7 Agosto 2025
 
Giovedì XVIII Settimana T. O.
 
Nm 20,1-13; Salmo Responsoriale Dal Salmo 94 (95); Mt 16,13-23
 
Colletta
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Catechismo della Chiesa Cattolica 552 Nel collegio dei Dodici Simon Pietro occupa il primo posto.846 Gesù a lui ha affidato una missione unica. Grazie ad una rivelazione concessagli dal Padre, Pietro aveva confessato: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Nostro Signore allora gli aveva detto: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18). Cristo, «Pietra viva», assicura alla sua Chiesa fondata su Pietro la vittoria sulle potenze di morte. Pietro, a causa della fede da lui confessata, resterà la roccia incrollabile della Chiesa. Avrà la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli.  
642 Tutto ciò che è accaduto in quelle giornate pasquali impegna ciascuno degli Apostoli e Pietro in modo del tutto particolare nella costruzione dell’era nuova che ha inizio con il mattino di pasqua. Come testimoni del Risorto essi rimangono le pietre di fondazione della sua Chiesa. La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti, conosciuti dai cristiani e, nella maggior parte, ancora vivi in mezzo a loro. Questi «testimoni della risurrezione di Cristo» sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli. 
881 Del solo Simone, al quale diede il nome di Pietro, il Signore ha fatto la pietra della sua Chiesa. A lui ne ha affidato le chiavi; l’ha costituito pastore di tutto il gregge. «Ma l’incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col suo capo». Questo ufficio pastorale di Pietro e degli altri Apostoli costituisce uno dei fondamenti della Chiesa; è continuato dai Vescovi sotto il primato del Papa.  
 
Prima Lettura - L’acqua dalla roccia - Angel González: Il miracolo dell’acqua che scaturisce a un colpo della verga di Mosè fu riferito anche,dall’antica redazione elohista, ed è uno di quegli episodi stilizzati e paradigmatici del cammino attraverso il deserto (Es 17,1-7). A suo tempo, lo scrittore sacerdotale riprese questo episodio per esprimere, con esso, alcuni particolari importanti della sua versione della storia. Egli lo pone a Kades, al sud di Canaan, verso il termine dei quarant’anni, quando Israele sta per riprendere la sua marcia rapida e definitiva verso la terra promessa. Questa tappa sarà divisa in tre periodi dalla morte di tre persone importanti: quella di Maria riferita già qui, e quella di Aronne e di Mosè, annunziate per il loro rispettivo tempo. In questo contesto, lo storico vede compiersi il castigo inflitto alla ribellione provocata dall’informazione degli esploratori. Il popolo intero è qui sotto la minaccia di morte nel deserto,
Lo schema del racconto riunisce questi elementi: ubicazione dell’episodio, mormorazione del popolo per la mancanza di acqua, intercessione di Mosè e Aronne, ordine di  Dio di percuotere la roccia e farne uscire l’acqua, esecuzione dell’ordine alla presenza del popolo che deve riconoscere il potere di Dio, annunzio personale a Mosè e Aronne che non entreranno nella terra promessa, eziologia del nome della località, Meriba (da rib, litigare), allusione al fatto che lì Israele litigò e contese con Dio. Il tema materiale è l’acqua sgorgata, dalla roccia. A livello teologico, si tratta d’una nuova occasione per il popolo di manifestare il suo atteggiamento nell’avversità e per Dio di manifestare il suo potere salvatore. Il popolo è sempre presentato nell’atto di tornare al suo punto di partenza, la schiavitù e il peccato, e Dio, sempre nell’atto di manifestargli un’altra volta il suo destino.
Il racconto proclama il potere salvatore di Dio: la natura lo asseconda nei suoi disegni. La verga taumaturgica di Mosè, quella stessa che aveva operato portenti in Egitto, induce quasi a pensare al potere della bacchetta magica. Anche se la sua azione ha effettivamente alcuni tratti magici, chi legge il racconto non ne ricava l’impressione che l’autore attribuisca il potere alla verga, o alla parola di Mo-sè che ordina alla roccia di gettare acqua, bensì alla parola e alla forza di Dio che si servono della parola e del gesto dell’uomo.
L’interesse particolare dello scrittore sacerdotale, in questa storia, sta nel fatto che, per mezzo di essa, può spiegare la ragione per cui Mosè, che guidò il popolo verso la terra, non vi entrò egli stesso. Pare che questo fatto mortificante avesse bisogno d’una spiegazione, poiché se ne danno pensiero anche altri teologi della Bibbia. Il deuterono-mista presenta Mosè come vittima della colpa del popolo (Dt 1,37; 3,25s), un particolare che il secondo Isaia porterà alla sua suprema espressione nella figura del servo di Yahveh (Is 53).
Lo scrittore sacerdotale presenta Mosè come colpevole d’un peccato personale (insieme con Aronne), anche se non riesce a spiegare in modo convincente in che cosa consista questo peccato. Qui, è chiamato mancanza di fede (forse per aver percosso la roccia due volte); in Nm 20,24 e 27,14, l’autore parla di ribellione e di non aver fatto riconoscere al popolo la santità di Dio vicino alla fonte. Questo secondo dato potrebbe allacciarsi con la versione del Deuteronomio in quanto è considerato colpevole della ribellione del popolo dinanzi al Dio santo. Comunque sia, Mosè si mostra solidale con la generazione che muore prima di entrare nella terra promessa, ma muore contemplandola, che è il modo più sublime di possederla; egli resta una guida che sprona il popolo in cammino.
 
