7 Aprile 2020
Martedì della Settimana Santa
Is 49,1-6; Sal 70; Gv 13,21-33.36-38
Colletta: Concedi a questa tua famiglia, o Padre, di celebrare con fede i misteri della passione del tuo Figlio, per gustare la dolcezza del tuo perdono. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Isaia rivela nel suo poema che il servo è stato chiamato da Dio prima della nascita (cfr. Is 49,5); la sua missione è rivolta oltre che alla conversione d’Israele, a quella delle nazioni pagane delle quali sarà la luce: «Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra» (Is 49,6). Una missione quindi ad ampio respiro, universale: la salvezza di tutte le nazioni e la restaurazione d’Israele. Una missione la cui prospettiva è puramente spirituale. Si tratta «di un ritorno a Dio del resto purificato, dei “superstiti d’Israele”. Il compito del servo è quello di portare alla conversione, alla riconciliazione del popolo eletto con Dio, dopo la grande prova dell’esilio» (A. Poppi). Una missione che sarà violentemente osteggiata. Il servo sarà perseguitato e sembrerà fallire, ma proprio con questa sofferenza e con questo fallimento, Dio realizzerà il suo disegno di salvezza. Il servo risponderà alle ingiurie con la morte vicaria e con la carità della preghiera: «io [...] offro la vita per le pecore ... Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Gv 10,15; Lc 22,34). Il servo è il messaggero ultimo, finale della promessa fatta ad Israele in Abramo, rinnovata nel corso dei secoli attraverso le disfatte militari, le tragedie nazionali, la deportazione, l’apostasia e le infedeltà del popolo eletto. Ma deluderà le aspettative di molti; non sarà il re temporale trionfante sognato dal popolo eletto, ma l’uomo «dei dolori che ben conosce il patire» (Is 53,3). Obbediente alla volontà di Colui che lo ha mandato, accetterà deliberatamente gli insulti, le sofferenze immeritate, atroci, devastanti. La sua innocenza e la sua dolcezza otterranno la riconciliazione del popolo infedele con il suo Dio e insieme il recupero delle nazioni immerse nelle tenebre dell’ignoranza, del peccato e del paganesimo. Una profezia che si realizzerà pienamente in Gesù di Nazaret. Gesù è il Servo che «è stato trafitto per i nostri delitti»: «come agnello condotto al macello» (Is 53,7) ha «consegnato se stesso alla morte» (Is 53,12) per i peccatori. Gesù è il Servo, luce delle nazioni, che ha offerto se stesso perché il mondo creda che il Padre lo ama e ha mandato il Figlio per la sua salvezza.
Dal Vangelo secondo Giovanni 13,21-33.36-38: In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».
… Gesù fu profondamente turbato: il turbamento di Gesù scaturisce dal tradimento Giuda, e sopra tutto dal vedere un’anima sopraffatta dal potere del demonio: uno di voi mi tradirà... «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. .
Giuda e il discepolo che Gesù amava esprimono due atteggiamenti di accoglienza opposti del Maestro divino: il primo lo tradisce senza pentimenti, e la sua vita finirà miseramente, appesa ad un albero; il secondo discepolo accompagna Gesù nel suo cammino doloroso, sino alla sua morte sulla Croce, senza alcuna restrizione: è l’immagine del vero discepolo. Pietro, si pone tra i due, tradisce come Giuda, ma si pente e sarà testimone del Crocifisso sino martirio. Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui: la glorificazione del Figlio è in pari tempo la glorificazione del Padre: l’una si attua nell’altra. Tale glorificazione sarà realizzata immediatamente con la morte e risurrezione di Cristo, ma avrà la sua pienezza alla Parusìa, alla fine dei tempi.
Figlioli, ancora per poco sono con voi: la separazione di Gesù dai discepoli è solo temporanea, perché essi lo avranno sempre in mezzo a loro, ora nelle fatiche per il Regno (Mt 28,20), e poi nella beatitudine del Cielo. Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi: la partenza di Gesù comporta sia la sua morte che il suo ritorno presso il Padre. Sarà il destino di Pietro e degli altri discepoli il condividere entrambe queste esperienze.
Un amore tradito - Durante i preparativi per la Pasqua: Basilio Caballero (La Parola per ogni Giorno): La prima lettura di questo martedì santo è presa dal secondo canto del servo del Signore. In esso è spiegata la missione che il servo ha ricevuto da Dio fin dal seno materno: proclamare la parola del Signore, riunire i sopravvissuti d’Israele ed essere luce delle nazioni perché la salvezza di Dio arrivi fino all’estremità della terra. Compito di salvezza universale che Cristo realizzerà pienamente.
Il brano evangelico, con l’annuncio del tradimento di Giuda e della futura negazione di Pietro, è ambientato durante i preparativi per la celebrazione della cena pasquale. Gesù è riunito con i suoi discepoli. Finita la lavanda dei piedi, passa ad annunciare, non senza turbamento, il tradimento di uno di loro. Gli apostoli restano perplessi. Il discepolo che Gesù amava, Giovanni, su indicazione di Pietro, chiede al maestro di chi si tratta.
