6 Agosto 2025
 
Trasfigurazione del Signore
 
Dn 7,9-10.13-14  oppure 2Pt 1,16-19; Salmo Responsoriale Dal Salmo 96 (97); Lc 9,28-36
 
La Bibbia e i Padri della Chiesa (I Padri Vivi): Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e suo fratello Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro (Mt 17,1). Gesù, Dio da Dio, Luce da Luce, della stessa sostanza del Padre, manifesta ai discepoli la gloria che egli ha presso il Padre. I discepoli caddero con la faccia a terra vedendo la gloria del Figlio di Dio. Gesù, nella sua divina sapienza, li prepara a sostenere lo scandalo della Croce. Poi capiranno che, per arrivare alla gloria che hanno visto, bisogna percorrere la via della croce, come il Signore. Guardando «Cristo trasfigurato», la Chiesa si rende conto che è diretta verso la gloria in cui è avvolto Cristo. Vuole capire, che prima di partecipare alla gloria del Signore, deve prima aver parte alla sua Croce. Così impara a vedere il senso di tutto ciò che sperimenta nel suo cammino attraverso la storia. Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua, disse il Signore (Mt 16,24). Nella festa della Trasfigurazione, noi prendiamo di nuovo la nostra croce, ci rafforziamo nella nostra personale via della croce, siamo disponibili ad accettare tutto, rinnoviamo la fede nelle parole di Cristo. Ci rivolgiamo un’altra volta al Signore, gli stiamo vicini.
 
Colletta
O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione
del tuo Figlio unigenito
hai confermato i misteri della fede
con la testimonianza di Mosè ed Elia, nostri padri,
e hai mirabilmente preannunciato
la nostra definitiva adozione a tuoi figli,
fa’ che, ascoltando la parola del tuo amato Figlio,
diventiamo coeredi della sua gloria.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
 
I Lettura (Dn 7,9-10.13-14): La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana. In questa visione notturna, il Vegliardo, cioè l’Eterno, Dio,  presenta al nuovo mondo e ai fedeli il Figlio dell’uomo capo, modello, rappresentante della nuova umanità. Servito da tutti i popoli, gli vengono dati potere, gloria e regno. Con tale investitura, il Figlio dell’uomo, superando la condizione umana, appartiene alla sfera stessa di Dio. Perciò Gesù, chiamandosi Figlio dell’uomo, evocherà questa dignità divina facendo scattare nei suoi confronti l’accusa di bestemmia durante il processo giudaico.
 
I Lettura - 2Pt 1,16-19: Felipe F. Ramos: I testimoni immediati di Gesù - La presentazione del mistero cristiano, la predicazione apostolica ha una base solida negli avvenimenti in cui gli apostoli furono testimoni della manifestazione di Gesù, testimoni oculari della sua manifestazione gloriosa. L’autore si riferisce alla trasfigurazione di Gesù (Mr 9,2-8 e par.). Nessuno, dunque, pensi che si tratti di favole o di miti come quelli che raccontano gli gnostici e che sono pure invenzioni umane prive del minimo fondamento storico.
Ogni volta che, nel NT, compare la parola « mito » « favola » (1Tm 1,4; 4,7; 2Tm 4,4; Tt 1,14), è evidente l’intenzione di rigettarla. I miti sono presentati come frutto della immaginazione umana, in aperto contrasto col vangelo che è profondamente radicato nella storia. La differenza che vi è fra lo storico e il favoloso è quella  che vi è fra il cristianesimo e la gnosi. E appunto il suo legame alla storia salvò la Chiesa d’allora dal degenerare in una specie di setta gnostica. Forse, oggi, siamo di fronte a un pericolo analogo.
Gli apostoli furono i testimoni della potenza e della venuta del nostro Signore Gesù Cristo. A che cosa si riferisce? Dal contesto della lettera, sappiamo che i falsi dottori discutevano sulla natura della potenza divina attuale di Cristo come salvatore e Signore, e sulla speranza nella sua seconda venuta. Tenendo conto di questo, la potenza e la venuta di Cristo si riferiscono alla potenza attuale del Cristo risuscitato ed esaltato, potenza che risulta dalla sua categoria di Signore, vivificatore per la sua vita divina, e alla sua seconda venuta nella quale si manifesterà pienamente la sovranità di Cristo.
Gli apostoli furono testimoni oculari del modo con cui il mondo dell’alto, del divino, irruppe nel mondo del terreno e dell’umano: questo appunto avvenne in Gesù. È ricordato in particolare l’avvenimento della trasfigurazione nella quale Pietro ebbe un ruolo importante (Mr 9,2.5). Gesù manifestò attraverso la luce della sua gloria e la sua partecipazione al mondo del divino, e manifestò che il mondo del divino era in lui (non si tratta di attenuare la sua divinità, ma di usare lo stesso vocabolario con cui il problema era enunciato nel tempo, e precisamente per dimostrare che quello che era impensabile nel mondo della gnosi - la vera unione del mondo del divino col mondo dell’umano - era stato una realtà in Gesù). È la verità che il quarto vangelo formula con la frase: « Il Verbo sì fece carne ». E non solo è la stessa verità, ma anche per le stesse ragioni. Anche il quarto vangelo scelse questa formula pensando all’ambiente gnostico.
Insieme con la testimonianza oculare o in aggiunta a essa è ricordata come argomento di credibilità la profezia (Rm 4,16; Eb 2,2). Già i profeti avevano parlato dell’avvento del regno di Dio, nel quale Dio si sarebbe manifestato chiaramente come nel mondo celeste (Is 37, 27; 48,35; Ap 21,3). Dopo aver provato l’esperienza della trasfigurazione, cresce la sicurezza che le promesse profetiche non sono sogni o puri desideri umani. Perciò le profezie devono essere considerate come una luce, mentre viviamo in un mondo avvolto nelle tenebre, fino a che spunti il giorno. Questo giorno è senza dubbio quello della parusia o della seconda venuta di Cristo.
L’autore della nostra lettera vuol dire che la profezia è, per la parusia, quello che è una lampada in mezzo alle tenebre.
La trasfigurazione è presentata inoltre come una specie d’anticipazione e di garanzia della parusia, Quando questa avverrà, sarà sorta la stella del mattino nei vostri cuori. In altre parole, sarà finita l’oscurità delle tenebre che avvolgono il mistero di Dio e di Cristo.
 
