5 Agosto 2025
 
Martedì  XVIII Settimana T. O.
 
Nm 12,1-13; Salmo Responsoriale Dal Salmo 50 (51); Mt 14,22-36
 
Colletta
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Catechismo degli Adulti [293] “Figlio di Dio”, nell’Antico Testamento, veniva chiamato Israele, in quanto scelto da Dio e prediletto tra tutti i popoli; e poi anche il re di Israele, in quanto governava come rappresentante di JHWH. La fede cristiana delle origini, attribuendo a Gesù questo titolo, lo intese in un senso incomparabilmente più alto: Gesù è il Figlio unico di Dio, eternamente partecipe della sua vita, eternamente amato.
[295] È soprattutto il Vangelo di Giovanni che mette in risalto il singolarissimo legame di Gesù con il Padre.
Con ineffabile gratitudine, Gesù è consapevole di ricevere tutto da lui: «Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa» (Gv 3,35). A sua volta il Figlio vive totalmente per la gloria del Padre: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,34). E, di fronte alla passione, l’obbedienza arriva alla suprema dedizione: «Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo...» (Gv 14,31).
L’unità del Figlio con il Padre è tale, che vedendo l’uno si vede anche l’altro: sono uno nell’altro, sono una cosa sola. Il Padre, che in se stesso è invisibile, si rivela e si dona attraverso il Figlio. Il suo amore inaudito per gli uomini si manifesta attraverso l’amore del Figlio: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui» (1Gv 4,9).
L’unità di rivelazione del Figlio con il Padre suppone l’unità di essere. Il Figlio si distingue dal Padre, in quanto con lui dialoga, da lui è inviato e a lui è sottomesso; tuttavia non gli è inferiore, perché opera con lui in tutte le sue opere, vive da sempre presso di lui, è Dio insieme a lui, quasi una sua «irradiazione e... impronta» (Eb 1,3), «Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre».
 
I Lettura - Angel González (Commento della Bibbia Liturgica): La ribellione contro la guida è un tema ripetuto nelle tradizioni d’Israele nel deserto. A volte, è una ribellione contro colui che ha tratto il popolo dall’Egitto per condurlo in una steppa inospitale; altre volte, è contro colui che manca delle capacità richieste in una guida; ora, sono Maria e Aronne che contestano la singolarità profetica di Mosè.
Nel racconto, sono fusi due temi. Uno, appena accennato, è l’accusa a Mosè d’aver sposato una donna cusita (etiope); l’altro, più sviluppato, è il proposito di mettere in chiaro che Mosè non è l’unico profeta … Il tema del carisma profetico di Mosè ha maggiore ... dev’essere letto alla luce di Nm 11,24ss, dove si parla degli anziani che « profetizzavano », animati dallo spirito che vi era in Mosè. Qui si tratta del profetismo estatico che, nell’ora delle grandi tensioni interprofetiche, finisce col rivelarsi ambiguo. Mosè è più che un estatico. Pare che il racconto tenti di collocarlo sul gradino più alto del profeta, perché sia visto come il principio e il paradigma di tutti i profeti. È vero che la tradizione riconosce anche Maria come profetessa (Es 15,20) e che lo stesso Aronne qualche volta è chiamato profeta, anche se non nel senso di messaggero diretto di Dio, ma solo come portavoce della parola di Mosè davanti al popolo (Es 4,16); ma ora questi titoli, che offrono l’occasione per un confronto, la offrono anche per un chiarimento che suppone una grande maturità nell’apprezzamento del profetismo.
Vi sono diverse classi di profeti: vi è quello che ha comunicazioni di Dio in sogni e in visioni, e vi è chi parla «bocca a bocca». La rivelazione attraverso sogni e visioni non è qui deprezzata e tanto meno denunziata, come farà, un giorno, Geremia in conseguenza dell’abuso dei falsi profeti (Ger 23,25ss; cf Sir 34,1-8). A questa però si contrappone la rivelazione diretta e quella che avviene nella piena lucidità della persona (e non nel sonno o in estasi). Quel «bocca a bocca» del parlare di Mosè con Dio non è in contraddizione con l’affermazione secondo la quale nessuno può vedere Dio e vivere (Es 33,18-23): non è che un modo audace di affermare l’intimità di Mosè con Dio (Es 33,11; Dt 34,10). L’episodio esprime le tensioni e le lotte che sorgeranno in seno al profetismo. Qui, non è ancora sconfessata nessuna delle sue forme, che sono invece messe a confronto e apprezzate.
La guida autorizzata appare qui rivendicata, purificata dalla contestazione, ingrandita come uomo e come profeta. Non è lui che pretende di essere più grande come profeta: l’autore del racconto mette questo giudizio sulla bocca di Dio. Mosè, da parte sua, appare paziente e umile, in atto di intercedere per quegli stessi che contestano l’elemento più prestigioso della sua personalità.
 
