9 Agosto 2025
Santa Benedetta della Croce Vergine e Martire, Patrona d’Europa
Os 2,16b.17b.21-22; Salmo Responsoriale dal Salmo 44 [45]; Mt 25,1-13
Dio dei nostri padri,
che hai guidato la santa martire Teresa Benedetta
[della Croce] alla conoscenza del tuo Figlio crocifisso
e a seguirlo fedelmente fino alla morte,
concedi, per sua intercessione,
che tutti gli uomini riconoscano Cristo salvatore
e giungano, per mezzo di lui,
a contemplare in eterno il tuo volto.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Spes Aedificanda (Lettera Apostolica 8-9): [Santa Teresa Benedetta della Croce] Era nata nel 1891 in una famiglia ebraica di Breslau, allora territorio tedesco. L’interesse da lei sviluppato per la filosofia, abbandonando la pratica religiosa cui pur era stata iniziata dalla madre, avrebbe fatto presagire più che un cammino di santità, una vita condotta all’insegna del puro «razionalismo». Ma la grazia la aspettava proprio nei meandri del pensiero filosofico: avviatasi sulla strada della corrente fenomenologica, ella seppe cogliervi l’istanza di una realtà oggettiva che, lungi dal risolversi nel soggetto, ne precede e misura la conoscenza, e va dunque esaminata con un rigoroso sforzo di obiettività. Occorre mettersi in ascolto di essa, cogliendola soprattutto nell’essere umano, in forza di quella capacità di « empatia » - parola a lei cara - che consente in certa misura di far proprio il vissuto altrui (cfr E. Stein, Il problema dell’empatia).
[...]. L’incontro col cristianesimo non la portò a ripudiare le sue radici ebraiche, ma piuttosto gliele fece riscoprire in pienezza. Questo tuttavia non le risparmiò l’incomprensione da parte dei suoi familiari. Soprattutto le procurò un dolore indicibile il dissenso della madre. In realtà, tutto il suo cammino di perfezione cristiana si svolse all’insegna non solo della solidarietà umana con il suo popolo d’origine, ma anche di una vera condivisione spirituale con la vocazione dei figli di Abramo, segnati dal mistero della chiamata e dei « doni irrevocabili » di Dio (cfr Rm 11, 29).
In particolare, ella fece propria la sofferenza del popolo ebraico, a mano a mano che questa si acuì in quella feroce persecuzione nazista che resta, accanto ad altre gravi espressioni del totalitarismo, una delle macchie più oscure e vergognose dell’Europa del nostro secolo. Sentì allora che, nello sterminio sistematico degli ebrei, la croce di Cristo veniva addossata al suo popolo e visse come personale partecipazione ad essa la sua deportazione ed esecuzione nel tristemente famoso campo di Auschwzitz-Birkenau. Il suo grido si fonde con quello di tutte le vittime di quella immane tragedia, unito però al grido di Cristo, che assicura alla sofferenza umana una misteriosa e perenne fecondità. La sua immagine di santità resta per sempre legata al dramma della sua morte violenta, accanto ai tanti che la subirono con lei. E resta come annuncio del vangelo della Croce, con cui ella si volle immedesimare nel suo stesso nome di religiosa.
Noi guardiamo oggi a Teresa Benedetta della Croce riconoscendo nella sua testimonianza di vittima innocente, da una parte, l’imitazione dell’Agnello Immolato e la protesta levata contro tutte le violazioni dei diritti fondamentali della persona, dall’altra, il pegno di quel rinnovato incontro di ebrei e cristiani, che nella linea auspicata dal Concilio Vaticano II, sta conoscendo una promettente stagione di reciproca apertura. Dichiarare oggi Edith Stein compatrona d’Europa significa porre sull’orizzonte del vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna.
Prima Lettura: La vita nel deserto, esperimentata durante l’esodo, ai tempi del profeta Osea appariva ormai come un ideale perduto: in quel luogo aspro l’uomo spoglio di ogni sostegno umano, come un bambino senza malizia, ascoltava la parola del Signore seguendolo fedelmente. Le nozze di Dio con il suo popolo nel deserto stanno quindi ad indicare che il Signore riporterà Israele a quella purezza di fede che aveva perduta per aver seguito le false divinità dei pagani.