Vangelo
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.
 
Bibbia per la Formazione Cristiana: La trasfigurazione di Gesù: Nella scena della trasfigurazione, Luca presenta di nuovo Gesù in preghiera. Sono con lui tre apostoli. Egli parla con due personaggi chiave dell’Antico Testamento: Mosè ed Elia. Coloro che rappresentano la Legge e i Profeti si uniscono a Gesù nello splendore della sua gloria per annunciare la sua morte a Gerusalemme. I tre amici che egli ha voluto prendere con sé non sanno quello che dicono. Per il momento non comprendono nulla del mistero di Gesù, di cui sono chiamati a condividere la gloria.
All’improvviso una voce che esce dalla nube indica Gesù come «il Figlio, l’eletto», e invita ad ascoltarlo. Viene rivelato così il suo mistero di Figlio di Dio. Al termine della scena Gesù è di nuovo solo con i suoi amici più intimi, che riflettono in silenzio sul mistero della sua persona e sull’apparente controsenso della sua prossima morte,
-> Esodo: Nella nuova pasqua, Gesù realizza un nuovo «esodo» di liberazione del suo popolo. È il nuovo Mosè. Anche i quaranta giorni che separano la risurrezione dall’ascensione (particolare che si trova solo in Luca) ricordano i quarant’anni di peregrinazione nel deserto dopo l’uscita (l’«esodo») dall’Egitto. Allo stesso avvenimento allude la presenza della nube.
 
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,28b-36
 
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava percompiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
 
Parola del Signore.
 
