24 Maggio 2020

Ascensione del Signore

At 1,1-11; Sal 46 (47); Ef 1,17-23; Mt 28,16-20

Colletta: Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Egli è Dio, e vive e regna con te...

Prima lettura: Luca, nel Vangelo e negli Atti degli Apostoli, che originariamente costituivano un’unica opera, ci ha lasciato due racconti molto differenti dell’Ascensione (Lc 24,44-53; At 1,1-11). Negli Atti, l’Ascensione di Gesù segna l’inaugurazione della sua regalità cosmica e della sua presenza al mondo e allo stesso tempo, con il dono dello Spirito Santo, e, allo stesso tempo, segna l’inaugurazione della missione della Chiesa nel mondo.

Salmo Responsoriale: «Quando poi i discepoli, intenti e stupiti, ebbero seguito con gli occhi il Signore asceso ai cieli, due angeli rifulgenti di mirabile candore nelle vesti stettero davanti a loro e dissero: Uomini di Galilea, a che state guardando in cielo? Questo Gesù che è stato assunto di mezzo a voi al cielo, verrà così, come lo avete visto andare al cielo (At 1,11). Queste parole erano un ammaestramento per tutti i figli della Chiesa, perché credano che Gesù Cristo verrà un giorno visibilmente con quella carne con cui è asceso lassù...  Esultiamo dunque, carissimi, di letizia spirituale e, godendo nel degno ringraziamento a Dio, eleviamo gli occhi dell’anima a quell’altezza in cui si trova Cristo. Le brame terrene non deprimano gli animi chiamati lassù; le realtà mortali non riempiano i cuori eletti ai beni eterni; le voluttà fallaci non attardino le menti entrate ormai nella via della verità. Tutte queste realtà temporali trascorrano per i fedeli in modo che essi sappiano di essere pellegrini in questa valle terrena; e se in essa qualcosa sembra allettare, non la si abbracci peccaminosamente, ma si passi oltre con fortezza» (San Leone Magno).

Seconda lettura: Paolo prega «il Padre della gloria» per gli Efesini, per la loro illuminazione, per il loro progresso nella conoscenza del mistero del Cristo e perché possano comprendere a quale speranza sono stati chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi. Ai cristiani pavidi, Paolo afferma la superiorità di Cristo su ogni essere terreno e celeste: Tutto infatti il Padre della gloria ha messo sotto i suoi piedi. Tale superiorità di Cristo deve rassicurare la Chiesa di fronte a qualunque potenza, terrena o celeste.

Vangelo: Il termine ascensione sta ad indicare il ritorno materiale di Gesù al cielo dopo la sua missione terrena che era culminata nella sua passione, morte e risurrezione. L’evangelista Matteo situa l’ultimo incontro di Gesù risorto con gli Undici in Galilea, «sul monte che Gesù aveva loro indicato». Questo monte può ricordare quello della tentazione dove Gesù rifiutò «tutti i regni del mondo e la loro gloria» (Mt 4,8), quello delle beatitudini dove diede la sua legge (Cf. Mt 5,1-11), o quello della Trasfigurazione dove offrì un segno anticipato della sua gloria (Cf. Mt 17,1-8). L’incontro è accompagnato da un gesto di adorazione, nonostante il dubbio di qualcuno: la condizione di Gesù è percepita come nuova, divina e, nello stesso tempo, viene riconosciuta tale solo per mezzo della fede. Nonostante la sua ascesa, Gesù, Maestro e Taumaturgo, sarà con i suoi discepoli tutti i giorni, fino alla fine del mondo e con il dono dello Spirito Santo comunicherà loro coraggio nella testimonianza, sopra tutto in quei momenti di difficoltà segnati dalla persecuzione.

