17 APRILE 2020

Venerdì fra l’Ottava di Pasqua

At 4,1-12; Sal 117; Gv 21,1-14

Colletta: O Padre, che da ogni parte della terra hai riunito i popoli per lodare il tuo nome, concedi che tutti i tuoi figli, nati a nuova vita nelle acque del Battesimo e animati dall’unica fede, esprimano nelle opere l’unico amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

In nessun altro c’è salvezza: Ad gentes 7: La ragione dell’attività missionaria discende dalla volontà di Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità. Vi è infatti un solo Dio, ed un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo, uomo anche lui, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1Tm 2,4-6), «e non esiste in nessun altro salvezza» (At 4,12). È dunque necessario che tutti si convertano al Cristo conosciuto attraverso la predicazione della Chiesa, ed a lui e alla Chiesa, suo corpo, siano incorporati attraverso il battesimo. Cristo stesso infatti, «ribadendo espressamente la necessità della fede e del battesimo (cfr. Mc 16,16; Gv 3,5), ha confermato simultaneamente la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano, per così dire, attraverso la porta del battesimo. Per questo non possono salvarsi quegli uomini i quali, pur sapendo che la Chiesa cattolica è stata stabilita da Dio per mezzo di Gesù Cristo come istituzione necessaria, tuttavia rifiutano o di entrare o di rimanere in essa». Benché quindi Dio, attraverso vie che lui solo conosce, possa portare gli uomini che senza loro colpa ignorano il Vangelo a quella fede «senza la quale è impossibile piacergli», è tuttavia compito imprescindibile della Chiesa, ed insieme suo sacrosanto diritto, diffondere il Vangelo; di conseguenza l’attività missionaria conserva in pieno - oggi come sempre - la sua validità e necessità.   

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-14: In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli - Gesù si manifesta ai discepoli non più a Gerusalemme, teatro della sua passione, morte e risurrezione, bensì «sul mare di Tiberìade», dove aveva svolto gran parte della sua attività apostolica.
Simon Pietro aveva deciso di andare a pescare, una decisione condivisa da Tommaso, da Natanaele, dai figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, e da altri due discepoli anonimi. Una decisione che forse mette a nudo in Pietro e nei discepoli un sentimento di delusione (Cf. Lc 24,2: «noi speravamo...»).
L’iniziativa si conclude con un sonoro fallimento, «ma quella notte non presero nulla»; una scena che racchiude senz’altro un richiamo simbolico: senza Gesù, «luce del mondo» (Gv 8,12), gli uomini precipitano nelle tenebre e senza di Lui gli uomini non possono realizzare le opere di Dio (Gv 9,4; 15,5).
Quando era già l’alba, Gesù si presenta sulla riva, ma i discepoli non lo riconoscono, elemento tipico delle apparizioni (Cf. Lc 24,16; Gv 20,14). Fanno però quanto viene loro comandato e traggono a terra la rete piena di una «grande quantità di pesci».
Questa sovrabbondanza richiama il miracolo di Cana (Cf. Gv 2,6), la moltiplicazione dei pani (Cf. Gv 6,11s), l’acqua viva (Cf. Gv 4,14; 7,37s), la vita data dal buon pastore (Cf. Gv 10,10), la pienezza dello Spirito data da Gesù (Cf. Gv 3,34).
A fronte di questo prodigio, il discepolo «che Gesù amava» riconosce nello sconosciuto il Risorto e lo riferisce a Pietro. La reazione di Pietro è repentina, propria del suo carattere impetuoso, si getta in acqua e raggiunge a nuoto la spiaggia; mentre gli altri trascinando la rete piena di pesci raggiungono la terra: «Ecco, dunque, la scena ormai completa di significato simbolico: gli Apostoli, con a capo Pietro, corrono verso Cristo, Cristo Risorto, trascinando la barca ricolma della pesca miracolosa!» (Massimo Biocco).
Pietro, ad un invito del Risorto, trae a terra la rete piena di «centocinquantatré grossi pesci». Un numero certamente  simbolico (Cf. Ez 47,10), ma la sottolineatura benché fossero tanti, la rete non si spezzò, sta a simboleggiare il fatto che la Chiesa, autenticamente fondata sulla parola di Gesù e sulla fede di Pietro (Cf. Mt 16,16), non si spezzerà nonostante la pavidità di molti cristiani e le persecuzioni degli uomini: «doppio miracolo quindi: la pesca abbondante e le reti che non si rompono. Anche nell’unica barca [nel racconto di Luca sono due] e nella rete che non si rompe molti vedono il simbolo dell’unità della Chiesa» (G. Segalla).
L’apparizione si conclude con un banchetto dove Gesù offre ai suoi discepoli pane e pesce arrostito (Cf. Mt 14,17-19).
L’ultima nota del Vangelo, Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti, non deve far pensare che la fede aveva conquistato i cuori di tutti i credenti, nonostante tale abbondanza di segni e di prove della risurrezione di Gesù dai morti molti, come ci suggerisce l’evangelista Matteo, ancora dubitavano (Mt 28,17). La fede è dono, ma anche conquista.

