15 Agosto 2025
 
Assunzione Beata Vergine Maria

Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Salmo Responsoriale Dal Salmo 44 (45); 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56
 
La Bibbia e i Padri della Chiesa: Maria con l’anima e il corpo fu assunta in Cielo, questa la sostanza della festa che la Chiesa celebra con grande gioia. Non ha subito la corruzione della tomba e questo suo nuovo privilegio è implicato nel primo. Maria fu preservata dalla macchia del peccato originale, perciò adesso non deve sottostare alle sue conseguenze. Ha partorito il Figlio di Dio, il Datore di tutta la vita, per questo la morte non può toccarla. Ha partecipato nel modo più pieno al mistero salvifico di Cristo ed ecco che in lei si rivela già fin da ora la pienezza della salvezza portata da Cristo. Per prima raggiunse la salvezza, diventò l’immagine della Chiesa della gloria e per il popolo pellegrinante un segno di speranza e di consolazione.
Nell’Assunzione di Maria e la sua piena unione con Cristo risorto dai morti possiamo sperimentare la sua viva ed efficace presenza nella Chiesa, la sua spirituale maternità. Come Maria, abbiamo parte al mistero salvifico di Cristo e come lei tendiamo alla gloria del Cielo: ci arriveremo se cercheremo con costanza le cose di lassù.
L’intercessione di Maria ci riempia con l’amore, ci sostenga sulla via che porta alla gloria, ci rafforzi nella perseveranza.
 
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima
l’immacolata Vergine Maria, Madre del tuo Figlio,
fa’ che viviamo in questo mondo
costantemente rivolti ai beni eterni,
per condividere la sua stessa gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
 
La Vergine Maria, primizia della Chiesa gloriosa - Catechismo degli Adulti [789]: Maria accompagna la Chiesa nel suo cammino e la precede alla meta. Assunta in cielo in anima e corpo, vive nella completa e definitiva perfezione della comunione con Dio e costituisce la primizia della Chiesa gloriosa, che si compirà alla risurrezione universale dei morti, ponendosi davanti a noi come modello concreto della speranza cristiana. La verità dell’assunzione di Maria è emersa lentamente lungo i secoli, con crescente chiarezza, nel comune senso della fede del popolo cristiano, in oriente e in occidente. Infine è stata solennemente definita da Pio XII nel 1950: «L’immacolata Madre di Dio e sempre vergine Maria, finito il corso della sua vita terrena, è stata assunta, in corpo e anima, alla gloria celeste». È la Pasqua di Maria, frutto della Pasqua di Gesù. È il compimento di un’unione senza pari con il Signore della vita, il coronamento dei doni di grazia e di santità a partire dall’immacolata concezione, il premio alla sua obbedienza di fede e al suo servizio di carità.
Segno di sicura speranza [790] Per noi, che avanziamo a fatica in mezzo alle prove del tempo presente, la gloriosa Vergine risplende come stella del mattino che annuncia il giorno, come stella del mare che indica il porto ai naviganti: «Brilla quaggiù come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio che è in cammino, fino a quando arriverà il giorno del Signore».
 
I Lettura: La scena epifanica narrata dall’apostolo Giovanni corrisponde a «Gen 3,15-16. La donna partorisce nel dolore [v 2] colui che sarà il Messia [v 5]. Satana la tenta [v 9; cfr. 20,2], perseguita lei e la sua discendenza [vv 6.13.17]. La donna rappresenta il popolo santo dei tempi messianici [Is 54; 60; 66,7; Mi 4,9-10] e quindi la Chiesa in lotta. È possibile che Giovanni pensi anche a Maria, nuova Eva, la figlia di Sion, che ha dato vita al Messia [cfr. Gv 19,27]» (Bibbia di Gerusalemme). La lettura mariologica suggerisce al lettore di accogliere con fermezza e gioia le persecuzioni, umane e diaboliche, con la stessa fortezza di Maria che se ne stette intrepida e salda nella fede ai piedi della croce: i cristiani raggiungeranno la gloria solo attraverso una grande lotta (cfr. At 14,22).
 
