20 Giugno 2019

Messa del Giorno

GIOVEDÌ DELLA XI SETTIMANA
DEL TEMPO ORDINARIO 


Prima Lettura: 2Cor 11,1-11; Salmo Responsoriale: Dal Salmo 110 (111); Vangelo: Mt 6,7-15

Colletta: O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

 Il Padre nostro è la preghiera del cristiano, che lo identifica, distinguendolo da coloro che vivono una vita pagana o mondana. Senza voler tentare di commentarla, si può mettere in evidenza un unicum: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”. Proprio questo identifica il cristiano: il cristiano è colui che ama i suoi nemici, prega per loro (Mt 5,43-44) e sinceramente e abbondantemente perdona, senza vendersi a isteriche elucubrazioni per pianificare vendette, o regolamenti di conto. Ma non è facile, perché anche nelle vene dei cristiani scorre il sangue, e in molti casi ribolle, e far sì che ritorni a scorrere placidamente non è così semplice come si possa pensare, ed qui che entra in gioco il totale abbandonarsi tra le braccia del Padre perché dia quell’aiuto necessario per spegnere il fuoco della rivalsa. Il perdono è il frutto di una forte e seria ascesi, non si improvvisa. Ma vi è un altro aiuto: guardare il Padre, imitarlo, “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48): poiché Dio “ci perdona gratuitamente e personalmente, possiamo e dobbiamo imitare questa generosità divina perdonando il fratello che ci ha offeso. Con il perdono avviene come con l’amore: dobbiamo amare gli altri con l’amore con cui Dio Padre ci ama in Cristo, così dobbiamo anche perdonare con l’amore con cui Dio ci perdona. Poiché egli ci dà, con la sua grazia e il suo Spirito, l’essere e l’operare, il potere il volere di fare il bene” (Basilio Caballero). Con ciò diventa chiaro che il Padre nostro è più che una formula di preghiera. Esso “rappresenta la voce di Dio che chiede di far diventare vita gli intendimenti di Cristo, perciò si tratta meno di una preghiera da recitare con le labbra quanto un insieme di esigenze da realizzare” (Piccolo Dizionario Biblico).

Vangelo: Dal Vangelo secondo Matteo 6,7-15: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione
, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

La preghiera del Padre nostro è presente anche nel Vangelo secondo Luca (11,,2-4), ma con alcune differenze. Mentre in Luca troviamo cinque domande, nella redazione di Matteo, il Padre nostro contiene sette domande. Questo numero è caro a Matteo: tre volte 7+7 generazioni nella genealogia (1,17); sette beatitudini (5,3); sette parabole (13,3); perdonare non sette volte, ma settanta volte sette (18,22); sette maledizioni dei farisei (23,13). Forse “per ottenere questo numero sette Matteo ha aggiunto al testo-base (Lc 11,2-4) la terza (cf. 7,21; 21,31; 26,42) e la settima domanda” (Bibbia di Gerusalemme). E ancora, mentre Matteo ha “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, in Luca troviamo: e perdona i nostri peccati anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore” (Lc 11,4): “Luca interpreta giustamente i «debiti» di Matteo, conservando, però, nello stico seguente, [ogni nostro debitore] l’aspetto giuridico di Matteo” (Bibbia di Gerusalemme).

Padre nostro - Bruno Maggioni: Il Padre nostro è la preghiera insegnata da Gesù ai discepoli. Ci è giunto nelle versioni di Matteo (6,9-13) c di Luca ((11,2-4). Fra le due versioni non mancano le differenze: sette domande in Matteo e cinque in Luca; esistono poi alcune varianti all’interno delle domande comuni del pane c del perdono. I primi cristiani nella loro memoria non si sentivano legati alle parole. Gesù dal punto di vista formale il Padre nostro è una preghiera con tratti originali, mancano completamente quelle espressioni che si trovano in tutte le preghiere; ti prego, ti supplico, ti lodo, ti ringrazio. Le richieste del Padre nostro sono asciutte, senza preamboli, senza aggettivi, tutte all’imperativo. II Padre nostro è una preghiera curata fin nei minimi particolari. Il fatto che le domande siano setto in Matteo c cinque in Luca non intacca la struttura generale, che resta comune. L’ordine delle domande è identico, e sostanzialmente identico è il significato.
Quasi una fotografa della spiritualità e della vita di Gesù, il Padre nostro è la preghiera propria del discepolo di Gesù. Tuttavia, anche un ebreo lo può recitare senza difficoltà, e probabilmente lo stesso potrebbe fare anche un fedele di altre religioni. II Padre nostro è una preghiera ecumenica. Le singole espressioni del Padre nostro si possono tutte, o quasi, rintracciare nell’Antico Testamento e nella preghiera giudaica, ma non tutte insieme né con tale forza. Le pietre sono antiche ma la costruzione è nuova.

