19 APRILE 2020

II Domenica di Pasqua

 At 2,42-47; Sal 117 (118); 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31

Colletta: Signore Dio nostro, che nella tua grande misericordia ci hai rigenerati a una speranza viva mediante la risurrezione del tuo Figlio, accresci in noi, sulla testimonianza degli apostoli, la fede pasquale, perché ad rendo a lui pur senza averlo visto riceviamo il frutto della vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Papa Francesco (Regina Coeli 23 Aprile 2017): Nel Giubileo dell’Anno 2000, san Giovanni Paolo II ha stabilito che questa domenica sia dedicata alla Divina Misericordia. È vero, è stata una bella intuizione: è stato lo Spirito Santo a ispirarlo in questo. [...]. Il Vangelo di oggi è il racconto dell’apparizione di Cristo risorto ai discepoli riuniti nel cenacolo (cfr Gv 20,19-31). Scrive san Giovanni che Gesù, dopo aver salutato i suoi discepoli, disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Detto questo, fece il gesto di soffiare verso di loro e aggiunse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (vv. 21-23). Ecco il senso della misericordia che si presenta proprio nel giorno della risurrezione di Gesù come perdono dei peccati. Gesù Risorto ha trasmesso alla sua Chiesa, come primo compito, la sua stessa missione di portare a tutti l’annuncio concreto del perdono. Questo è il primo compito: annunciare il perdono. Questo segno visibile della sua misericordia porta con sé la pace del cuore e la gioia dell’incontro rinnovato con il Signore.
La misericordia alla luce di Pasqua si lascia percepire come una vera forma di conoscenza. E questo è importante: la misericordia è una vera forma di conoscenza. Sappiamo che si conosce attraverso tante forme. Si conosce attraverso i sensi, si consce attraverso l’intuizione, attraverso la ragione e altre forme ancora. Bene, si può conoscere anche attraverso l’esperienza della misericordia, perché la misericordia apre la porta della mente per comprendere meglio il mistero di Dio e della nostra esistenza personale. La misericordia ci fa capire che la violenza, il rancore, la vendetta non hanno alcun senso, e la prima vittima è chi vive di questi sentimenti, perché si priva della propria dignità. La misericordia apre anche la porta del cuore e permette di esprimere la vicinanza soprattutto con quanti sono soli ed emarginati, perché li fa sentire fratelli e figli di un solo Padre. Essa favorisce il riconoscimento di quanti hanno bisogno di consolazione e fa trovare parole adeguate per dare conforto.
Fratelli e sorelle, la misericordia riscalda il cuore e lo rende sensibile alle necessità dei fratelli con la condivisione e partecipazione. La misericordia, insomma, impegna tutti ad essere strumenti di giustizia, di riconciliazione e di pace. Non dimentichiamo mai che la misericordia è la chiave di volta nella vita di fede, e la forma concreta con cui diamo visibilità alla risurrezione di Gesù.
Maria, la Madre della Misericordia, ci aiuti a credere e a vivere con gioia tutto questo.

Prima Lettura - Il  brano lucano descrive la vita della prima comunità cristiana che comprendeva l’insegnamento e la testimonianza degli Apostoli tesi a esporre l’azione salvifica di Dio compiuta e realizzata in forma definitiva nella vita, nella morte e nella risurrezione di Gesù; la comunione fraterna, con la condivisione anche dei beni materiali; la preghiera e la frazione del pane, espressione che sta ad indicare la celebrazione eucaristica. Per l’evangelista Luca, la comunità apostolica è il modello a cui ispirarsi per una vita cristiana più autentica.

Salmo Responsoriale - “Salmo di ringraziamento, ultimo dei salmi hallel [cfr. 113], che accompagna la processione e il solenne ingresso al tempio da parte del re e del popolo dopo la vittoria. L’invito a lodare la bontà misericordiosa del Signore scandisce i primi versi in forma di litania [1-4]; la fiducia posta in lui nel giorni dell’angoscia [5-9] viene ripagata con la vittoria: il popolo è stato liberato dai nemici e ora esulta, inneggiando a Dio salvatore e annunciando le sue opere meravigliose [10-18].
I giusti che hanno accesso al cortile del tempio [19-20] ringraziano il Signore per essere stati scelti e trasformati da pietra scartata in testata d’angolo [22], centro della comunità dei popoli [21-25]. Concludono il salmo la benedizione impartita dai sacerdoti e una professione corale di fede nel Signore [26-28]” (L’Antico Testamento, I Salmi e Libri Sapienziali).

Seconda lettura - Pietro invita i cristiani afflitti da varie prove ad attingere dalla loro fede nel Cristo e dal loro amore per lui la speranza della loro salvezza (Cf. 1Pt 1,22; 2,11; 1Cor 15,44). La salvezza è conquista, ma soprattutto dono, dolce abbandono alla volontà di Dio, «il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,4). L’eredità cristiana, «a differenza di quella a cui pensò, almeno originariamente, Israele, non è esposta ai pericoli dei nemici, è sicura, perché “è conservata nei cieli per noi”... Il cristiano non ha diritto di dubitare della sicurezza di questa eredità... Davanti alle difficoltà della vita presente, dobbiamo accrescere, con la fede, la sicurezza nel possesso di questa salvezza ultima e definitiva» (Felipe F. Ramos).

