7 Luglio 2019 -  XIV Domenica T. O.

Is 66,10-14c; Sal 65 (66); Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20

Colletta: O Dio, che nella vocazione battesimale ci chiami ad essere pienamente disponibili all’annunzio del tuo regno, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la tua parola di amore e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

I Lettura - La salvezza che Dio dona al suo popolo è descritta con varie immagini, tutte rigurgitanti gioia e pienezza: succhiare a sazietà dal petto materno; essere inondati da un torrente di prosperità; essere portati in braccio e accarezzati, come fa una mamma coi suoi bimbi; rifiorire come erba fresca. Sono immagini che parlano al cuore del popolo volendo ricordare l’amore e la tenerezza che Dio nutre verso i suoi figli. Il versetto 13 - Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati - mette bene in evidenza la tenerezza materna di Dio che per il suo popolo è «papà» ma spesso «più ancora è madre» (Giovanni Paolo I - Cf. Is 49,15).

Salmo Responsoriale - Gianfranco Ravasi: In cinque strofe (vv. 1-4; 5-7; 8-12; 13-15; 16-20) la comunità e un solista intrecciano le loro voci per evocare paure passate e gioie presenti durante una celebrazione sacrificale di ringraziamento (vv. 13-15). Da tutta la terra sale una sinfonia di lode verso Dio che agisce nel cosmo e nella storia, in particolare attraverso quel grande evento emblematico che è stato l’esodo dalla schiavitù egiziana, il «crogiolo», la «rete» e il «peso» da cui Dio ci ha liberato. La voce corale che ringrazia per il dono della libertà evoca ancora una volta la prova amara passata con una collezione di immagini seriali (vv. 8-12) in cui però brilla quella pittoresca della «cavalcata sul capo» (v. 12), segno di estrema umiliazione e di catastrofica sconfitta. Eppure Dio ci ha sottratto agli zoccoli della cavalleria faraonica, ai piedi degli imperatori, al fuoco e all’acqua del mare. È a questo punto che dal coro si stacca un solista che, come portavoce della comunità, intona un ringraziamento: egli è, forse, il re o il responsabile della comunità che nel suo «io» racchiude il grazie collettivo per lo stupendo dono della libertà.

Seconda Lettura: La consolazione promessa dal Signore al suo popolo ora, «nella pienezza del tempo» (Gal 4,4), si fa carne nel mistero del Cristo. Gesù è la pace offerta dal Padre a tutti gli uomini, poiché nessuno è escluso dal suo amore. La Croce che ha portato la carne immacolata del Figlio di Dio diventa gioia e vanto di tutti i discepoli del Cristo. Il cristiano, sull’esempio dell’apostolo Paolo e di tutti i testimoni di Gesù crocifisso, deve convincersi che, al fuori di ogni retorica e di ogni trionfalismo, la Croce di Cristo è davvero il suo più grande e unico vanto. Al di fuori della Croce non c’è pace, non c’è salvezza.

Vangelo: Gesù è venuto a portare la pace destinandola a tutti gli uomini. Lo fa intendere anche col numero dei missionari inviati ad annunciare la Parola: secondo i Giudei, i popoli della terra erano settantadue e presumibilmente l’evangelista Luca vuol prefigurare la missione universale alla quale sarà inviata la Chiesa. La missione ha le note della massima sollecitudine svolgendosi «sotto il segno di un’urgenza escatologica: si deve annunziare che il Regno è vicino; non è consentito attardarsi per via negli interminabili saluti caratteristici degli Orientali. È scoccata ormai l’ora della mietitura: tradizionale immagine del “Giorno di Jahvé”, l’intervento definitivo Dio, salvifico e giudiziale al tempo stesso» (Vittorio Fusco).

Vangelo - Dal Vangelo secondo Luca 10,1-12.17-20: In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città». I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi - Dopo la missione dei Dodici (Cf. Lc 9,3-5), Gesù manda settantadue discepoli ad annunziare il regno di Dio che è già vicino. Il numero dei discepoli forse è intenzionale.
Gen 10, nella versione dei Settanta, elenca settantadue nazioni, se Luca si attiene a questo dato il numero dei discepoli inviati vuole indicare l’universalità della missione: la salvezza supera gli angusti confini d’Israele per raggiungere tutti gli uomini. Sono mandati a due a due perché, per la legge mosaica, sono necessari due testimoni per attestare la veridicità di un avvenimento (Cf. Dt 19,15).
I settantadue discepoli sono mandati davanti a Gesù (Lc 9,52), quindi come precursori, e il Regno di Dio che essi annunziano è in relazione con la persona di Gesù.
La missione già si presenta ardua in quanto le forze sono impari: «vi mando come agnelli in mezzo a lupi». I discepoli si trovano come pecore tra i denti affilati dei lupi. E i lupi quando azzannano scarnificano la preda. Una missione tutta in salita. La persecuzione sarà sempre in agguato (Cf. Lc 6,22-23).
Gli inviati avranno in eredità il destino di Colui che li manda nel mondo: «Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Non è una probabilità, è pura certezza: «Vi scacceranno dalle sinagoghe, anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio» (Gv 16,2). Gli inviati dalla loro parte avranno soltanto lo Spirito Santo: «Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire: perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire» (Lc 12,11-12)».
Il loro sangue non sarà sparso invano, testimonierà contro i carnefici, cosicché ricadrà su di essi «tutto il sangue innocente versato sulla terra, dal sangue di Abele il giusto fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e l’altare» (Mt 23,35).
Gesù esige, data l’urgenza della missione, la massima povertà e anche essenzialità nelle relazioni: non bisogna perdersi in chiacchiere inutili.