Vangelo
Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.
 
Il primato di Pietro è un potere per il bene della Chiesa, e poiché deve durare sino alla fine dei tempi, sarà trasmesso a coloro che gli succederanno nel corso dei secoli. Inferi, alla lettera «Ade» (in ebraico sheol), designa il soggiorno dei morti (Cf. Num 16,33). Le potenze degli inferi, «evocano le potenze del Male che, dopo aver trascinato gli uomini nella morte del peccato, li incatena definitivamente nella morte eterna. Seguendo il suo Signore, morto, “disceso agli inferi” [1Pt 3,19] e risuscitato [At 2,27.31], la Chiesa avrà la missione di strappare gli eletti all’impero della morte, temporale ed eterna, per farli entrare nel regno dei cieli [Cf. Col 1,3; 1Cor 15,26; Ap 6,8; 20,13]» (Bibbia di Gerusalemme).
 
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-23
 
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
 
Parola del Signore.
 
Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente - Cesarea di Filippo è l’antica città di Paneas al nord della Palestina, sulle pendici del monte Ermon. Quando Augusto nel 20 a.C. consegnò la regione al governo di Erode il grande, questi vi eresse un tempio in onore dell’imperatore romano. La costruzione della cittadina è da attribuire a Filippo, figlio di Erode, che la chiamò Cesarea in onore di Tiberio Cesare e vi si aggiungeva “di Filippo” per distinguerla da Cesarea marittima. Vi era adorato il Dio Pan, una divinità dalla sembianza caprina. In questa località che grondava di imperio e rimandava a sovrani che si autoproclamavano dèi, Gesù manifesta ai suoi discepoli la sua identità divina.
Ma voi, chi dite che io sia? Per Giovanni Papini «Gesù non interroga per sapere, ma perché i suoi fedeli, finalmente sappiano anch’essi [...] il suo vero nome». Ed è Simone, primo tra i Dodici e primo tra i cristiani, a esprimere in termini umani la realtà soprannaturale del figlio di Maria: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente». Un’espressione che spesso si trova nell’Antico Testamento (Cf. Gs 3,10; Sal 42,3; 84,3; Os 2,1) ed esprime la presenza operante di Dio.
La risposta di Pietro pone almeno una domanda: egli intendeva professare la divinità di Gesù oppure si riferiva soltanto alla sua messianicità? Se si propende per quest’ultima soluzione, si restituisce alla espressione il semplice senso messianico che essa ha nell’Antico Testamento. Sulla base della risposta del Cristo, né carne né sangue te lo hanno rivelato, si può invece pensare che Pietro abbia voluto professare la divinità del suo Maestro: un’illuminazione che veniva dall’alto e non era frutto di investigazione umana.
La risposta di Gesù a questa professione di fede ha una portata di notevolissima importanza. In primo luogo, egli proclama: «E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
Il termine semitico che traduce Chiesa, ekklêsia, significa assemblea. La «Chiesa» nell’Antico Testamento è la comunità del popolo eletto (Cf. Dt 4,10; At 7,38). Nei vangeli non appare che due volte e designa la nuova comunità che Gesù stava per fondare e che egli presenta come una realtà non solo stabile, ma indistruttibile: «[...] le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». La locuzione, invece, è frequente nelle lettere paoline. Per la Bibbia di Gerusalemme, Gesù usando «il termine “Chiesa” parallelamente all’espressione “regno dei cieli” (Mt 4,17), sottolinea che questa comunità escatologica comincerà già sulla terra mediante una società organizzata di cui stabilisce il capo».
La Chiesa è edificata su Simone, che a motivo di questo ruolo riceve qui il nome di Pietro. Il mutamento del nome sta a indicare la nuova missione di Simon Pietro: egli sarà la roccia, quindi elemento di coesione, di unità e di stabilità.
A questo punto, Gesù indica i poteri conferiti a Simon Pietro: «A te darò le chiavi del regno dei cieli, tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Il senso di questa immagine, nota alla sacra Scrittura e all’antico Oriente, suggerisce l’incarico affidato a un unico personaggio di sorvegliare ed amministrare la casa. Nel mandato di Simon Pietro, il potere di legare e di sciogliere implica il perdono dei peccati, ma la sua comprensione non va limitata a questo significato: esso, infatti, comprende tutta un’attività di decisione e di legislazione, nella dottrina come nella condotta pratica, che coincide con l’amministrazione della Chiesa in generale.
 Sempre per la Bibbia di Gerusalemme, l’esegesi cattolica «ritiene che queste promesse eterne valgano non soltanto per la persona di Pietro, ma anche per i suoi successori; sebbene tale conseguenza non sia esplicitamente indicata nel testo, è tuttavia legittima in ragione dell’intenzione manifesta che ha Gesù di provvedere all’avvenire della sua Chiesa con una istituzione che la morte di Pietro non può rendere effimera».
Luca (22,31s) e Giovanni (21,15s) sottolineano che il primato di Pietro, sempre per mandato divino, deve essere esercitato particolarmente nell’ordine della fede e che tale primato lo rende capo, non solo della Chiesa futura, ma già degli altri Apostoli. Infine, c’è da sottolineare che la professione petrina avviene nella regione di Cesarea di Filippo. Possiamo dire che non è «ricordato a caso il quadro geografico: la confessione del Messia e l’investitura di Pietro avvengono fuori dalla Palestina, in un territorio pagano. Le future direzioni della salvezza sono ormai chiare» (O. Da Spinetoli).
 