Il suo volto cambiò d’aspetto - Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare. Tutta la scena della trasfigurazione avviene in un clima di profonda preghiera: in questo modo, sia la trasfigurazione che la voce celeste, appaiono come la risposta del Padre alla preghiera ardente del Figlio.
Il monte dove Gesù si trasfigura, secondo una tradizione attestata già nel IV secolo da Cirillo di Gerusalemme e da Girolamo, è il Tabor, una montagna della Galilea dagli arabi chiamata “Gebel et-Tur” (Il monte Monte - la montagna per eccellenza).
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto. Luca preferisce usare l’espressione il suo volto cambiò d’aspetto al posto di trasfigurazione (metamorfosi: Mt 17,2; Mc 9,2) per evitare che nella mente del suo lettore, di origine e di cultura greca, si evocassero immagini facilmente riconducibili ai riti dei misteri ellenistici. Il cambiamento d’aspetto, oltre ai tratti esterni come il fulgore e il candore della veste, evoca le grandi teofanie dell’Antico Testamento come la nube da cui scaturisce la voce del Padre (Cf. Es 40,35; Num 9,8-22). Ma è soprattutto «la realtà della gloria a caratterizzare questa trasfigurazione di Gesù: Pietro e i suoi compagni videro la sua gloria. La “gloria” appartiene esclusivamente a Dio, è manifestazione agli uomini della sua divinità. Questo segno teofanico ora risplende sul volto di Gesù, manifesta ai discepoli l’intimo suo essere: egli è lo stesso Dio, “irradiazione della gloria del Padre” (Eb 1,3)» (Rosario Scognamiglio).
Mosè ed Elia (il primo simboleggia la Legge, la Torah; il secondo i Profeti, quindi entrambi stanno a rappresentare tutto l’Antico Testamento) testimoniano che Gesù è colui che porta a compimento le Scritture. Insieme parlano dell’esodo di Gesù: Egli salirà a Gerusalemme, la città santa, per dare compimento, con la sua morte e la sua risurrezione, al progetto salvifico, «mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo» (Ef 3,9), ora «manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell’eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede» (Rom 16,26).
Pietro e i suoi compagni oppressi dal sonno ... Il torpore e la paura sono segni inequivocabili che l’uomo sta per entrare in contatto con il soprannaturale (Cf. Is 6,5; Dn 7,15; Ap 1,17). Nonostante tutto Pietro, Giacomo e Giovanni restano svegli e vedono «la gloria [di Gesù] e i due uomini che stavano con lui». Questa esperienza si imprimerà in modo indelebile nel loro cuore e sarà ricordata da Pietro: noi «siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: “Questi è il Figlio mio l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento”. Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte» (2Pt 1,17-18).
Mentre [Pietro] parlava così, venne una nube. Nella sacra Scrittura, la nube, oltre ad essere simbolo dell’effimero (Cf. Gb 7,9; 30,15; Sap 2,4; ecc.), è «segno della presenza del Signore perché, da un lato, nasconde la luce del sole divenendo così un emblema della trascendenza e del mistero di Dio» (Gianfranco Ravasi). Una colonna di nube guida Israele nel suo esodo verso la terra promessa (Cf. Es 13,21; 14,20.36.38). Essa riempie il tempio (Cf. Es 40,34; Num 9,15; 17,7) e Dio e il Figlio dell’uomo verran­no sulle nubi (Cf. Dt 33,25; Mt 26,64). Da ciò si comprende la paura dei tre apostoli.
Gli apostoli entrati nella nuvola, sentono una voce che dichiara loro: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Siamo nel cuore del mistero svelato.
Questo intervento di Dio Padre segna il vertice della teofania del Tabor. L’autore e il protagonista supremo della storia della salvezza, il «Padre, Signore del cielo e della terra» (Mt 11,25), rompe di nuovo il silenzio e si fa sentire con forza.
Sul Tabor, Dio Padre non solo conferma l’attestazione del Giordano: «Questi è il mio Figlio l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17; Cf. Mc 1,11; Lc 3,21), ma aggiunge perentoriamente: Ascoltatelo! Sempre. Anche quando invita i suoi discepoli a seguirlo sull’irta strada della croce (Cf. Lc 9,23).
 