Il bon ton del missionario - Innanzitutto egli è un uomo di pace: è colui che porta la pace che per un israelita è la pienezza dei doni divini. Non bisogna vagabondare di casa in casa e di buon grado mangiare quello che sarà messo dinanzi. Una regola d’oro con la quale viene abrogata la distinzione mosaica tra cibi puri e impuri (Cf. Mc 7,19). Ridonare la salute agli infermi entra nell’opera missionaria: con essa si attesta il potere affidato agli inviati.
Gesù è sempre presente e continua a insegnare e a guarire (Cf. Mc 16,20). Se il missionario non viene accolto deve ritirarsi senza recriminare o polemizzare, anche se il ritiro deve essere accompagnato da un gesto molto forte ed eloquente.
Quando i pellegrini giungevano in Terra santa scrupolosamente pulivano i loro piedi per non portare alcuna impurità sul suolo di Dio. Gesù suggerisce di fare il gesto inverso: ai piedi dei missionari non deve restare attaccato alcunché di impuro. Un gesto che diventerà usuale della prima comunità cristiana (Cf. At 13,51).

I settantadue tornarono pieni di gioia: gli inviati tornano pieni di gioia per avere esperimentato la potenza del Nome di Gesù. Ma il Maestro smorza un po’ la loro contentezza. Possono soltanto rallegrarsi per il fatto che i loro nomi «sono scritti nei cieli». Come ricorda san Paolo, la croce, e soltanto la croce, è la ricompensa e la forza del discepolo (Cf. seconda lettura). Invece di aggrapparsi alla gratificazione del loro lavoro apostolico, i cristiani, «abbandonandosi al Padre come il Cristo nel momento supremo della croce [Cf. Lc 23,46; Atti 7,59], restano saldi nella edificazione della Chiesa che il Cristo opera proprio attraverso la loro stessa tribolazione» (Maria Ignazia Danieli). E se questo è l’unico metodo che Cristo usa per edificare la sua Chiesa allora si può comprendere perché scarseggiano gli operai per il suo regno.

Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Io vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore; altri traducono: «...cadere come la folgore (cade) dal cielo». Con l’espulsione dei demoni dagli ossessi viene smantellata la potenza nefasta del maligno, Satana è detronizzato e spogliato con autorità del suo potere sul mondo. L’espressione del Maestro indica con una immagine impressionante la sconfitta di Satana, ottenuta dalla affermazione del regno di Dio negli spiriti (cf. Lc., 11,20); l’immagine tuttavia non va eccessivamente forzata, perché ha presente una circostanza ben precisa, cioè: l’opera evangelizzatrice dei discepoli; l’azione missionaria degli inviati ha debellato la forza dominatrice che Satana esplicava in forma incontrastata nel mondo. Come la folgore; con tale immagine non si vuole designare la natura spirituale e celeste di Satana, spirito decaduto dal suo primitivo stato di elevatezza e perfezione, ma la rapidità della sua rovina causata dall’intervento della potenza di Gesù; davanti a lui Satana è fuggito precipitosamente come il rapido saettare di una folgore che si abbatte sulla terra.

Rinaldo Fabris (Il Vangelo di Luca): Ai discepoli, impressionati dall’efficacia dei loro poteri carismatici. Gesù rivela la dimensione profonda del progetto nel quale essi sono inseriti. Si tratta della fine del regno di satana, che retrocede là dove si rivela la potenza vittoriosa di Dio (cfr. 11,20). Per esprimere la vittoria o sdemonizzazione della storia umana, Gesù ricorre all’immagine con la quale il profeta Isaia descrive la caduta dell’imperialismo babilonese, rappresentato dal suo re: «Come sei caduto dal cielo, lucifero, figlio dell’aurora...» (Is 14,12). I discepoli partecipano al potere di Gesù, a quel potere che è dato al messia per schiacciare dare l’antico avversario, che tiene schiavo l’uomo con ogni forma di prepotenza (cfr. Sal 91,13: riletto in chiave messianica). Allora i poteri carismatici dati ai discepoli non possono diventare un privilegio, un titolo di prestigio personale, ma un’occasione di riconoscenza e latitudine per la liberalità divina, che li associa alla sua pienezza di vita e di libertà. Essi godono per puro dono di Dio della cittadinanza della nuova patria. Con linguaggio biblico si dice: «I vostri nomi sono scritti nei cieli» (cfr. Es 32,32; Sal 69,29).

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Vangelo).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Dio onnipotente ed eterno,
che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti,
fa’ che godiamo i benefici della salvezza
e viviamo sempre in rendimento di grazie.
Per Cristo nostro Signore.