Dal Vangelo secondo Matteo 28,16-20: In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

A me è stato dato ogni potere - Con l’Ascensione termina la missione storica-temporale del Cristo, con il dono dello Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste (Atti 1,2), inizia quella degli Apostoli: «Il Cristo è il re della storia, ma invisibile. Egli svolge la sua azione salvifica direttamente e tramite i suoi seguaci. Anche per Matteo si può ripetere, la Chiesa è la continuazione di Cristo, il suo corpo rimasto sulla terra. Egli si serve delle sue parole, dei suoi gesti per far continuare a sentire la sua voce e a ripetere le sue operazioni salutari; per incontrare nel tempo quelli che non ha potuto incontrare nel suo pellegrinaggio terrestre» (O. da Spinetoli).
Gli Apostoli fruiranno della presenza del Maestro divino, tutti i giorni, fino alla fine del mondo e nello Spirito Santo avranno forza, intelligenza (Atti 1,8) e memoria per ricordare tutto ciò che il Maestro ha detto loro (Gv 14,26). Giuda ha terminato la sua vicenda terrena suicidandosi, i restanti Undici si recano in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Il monte non necessariamente è quello del discorso della Montagna, potrebbe essere il monte della Trasfigurazione (Cf. Mt 17,1). Potrebbe avere anche valore simbolico: come sul monte Gesù promulgò la legge del Regno (Mt 5,1ss), così sul monte, dopo la sua risurrezione, apparendo agli Apostoli (Atti 1,3), conferisce loro il mandato della missione universale. L’evangelista si sofferma a sottolineare che essi però dubitarono.
«L’interpretazione del testo greco è controversa. È incerto se tutti si prostrarono dinanzi a Gesù, riconoscendone la realtà divina, pur restando tutti [per altri esegeti soltanto alcuni] dubbiosi. Oppure se alcuni d’essi l’adorarono, mentre altri dubitavano. Il motivo del dubbio ricorre come elemento integrante nelle apparizioni di riconoscimento e viene superato con l’accertamento dell’identità di Gesù; qui, invece, serve solo per introdurre il discorso del Risorto» (Angelico Poppi).
Gesù, comunque, non si fa ingabbiare dalla incredulità dei discepoli. Come nei giorni che seguirono la sua risurrezione, Gesù, spazzando via ogni barriera materiale e spirituale, si avvicina ai suoi per esortarli ad avere fede, ma soprattutto per comunicare loro forza e coraggio affinché possano portare, fino agli estremi confini della terra, la Buona Novella della salvezza.
A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra (Cf Gv 5,35): cioè la piena ed universale potestà che compete al Cristo glorificato. Il termine (exousia) usato da Matteo è lo stesso che si trova in Daniele 7,13-14 (nella traduzione dei Settanta), dove Dio ad «uno simile ad un figlio di Dio» conferisce «potere, gloria e regno».
Gesù, durante la sua vita terrena, dal Padre aveva avuto il potere di compiere miracoli, il potere di parlare con autorità, il potere di perdonare i peccati, il potere di cacciare i demoni. Questo potere viene trasmesso agli Undici. E in modo particolare dona loro il potere di fare discepoli tutti i popoli predicando il Vangelo, nel battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo coloro che credono, nell’ottenere l’osservanza dei comandamenti e della vita morale da coloro che hanno creduto al messaggio di salvezza.
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli... La missione degli Apostoli è universale, superando gli angusti confini nazionalistici del popolo d’Israele, deve spandersi fino ai confini della terra (Cf. At 1,8). La salvezza annunciata prima ad Israele (Cf. Mt 10,5s; 15,24), come voleva il piano divino, deve essere annunciata e offerta a tutti i popoli (At 13,44-47; Cf.Mt 8,11; 21,41; 22,8-10; 24,14.30s; 25,32; 26,13; At 1,8; 13,5; Rm 1,16).
... battezzandoli nel nome... Il battesimo deve essere conferito nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Qui nome, secondo l’uso semitico, sta per Persona. È «possibile che questa formula risenta, nella sua precisione, dell’uso liturgico stabilitosi più tardi nella comunità primitiva. Si sa che gli Atti parlano di battezzare “in nome di Gesù” [Cf. At 1,5; 2,38]. Più tardi si sarà esplicitato il legame del battezzato con le tre persone della Trinità. Checché ne sia di queste variazioni possibili, la realtà profonda rimane la stessa. Il battesimo ricollega alla persona di Gesù salvatore; ora tutta la sua opera di salvezza procede dall’amore del Padre e si compie nell’effusione dello Spirito» (Bibbia di Gerusalemme).
Anche a dare ragione a coloro che dubitano che Gesù abbia dato questa indicazione trinitaria, è da evidenziare che le tre Persone della Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, compaiono ripetutamente nel ministero apostolico del Cristo, per esempio nel Battesimo dove si vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire su Gesù e allo stesso tempo udire la voce del Padre (Mt 3,13-17; Cf. Mc 9,2-8).
Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Questa formula «ricorre cinque volte in Matteo [13,39.40.49; 24,3 e qui; Cf. anche Eb 9,26; Mt 12,32]; non significa la fine del mondo, della terra [Cf. 2Pt 3,10], ma piuttosto la fine dell’epoca attuale della storia della salvezza, dell’èra della Chiesa» (Bibbia di Gerusalemme). La promessa di Gesù di stare sempre con i suoi, anche se in modo invisibile, richiama il nome Emmanuele, che significa Dio con noi (Mt 1,23): un’altra profezia che viene a compirsi perfettamente, un richiamo che ricorre sovente nel Vangelo di Matteo. Al di là di ogni considerazione, la «permanenza di Gesù con i suoi fino alla fine del mondo esprime la sostanziale indefettibilità della Chiesa nella sua totalità» (Giuseppe Ferraro). In sostanza, è questo il messaggio da cogliere nell’odierna festa dell’Ascensione.