… venga il tuo regno - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Venga il tuo regno: Dio estenda il suo regno nel mondo entrando nelle anime e consolidandosi in esse… L’iniziativa rimane sempre dalla parte di Dio. Questa petizione del Pater, nell’uso corrente della Chiesa, implica anche l’estensione visibile del regno di Dio. Sia fatta la tua volontà; Dio ha un piano ed ha fissato una finalità all’uomo – la lingua ebraica preferisce il termine astratto (volontà) al concreto – e l’orante chiede che tale piano sia attuato tra gli uomini, creature libere, ma ribelli, fragili ed insidiate dal male, come è attuato in cielo, dove il diavolo non ha nessun potere. Terra e cielo possono indicare in forma compendiosa tutto ciò che vi è nel cielo e nella terra, oppure sono una metafora per esprimere gli uomini (terra) e le creature angeliche (cielo). Nella petizione, Dio è richiesto di indurre gli uomini ad accettare il suo volere ed a seguire le finalità che egli ha dato loro. Anche qui l’iniziativa è dalla parte di Dio; è il Signore che ha una volontà di bene e di salvezza.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano - Wolfgang Trilling (Vangelo secondo Matteo): Dio sa di che cosa abbiamo bisogno prima di qualsiasi nostra preghiera (cf. 6, 8). Basta quindi che chiediamo semplicemente il pane sufficiente, giorno per giorno. Non dobbiamo domandargli ricchezza, po sedimenti, abbondanza di beni terreni per assicurarci l’avvenire. Quello di cui abbisogniamo è il necessario, il minimum vitale, l’occorrente per la vita propria e della famiglia. Uno sguardo al mondo mostra quanto questa preghiera sia realistica e necessaria, giacché sono moltissimi coloro che non hanno nemmeno l’indispensabile. Questa preghiera è necessaria soprattutto al discepolo che si è consacrato totalmente al servizio del regno, la cui prima preoccupazione è l’interesse di Dio: egli è certo che il Signore gli darà anche quel che occorre per la vita.

… rimetti a noi i nostri debiti: Angelico Poppi (I Quattro Vangeli):  «E rimetti a noi i nostri debiti ...». La quinta domanda costituisce il punto focale della seconda strofa, come conferma I ‘aggiunta apposta da Mt al Padre nostro (vv. 14-15), desunta dalla fonte marciana. Il tema del perdono dei peccati per mezzo della morte in croce di Gesù (26,28) è caratteristico nel primo vangelo. L’approfondimento progressivo della conoscenza di Dio nell’AT aveva acuito anche il senso del peccato come contrapposizione al suo amore. Di qui l’insistenza nel domandare perdono per le offese fatte a Dio. Nel giudaismo era ben noto anche il rapporto tra il perdono di Dio e quello del prossimo (Sir 28,2). Mt ha toccato questo argomento già in 5,23-25, sottolineando la necessità del perdono, prima di complere l’offerta sacrificale e ne darà la più profonda interpretazione con la parabola del servo spietato (18.23-35). che gli è propria. L’evangelista tiene conto della situazione della sua comunità, composta in prevalenza da giudeocristiani. Quando redigeva il vangelo, il fossato tra la sinagoga e la chiesa si stava allargando sempre di più. L’ostilità dei giudei si era accentuata e i cristiani venivano insultati, perseguitati, calunniati (5,11); forse erano già stati esclusi dal culto sinagogale (cf. Gv 9,22; 12,42). Tuttavia, la fedeltà al vangelo comportava il perdono sincero verso tutti, a imitazione del Maestro, ch’era stato crocifisso per opera dei capi dei giudei. Solo assumendo questo atteggiamento di bontà verso gli avversari, si ottemperava al comandamento fondamentale dell’amore, di cui è compenetrato tutto il discorso programmatico di Gesù. I suoi seguaci dovevano verificare la sincerità della loro adesione al vangelo proprio su questo punto essenziale: la bontà misericordiosa di. Dio, che si estende pure verso gli ingiusti e i malvagi, implicava da parte dei discepoli di Gesù un amore universale, persino verso i persecutori. Gesù ha rivelato il sommo amore di Dio non solo con la parola, ma con il sacrificio della propria vita. consentendoci d’invocare Dio con il titolo affettuoso di «Papà». Il discepolo quindi deve sintonizzarsi sulla medesima lunghezza d’onda per corrispondere alla sua vocazione cristiana.

... e non abbandonarci alla tentazione - Bibbia di Gerusalemme (nota a Mt 6,13): letteralmente: «non farci entrare in tentazione»; BJ ha: «non lasciarci entrare in tentazione». Dio ci sottomette alla prova, ma egli non tenta nessuno (Gc 1,12; 1Cor 10,13). Il senso permissivo del verbo aramaico usato da Gesù, «lasciare entrare» e «non fare entrare» non è stato reso dal greco e dalla volgata. Già dai primi secoli molti manoscritti latini (per es. Codex Dublinensis e Codex Rushworthianus del sec. VIII) sostituiscono Ne nos inducas con Ne nos patiaris induci; il Codex Bobbiensis (k) e il Codex Colbertinus (c) variano con: «Non sopporterai che noi siamo indotti in tentazione». Domandiamo a Dio di liberarci dal tentatore e lo preghiamo per non entrare in tentazione (cf. 26,41 p), cioè nell’apostasia.

Liberaci dal male - Catechismo della Chiesa Cattolica 2851: In questa richiesta, il male non è un’astrazione; indica invece una persona: Satana, il maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il «diavolo» è colui che «si getta di traverso» al disegno di Dio e alla sua «opera di salvezza» compiuta in Cristo.
2854: Chiedendo di essere liberati dal male, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l’artefice o l’istigatore. In quest’ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l’umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell’attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell’umiltà della fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha « potere sopra la morte e sopra gli inferi » (Ap 1,18), «colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (Ap 1,8).
«Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo».

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Vangelo). 
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Signore, la partecipazione a questo sacramento,
segno della nostra unione con te,
edifichi la tua Chiesa nell’unità e nella pace.
Per Cristo nostro Signore.