II Lettura: Tra le lettere paoline, la Prima lettera ai Corinzi è considerata una delle più importanti, sopra tutto dal punto di vista dottrinale. Nella lettera vi si trovano anche informazioni e decisioni su numerosi problemi fondamentali del Cristianesimo primitivo, sia per la sua vita interna, sia per i rapporti con il mondo pagano. Nel brano odierno, l’apostolo Paolo esprime la sua visione cristocentrica della storia. Essa comporta diverse fasi: prima di tutto la risurrezione di Cristo dai morti, primizia di coloro che sono morti, poi, alla sua venuta, la risurrezione di coloro che sono di Cristo e quindi sarà la fine. In Maria, primizia di tutti i credenti, si è già compiuto perfettamente questo destino storico.
 
Vangelo
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.
 
 Il Vangelo è il canto dei poveri e degli umili: «Maria non si reputa degna di ammirazione. Ma Dio guarda a lei, e non con occhi di giustizia, ma con lo sguardo benigno della predilezione e dell’amore. Nella luce e sotto lo sguardo di Dio [...] la creatura prende piena coscienza di essere essenzialmente “serva”. Questo comporta [...] la piena disponibilità ad un incarico: [...] essere “servi” significa essere pronti alla collaborazione per un progetto definito dal proprio signore» (Richard Gutzwiller).
 
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56
 
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.


Parola del Signore.
 
Si mise in viaggio - Maria si mette in viaggio verso la montagna e raggiunge una città di Giuda, oggi preferibilmente identificata con Ain-Karim, 6 Km a ovest di Gerusalemme. La fretta con la quale Maria si avvia a trovare Elisabetta, l’anziana sposa di Zaccaria miracolosamente rimasta incinta (Lc 1,5-25), mette in evidenza la sua pronta disponibilità al progetto di Dio. Entrata in casa, il saluto della Vergine raggiunge per vie misteriose il bambino che sussulta nel grembo della madre la quale, «piena di Spirito Santo», saluta con parole profetiche la Madre del Signore.
Con un’espressione semitica che equivale a un superlativo, Elisabetta proclama Maria «benedetta fra le donne»; la Vergine è benedetta «per la presen­za di un frutto benedetto [eulogémenos] nel suo seno: benedetta dunque perché madre del Benedet­to, perché madre del suo Signore [vv. 42-43;]; la proclama, ancora, beata [makaria] per la fede con la quale ha reagito alla proposta divina: beata dunque perché fedele, perché uditrice della parola del Signore [v. 45]» (Carlo Ghidelli).
Il saluto dell’angelo, - «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28) - e il saluto dell’anziana donna, - «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno» - (Lc 1,42), fusi insieme, saranno ripetuti nei secoli da milioni di credenti: l’Ave Maria è «una delle preghiere più belle e profonde, nella quale Elisabetta, e quindi l’Antico Testamento, si collega con Maria, cioè col Nuovo Testamento» (Richard Gutzwiller).
Il racconto della visitazione ricorda, con evidenti allusioni e coincidenze, il racconto biblico del trasferimento dell’arca dell’alleanza a Gerusalemme operato dal re Davide (2Sam 6,1 ss).
L’arca sale verso Gerusalemme, Maria sale verso la montagna. L’arca entra nella casa di Obed- Edom e Maria entra nella casa di Zaccaria. La gioia del nascituro e il suo trasalimento nel grembo dell’anziana madre ricordano la gioia di Davide e la sua danza festosa dinanzi all’arca. L’espressa indegnità di Elisabetta dinanzi alla Madre del Signore ricorda ancora l’indegnità del re David di fronte all’arca del Signore. Questi accostamenti, molto precisi nei particolari, ben difficilmente possono essere accidentali.
L’identificazione dei due racconti va allora verso una chiara proclamazione: Maria, la Madre del Signore, è la nuova arca del Signore, e suo figlio, Gesù, è il Signore abitante in quel tempio vivo.
L’anziana sposa di Zaccaria nel proclamare senza indugi Maria «la Madre del Signore» non fa che raccogliere e ripetere le parole del nunzio celeste.
Nella tradizione biblica il Signore è Iahvé, ma anche il grande sovrano (1Cr 29,11; 2Mac 5,20; Sal 48,3), il re (Sir 51,1; Sal 99,4). L’angelo aveva annunciato a Maria che il promesso figlio sarebbe stato chiamato «Figlio dell’Altissimo» (Lc 1,31) e avrebbe regnato per sempre «sul trono di Davide suo padre» (Lc 1,32-33): nel suo annuncio profeti­co, Elisabetta non fa che ricordare e confermare le parole del messaggero celeste.
Alla fine, sulle labbra di Elisabetta si coglie un’ultima parola di lode che viene rivolta con gioia alla Vergine di Nazaret: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Maria è beata perché «madre del Signore», ed è beata perché perfetta discepola: Ella ha accolto nel suo cuore, prima che nel suo grembo, la Parola viva feconda di vita e di salvezza.
Anche il cantico della Vergine ha un riscontro nell’Antico Testamento (cfr. 1Sam l-10). Ma sulle labbra di Maria il Magnificat ha risonanze e signifi­cati molto più profondi. La Vergine non risponde ad Elisabetta, ma si rivolge a Dio lodandolo per la sua misericordiosa accondiscendenza. Egli «mi ha guardato - dice Maria - perché sono umile e perché ricerco la virtù della mitezza e del nascondimento... così come lo stesso Salvatore, che ha detto: Imparate da Me che sono mite e umile di cuore e troverete pace per le vostre anime» (Origene).
 