Tu sei Pietro - Paul Lamarche (Pietro (San), in Dizionario di Teologia Biblica): Nonostante la sua traduzione classica, il nome di Cefa imposto da Cristo a Simone (Mt 16,18; Gv 1,12; Cf. 1 Cor 1,12; 15,5; Gal 1,18) significa «roccia» piuttosto che «pietra». In virtù di questo nuovo nome, Simon-Pietro è partecipe della saldezza duratura e della fedeltà incrollabile di Jahve e del suo Messia. Ciò indica la sua situazione eccezionale. La scelta di Pietro non è dovuta alla sua personalità, per quanto interessante, od a qualche merito (non ha forse rinnegato il suo maestro?).
Questa elezione gratuita gli ha conferito una grandezza, e questa grandezza poggia sulla missione che Cristo gli ha affidato e che egli doveva compiere nella fedeltà dell’amore (Gv 21,15 ss).
Se non per primo, almeno tra i primi, Símone fu chiamato da Gesù a seguirlo (Gv 1,35-42). 1 sinottici rivelano persino la tendenza a trasporre nel tempo il primato di Pietro ed a fare di lui il primo discepolo chiamato (Mt 4,18-22 par.). Comunque sia, Pietro occupa tra i discepoli un posto preminente, in testa alle liste di apostoli (Mt 10,2) od al gruppo dei tre privilegiati (ad es. Mt 17,1 par.); a Cafarnao Gesù dimora ordinariamente nella casa di Pietro (ad es. Mc 1,29); è Pietro a prendere la parola a nome di tutti (Mt 16,16 par.; Gv 6,68) soprattutto nel momento solenne in cui riconosce la messianicità di Gesù (Mt 16,16 par.; Gv 6,68); il messaggio affidato dagli angeli della risurrezione alle sante donne (Mc 16,7) contiene una menzione speciale di Pietro; Giovanni lo lascia entrare per primo nel sepolcro (Gv 20,1-10); infine, e soprattutto, Cristo risorto appare a Cefa prima di manifestarsi ai Dodici (Lc 24, 34; 1Cor 15,5).
Dovunque, nel Nuovo Testamento, è messa in rilievo questa preminenza di Pietro. Essa tuttavia non esclude né la ricerca laboriosa del disegno di Dio (Cf. Atti 10-15 e Gal 2 a proposito dell’universali-smo), né la responsabilità collegiale degli apostoli, né le iniziative di un Paolo. Questi, dopo la conversione, pur avendo coscienza della propria particolare vocazione (Gal 1,15s), si reca a Gerusalemme per prendere contatto con Pietro (Gal 1,18); e pur ricordando l’incidente di Antiochia (Gal 2,11-14), quando Pietro pusillanime esitò sulla condotta da tenere in un caso pratico, Paolo si rivolge a Pietro come a colui la cui autorità trascina con sé tutta la Chiesa. Questo primato di Pietro è fondato sulla sua missione, espressa in parecchi testi evangelici.
a) Mt 16,13-23. - Nuovo Abramo, cava da cui vengono estratte pietre viventi (Cf. Is 51,1ss e Mt 3,9), fondamento sul quale Cristo edifica la propria comunità escatologica, Pietro riceve una missione di cui deve beneficiare tutto il popolo. Contro le forze del male, che sono potenze di morte, la Chiesa edificata su Pietro ha l’assicurazione della vittoria. Così la missione suprema di radunare gli uomini in una comunità, in cui ricevono la vita beata ed eterna, è affidata a Pietro, che ha riconosciuto in Gesù il Figlio del Dio vivente. Come in un corpo una funzione vitale non può fermarsi, così nella Chiesa, organismo vivente e vivificatore, bisogna che Pietro, in un modo o nell’altro, sia sempre presente per
