IL PENSIERO DEL GIORNO

3 Ottobre 2017


Oggi Gesù ci dice: «Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45; Cf. Canto al Vangelo).


Vangelo secondo Luca (9,51-56): Se Gesù andrà a Gerusalemme inevitabilmente l’odio dei Farisei si abbatterà su di lui, e lo uccideranno, i discepoli lo sanno e vogliono fermarlo, ma Gesù, come nota l’evangelista Luca, prende la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Non sarà l’amore e la benevolenza dei suoi discepoli a fermarlo, e nemmeno l’ostilità dei samaritani, o l’odio dei Farisei, l’obbedienza al Padre e l’urgenza del Vangelo hanno il primato assoluto nella sua vita. Rimproverando lo zelo violento dei discepoli che volevano incenerire il villaggio di samaritani inospitali, Gesù fa intendere a chiare lettere che per la sua Chiesa non ci sono nemici e tanto meno persone da distruggere.

Gesù è diretto a Gerusalemme, la città santa, dove si deve compiere il suo destino di dolore e di gloria. L’espressione “i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto” ricorda anche i giorni della passione, morte e resurrezione. La frase prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme, in greco letteralmente suona “egli indurì il volto per andare a Gerusalemme”, un modo di dire semitico (cfr. Ger 21,10; Ez 6,2; 21,2) con cui l’evangelista Luca vuole sottolineare la risolutezza di Gesù nell’affrontare il suo destino di morte che lo attende a Gerusalemme: «Ho un battesimo nel quale sarò battezzato; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!» (Lc 12,50). La stessa espressione la troviamo in Isaia 50,7 quando si sottolinea la missione del Servo sofferente: «II Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso». Il percorso più rapido che dalla Galilea porta a Gerusalemme prevede l’attraversamento della regione dei Samaritani, i quali, sempre molto mal disposti verso i Giudei (cfr. Gv 4,9), si rifiutano di accogliere Gesù. Da qui l’inimmaginabile reazione degli apostoli Giacomo e Giovanni. La richiesta dei «figli del tuono» (Mc 3,17) cavalca l’onda di un messianismo terreno e ricorda 2Re 1,10-12 in cui Elia, per due volte, chiama il fuoco dal cielo per incenerire i suoi nemici. La risposta di Gesù non si fa attendere ed è molto dura: si voltò e li rimproverò. Il verbo che Luca usa è “epitimao” che significa, letteralmente, “vincere con un comando, minacciare”, usato da Gesù negli esorcismi. In questo modo il senso della richiesta e del rimprovero si fanno più chiari. In sostanza, come Satana, Giacomo e Giovanni propongono a Gesù un messianismo trionfalistico che sottende il rifiuto della croce. A questa proposta Gesù si oppone con forza. È lo stesso rimprovero che aveva mosso a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt 16,23). Alla luce della proposta dei figli di Zebedeo, l’insegnamento di Gesù suona come monito anche per noi, spesso tanto bellicosi a tal punto da voler incendiare il mondo intero.