Richard Gutzwiller (Meditazioni su Luca): Maria saluta Elisabetta in casa di Zaccaria. Non sappiamo se si tratta di un semplice saluto o anche della comunicazione del messaggio angelico sull’avvenimento miracoloso. Comunque, le parole di Maria hanno l’effetto di suscitare in Elisabetta e nel piccolo, che portava in grembo, un entusiasmo e un sussulto naturale e al tempo stesso proveniente dallo Spirito Santo. Fu così che profondamente commossa Elisabetta rispose: « Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo ».
La prima parte dell’Ave Maria fu detta dall’angelo stesso di Dio, la seconda fu aggiunta da Elisabetta e in lei dall’umanità stupita. La terza parte fu formulata dalla Chiesa secondo il bisogno dell’uomo peccatore. L’Ave Maria ha così un’origine insieme biblica ed ecclesiale, è una delle preghiere più belle e profonde, nella quale Elisabetta, e quindi l’ Antico Testamento, si collega con Maria, cioè col Nuovo Testamento; entrambe poi unite nella parola della Chiesa in cui si fondono l’Antico e il Nuovo Testamento.
Il frutto del seno della Vergine è causa di benedizione. Proprio perché il frutto del suo seno è benedetto, essa è benedetta fra le donne. La maternità di Maria è il mistero della sua grandezza e conseguentemente del culto a Maria, per tutti coloro che pensano e credono secondo lo spirito della Bibbia.
« A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? », Elisabetta è più anziana, eppure qui si vede e si riconosce umilmente come più piccola, loda ammirata e felice la grandezza della più giovane. « Madre del mio Signore ». Essa sa perciò quale bambino riposa nel seno della Vergine. Sa che questo Bambino è il suo Signore per un doppio motivo; perché è il Signore di tutti gli uomini e quindi anche suo, e perché è Re e Signore del precursore che essa porta nel suo seno.
« E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore ». Alla grandezza vera ed ufficiale di Maria, come Madre del Signore, si aggiunge anche la sua grandezza personale per la fede nella forza e nella potenza della parola di Dio. All’incredulità dell’uomo si contrappone la fede di Maria. In questo modo, fin dall’inizio dell’avvenimento della salvezza, la fede è richiesta come l’adesione alla parola che incoraggia e dona, che chiama e benefica, che genera e crea. La salvezza parte da Dio ed è un atto di Dio. Ma l’uomo deve contribuire con il sì della sua disposizione interiore, perché l’azione di Dio resta inefficace senza la collaborazione dell’uomo. L’azione di Dio esige la collaborazione dell’uomo. Questa collaborazione è la fede che si esplica nelle opere, la fede viva come adesione di tutto l’uomo alla parola di Dio. La lode di Dio per bocca di Elisabetta è la lode della Chiesa per bocca di Israele, è il riconoscimento del Nuovo Testamento da parte dell’Antico Testamento, è l’omaggio dell’antico popolo di Dio al nuovo popolo di Dio.
In tutta questa scena c’è il motivo del culto a Maria che ha appunto il suo fondamento nella parola e nel racconto biblico. Racconto che implica due elementi: la grandezza di Maria che proviene dalla sua missione e la sua grandezza personale, la sua maternità e il suo grande spirito di fede. La lode uscita dalle labbra di Elisabetta viene ad integrare la lode uscita dalle labbra dell’angelo. L’una e l’altra si perpetuano attraverso la voce della Chiesa e di tutti quelli che, sensibili alla parola e allo spirito della Bibbia e della Chiesa, ripetono la lode della Madre di Gesù.
 
