29 Agosto 2025
 
Martirio di San Giovanni Battista
 
Ger 1,17-19; Salmo Responsoriale Dal Salmo 70 (71); Mc 6,17-29
 
Colletta
O Dio, che a Cristo tuo Figlio hai dato come precursore,
nella nascita e nella morte, san Giovanni Battista,
concedi anche a noi di lottare con coraggio
per la testimonianza della tua parola,
come egli morì martire per la verità e la giustizia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
 
La vita non è un bene assoluto: Evangelium viate 47: ... la vita del corpo nella sua condizione terrena non è un assoluto per il credente, tanto che gli può essere richiesto di abbandonarla per un bene superiore; come dice Gesù, «chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8,35). Diverse sono, a questo proposito, le testimonianze del Nuovo Testamento. Gesù non esita a sacrificare sé stesso e, liberamente, fa della sua vita una offerta al Padre (cfr. Gv 10,17) e ai suoi (cfr. Gv 10,15). Anche la morte di Giovanni il Battista, precursore del Salvatore, attesta che l’esistenza terrena non è il bene assoluto: è più importante la fedeltà alla parola del Signore anche se essa può mettere in gioco la vita (cfr. Mc 6,17-29). E Stefano, mentre viene privato della vita nel tempo, perché testimone fedele della risurrezione del Signore, segue le orme del Maestro e va incontro ai suoi lapidatori con le parole del perdono (cfr. At 7,59-60), aprendo la strada all’innumerevole schiera di martiri, venerati dalla Chiesa fin dall’inizio.
 
I Lettura: Tu, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò: destinatario delle parole di Geremia fu sempre il popolo d’Israele, ma, con coraggio, mai omise un rimprovero, un avvertimento anche alla casa reale, ai sacerdoti, ai (falsi) profeti di corte.
Le sue parole suscitano rabbia, vendetta, pensieri di rivalsa e di morte. I  nemici del profeta Geremia sono numerosi, e lui è ben consapevole che tramano per ucciderlo. Ma il giusto non soccomberà alla prepotenza dei mendaci.
Geremia non è un superuomo, e le trame maligne lo fanno tremare di paura. Egli “si sente un semplice uomo, e vorrebbe essere come uno fra i tanti, come un bambino che non sa parlare. Timido per natura, egli è molto lontano dall’offrirsi volontario come Isaia; ma l’imperativo divino è al di sopra di tutti i suoi sentimenti naturali. «Io sono con te per proteggerti». Che esperienza preziosa di intimità e di presenza del divino nell’umano” (Epifanio Callego).
 
Vangelo
«Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
 
La morte cruenta di Giovanni Battista, uomo giusto e santo, fedele al suo mandato e messo a morte per la sua libertà di parola, fa presentire l’arresto e la condanna ingiusta di Gesù. Giovanni muore per la malvagità di una donna e la debolezza di un sovrano, ma la sua morte non è uno dei tanti fatti di cronaca che da sempre fanno parte della storia umana, è invece una Parola che Dio rivolge a tutti gli uomini: morire per la Verità è farsi discepolo del Cristo, ed è offrire la propria vita per la salvezza degli uomini: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando.” (Gv 15,12-14).
 
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,17-29
 
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».
E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Parola del Signore.
 
La Chiesa non è opera d’un grande profeta, ma di Dio - José Maria González-Ruiz (Commento della Bibbia Liturgica): Lo storico giudaico Giuseppe Flavio narra, nel libro diciottesimo della sua «Archeologia giudaica», che Erode Antipa, per timore dei disordini politici che avrebbe potuto causare il movimento suscitato dal Battista, lo imprigionò nella fortezza di Macheronte, nel sud della Perea, dove lo fece decapitare. Il racconto del secondo vangelo riferisce evidentemente l’aspetto più soggettivo dell’avvenimento che Giuseppe Flavio racconta oggettivamente. Ecco dunque quello che diceva il popolo: quest’uomo di Dio è stato vittima della vendetta d’una donna irritata. Ha dovuto pagare con la morte il coraggio d’aver parlato chiaro ai grandi di questo mondo.
Del resto, il racconto è ricco delle inesattezze che sono caratteristiche delle storie trasmesse di bocca in bocca. La seconda moglie di Antipa, Erodiade, non aveva sposato Filippo, come dice Marco, ma un altro fratello del re, chiamato Erode, che per il resto non ebbe nulla a che vedere con questa storia. È anche possibile che questo Erode avesse il soprannome di Filippo; e, in questo caso, il nostro testo non sarebbe in contraddizione con quello che sappiamo da altre fonti.
Una cosa è sicura: la donna che vediamo ballare e che si chiama Salomè - come riferisce con maggior precisione Giuseppe Flavio, mentre i vangeli ne tacciono il nome - era figlia del primo matrimonio di Erodiade e divenne moglie di Filippo, fratello di Antipa, che regnò nel nord della Palestina fino all’anno 34. L’incertezza dei dati cronologici che abbiamo non consente di stabilire se essa era già sposata al momento della scena descritta. Nel nostro testo, è chiamata «ragazza», e pare che, al tempo della festa qui ricordata, avesse vent’anni.
Antipa aveva spinto Erodiade a lasciare suo fratello Erode e l’aveva sposata dopo essersi liberato della sua prima moglie, figlia del principe arabo Areta. Questo matrimonio era dunque il risultato d’un adulterio, anche se coperto dalle formalità giuridiche. In più, andava contro le prescrizioni della legge giudaica (Lv 18,16) secondo le quali il matrimonio fra cognati era invalido.
Perché l’evangelista ha inserito nel suo scritto questo vivace racconto popolare? In primo luogo, per mettere in rilievo l’atteggiamento ridicolo di quel discusso monarca, schiavo, da una parte, delle sue passioni, e dall’altra, interessato alla figura austera del Battista. In fin dei conti, quell’Erode era più coerente con se stesso che non i farisei benpensanti i quali collaboravano con lui, simulando un’estrema dignità morale.
In secondo luogo possiamo pensare che l’evangelista, inserendo questo racconto nel contesto teologico della proclamazione del regno di Dio (4,1-6.29), abbia voluto presentare lo scioglimento del gruppo del Battista per indicare che la comunità creata da Gesù era totalmente nuova, pur conservando la veneranda memoria del grande profeta scomparso.
 