Trasfigurazione- Paul De Surgy: 1. Situazione. - Nei vangeli la trasfigurazione di Cristo è collocata in un momento decisivo, quello in cui Gesù, riconosciuto dai suoi discepoli come Messia, rivela loro come si compirà la sua opera: la sua glorificazione sarà una risurrezione, il che implica il passaggio attraverso la sofferenza e la morte (Mt 17, 1-9 par.; cfr. 16, 13-23 par.). Questo contesto dà alla scena il suo significato nella vita di Cristo e la sua fecondità nella vita del cristiano. Gesù vi appare realizzante le Scritture (cfr. Lc 24, 44 ss) ed i loro oracoli sul Messia, sul servo di Dio e sul figlio dell’uomo.
2. Il mistero. - Gesù sceglie come testimoni dell’avvenimento coloro che saranno testimoni della sua agonia: Pietro (cfr. 2 Piet 1, 16 ss), Giacomo e Giovanni (Mc 14, 33 par.; cfr. 5, 37). La scena evoca le teofanie di cui furono testimoni Mosè ed Elia sul monte di Dio (Sinai-Horeb, cfr. Es 19, 9; 24, 15-18; 1 Re 19, 8-18). Dio non manifesta soltanto la sua presenza parlando dalla nube e dal fuoco (Deut 5, 2-5); ma, in presenza di Mosè e di Elia, Gesù appare ai discepoli trasfigurato dalla gloria di Dio. Questa gloria suscita il loro spavento, timore religioso dinanzi al divino (cfr. Lc 1, 29 s); ma provoca pure una suggestiva riflessione di Pietro, che esprime la sua gioia dianzi alla gloria di colui del quale ha confessato la messianità; Dio abiterà con i suoi, come hanno annunciato i profeti dei tempi messianici. Tuttavia la gloria non è quella dell’ultimo giorno; essa non fa che illuminare le vesti e la faccia di Gesù, come un tempo irradiava il volto di Mosè (Es 34, 29 s. 35). È la gloria stessa di Cristo (Lc 9, 32) che è il Figlio diletto, come proclama la voce che esce dalla nube. Nello stesso tempo questa voce ratifica la rivelazione che Gesù ha fatto ai suoi discepoli e che è l’oggetto del suo colloquio con Mosè ed Elia: l’«esodo» di cui Gerusalemme sarà il punto di partenza (Lc 9, 31), il passaggio attraverso la morte, necessario all’ingresso nella gloria (cfr. Lc 24, 25 ss); infatti la voce divina comanda di ascoltare colui che è il Figlio, l’eletto di Dio (Lc 9, 35). La parola che echeggia sul nuovo Sinai rivela che una nuova legge prenderà il posto della legge data anticamente; questa parola evoca tre oracoli del VT: uno che concerne il Messia e la sua filiazione divina (Sal 2, 7), l’altro che riguarda il servo di Dio, il suo eletto (Is 42, 1), il terzo in cui è annunciato un nuovo Mosè (Deut 18, 15; cfr. Gv 1, 17 s): «Jahvè tuo Dio susciterà ... un profeta come me: lui ascolterete». Ascoltarlo, significa di fatto ascoltare il Verbo fatto carne, nel quale il credente vede la gloria di Dio (cfr. Gv 1, 14).
3. Scopo e frutto dell’avvenimento. - La trasfigurazione conferma la confessione di Cesarea e consacra la rivelazione di Gesù, figlio dell’uomo sofferente e glorioso, la cui morte e risurrezione realizzeranno le Scritture. Rivela la persona di Gesù, Figlio diletto e trascendente, che possiede la gloria stessa di Dio. Manifesta Gesù e la sua parola come la nuova legge. Anticipa e prefigura l’avvenimento pasquale, che, per la via della croce, introdurrà Cristo nella piena manifestazione della sua gloria e della sua dignità filiale. Questa esperienza anticipata della gloria di Cristo è destinata a sostenere i discepoli nella loro partecipazione al mistero della croce.
Resi partecipi, mediante il battesimo, del mistero di risurrezione prefigurato dalla trasfigurazione, i cristiani sono chiamati fin d’ora ad essere sempre più trasfigurati dall’azione del Signore (2 Cor 3, 18), in attesa di esserlo totalmente con il loro corpo al momento della parusia (Fil 3, 21). Nella loro partecipazione terrena alle sofferenze di Cristo, ogni incontro autentico con il Signore Gesù ha un po’, per il sostegno della loro fede, la stessa funzione della trasfigurazione per il sostegno della fede dei discepoli.
 
Benedetto XVI (Angelus, 4 marzo 2012): L’episodio della trasfigurazione di Cristo è attestato in maniera concorde dagli Evangelisti Matteo, Marco e Luca. Gli elementi essenziali sono due: anzitutto, Gesù sale con i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte e là «fu trasfigurato davanti a loro» (Mc 9,2), il suo volto e le sue vesti irradiarono una luce sfolgorante, mentre accanto a Lui apparvero Mosè ed Elia; in secondo luogo, una nube avvolse la cima del monte e da essa uscì una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato; ascoltatelo!» (Mc 9,7). Dunque, la luce e la voce: la luce divina che risplende sul volto di Gesù, e la voce del Padre celeste che testimonia per Lui e comanda di ascoltarlo. Il mistero della Trasfigurazione non va staccato dal contesto del cammino che Gesù sta percorrendo. Egli si è ormai decisamente diretto verso il compimento della sua missione, ben sapendo che, per giungere alla risurrezione, dovrà passare attraverso la passione e la morte di croce. Di questo ha parlato apertamente ai discepoli, i quali però non hanno capito, anzi, hanno rifiutato questa prospettiva, perché non ragionano secondo Dio, ma secondo gli uomini (cfr. Mt 16,23). Per questo Gesù porta con sé tre di loro sulla montagna e rivela la sua gloria divina, splendore di Verità e d’Amore. Gesù vuole che questa luce possa illuminare i loro cuori quando attraverseranno il buio fitto della sua passione e morte, quando lo scandalo della croce sarà per loro insopportabile. Dio è luce, e Gesù vuole donare ai suoi amici più intimi l’esperienza di questa luce, che dimora in Lui. Così, dopo questo avvenimento, Egli sarà in loro luce interiore, capace di proteggerli dagli assalti delle tenebre. Anche nella notte più oscura, Gesù è la lampada che non si spegne mai. Sant’Agostino riassume questo mistero con una espressione bellissima, dice: «Ciò che per gli occhi del corpo è il sole che vediamo, lo è [Cristo] per gli occhi del cuore» (Sermo 78,2: PL 38,490). Cari fratelli e sorelle, tutti noi abbiamo bisogno di luce interiore per superare le prove della vita. Questa luce viene da Dio, ed è Cristo a donarcela, Lui, in cui abita la pienezza della divinità (cfr. Col 2,9). Saliamo con Gesù sul monte della preghiera e, contemplando il suo volto pieno d’amore e di verità, lasciamoci colmare interiormente della sua luce.
 