Le ragioni del nuovo dogma - Munificentissimus Deus: Poiché la chiesa universale nella quale vive lo Spirito di verità e la conduce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate, nel corso dei secoli ha manifestato in molti modi la sua fede, e poiché tutti i vescovi dell’orbe cattolico con quasi unanime consenso chiedono che sia definita come dogma di fede divina e cattolica la verità dell’assunzione corporea della beatissima vergine Maria al cielo - verità fondata sulla s. Scrittura, insita profondamente nell’animo dei fedeli, confermata dal culto ecclesiastico fin dai tempi remotissimi, sommamente consona con altre verità rivelate, splendidamente illustrata e spiegata dallo studio della scienza e sapienza dei teologi - riteniamo giunto il momento prestabilito dalla provvidenza di Dio per proclamare solennemente questo privilegio di Maria vergine. [...].
La solenne definizione - «Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica.
Affinché poi questa Nostra definizione dell’assunzione corporea di Maria vergine al cielo sia portata a conoscenza della chiesa universale, abbiamo voluto che stesse a perpetua memoria questa Nostra lettera apostolica; comandando che alle sue copie o esemplari anche stampati, sottoscritti dalla mano di qualche pubblico notaio e muniti del sigillo di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti assolutamente da tutti la stessa fede; che si presterebbe alla presente, se fosse esibita o mostrata.
 
Maria proclama la sua umiltà e la santità di Dio: “Dimostra di essere stata, a suo giudizio, umile ancella di Cristo, ma quanto alla grazia celeste afferma di essere stata d’improvviso innalzata e glorificata, al punto che la sua singolare beatitudine è a ragione esaltata dalla voce di tutte le generazioni. Aggiunge anche i doni della pietà divina che ha ricevuto in modo meraviglioso, lodandoli con degno rendimento di grazie [...]. Non attribuisce niente ai suoi meriti ma riporta tutta la sua grandezza al dono di colui che, potente e grande per natura, rende i suoi fedeli, da piccoli e deboli, grandi e forti. Giustamente aggiunge: e santo è il suo nome per ammonire gli ascoltatori, anzi per istruire tutti coloro ai quali sarebbero giunte le sue parole, ad accorrere alla fede e all’invocazione del suo nome, per poter essere partecipi della santità eterna e della vera salvezza, secondo le parole del profeta: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo [Gl 3,5; Rm l0,13]: è lo stesso nome di cui dice sopra: e il mio spirito gioisce in Dio mio Salvatore.” (Beda, Omelie sul Vangelo, 1,4).
 
Il Santo del giorno - 15 Agosto 2025 - Assunzione della Beata Vergine Maria: Assunzione della Beata Vergine Maria. Così le distanze spariranno e ci ritroveremo nel vero amore: Quando ci vengono tolte le persone che amiamo, quando le distanze appaiono ormai incolmabili, il cuore affoga nella mancanza e facciamo fatica a trovare un senso alle cose. Come sempre, la fede ha qualcosa da dirci anche davanti a questa esperienza tutta umana. L’Assunzione di Maria oggi, in particolare, ci ricorda che il distacco, per chi crede, non è mai definitivo e che c’è un luogo, il cuore di Dio, dove ci ritroveremo tutti. Un luogo che è casa per tutte le anime, anche di quelle che non incroceremo più nel nostro cammino terreno. Perché non è la sofferenza a definirci, ma come la viviamo. E anche questa dimensione può diventare una via per la santità, un modo per essere giorno per giorno ancora più testimoni dell’amore infinito di Dio, radice di ogni nostro singolo umano amore. Anche per questo, forse, la solennità dell’Assunzione di Maria, una delle feste mariane più antiche, è da sempre particolarmente cara alla devozione popolare. Il dogma dell’Assunzione di Maria fu definito solennemente da Pio XII nel 1950: si trattò di rendere solo “ufficiale” ciò che veniva celebrato già da molti secoli e che la comunità dei credenti sentiva come una preziosa verità universale: tutto di noi è destinato a trovare casa in Dio e Maria ci precede in questo viaggio.  (Matteo Liut)
 
O Signore, che ci hai nutriti con i sacramenti della salvezza,
fa’ che per intercessione della beata Vergine Maria
assunta in cielo giungiamo alla gloria della risurrezione.
Per Cristo nostro Signore.