Vangelo - Il vangelo di oggi è una pagina densissima e ricchissima di contenuti: in essa viene sottolineato il dono della pace e dello Spirito Santo; il potere di rimettere i peccati; in Tommaso il modello di incredulità e di fede e il fine che Giovanni s’è proposto scrivendo il suo Vangelo. Esso è stato redatto affinché gli uomini credano che Gesù è il Messia, il Cristo annunziato nell’Antico Testamento dai profeti, il Figlio di Dio, e, credendo questa verità, possano salvarsi e avere «la vita nel suo nome». Dalla predicazione del Battista all’inizio del ministero pubblico di Gesù (Cf. Gv 1,19), fino al capitolo conclusivo del Vangelo (Cf. Gv 21,24-25), tutto viene collocato nella testimonianza che è resa alla realtà del Verbo di Dio «fatto carne» (Gv 1,14).

Dal Vangelo secondo Gv 20,19-31: La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

La sera di quel giorno - Nonostante il sepolcro vuoto e l’annuncio pasquale della Maddalena (Cf. Gv 20,1-9.18), i cuori dei discepoli, per timore dei Giudei, sono nella morsa della paura e gli usci della loro casa ben serrati. In questo clima di attesa, di timore, di trepidazione e di spavento, Gesù, la sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, appare agli Undici, mostrando loro le cicatrici dei polsi che erano stati trapassati dai chiodi e la ferita del fianco che era stato squarciato dalla lancia. L’intenzione del Vangelo è quella di far comprendere che il Risorto che appare è Gesù di Nazaret morto crocifisso sul Calvario e trafitto dalla lancia del soldato romano. Il corpo risuscitato con il quale si presenta ai discepoli «è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione» (Catechismo della Chiesa Cattolica 645).
L’entrare a porte chiuse, il fermarsi in mezzo agli apostoli e il parlare con loro, sono particolari che vogliono dire che Gesù è vivo, possiede una vita nuova, diversa: è risorto non come la figlia di Giairo, o come il giovane di Naim, oppure come Lazzaro: la «risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa. Nel suo Corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte ad un’altra vita al di là del tempo e dello spazio. Il Corpo di Gesù è, nella risurrezione, colmato della potenza dello Spirito Santo; partecipa alla vita divina nello stato della sua gloria, sì che san Paolo può dire di Cristo che egli è l’uomo celeste [Cf. 1Cor 15,35-50]» (Catechismo della Chiesa Cattolica 647).
stette in mezzo a loro... La Presenza del Risorto nella Chiesa è apportatrice di inestimabili doni, «più preziosi dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele e di un favo stillante» (Sal 19,11).
Giovanni, oltre alla pace e alla gioia, i frutti più soavi della presenza del Risorto in mezzo ai suoi, ama sottolineare tre doni fatti agli Apostoli.
- Il conferimento della missione: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21).
«Il parallelismo Padre-Figlio e Figlio-credente, caratteristico del linguaggio giovanneo [Gv 6,57; 10,15], è ben più che una semplice analogia: con realtà Gesù conferisce ai suoi la missione che ha ricevuto dal Padre. La frase più vicina alla nostra è quella della preghiera sacerdotale: “Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo” [Gv 17,18]» (G. Crocetti).
La missione degli Apostoli sarà universale.
Annunziata prima al popolo di Israele (Cf. Mt 10,5ss.; 15,24), come esigeva il piano divino, la salvezza deve ora essere offerta a tutte le nazioni: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19-20). 
- Il dono dello Spirito Santo: “… soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo»” (Gv 20,22); forse intenzionalmente, l’evangelista Giovanni vuol ricordare Genesi 2,7: «Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente». Lo stesso verbo insufflare lo troviamo in Ezechiele 37,9 per descrivere la nuova vita delle ossa aride. Quindi, il soffio di Gesù simbolizza lo Spirito che egli manda, principio della nuova creazione.
Lo Spirito Santo abita nella comunità neotestamentaria come in un tempio, ne crea l’unità ed agisce al suo interno. Inabita i credenti (Cf. 1Cor 6,19).
Abilita i discepoli al compimento della loro particolare missione al servizio della Parola, anche con il conferimento di particolari doni. Il possesso dello Spirito Santo, e l’essere posseduti dallo Spirito Santo, è condizione necessaria per la salvezza: «Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Cf. Gv 3,5; Rom 8,9; 1Cor 12,3).
- Il potere di perdonare o di non perdonare i peccati (Cf. Gv 20,23); la Chiesa ha sempre inteso che Gesù Cristo con queste parole ha conferito agli Apostoli la potestà di perdonare i peccati, un potere che viene esercitato nel sacramento della Penitenza, «l’espressione più sublime dell’amore e della misericordia di Dio verso gli uomini, come Gesù insegna nella parabola del figlio prodigo (Cf. Lc 15,11-31). Il Signore attende sempre con le braccia aperte che ritorniamo pentiti, per perdonarci e restituirci la nostra dignità di figli suoi» (La Bibbia di Navarra, I quattro vangeli).
Tommaso uno dei Dodici... vuol vedere il segno dei chiodi. È tra coloro che vengono biasimati da Gesù: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete» (Gv 4,48). L’Apostolo incredulo, vedendo crede: la confessione di Tommaso... è il culmine della cristologia del quarto Vangelo.
«A Tommaso si riconosce il merito della fede [hai creduto], perché nell’umanità di Gesù ha saputo riconoscere la sua divinità. Ma la beatitudine rivolta alle generazioni future è di credere senza pretendere di dover necessariamente anche vedere tutto di persona, ma ponendo invece la propria fiducia nella parola e nella testimonianza di tutti coloro che hanno visto» (Il Nuovo Testamento, Ed. Paoline).
Gli ultimi versetti generano un profondo legame con il prologo del Vangelo, soprattutto con 1,14: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità». È la più alta testimonianza della divinità di Gesù. Ed è anche un voler rinsaldare la fede degli increduli e dei vacillanti, perché credano che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e credendo abbiano la vita nel suo nome.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». (Vangelo)
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale
che abbiamo ricevuto continui a operare nella nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.