Giovanni Battista - Alice Baum: Secondo il Nuovo Testamento è il precursore di Gesù. Consacrato a Dio sin dall’infanzia, fu destinato ad annunciare l’irruzione della signoria di Dio. La sua comparsa pubblica fu preceduta da una lunga permanenza “nel deserto”. Sono possibili relazioni con Qumran. Verso il 28 d.C. (Lc 3,1ss) è raggiunto dalla chiamata di Dio. Predica un battesimo per la remissione dei peccati ed esorta insistentemente alla conversione radicale, perché il giudizio di Dio è imminente. L’affluenza della gente è massiccia, molti si convertono e si fanno battezzare. Giovanni però è rifiutato nelle cerchie dei farisei e dei sacerdoti. Quando stigmatizza pubblicamente l’adulterio del re Erode, viene da questi arrestato e poi decapitato. Anche Giovanni, che dal popolo era considerato un profeta e che Gesù chiama il “più grande fra i nati di donna” dovette sperimentare la lotta interiore per la fede (Mt 11,2-6). Alcuni dei suoi discepoli seguirono Gesù, altri si fecero battezzare più tardi “nel nome di Gesù” (At 19,5). Un gruppo di discepoli di Giovanni, che vedevano nel Battista il messia, sopravvisse come setta fino al II sec. I brani neotestamentari sull’opera di Giovanni e sul suo rapporto con Gesù vanno compresi sullo sfondo della controversia della comunità cristiana con questi discepoli di Giovanni Se i discepoli del Battista potevano richiamarsi al fatto che Gesù si era fatto battezzare da Giovanni - secondo loro - e sottomettendosi in tal modo a lui, la chiesa replicava che lo stesso Giovanni non considerava se stesso messia, ma sviando da sé, indirizzava verso il più grande che doveva venire (Mc 1,7-8 par.), e che egli stesso proclamò espressamente Gesù come questo “più grande” (Mt 13,14; Gv 1,19.34).
 