Papa Francesco (Regina Coeli 28 Maggio 2017): La pagina evangelica (cfr Mt 28,16-20), quella che conclude il Vangelo di Matteo, ci presenta il momento del definitivo commiato del Risorto dai suoi discepoli. La scena è ambientata in Galilea, il luogo dove Gesù li aveva chiamati a seguirlo e a formare il primo nucleo della sua nuova comunità. Adesso quei discepoli sono passati attraverso il “fuoco” della passione e della risurrezione; alla vista del Signore risorto gli si prostrano davanti, alcuni però sono ancora dubbiosi. A questa comunità spaurita, Gesù lascia il compito immenso di evangelizzare il mondo; e concretizza questo incarico con l’ordine di insegnare e battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cfr v. 19).
L’Ascensione di Gesù al cielo costituisce perciò il termine della missione che il Figlio ha ricevuto dal Padre e l’avvio della prosecuzione di tale missione da parte della Chiesa. Da questo momento, dal momento dell’Ascensione, infatti, la presenza di Cristo nel mondo è mediata dai suoi discepoli, da quelli che credono in Lui e lo annunciano. Questa missione durerà fino alla fine della storia e godrà ogni giorno dell’assistenza del Signore risorto, il quale assicura: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (v. 20).
E la sua presenza porta fortezza nelle persecuzioni, conforto nelle tribolazioni, sostegno nelle situazioni di difficoltà che incontrano la missione e l’annuncio del Vangelo. L’Ascensione ci ricorda questa assistenza di Gesù e del suo Spirito che dà fiducia, dà sicurezza alla nostra testimonianza cristiana nel mondo. Ci svela perché esiste la Chiesa: la Chiesa esiste per annunciare il Vangelo, solo per quello! E anche, la gioia della Chiesa è annunciare il Vangelo. La Chiesa siamo tutti noi battezzati. Oggi siamo invitati a comprendere meglio che Dio ci ha dato la grande dignità e la responsabilità di annunciarlo al mondo, di renderlo accessibile all’umanità. Questa è la nostra dignità, questo è il più grande onore di ognuno di noi, di tutti i battezzati!

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Mt 28,19a.20b)
Nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Dio onnipotente e misericordioso,
che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra
fai gustare i divini misteri, suscita in noi
il desiderio della patria eterna, dove
hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria.
Per Cristo nostro Signore.