Vangelo
Ecco lo sposo! Andategli incontro!
La parabola “delle dieci vergini” è un’allegoria delle nozze di Cristo-Sposo con la Chiesa, sua diletta Sposa, ma è anche un pressante invito alla vigilanza. Stolti e saggi, tutti sono invitati a partecipare alle nozze, tutti vanno incontro al Signore, ma occorre l’olio della vigilanza per non essere colti dal sonno colpevole della infedeltà.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,1-13
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Parola del Signore.
La parabola, nel mettere in evidenza l’incertezza del tempo della venuta gloriosa del Cristo, vuole instillare nei cuori degli uomini la necessità della vigilanza, senza fidarsi di calcoli in base ai segni dei tempi: «Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo e né il Figlio, ma solo il Padre» (Mt 24,36). Questa venuta improvvisa deve indurre gli uomini ad assumere un serio atteggiamento di vigilanza e un comportamento saggio al quale nessuno può sottrarsi se non vuole essere escluso dal regno di Dio. Poi, alla vigilanza e al comportamento saggio va aggiunto il timore: «Comportatevi con timore nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia» (1Pt 1,17-19). Se Cristo Gesù, «nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero» (Credo), per salvarci si è annichilito nel mistero dell’Incarnazione, se è morto su una croce come un volgare malfattore, «è segno che la nostra anima è assai preziosa e dobbiamo perciò affaticarci “con timore e tremore per la nostra salvezza”, per non distruggere in noi l’opera della grazia di Dio. Tutto infatti viene dalla “grazia”: la redenzione di Cristo è opera di grazia e anche l’accettazione della redenzione da parte nostra è opera di grazia, poiché è Dio stesso colui “che opera in noi il volere e l’agire” secondo i suoi disegni di benevolenza e di amore» (Settimio Cipriani). Le vergini, le stolte e le sagge, non sopportando il tedio dell’attesa vengono colte dal sonno al quale cedono ben volentieri. Questo particolare suggerisce che il progetto di Dio, «ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra» (Ef 1,10), andrà a buon fine, lo voglia o non lo voglia l’uomo e sarà svelato all’intelligenza degli uomini quando Dio vorrà, anche senza il loro apporto. Gesù aveva suggerito la stessa cosa nella parabola del seme che spunta da solo anche mentre il contadino dorme (Mc 4,26): c’è, quindi, nella crescita e nella diffusione del Regno di Dio una componente che non dipende dall’uomo. Il regno di Dio porta in sé un principio di sviluppo, una forza segreta che lo condurrà al pieno compimento.
Cinque di esse erano stolte e cinque sagge - Wolfgang Trilling (Vangelo secondo Matteo): Alla fine del discorso della montagna Gesù aveva posto a confronto un uomo stolto e uno saggio. L’uno aveva costruito la sua casa sulla sabbia, l’altro sulla roccia: la casa del primo, al sopravvenire dell’uragano del giudizio, andò in rovina, quella dell’altro resistette (7,24-27). Anche qui si ha la contrapposizione tra persone sagge persone stolte. Saggi sono coloro che ascoltano la parola del Vangelo e la mettono in pratica; stolti coloro che ascoltano la Parola, ma non agiscono in conformità. I primi portano con sé l’olio in piccoli vasi; gli altri soltanto le lampade. L’olio è il Vangelo attuato nella vita, chi non ha l’olio è colui che non porta con sé opere, cioè porta solo le parole della professione di fede: «Signore, Signore» (Kyrie, Kyrie); la sua vita non è permeata dalla fede. Le vergini invocano: «Signore, signore, aprici!»; così: «Molti mi diranno in quel giorno: Signore Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome, cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me voi operatori di iniquità!» (7,22s.). Il giudice conoscerà soltanto quelli che hanno trascorso la loro vita secondo il Vangelo; gli altri non sono dei suoi: non vi conosco. Secondo la concezione biblica, conoscere qualcuno significa dirgli di «sì» e amarlo; considerarlo dei propri, uno degli amici. Così il Figlio riconosce il Padre, e il Padre il Figlio (11,27); così il Signore riconoscerà i suoi, annoverandoli definitivamente tra gli intimi, oppure non li riconoscerà, rigettandoli per sempre.
Santa Teresa Benedetta della Croce, Patrona d’Europa - Apostasia silenziosa e cultura della morte - Ecclesia in Europa, 7.9: Il tempo che stiamo vivendo [...] con le sfide che gli sono proprie, appare come una stagione di smarrimento [...] Alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un’antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha portato a considerare l’uomo come «il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l’uomo che fa Dio ma Dio che fa l’uomo. L’aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l’uomo», per cui «non c’è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell’edonismo cinico nella configurazione della vita quotidiana». La cultura europea dà l’impressione di una «apostasia silenziosa» da parte dell’uomo sazio che vive come se Dio non esistesse.
In tale orizzonte, prendono corpo i tentativi, anche ultimamente ricorrenti, di presentare la cultura europea a prescindere dall’apporto del cristianesimo che ha segnato il suo sviluppo storico e la sua diffusione universale. Siamo di fronte all’emergere di una nuova cultura, in larga parte influenzata dai mass media, dalle caratteristiche e dai contenuti spesso in contrasto con il Vangelo e con la dignità della persona umana. Di tale cultura fa parte anche un sempre più diffuso agnosticismo religioso, connesso con un più profondo relativismo morale e giuridico, che affonda le sue radici nello smarrimento della verità dell’uomo come fondamento dei diritti inalienabili di ciascuno. I segni del venir meno della speranza talvolta si manifestano attraverso forme preoccupanti di ciò che si può chiamare una «cultura di morte».
Ilario di Poiters (In Matth, 27,3-5): [Questo brano] si riferisce interamente al gran giorno del Signore, in cui i segreti dei pensieri degli uomini saranno rivelati [cfr. 1Cor 3,13] dall’indagine del giudizio divino e in cui la fede verace nel Dio che si attende avrà la soddisfazione di una speranza non incerta. Infatti, nella contrapposizione delle cinque sagge e delle cinque stolte, è definita in maniera lampante la divisione di credenti e increduli, a esempio della quale Mosè aveva ricevuto i dieci comandamenti consegnati su due tavole [cfr. Es 32,15]. Difatti, era necessario che essi fossero consegnati interamente su due tavole, e la doppia pagina, spartendo tra la destra e la sinistra ciò che era proprio di esse, contrassegnava la divisione dei buoni e dei cattivi, sebbene essi fossero riuniti sotto uno stesso testamento.
Il Santo del giorno - 9 Agosto 2025 - Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Aprirsi all’altro per far spazio alla sua anima - Aprirsi all’altro per far spazio alla sua anima: è questo il primo passo per costruire una civiltà di sorelle e fratelli pronta a camminare assieme verso Dio. Quello che oggi ci affida santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, è un invito a ripartire dall’empatia per dare forma a un’Europa di pace. Non a caso questa filosofa, ricercatrice di Dio e carmelitana di origine ebraica è copatrona del nostro Continente. Nata nel 1891 a Breslavia da una famiglia ebrea, a 14 anni scelse l’ateismo, anche se non rinunciò mai alla ricerca della verità. Per questo si dedicò agli studi filosofici (fu assistente di Husserl) ma si diede da fare anche come volontaria infermiera al fronte durante la Prima guerra mondiale. Nel 1921 leggendo la vita di santa Teresa d’Avila scoprì l’esperienza cristiana e nel 1922 si fece battezzare a Bad Bergzabern, dedicandosi per all’insegnamento a Spira. Nel 1934 entrò nel monastero carmelitano di Colonia. Fin dal 1933 si era opposta all’ideologia nazista; a fine luglio 1942 fu arrestata dalla Gestapo in Olanda a causa delle suo origini ebraiche. Morì nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau il 9 agosto 1942. (Avvenire)
Padre misericordioso,
a noi, che veneriamo santa Teresa Benedetta,
concedi che i frutti dell’albero della croce
infondano forza nei nostri cuori,
affinché, aderendo fedelmente a Cristo sulla terra,
possiamo gustare dell’albero della vita in paradiso.
Per Cristo nostro Signore.