8,11), al banchetto messianico (Is 55,1ss), con la sapienza divina (Pro 9,5). Il Nuovo Tetamento considera il pane come cibo quotidiano (Mr 6,32-44 par; 8, 1-10; 6,8; 7,27), come la parola di Dio che è importante per l’uomo (Mt 4,4); in Giovanni Cristo è indicato come p.ane del cielo (Gv 6,32s.49ss), come pane vivo (Gv 6,35.48), come vero pane (Gv 6,32s); il mangiare di questo pane significa la fede e comunica la nuova vita all’uomo (Gv 6,51).
Eucarestia - P. Benoit: Senso della Parola 1. Ringraziamento e benedizione. - Per sé «eucaristia» significa: riconoscenza, gratitudine, donde ringraziamento. Questo senso, il più ordinario nel greco profano, si incontra parimenti nella Bibbia greca, specialmente nelle relazioni umane (Sap 18,2; 2Mac 2,27; 12,31; Atti 24,3; Rom 16,4). Nei confronti di Dio il ringraziamento (2Mac 1,11; 1Tess 3,9; 1Cor 1,14; Col 1,12) assume ordinariamente la forma di una preghiera (Sap 16,28; 1Tess 5,17s; 2Cor 1,11; Col 3,17; ecc.), come all’inizio delle lettere paoline (ad es. 1Tess 1,2). Si collega allora naturalmente alla benedizione che celebra le «meraviglie» di Dio, perché queste meraviglie si esprimono per l’uomo in benefizi che danno alla lode il colorito della riconoscenza; in queste condizioni il ringraziamento è accompagnato da una «anamnesi», mediante la quale la memoria evoca il passato (Giudet 8,25s; Apoc 11,17s), e l’eucharistèin equivale ad euloghèin (1Cor 14,16ss). Questa eulogia eucaristia si incontra particolarmente nei pasti giudaici, le cui benedizioni lodano e ringraziano Dio per gli alimenti che ha dato agli uomini. Paolo parla in questo senso di mangiare con «eucaristia» (Rom 14,6; 1Cor 10,30; 1Tim 4,3s).
2. L’uso di Gesù e l’uso cristiano - Nella prima moltiplicazione dei pani Gesù pronuncia una «benedizione» secondo i sinottici (Mt 14,19 par.), un «ringraziamento» secondo Gv 6,11.23; nella seconda moltiplicazione Mt 15,36 menziona un «ringraziamento», mentre Mc 8,6s parla di «ringraziamento» sul pane e di «benedizione» sui pesci. Questa equivalenza pratica dissuade dal distinguere nell’ultima cena la «benedizione» sul pane (Mt 26,26 par.; cfr. Lc 24,30) ed il «ringraziamento» sul calice (Mt 26,27 par.). Viceversa Paolo parla di «ringraziamento» sul pane (1Cor 11,24) e di «benedizione» sul calice (1Cor 10,16).
Di fatto nell’uso cristiano è prevalso il termine «eucaristia» per designare l’azione istituita da Gesù alla vigilia della sua morte. Ma si terrà presente che questo termine esprime tanto una lode delle meraviglie di Dio, quanto e più che un ringraziamento per il bene che ne traggono gli uomini. Mediante quest’atto decisivo, in cui ha affidato ad alimenti il valore eterno della sua morte redentrice, Gesù ha consumato e fissato per i secoli questo omaggio di se stesso e di tutte le cose a Dio, che è l’elemento proprio della «religione» e che è l’elemento essenziale della sua opera di salvezza: nella sua persona offerta sulla croce, e nella eucaristia, tutta l’umanità, e l’universo che ne è la cornice, fanno ritorno al Padre. Questa ricchezza dell’eucaristia, che la pone al centro del culto cristiano, noi la troviamo in testi densi, he bisogna analizzare a fondo.
C’è qui un ragazzo: Benedetto XVI (Angelus, 29 Luglio 2012): Nella scena della moltiplicazione, viene segnalata anche la presenza di un ragazzo, che, di fronte alla difficoltà di sfamare tanta gente, mette in comune quel poco che ha: cinque pani e due pesci (cfr Gv 6,8). Il miracolo non si produce da niente, ma da una prima modesta condivisione di ciò che un semplice ragazzo aveva con sé. Gesù non ci chiede quello che non abbiamo, ma ci fa vedere che se ciascuno offre quel poco che ha, può compiersi sempre di nuovo il miracolo: Dio è capace di moltiplicare il nostro piccolo gesto di amore e renderci partecipi del suo dono. La folla è colpita dal prodigio: vede in Gesù il nuovo Mosè degno del potere, e nella nuova manna il futuro assicurato, ma si ferma all’elemento materiale, che hanno mangiato, e il Signore, «sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo» (Gv 6,15). Gesù non è un re terreno che esercita il dominio, ma un re che serve, che si china sull’uomo per saziare non solo la fame materiale, ma soprattutto la fame più profonda, la fame di orientamento, di senso, di verità, la fame di Dio. Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di farci riscoprire l’importanza di nutrirci non solo di pane, ma di verità, di amore, di Cristo, del corpo di Cristo, partecipando fedelmente e con grande consapevolezza all’Eucaristia, per essere sempre più intimamente uniti a Lui. Infatti «non è l’alimento eucaristico che si trasforma in noi, ma siamo noi che veniamo da esso misteriosamente cambiati. Cristo ci nutre unendoci a sé; ci attira dentro di sé» (Esort. Apost. Sacramentum caritatis, 70). Allo stesso tempo, vogliamo pregare perché non manchi mai a nessuno il pane necessario per una vita dignitosa, e siano abbattute le disuguaglianze non con le armi della violenza, ma con la condivisione e l’amore.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». (Vangelo)
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
O Padre, che alla mensa dei santi misteri
nutri e fai crescere la Chiesa,
donaci di accogliere il messaggio del tuo amore,
per divenire nel mondo lievito e strumento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
nutri e fai crescere la Chiesa,
donaci di accogliere il messaggio del tuo amore,
per divenire nel mondo lievito e strumento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.