Vangelo secondo Luca (9,51-56): Mario Galizzi (Vangelo secondo Luca): Questo episodio è temporalmente staccato dal precedente, ma non tematicamente: i discepoli continuano a non apparire in sintonia con Gesù, in particolare Giovanni, nominato nei due casi (9,49.55). Il motivo del contrasto è dato dalle relazioni con i samaritani, che non vogliono accogliere Gesù. Si noti: non i discepoli, ma Gesù. Alcuni messaggeri l'avevano preceduto per preparare il suo arrivo, più letteralmente: per preparare per lui, forse un posto dove passare la notte, ma è più probabile che dovessero disporre la gente a incontrarsi con Gesù e ad ascoltare il suo messaggio, come apparirà con più chiarezza in 10,1. Ma i samaritani, appena seppero che stava andando verso Gerusalemme, lo rifiutarono. Il contrasto Giudei-Samaritani era davvero insanabile.
Ora, ecco quello che avviene. I discepoli, in particolare Giacomo e Giovanni, si sentono offesi, solidali con Gesù rifiutato. Ma i loro sentimenti non sono quelli di Gesù, la loro reazione è diametralmente opposta.
Quando Gesù inviò i Dodici in missione, perciò anche Giacomo e Giovanni, disse loro: «Se non vi accogliessero, partendo dalla loro città, scuotete la polvere che si è attaccata ai vostri piedi» (9,5), un gesto che mette chi rifiuta di fronte alle proprie responsabilità. Ebbene, Giacomo e Giovanni non ubbidiscono a Gesù, ma si sentono investiti dallo stesso furore di Elia, che fece scendere il fuoco dal cielo sui soldati del re Acazia, che non lo aveva consultato in un momento difficile (2Re 1). Gesù non aveva dato loro questo potere. Essi, invece, lo vogliono, lo chiedono: «Vuoi che diciamo (noi non tu) al fuoco di scendere dal cielo e di distruggerli?» (al­cuni antichi manoscritti aggiungono: come fece anche Elia?).
Gesù non è d'accordo. Il testo dice che li rimproverò. Il commento più bello a questo atteggiamento mite di Gesù si trova in alcuni antichi manoscritti, secondo i quali Gesù rispose loro: «Non sapete di che spirito siete. Il Figlio dell'uomo non è venuto a perdere le vite degli uomini, ma a salvarle». Autentico o no questo detto di Gesù, ci offre certamente il suo profondo sentire: Gesù nel momento della prova e del rifiuto si appella sempre alle sue scelte di fondo che guidano la sua missione; egli si sente salvatore, il suo tempo è tempo di salvezza e non di condanna. Per questo, come già ha fatto a Gerasa dove fu rifiutato (8,37) e come ha insegnato ai suoi discepoli (9,5), si avviarono verso un altro villaggio.
Sant'Ambrogio commenta: «Giova di più la clemenza... egli non si adira contro coloro che, senza nessun riguardo, lo respingono. Egli vuole così dimostrare che la virtù perfetta non ha alcun desiderio di vendetta, che non c'è alcun posto per la collera laddove c'è la pienezza della carità».

Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme: Catechismo della Chiesa Cattolica 557: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme» (Lc 9,51). Con questa decisione, indicava che saliva a Gerusalemme pronto a morire. A tre riprese aveva annunziato la sua passione e la sua risurrezione. Dirigendosi verso Gerusalemme dice: «Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme» (Lc 13,33).

Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi: Catechismo della Chiesa Cattolica 2262: Nel discorso della montagna il Signore richiama il precetto: «Non uccidere» (Mt 5,21); vi aggiunge la proibizione dell’ira, dell’odio, della vendetta. Ancora di più: Cristo chiede al suo discepolo di porgere l’altra guancia, di amare i propri nemici. Egli stesso non si è difeso e ha ingiunto a Pietro di rimettere la spada nel fodero.

La pace: Catechismo della Chiesa Cattolica 2302: Richiamando il comandamento: «Non uccidere» (Mt 5,21), nostro Signore chiede la pace del cuore e denuncia l’immoralità dell’ira omicida e dell’odio. L’ira è un desiderio di vendetta. «Desiderare la vendetta per il male di chi va punito è illecito»; ma è lodevole imporre una riparazione «al fine di correggere i vizi e di conservare il bene della giustizia». Se l’ira si spinge fino al proposito di uccidere il prossimo o di ferirlo in modo brutale, si oppone gravemente alla carità; è un peccato mortale. Il Signore dice: «Chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Mt 5,22).

L’odio: Catechismo della Chiesa Cattolica 2303: L’odio volontario è contrario alla carità. L’odio del prossimo è un peccato quando l’uomo vuole deliberatamente per lui il male. L’odio del prossimo è un peccato grave quando deliberatamente si desidera per lui un grave danno. «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste...» (Mt 5,44-45).

Si voltò e li rimproverò: Nostra Aetate 2: La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni [non cristiane]. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose. Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** L’odio volontario è contrario alla carità.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono continua a effondere su di noi la tua grazia, perché camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna.