6 Aprile 2020

Lunedì della Settimana Santa

Is 42,1-7; Sal 26; Gv 12,1-11

Colletta: Guarda, Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio. Egli è Dio e vive e regna con te...

Giuda perché tradì Gesù? - Benedetto XVI (Udienza Generale 18 ottobre 2006): La questione è oggetto di varie ipotesi. Alcuni ricorrono al fattore della sua cupidigia di danaro; altri sostengono una spiegazione di ordine messianico: Giuda sarebbe stato deluso nel vedere che Gesù non inseriva nel suo programma la liberazione politico-militare del proprio Paese. In realtà, i testi evangelici insistono su un altro aspetto: Giovanni dice espressamente che “il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo” (Gv 13,2); analogamente scrive Luca: “Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici” (Lc 22,3). In questo modo, si va oltre le motivazioni storiche e si spiega la vicenda in base alla responsabilità personale di Giuda, il quale cedette miseramente ad una tentazione del Maligno. Il tradimento di Giuda rimane, in ogni caso, un mistero. Gesù lo ha trattato da amico (cfr Mt 26,50), però, nei suoi inviti a seguirlo sulla via delle beatitudini, non forzava le volontà né le premuniva dalle tentazioni di Satana, rispettando la libertà umana.   
In effetti, le possibilità di perversione del cuore umano sono davvero molte. L’unico modo di ovviare ad esse consiste nel non coltivare una visione delle cose soltanto individualistica, autonoma, ma al contrario nel mettersi sempre di nuovo dalla parte di Gesù, assumendo il suo punto di vista. Dobbiamo cercare, giorno per giorno, di fare piena comunione con Lui. Ricordiamoci che anche Pietro voleva opporsi a lui e a ciò che lo aspettava a Gerusalemme, ma ne ricevette un rimprovero fortissimo: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,32-33)! Pietro, dopo la sua caduta, si è pentito ed ha trovato perdono e grazia. Anche Giuda si è pentito, ma il suo pentimento è degenerato in disperazione e così è divenuto autodistruzione. È per noi un invito a tener sempre presente quanto dice san Benedetto alla fine del fondamentale capitolo V della sua “Regola”: “Non disperare mai della misericordia divina”. In realtà Dio “è più grande del nostro cuore”, come dice san Giovanni (1Gv 3,20). Teniamo quindi presenti due cose. La prima: Gesù rispetta la nostra libertà. La seconda: Gesù aspetta la nostra disponibilità al pentimento ed alla conversione; è ricco di misericordia e di perdono. Del resto, quando, pensiamo al ruolo negativo svolto da Giuda dobbiamo inserirlo nella superiore conduzione degli eventi da parte di Dio. Il suo tradimento ha condotto alla morte di Gesù, il quale trasformò questo tremendo supplizio in spazio di amore salvifico e in consegna di sé al Padre (cfr Gal 2,20; Ef 5,2.25). Il Verbo “tradire” è la versione di una parola greca che significa “consegnare”. Talvolta il suo soggetto è addirittura Dio in persona: è stato lui che per amore “consegnò” Gesù per tutti noi (cfr Rm 8,32). Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio assume il gesto inescusabile di Giuda come occasione del dono totale del Figlio per la redenzione del mondo.