Il martirio di san Giovanni Battista -  Messaggio e attualità - Enzo Lodi (I Santi del Calendario Liturgico): Le orazioni della Messa sono un richiamo alla grandezza di questo che «è il più grande fra i nati di donna» (cfr. prefazio) e che è chiamato pure «giusto e santo» (cfr. seconda antifona alle lodi).
a) Anzitutto nella colletta si sottolinea che «Dio ha dato al Cristo suo Figlio come precursore nella nascita e nella morte san Giovanni Battista». Questa tematica del martirio profetico è sviluppata nellomelia di san Beda, nell’ufficio di lettura, quando scrive: «Mentre predicando e battezzando offriva la testimonianza a lui che stava per nascere, che avrebbe predicato, che avrebbe battezzato, soffrendo per primo indicò che quegli pure avrebbe sofferto ... Riteneva cosa desiderabile, dopo aver reso manifesto il nome di Cristo, ricevere, assieme con la palma della vita eterna, la morte che per l’ordine immutabile della natura pendeva inevitabile sul suo capo». L’intercessione della colletta invoca «anche per noi da Dio, di impegnarci generosamente nella testimonianza del suo Vangelo, come egli immolò la sua vita per la giustizia e la verità». Queste due virtù sono dunque le insegne del grande testimone, come canta lo stesso Beda nell’inno dei vespri (quarta strofa): «Con il presagio del suo sangue, il Battista martire ha segnato la morte innocente di Cristo, con la quale è stata restituita la vita al mondo».
b) Nell’orazione sulle offerte, viene posto in rilievo l’annuncio della predicazione del Battista, chiedendo «a Dio che camminiamo sempre nella via della santità, che san Giovanni Battista proclamò con voce profetica nel deserto e confermo col suo sangue». L’antifona del Magnificat, ai vespri, ricorda l’umiltà di colui che ha affermato di non essere il Cristo, ma soltanto di essere stato inviato davanti a lui, perché «egli doveva diminuire davanti al Cristo che doveva crescere». La santità del profeta di Cristo, che nel deserto richiamava la voce di Isaia quasi per annunciare che tutto si stava per compiere con la venuta del Messia, è dunque un atto di verità totale, nella sua umiltà di precursore destinato a scomparire come una lucerna ardente e luminosa davanti alla verità splendente del sole (cfr. responsorio breve alle lodi).
c) L’orazione dopo la comunione sembra generica, perché chiede che nella venerazione del mistero celebrato possiamo «raccogliere con gioia il frutto di salvezza».
Ma di fatto il tema della gioia evoca il tema dell’antifona al Benedictus nelle lodi, cioè dell’amico dello sposo che ama ascoltarlo e gode per la voce dello sposo, perché in tale ascolto la sua gioia è piena. Anche per noi l’Eucaristia può essere un’esperienza di comunione intima e nuziale, dove attingiamo la gioia profonda di essere salvati.
d) Nel prefazio si riassumono i quattro eventi che hanno caratterizzato la missione del Precursore, profeta del giudice universale, che il quarto Vangelo ha fatto testimone del Messia. Anzitutto il concepimento e la nascita, come un preannunzio profetico immediato della gioia della redenzione. Poi il privilegio unico di indicare, solo fra tutti i profeti, l’Agnello del nostro riscatto. Inoltre il battesimo di Cristo nelle acque del Giordano, che diventa il protoevento simbolico dello stesso sacramento del battesimo, di cui Cristo è autore. Infine il sigillo della sua testimonianza a Cristo con l’effusione del sangue.
L’attualità per noi di tale martirio può essere colta nel collegamento inscindibile, posto da Gesù stesso nel Vangelo (Mc 10,38; Lc 12,50), fra il battesimo e la sua morte sacrificale per noi. Ora «il più grande dei profeti, il martire potente e il cultore dell’eremo, che non ha conosciuto la macchia del candido pudore», come canta la prima strofa dell’inno delle lodi (di Paolo Diacono), ci invita a vivere il nostro battesimo come un’offerta permanente di vita, fino al sacrificio di noi stessi.
 
Cipriano di Cartagine (Lettere, 12 [ai presbiteri e diaconi]): Si abbia grande cura e grandi attenzioni anche per i corpi di tutti coloro che, sebbene non torturati, in carcere giungono al glorioso passo della morte. Il loro valore infatti e il loro onore non sono troppo piccoli, perché anche essi non vengano annoverati fra i beati martiri. Per quanto fu in loro, sostennero tutto ciò che erano pronti e preparati a sostenere. Chi sotto gli occhi di Dio si è offerto ai tormenti e alla morte, ha sofferto tutto ciò che intendeva soffrire. Non furono essi che vennero meno ai tormenti, ma i tormenti vennero meno a loro. Chi mi confesserà davanti agli uomini, io lo confesserò davanti al Padre mio [Mt 10,32], dice il Signore: essi lo hanno confessato. Chi persevererà sino alla fine questi si salverà [Mt 10,22]; dice ancora il Signore: hanno perseverato, e hanno conservati integri e immacolati sino alla fine i loro meriti e il loro valore. Sta scritto ancora: Sii fedele sino alla morte, e ti darò la corona della vita [Ap 2,10]: sono giunti fino alla morte fedeli, saldi e inespugnabili. Quando alla nostra volontà e alla nostra confessione di fede si aggiunge anche la morte in carcere e tra i ceppi, allora la gloria del martirio è perfetta. Perciò prendete nota del giorno in cui essi ci lasciano, perché ci sia dato di celebrare il loro ricordo tra le memorie dei martiri.
 
Il Santo del Giorno - 29 Agosto 2025 - Martirio di Giovanni Battista. Il coraggio di affrontare la prepotenza del mondo: Giovanni Battista è l’icona del coraggio dei cristiani, che non temono la prepotenza del mondo, forti dell’annuncio del Regno di Dio portato prima dai profeti e poi da Cristo. Eppure anche i battezzati non possono non riconoscersi in Erode Antipa, che ascoltava Giovanni ma restava sempre perplesso. A vincere le resistenze è il martirio del cugino di Gesù, ultimo dei profeti e primo degli apostoli. La storia è nota: il re si sentì minacciato dal Battista, che lo accusò di aver compiuto un atto illecito sposando Erodiade, moglie di suo fratello. Erode lo imprigionò a Macheronte ma in qualche modo continuava a sentirne il fascino. A eliminare il “pericolo” ci pensò la stessa Erodiade che, alla festa di compleanno del sovrano, spinse la figlia, che aveva ammaliato Erode con la sua danza, a chiedere la testa di Giovanni, ottenendola. «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista», fu la richiesta. «Il re si rattristò - annota il Vangelo di Matteo -, ma a motivo del giuramento e dei commensali lo mandò a decapitare». (Avvenire)
 
O Dio, che ci hai riuniti alla tua mensa
nel glorioso ricordo
del martirio di san Giovanni Battista,
donaci di venerare con fede viva
il mistero che abbiamo celebrato
e di raccoglierne con gioia il frutto di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.