Nell’unica barca che si spinge al largo per la pesca e nella rete che non si rompe può essere intravisto il simbolo dell’unità della Chiesa.
La Chiesa è una per la sua origine: «Il supremo modello e il principio di questo Mistero è l’unità nella Trinità delle Persone di un solo Dio Padre e Figlio nello Spirito Santo» (CCC 813).
La Chiesa è una per il suo Fondatore: «Il Figlio incarnato, infatti... per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio, ... ristabilendo l’unità di tutti i popoli in un solo Popolo e in un solo corpo» (CCC 813; Cf. Unitatis redintegratio, 1: «Da Cristo Signore la Chiesa è stata fondata una e unica»).
La Chiesa è una per la sua anima: «Lo Spirito Santo, che abita nei credenti e tutta riempie e regge la Chiesa, produce quella meravigliosa comunione dei credenti e tanto intimamente tutti unisce in Cristo, da essere il principio dell’unità della Chiesa» (CCC 813). Dunque è «proprio dell’essenza stessa della Chiesa di essere una: Che stupendo mistero! Vi è un solo Padre nell’universo, un solo Logos dell’universo e anche un solo Spirito Santo, ovunque identico; vi è ance una sola vergine divenuta madre, e io amo chiamarla Chiesa» (CCC 813).
A motivo di tale unità la Chiesa non deve lacerarsi con scismi e fazioni.
«Il nuovo popolo di Dio è realmente cattolico cioè universale, perché aperto a tutti gli uomini e stringe nel suo seno credenti di ogni colore e razza. Ora, questa chiesa cattolica non deve rompere la sua unità, come la rete di Pietro non si strappò, nonostante la quantità eccezionale di grossi pesci [Gv 21,11]» (Salvatore Alberto Panimolle).
Anche il Concilio ecumenico Vaticano II, da cui attinge il Catechismo della Chiesa Cattolica, ha dedicato molto interesse al mistero della chiesa, illustrando con cura e richiamando a varie riprese le due note essenziali dell’unità e della cattolicità.
Così la Costituzione dommatica sulla Chiesa Lumen gentium: «La Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino. Per una analogia che non è senza valore, quindi, è paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti, come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a lui indissolubilmente unito, così in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica, per la crescita del corpo [Cf. Ef 4,16]. Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro [Cf. Gv 21,17], affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida [Cf. Mt 28,18ss], e costituì per sempre colonna e sostegno della verità [Cf. 1Tm 3,15]» (LG 8).
Tale unità dell’unica chiesa di Cristo sussiste nella chiesa cattolica, senza possibilità di essere perduta (Cf. UR 4; LG 8). Tutti gli uomini sono «chiamati a questa cattolica unità del popolo di Dio, che prefigura e promuove la pace universale; a questa unità in vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia infine tutti gli uomini senza eccezione, che la grazia di Dio chiama alla salvezza» (LG 13).
Le divisioni tra i cristiani impediscono che la chiesa attui in essi l’unità e la cattolicità che le sono proprie, e come rigurgito tali divisioni impediscono alla Chiesa di realizzare in modo pieno la pace, la concordia e la fratellanza tra i popoli. Non c’è da attendere che una nuova Pentecoste che infiammi i cuori e li muova all’unità: il tema centrale della preghiera che Gesù innalzò al Cielo prima di consegnarsi alla Passione (Gv 17).

Missione ed eucaristia - Basilio Caballero (La Parola per Ogni Giorno): A prima vista manca una delle caratteristiche delle apparizioni di Cristo risorto, cioè il mandato missionario. Dico «a prima vista» perché, di fatto, la missione è indicata nel simbolismo missionario della barca, la pesca, la rete e i pesci. Tutti particolari che suggeriscono la missione universale della Chiesa, ereditata da Cristo e iniziata da quelli che Gesù costituì «pescatori di uomini» e che ora lavorano assieme e vedono la loro rete traboccare di pesci.
È il primo simbolismo e la prima chiave di lettura:la Chiesa missionaria, che ha presente l’avvertimento di Cristo nella similitudine della vite e dei tralci: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Prima le reti degli apostoli erano rimaste vuote perché mancava Gesù e il suo mandato missionario: «Gettate la rete».
Allo stesso modo, il pasto fraterno che seguì alla pesca deve intendersi in chiave eucaristica. È il secondo livello di lettura del vangelo di oggi. Quando i discepoli hanno tirato a riva la rete, che non si rompe nonostante il gran numero di pesci - particolare che sottolinea l’unità della Chiesa nella sua pluralità e universalità -, Gesù li invita a mangiare il pane e il pesce che ha loro preparato sulla brace, e anche i pesci che hanno appena preso.
La minuziosa precisione del testo: «Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce», ripete il rituale della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che a sua volta è lo stesso dell’ultima cena e di Emmaus. Come un’eco del brano evangelico di oggi, il pesce fu sin dal principio segno e contrassegno di Cristo nell’iconografia e nell’arte cristiana.
In questo giorno di Pasqua Gesù dice a tutti noi: gettate la rete, cioè prodigatevi per la mia missione di redenzione tra i vostri fratelli e sorelle. A questa missione ci rimanda l’eucaristia che celebriamo continuamente nelle nostre comunità.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
****  La fede è dono, ma anche conquista.
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Esaudisci, Signore, le nostre preghiere;
la comunione ai beni della redenzione
ci dia l’aiuto per la vita presente
e ci ottenga la felicità eterna.
Per Cristo nostro Signore.