L’unzione di Betania ha alla base il simbolo del profumo prezioso di nardo, importato in Israele dall’India, del valore di trecento denari, quasi il salario annuale di un bracciante. Esso è interpretato dall’evangelista come un’anticipazione della morte, sepoltura e unzione del corpo di Gesù, un po’ come la risurrezione di Lazzaro era stata il segno della glorificazione del Risorto. In questa scena ci sono due sguardi contrapposti su Gesù: quello della donna e quello di Giuda. La donna pone Gesù al di sopra di tutto e indica un amore illimitato. Giuda pone il valore commerciale al di sopra della persona di Cristo. Con un commento che manca nei sinottici, Giovanni sottolinea l’attaccamento di Giuda al denaro. Maria, quindi, simboleggia qui il vero discepolo che riconosce che Gesù vale di più di tutto l’oro del mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni 12,1-11: Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Messaggio Teologico - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): La cristologia -  Il brano di Gv 12,1ss insinua un aspetto singolare della personalità del Figlio di Dio: dalla sua umanità emana il profumo della gloria celeste. Il Verbo di Dio fatto carne morirà e sarà sepolto, la su anatura però olezza sempre la fragranza della divinità che riempie tutta la casa di Dio, tutta la chiesa.
1. L’unzione per la sepoltura di Gesù - Tutti gli evangelisti concordo nano nel porre l’unzione di Betania in rapporto con la sepoltura del Figlio dell’uomo. Gesù, prendendo le difese della donna che ha cosparso i suoi piedi o la sua testa con olio profumato, ammonisce i contestatori che costei ha compiuto un gesto profetico per il giorno della sua sepoltura (Gv 12,7 e par.). Quindi Funzione di Betania preannunzia l’evento ultimo dell’esistenza terrena del Cristo. In realtà, come narra il quarto evangelista, la salma di Gesù fu sepolta da Giuseppe d’Arimatea e da Nicodemo, avvolgendola in bende con oli aromatici (Gv 19,38ss). Come il chicco di grano cade in terra per morire (Gv 12,24), così il Figlio di Dio dopo la sua crocifissione, fu deposto dal patibolo per essere tumulato nel sepolcro nuovo dell’orto sul calvario (Gv 19,41s).
Il Verbo di Dio quindi sperimentò la condizione e la sorte dell’uomo fino alle estreme conseguenze: morì e fu sepolto nella tomba. Egli però rimase nel sepolcro solo fino al terzo giorno, perché poté riprendere la vita con estrema libertà (cf. Gv 1O,17s; 20,1ss). Il fatto che il Figlio di Dio sia sceso nel seno della terra come tutti i mortali, sottolinea bene la sua umanità. Gesù è un vero figlio di Adamo e di Abramo e ha subìto la sorte di tutti gli ebrei, è stato sepolto secondo il costume dei giudei (Gv 19,40). L’unzione di Betania prefigura e anticipa simbolicamente la sepoltura della salma del Cristo.
2. L’umanità del Verbo emana il profumo della gloria divina - Nella redazione giovannea dell”unzione di Betania troviamo insinuata una nota cristologica originale e interessante: l’emanazione del profumo dall’umanità del Verbo. In effetti solo il quarto evangelista rileva che non appena Maria unse i piedi del Signore, la casa si riempì del profumo dellunguento (Gv 12,3). Questo profumo è sprigionato dal corpo del Signore, quindi probabilmente esso simboleggia la gloria, la divinità del Verbo incarnato che traspare dalla sua umanità. In realtà Gesù con le sue gesta e le sue parole manifesta la sua gloria, la sua natura divina. I segni da lui operati sprigionano la sua divinità, rivelandola al mondo (Gv 2,11).
Ora, questo profumo che emana dal Cristo riempie la casa (Gv 12,3) cioè tutta la chiesa. La «oikía›› infatti è la casa del Padre nella quale esistono molti posti (Gv 14,2); in essa rimane per sempre il Figlio, mentre lo schiavo non vi resta per sempre (Gv 8,35). In realtà la «oikía» nel quarto vangelo spesso significa famiglia, come appare con chiarezza nei passi or ora citati e anche in Gv 4,53.
Quindi il profumo olezzante dal Cristo riempie la casa (Gv 12,3), cioè la famiglia di Dio che è la chiesa.

Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio - Gesù «con la sua obbedienza fino alla morte», ci suggerisce il Catechismo della Chiesa Cattolica, «ha compiuto la sostituzione del Servo sofferente che offre se stesso in espiazione, mentre porta il peccato di molti, e li giustifica addossandosi le loro iniquità. Gesù ha riparato per i nostri errori e dato soddisfazione al Padre per i nostri peccati» (n. 615). Quella di Cristo, è la stessa strada che deve percorrere l’uomo, «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5): la strada dell’abbassamento, dell’umiltà, della obbedienza alla volontà del Padre. Ed è quanto suggerisce l’apostolo Pietro: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1Pt 2,21). Solo imboccando la strada della spogliazione e dell’umiltà l’uomo potrà riconquistare quanto aveva perduto in Adamo. «Che cosa c’è di più umile nel re di tutti gli esseri», si chiede Gregorio di Nissa, «che l’entrare in comunione con la nostra povera natura? Il Re dei re e Signore dei signori si riveste della forma della nostra schiavitù; il giudice dell’universo si sottomette ai giudici terreni; il Signore della creazione nasce in una grotta; colui che abbraccia il mondo intero non ha un luogo dove riposare; il puro incorrotto si riveste del sudiciume della natura umana e, passando attraverso tutte le nostre necessità, giunge fino alla esperienza della morte». Cristo, manifestazione dell’infinita bontà di Dio, accettando, liberamente e gioiosamente, di diventare simile agli uomini si fa Via per l’uomo: in Lui, l’uomo ritrova la strada per ritornare al Padre. Contemplando il suo annientamento, possiamo esclamare senza tema di essere smentiti: il Figlio di Dio, Cristo Gesù, mi ha amato fino alla follia della croce e ha consegnato se stesso alla morte per me (cfr. Gal 2,20). A tanta considerazione ci vuole spingere la meditazione della Passione del Figlio di Dio.

John Henry Newman: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura”. “Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro… Gesù scoppiò in pianto” (Gv 11,17.35). Perché il Signore ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro ? ...  Ha pianto per la compassione per il dolore di chi era là ...; ha visto l’afflizione del mondo ... Ahimè, altri pensieri inoltre hanno provocato le sue lacrime. Come avrebbe guadagnato quel fatto prodigioso in favore delle sorelle nel lutto ? A sue spese ... Cristo stava per portare la vita ai morti con la sua propria morte. I discepoli avevano cercato di dissuaderlo a tornare in Giudea, per paura che vi fosse ucciso (Gv 11,8); la loro paura si è realizzata. Ci è andato per risuscitare Lazzaro e la fama del miracolo è stata la causa immediata del suo arresto e della crocefissione (Gv 11.53). Lui sapeva tutto già prima ...: ha visto la risurrezione di Lazzaro, il pasto a casa di Marta, Lazzaro a tavola, la gioia d’ogni parte, Maria che l’onorava in questo pasto di festa versando un profumo di caro prezzo sui suoi piedi, i giudei che venivano numerosi non solo per vederlo, ma anche  per vedere Lazzaro, il suo ingresso trionfale a Gerusalemme, la folla che gridava “Osanna”, la gente che parlava della risurrezione di Lazzaro, i Greci venuti ad adorare Dio durante la Pasqua che volevano assolutamente vederlo, i bambini che partecipavano alla gioia generale - e poi i farisei che complottavano contro di lui, Giuda che lo tradiva, gli amici che l’abbandonavano, la croce che l’aspettava ... Prevedeva che Lazzaro tornava in vita grazie al suo sacrificio, discendeva nella tomba che Lazzaro lasciava, Lazzaro sarebbe vissuto e lui sarebbe morto. Le apparenze stavano per capovolgersi: si sarebbe fatta festa a casa di Marta, ma l’ultima pasqua dell’amarezza sarebbe stata unicamente la sua. E sapeva di accettare questo capovolgimento di sua propria volontà; era sceso dal seno del Padre per espiare col suo sangue i peccati di tutti gli uomini e risuscitare così dalla tomba tutti i credenti.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Cristo, manifestazione dell’infinita bontà di Dio, accettando, liberamente e gioiosamente, di diventare simile agli uomini si fa Via per l’uomo: in Lui, l’uomo ritrova la strada per ritornare al Padre.
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Visita, Signore, il tuo popolo,
consacrato da questi santi misteri,
proteggilo con il tuo amore premuroso,
perché custodisca con il tuo aiuto i doni
che ha ricevuto dalla tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.