comunicare senza sosta ai fedeli la vita di Cristo.
b) Lc 22,31 s e Atti. - Alludendo senza dubbio al suo nome, Gesù annuncia a Pietro che dovrà «confermare» i suoi fratelli, dopo essersi ravveduto del suo rinnegamento; la sua fede, grazie alla preghiera di Cristo, non verrà meno. Questa è appunto la missione di Pietro, descritta da Luca negli Atti: egli sta alla testa del gruppo riunito nel cenacolo (Atti 1,13); presiede all’elezione di Mattia (1,15); giudica Anania e Safira (5,1-11); in nome degli altri apostoli, che sono con lui, proclama alle folle la glorificazione messianica di Cristo risorto ed annunzia il dono dello Spirito (2,14-36); invita al battesimo tutti gli uomini (2,37-41), compresi i «pagani» (10,1-11,18) ed ispeziona tutte le Chiese (9,32). Come segni del suo potere sulla vita, in nome di Gesù guarisce gli ammalati (3,1-10) e risuscita un morto (9,36-42). D’altra parte, il fatto che Pietro sia tenuto a giustificare la sua condotta in occasione del battesimo di Cornelio (11,l-18), lo svolgimento del concilio di Gerusalemme (15,1-35), nonché le allusioni di Paolo nella lettera ai Galati (Gal 1,28 - 2,14), rivelano che nella direzione, in gran parte collegiale, della Chiesa di Gerusalemme, Giacomo aveva una posizione importante ed il suo accordo era fondamentale. Ma questi fatti e la loro relazione, lungi dal creare ostacolo al primato ed alla missione di Pietro, ne illuminano il senso profondo. Di fatto l’autorità di Giacomo non ha le stesse radici, né la stessa espressione di quella di Pietro: è a titolo particolare che questi ha ricevuto, con tutto quello che ciò comporta, la missione di trasmettere una regola di fede integra (Cf. Gal 1,18), ed è il depositario delle promesse di vita (Mt 16,18 s).
c) Gv 21. - In forma solenne, e forse giuridica, Cristo risorto per tre volte affida a Pietro la cura di tutto il gregge, agnelli e pecore. Questa missione deve essere intesa alla luce della parabola del buon pastore (Gv 10,1-28). Il buon pastore salva le sue pecore, raccolte in un sol gregge (10,16; 11,52), e queste hanno la vita in abbondanza; egli dà anche la propria vita per le sue pecore (10,11); perciò Cristo, annunziando a Pietro il suo futuro martirio, aggiunge: «Seguimi». Egli deve camminare sulle orme del suo maestro, non soltanto dando la vita, ma comunicando la vita eterna alle sue pecore, affinché non periscano mai (10,28). «Seguendo» Cristo, roccia, pietra vivente (1Pt 2,4), pastore che ha il potere di ammettere nella Chiesa, cioè di salvare dalla morte i fedeli e di comunicare loro la vita divina, Pietro, inaugurando una funzione essenziale alla Chiesa, è veramente il «vicario» di Cristo. Questa è la sua missione e la sua grandezza.
 
Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli: Pietro fu «preposto a tutti gli altri, e così, quando vien detto “pietra”, quando vien nominato “fondamento”, quando vien costituito “portiere del regno dei cieli”, quando vien preposto come “arbitro del legare e dello sciogliere” i cui giudizi rimarranno stabili anche nei cieli, ci è dato conoscere quale sia la sua unione con Cristo attraverso il mistero di questi appellativi. Ed ora compie con maggior pienezza e potenza gli incarichi affidatigli, ed eseguisce in tutti i particolari gli uffici e gli impegni, in colui e con colui dal quale fu glorificato. Se, dunque, da noi si fa qualche azione retta o si prende qualche decisione giusta, se con le suppliche quotidiane otteniamo qualcosa dalla misericordia di Dio, è per la sua opera e per i suoi meriti: nella sua sede vive la sua potestà, vi eccelle la sua autorità» (San Leone Magno).
 
Il Santo del Giorno - 7 Agosto 2025 - San Donato di Arezzo Martire: Nato a Nicomedia, studia da chierico a Roma. Suo compagno di formazione è Giuliano, ma mentre questi diventa suddiacono della Chiesa di Roma, Donato rimane semplice lettore. Tuttavia divenuto imperatore, Giuliano (l’Apostata) promulga una violenta persecuzione contro la Chiesa. Donato fugge ad Arezzo accolto dal monaco Ilariano a cui si affianca nell’apostolato, penitenza e preghiera; con lui opera tra il popolo prodigi e conversioni. La sua «passio» racconta di miracoli eclatanti: fra i tanti, durante la celebrazione di una Messa, al momento della Comunione, entra nel tempio un gruppo di pagani che mandano in frantumi il calice. Donato, dopo intensa preghiera, raccoglie i frammenti e li riunisce, ma manca un pezzo del fondo del calice. Il vescovo continua a servire il vino senza che esso cada dal fondo mancante; fra lo stupore generale ben 79 pagani si convertono. Un mese dopo Donato è arrestato e, sotto la persecuzione di Giuliano l’Apostata, viene decapitato ad Arezzo il 7 agosto. (Avvenire)
 
Accompagna con la tua continua protezione, o Signore,
i tuoi fedeli che nutri con il pane del cielo,
e rendi degni della salvezza eterna
coloro che non privi del tuo aiuto.
Per Cristo nostro Signore.