Vangelo
Comandami di venire verso di te sulle acque.
 
Il racconto di Matteo mette in risalto l’importanza della fede. È «una lezione per la sua comunità, è invito ad aprirsi con fiducia al suo Signore. L’episodio è simile, da questo punto di vista, a quello della tempesta sedata [Mt 8,25-26]. Per la Chiesa non vi è altro ancoraggio, per la sua navigazione nella storia, che quello costituito dalla sua fede e accoglienza del Signore e della sua parola» (Giulio Cirignano).
 
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-36
 
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

Parola del Signore.
 
Uomo di poca fede, perché hai dubitato? - La pericope fa seguito alla prima moltiplicazione dei pani (Cf. Mt 14,13-21) e appartiene alla sezione narrativa che l’evangelista Matteo dedica alla Chiesa (Cf. Mt 13,53-18,35). Questa collocazione ci offre la chiave di lettura del brano evangelico.
Gesù è solo sul monte a pregare. In verità, non ci sono propriamente monti nelle immediate vicinanze del lago di Genesaret, per cui la nota può avere forse una indicazione meramente teologica.
Gli evangelisti, in modo particolare Luca, amano ricordare la preghiera di Gesù, la quale, oltre a manifestare il suo essere sempre in comunione col Padre, è sempre preludio di qualche avvenimento importante. Gesù, al suo battesimo, prega e riceve l’unzione dello Spirito Santo (Cf. Lc 3,22). Prega prima della missione in Galilea (Cf. Mc 1,35), prima della istituzione dei Dodici e del discorso inaugurale (Cf. Lc 6,12-13). Prega prima e dopo la moltiplicazione dei pani (Cf. Mc 6,41.46; Mt 14,29.23), prima della professione di fede di Pietro (Cf. Lc 9,18) e perché la fede di Pietro, capo degli Apostoli, non venga meno nella tentazione (Cf. Lc 22,32). Prega prima di insegnare il Padre nostro (Cf. Lc 9,18) e in occasione della trasfigurazione (Cf. Lc 9,28-29). Prega prima di realizzare, mediante la sua passione, il disegno di salvezza del Padre (Cf. Lc 22,41-44).
Tale insistenza certamente si prefigge di educare i credenti alla preghiera: «Non è forse anzitutto contemplando il suo Maestro orante che nel discepolo di Cristo nasce il desiderio di pregare? Può allora impararlo dal Maestro della preghiera. È contemplando ed ascoltando il Figlio che i figli apprendono a pregare il Padre» (CCC 2601).
Subito dopo l’attenzione si sposta sulla barca di Pietro nella quale la tradizione cristiana unanimamente vede l’immagine della Chiesa. Una barca distante molte miglia da terra ed agitata dalle onde, a causa del vento contrario.
In questa scena, in un contesto di tempesta e di paura, emerge la figura di Pietro il quale chiede di andare incontro al Maestro camminando sulle acque. Il dialogo che intercorre tra Simone e Gesù indica ai discepoli il cammino necessario per conseguire la fede. Dal dubbio, se sei tu, con la catastrofica conseguenza di fare naufragio, occorre passare alla fede sic et simpliciter confidando unicamente nella potenza della parola di Dio. Solo questa fede permette di andare verso Gesù sfidando anche le leggi della natura!
Il titolo di Signore (Kyrios), che troviamo sulle labbra di Pietro, è il più idoneo ad esprimere la fede della Chiesa in Gesù e nella sua origine divina.
Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
Nell’Antico Testamento il potere di calmare le tempeste, così come di camminare sulle acque è attribuito a Iahvé (Cf. Sal 65,7; 77,20; 89,9-10; Gb 9,8; 26,11-12; 38,16; Sir 24,5-6; Is 43,16). Intenzionalmente è una professione di fede della comunità primitiva nella divinità di Gesù.
Tornata la calma nella barca di Pietro, si svolge una specie di liturgia: i discepoli si prostrano dinanzi al Signore confessando la loro fede: Davvero tu sei Figlio di Dio! Questa affermazione è propria di Matteo «e conclude il racconto del cammino di Gesù sulle acque con una professione corale di fede nella sua divinità... Si tratta di una risposta positiva dei discepoli alla parola rivelatrice di Gesù [Coraggio, sono io, non abbiate paura! v. 27]» (Angelico Poppi). Al di là della storicità dell’episodio, si può cogliere un messaggio altamente parenetico: Gesù risorto è sempre presente nella sua Chiesa e se i marosi sembrano far affondare la barca di Pietro occorre continuare, nonostante tutto, ad avere fiducia nella potenza della sua parola, la quale tacitando la tempesta, fa ritornare la calma e rende possibile la prosecuzione della navigazione. Così l’episodio illumina la vita cristiana fatta a volte anche di affondamenti. Oggi, Domenica, Pasqua del Signore, la presenza del Risorto si fa accessibile al credente nel mistero del sacramento dell’Eucaristia. Solo la fede di Pietro può far cogliere ai nostri cuori questa presenza viva.
 