La Trasfigurazione, purificazione della Chiesa - Agostino, Sermo 791: Abbiamo sentito, mentre si leggeva il Vangelo, il racconto della grande visione nella quale il Signore si mostrò a tre discepoli, Pietro Giacomo e Giovanni. “Il suo volto splendeva come il sole” - questo vuol significare lo splendore del Vangelo. “Le sue vesti divennero bianche come neve” - e questo sta a dire la purificazione della Chiesa, della quale il Profeta disse: “Anche se i vostri peccati saranno rossi come la porpora, li farò bianchi come la neve” (Is 1,18). Elia e Mosè parlavano con lui, poiché la grazia del Vangelo riceve testimonianza della Legge e dai Profeti. Per Mosè s’intende la Legge, per Elia s’intendono i Profeti. Pietro suggerì che si facessero tre tende; una per Mosè, una per Elia, una per Cristo. Gli piaceva la solitudine del monte; lo annoiava il tumulto delle cose umane. Ma perché voleva fare tre tende? Non sapeva che Legge, Profeti e Vangelo provengono dalla stessa origine? Difatti fu corretto dalla nube. “Mentre diceva questo una nube lucente li avvolse”. Così la nube fece una sola tenda, perché tu ne volevi tre? E una voce dalla nube disse: “Questo è il mio figlio diletto; ascoltatelo” (Mt 17,1-8).
Elia parla, ma “ascoltate questo”. Parla Mosè, “ma ascoltate questo”. Parlano i Profeti, parla la Legge, ma “ascoltate questo”, voce della Legge e lingua dei Profeti. Era lui che parlava in loro, poi parlò da se stesso, quando si degnò di farsi vedere. “Ascoltate questo”; ascoltiamolo.
Quando parlava il Vangelo, sappiate ch’era la voce della nube; di là è giunta fino a noi. Sentiamo lui; facciamo ciò che ci dice, speriamo quanto ci promette.
 
Il Santo del Giorno - 6 Agosto 2025 - Trasfigurazione del Signore. Essere riflesso di Dio il nostro vero destino: Qual è il nostro destino? È la luce di Dio, è essere riflesso del suo amore nel mondo, è, insomma, diventare santi. Ecco il messaggio profetico e sconvolgente della festa della Trasfigurazione del Signore. Questa prospettiva verso l’alterità assoluta si aprì davanti agli occhi di Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte dove Gesù rivelò loro il proprio destino di luce. Lì essi ebbero la grazia di ascoltare la voce del Padre che chiedeva loro di ascoltare il Figlio amato, come aveva già fatto subito dopo il Battesimo sul Giordano. La liturgia oggi ricorda quell’avvenimento della vita di Gesù e ci spinge così a guardare l’intera nostra esistenza come un percorso la cui meta è il cuore stesso di Dio. La strada, ci ricorda il Vangelo, passa dall’ascolto di Gesù, la cui vicenda rappresenta il culmine della rivelazione, cioè di quel dialogo speciale tra Dio e il suo popolo avviato fin dal tempo dei patriarchi e dei profeti di Israele. Ed è questo il senso della presenza sul monte Tabor di Mosè ed Elia: in Cristo tutto il tempo, il passato come il futuro, acquisisce un significato nuovo. (Avvenire)
 
Il pane del cielo che abbiamo ricevuto
ci trasformi, o Padre, a immagine di Cristo,
che nella Trasfigurazione rivelò agli uomini
il mistero della sua gloria.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.