«“È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò”. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui».
Quell’offerta del pane fatta da Gesù a Giuda era pur sempre un gesto di riguardo, come un invito a rettificare i suoi piani omicidi e a ristabilire un’ amicizia spezzata dalla sua ambizione e dal suo risentimento. Fu tutto inutile. Giuda rifiutò definitivamente l’amore di Gesù. Allora Cristo gli disse: «Quello che devi fare, fallo al più presto».
Quando Giuda uscì dalla sala era notte, annota simbolicamente l’evangelista. Il traditore è un esempio delle tenebre sulle quali la luce ha brillato invano, come dice il prologo di san Giovanni. Giuda è colui che ama l’oscurità più della luce, perché le sue opere sono cattive.
È arrivata la notte che Gesù aveva predetto (Gv 9,4), quella dell’impero delle tenebre (Lc 22,53). Ma la lunga notte che calò allora sulla terra avrebbe trovato la sua aurora nella mattina della risurrezione.
Figlioli, ancora per poco sono con voi - La Bibbia di Navarra (I Quattro Vangeli): A partire da questo versetto 1’evangelista riporta quello che viene comunemente detto il “discorso della Cena”. Vi si possono distinguere tre sezioni.
Nella prima il Signore proclama inizialmente il comandamento nuovo (vv. 33-35) e annunzia il triplice rinnegamento di Pietro (vv. 36-38). Successivamente Gesù spiega agli apostoli che la sua morte è la via per andare al Padre (cap. 14), col quale costituisce una cosa sola, poiché egli è Dio (vv. 1-14).
Rivela inoltre che dopo la sua Risurrezione manderà lo Spirito Santo, che guiderà gli apostoli ricordando e chiarendo tutte le cose che egli aveva loro insegnato (vv. 15-31).
La seconda parte del discorso è racchiusa nei capitoli 15 e 16. Cristo Gesù promette che coloro che hanno fede avranno una nuova vita in unione con lui, tanto intima quanto quella che i tralci hanno con la vite (15,1-8). Per conseguire questa unione occorre mettere in pratica il comandamento nuovo del Signore (vv. 9-18). Preavverte gli apostoli delle contrarietà che dovranno sopportare, incoraggiandoli con la promessa dello Spirito Santo, il quale li difenderà e sarà loro di conforto (vv. 18-27). L’azione del Paraclito, del Consolatore, li guiderà validamente ad adempiere la missione che Gesù ha loro affidato (16.1-l5). Frutto di questa presenza dello Spirito Santo sarà la pienezza della gioia (vv. 16-33).
La terza parte del discorso (cap. 17) accoglie la preghiera sacerdotale di Gesù, nella quale Cristo invoca il Padre perché lo glorifichi attraverso la Croce (vv. 1-5). Prega anche peri suoi discepoli (vv. 6-19) e per tutti quelli che tramite essi crederanno in lui, affinché, rimanendo nel mondo senza essere del mondo, l”amore di Dio sia in loro e diano testimonianza che Cristo è l’Inviato del Padre (vv. 20-26).
Verso la casa del Padre - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Gesù, allorché annuncia agli amici la sua imminente dipartita, perché sta per ritornare da colui che lo ha mandato, li esorta alla fiducia, informandoli che egli va a preparare loro il posto, affinché possano vivere sempre con lui nella casa del Padre (Gv 14,1ss). Queste espressioni del Maestro non solo devono infondere tanta gioia nel cuore dei cristiani, ma ricordano che la chiesa è il popolo di Dio in cammino verso la patria del cielo. La sorte dei discepoli di Cristo è la felicità piena ed eterna; il termine della loro esistenza terrena costituisce l’inizio della vita beata per essere dove si trova Gesù, per partecipare alla sua gloria (cf. Gv 17,24), il loro retaggio è il regno dei cieli. Quindi su questa terra il popolo di Dio vive in pellegrinaggio, diretto verso la casa del Padre, in attesa del ritorno di Cristo, per essere introdotto nel Regno.
Questa dottrina evangelica è stata sviluppata recentemente dalla costituzione dogmatica del concilio Vaticano II sulla chiesa: il capitolo VII di questo documento è consacrato precisamente all’indole escatologica del popolo di Dio pellegrinante. La chiesa avrà il suo compimento nella gloria del cielo quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e il genere umano sarà perfettamente rinnovato in Cristo. Anche se la rinnovazione del mondo è già incominciata con la risurrezione di Gesù e la discesa dello Spirito santo, il popolo di Dio, fino a quando non ci saranno nuovi cieli e terra nuova, vive in pellegrinaggio e non partecipa ancora in pienezza alla gloria nella quale saremo simili a Dio ed entreremo nel banchetto nuziale annoverati tra i beati (Lumen gentium, 48; cf. Gaudium et spes, 18).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Padre misericordioso, questo pane eucaristico,
che ci fa tuoi commensali in questo mondo,
ci ottenga la perfetta comunione con te nella vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.
che ci fa tuoi commensali in questo mondo,
ci ottenga la perfetta comunione con te nella vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.