Gesù è il Signore - Bruno Maggione: Una ricostruzione della figura di Gesù Cristo, cosi come si può leggerla nelle testimonianze di fede delle comunità cristiane delle origini, deve attirare l’attenzione su un’espressione brevissima, e molto antica, che bene esprime la fede e l’attesa dei primi cristiani. La formula è “Signore Gesù”. due semplici parole che dicono molte cose. Il nome Gesù rinvia alla storia di Gesù di Nazaret - una storia vera, non un mito, accaduta in un tempo preciso e in un luogo preciso - che Pietro nel suo discorso in casa del pagano Cornelio centra in poche battute (At 10,38-41): “... Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e sanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perche Dio era con Lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da Lui compiute nella regione dei giudei e di Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giunto e volle che apparisse, non a tutto il popolo ma a testimoni prescelti, a noi che abbia mangiato e bevuto con Lui dopo la sua risurrezione”.
“Signore”, non dice soltanto che Gesù di Nazaret è risorto, ma che continua ora a vivere nella sua comunità e nel mondo. Salvatore di tutti gli uomini e Signore della storia, come suggerisce un antichissimo inno liturgico che si legge nella lettera di Paolo ai Filippesi (2,6-11): “Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra, e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signori a gloria di Dio Padre”.
 
Gesù tende la mano a Pietro - Agostino, Discorsi 75, 10: Ma siccome il Signore non è tentato dalla lode umana, mentre spesso gli uomini nella Chiesa si turbano per le lodi e gli onori umani e quasi quasi annegano, | per questo Pietro si allarmò nel mare, spaventato dalla grande violenza della tempesta. Chi infatti non ha paura di quelle parole: Coloro i quali vi chiamano felici vi traggono fuori strada e confondono i sentieri dei vostri piedi? E poiché l’anima è impegnata nella lotta contro la brama di ricevere la lode degli uomini, è ’ bene che in un pericolo siffatto ricorra al. le preghiere e alle suppliche per paura che, lasciandosi sedurre dal fascino delle lodi, non corra il rischio di vacillare e annegate sotto il peso del biasimo. In mezzo alla tempesta Pietro impaurito grida: Signore, salvami! Il Signore infatti gli stende la mano dicendogli, sia pure rimproverandolo: Uomo di poca fede, perché hai dubitato?, cioè: perché guardando dirittamente a colui che cercavi di raggiungere non ti sei vantato solo di quel che sei di fronte al Signore? Tuttavia trae fuori dalle onde del mare e non permette che perisca colui che aveva riconosciuto la propria debolezza e aveva implorato il suo aiuto.
 
Il Santo del Giorno - 5 Agosto 2025 - Madonna della Neve. Così il Vangelo trasforma le nostre aspettative: Il Vangelo è per il mondo come una nevicata nel cuore dell’estate a Roma: sorprendente, controcorrente, inaspettato. E celebrando oggi la dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore, che nella devozione popolare prende il semplice nome di Madonna della Neve, ci viene ricordato che quando l’umanità incontra Dio tutto cambia e tutto può succedere. La Basilica venne edificata da papa Liberio nel IV secolo - e per questo è chiamata anche Liberiana - in seguito a un segno prodigioso: sul monte Esquilino nevicò e il Pontefice fece edificare una chiesa proprio tracciando il perimetro dell’area sulla quale era caduta la neve. La tradizione colloca il miracolo al 5 agosto dell’anno 352 e lo collega a una visione avuta sia da Liberio che da un patrizio romano, Giovanni, che poi finanziò la costruzione: Maria apparve loro chiedendo di costruire l’edificio nel punto che avrebbero trovato ricoperto dal manto bianco. Di fatto si tratta del santuario mariano più antico d’Occidente, custode anche del titolo di «Madre di Dio», solennemente attribuito a Maria nel Concilio di Efeso del 431. (Matteo Liut)
 
Accompagna con la tua continua protezione, o Signore,
i tuoi fedeli che nutri con il pane del cielo,
e rendi degni della salvezza eterna
coloro che non privi del tuo aiuto.
Per Cristo nostro Signore.