IL PENSIERO DEL GIORNO
20 Settembre 2017
Oggi Gesù ci dice: «Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!» (Lc 7,32).
Il duro giudizio di Gesù sugli uomini del suo tempo non lascia spazi ad equivoci. Tempo dopo, con rinnovata amarezza, ripeterà questo giudizio: O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? (Lc 7,41). Gesù conosceva tutti (Gv 2,24), leggeva nei loro cuori, e questo “fa comprendere che non si tratta di una presa di posizione pessimistica da parte di Gesù..., quanto la cecità che ogni generazione ha nel cogliere i “segni dei tempi”, ossia i segni di Dio e della salvezza che sono scritti nella storia umana. In genere siamo tutti talmente presi da noi stessi e dal nostro egocentrismo che non riusciamo a vedere null’altro oltre quel che ci riguarda. È emblematico quanto dice Gesù: Giovanni, che fa penitenza, è accusato di avere un demonio, e lui che mangia e beve di essere un mangione. Spesso si cade in atteggiamenti irritati o piagnoni perché si vuole difendere ad ogni costo se stessi.» (Mons. Vincenzo Paglia).
A chi posso paragonare la gente di questa generazione?: Catechismo della Chiesa Cattolica 30: «Gioisca il cuore di chi cerca il Signore» (Sal 105,3). Se l’uomo può dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità. Ma tale ricerca esige dall’uomo tutto lo sforzo della sua intelligenza, la rettitudine della sua volontà, «un cuore retto» ed anche la testimonianza di altri che lo guidino nella ricerca di Dio.
Mario Galizzi (Vangelo secondo Luca): Si ha l’impressione di essere di fronte a un monologo. L’inizio: Tutto il popolo..., sembra escludere che Gesù stia parlando alla folla (7,24). Egli appare ora in veste di Giudice. Parte da una considerazione sulla missione del Battista, per poi parlare del suo agire. Il giudizio su Giovanni è molto positivo: le masse, compresi i pubblici peccatori (= pubblicani), hanno riconosciuto nell’attività del Battista l’agire di Dio, la presenza di Dio che salva. Hanno quindi dato ragione a Dio, cioè gli hanno ubbidito e si sono convertiti, e si fecero battezzare da Giovanni. Non così le guide religiose del popolo, i farisei e i pubblicani. Il giudizio che Gesù pronuncia su di loro, secondo il solo Luca, è durissimo: «Avete disprezzato il volere di Dio, non avete accolto l’invito alla conversione predicato da Giovanni, avete rifiutato il suo battesimo». Hanno cioè rifiutato di credere che Dio potesse agire a salvezza per loro, i «puri», i sani che non hanno bisogno del medico (5,32). Lo dice assai bene anche Matteo, in un passo non necessariamente parallelo (21,32): Gesù riferendosi ai gran sacerdoti e anziani del popolo (altre due categorie di autorità ebraiche) dice di loro: «Non avete creduto a Giovanni, e anche quando avete visto che i pubblicani e le prostitute credevano in lui, non avete cambiato parere, non gli avete creduto».
I capi d’Israele, quasi in massa, si sono opposti. E Luca che ha già detto di loro che furono pieni di stupidità quando decisero che cosa fare a Gesù (6,11), ora presenta Gesù che li paragona a bambini capricciosi i quali si rifiutano di giocare insieme (7,31-32) e che denuncia il loro comportamento nei suoi riguardi e nei riguardi di Giovanni. Dell’austero Battista hanno detto che era un indemoniato (un nevrotico), di lui dicono che è un mangione e un beone, amico dei pubblicani, cioè dei pubblici peccatori. Questo rifiuto di Giovanni presagisce il rifiuto di lui, un rifiuto non motivato. Egli ha già cercato tante volte di dialogare con loro, di spiegare il suo agire (vedi l’intera sezione 7,17-6,11), ma essi non fecero nessun sforzo per capire i motivi del suo operare. Parlando un linguaggio moderno, sono simili a quella gente che vogliono una Chiesa a loro misura, i santi secondo i loro gusti. Se non entrano nelle loro categorie mentali, si scandalizzano, cioè rifiutano di credere … Gesù, comunque, sempre ottimista, conclude osservando l’aspetto positivo della missione di Giovanni e sua. Il versetto 35 richiama il 29. Nei due versetti si usa lo stesso verbo greco: là all’attivo con il significato di dare ragione (o di riconoscere giusto) qui al passivo (7,35) nel senso di essere riconosciuta giusta. Questo richiamo dice che il termine sapienza indica qualcosa che appartiene a Dio. Si tratta infatti di quella sapienza di Dio che in un mondo peccatore sa sempre trovare nuove vie per realizzare il suo disegno di salvezza. Sapienza di Dio per Paolo è Gesù crocifisso (1Cor 1,24). Ma sapienza di Dio è pure tutto il cammino di Cristo che a quell’evento conduce. Ebbene, questa sapienza di Dio è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli. Un’espressione, quest’ultima, che richiama i figli dell’Altissimo di 6,35, cioè coloro che imitano il Padre celeste e che aderiscono all’agire di Dio che si è rivelato in Giovanni e ora in Gesù.
Ebbene, i sapienti di questo mondo, i capi d’Israele, rifiutano, disprezzano il modo con cui oggi Dio pretende rivelarsi e non si convertono. Non così il popolo, le persone semplici, i poveri ai quali è annunciato il lieto messaggio, e tanto meno i peccatori. E Luca ce ne offre subito un esempio. In questo brano non ha abbinato ai pubblicani le prostitute (vedi invece Mt 21,31-32). Ora però parla di una prostituta che si converte e lo fa abbinandola a un fariseo che si crede giusto, non bisognoso di conversione (Lc 7,36-50).
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve...: Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 10 febbraio 1988): Tutta la vita terrena di Cristo e tutto lo svolgimento della sua missione rendono testimonianza alla verità della sua assoluta impeccabilità. Lui stesso ha lanciato la sfida: “Chi di voi può convincermi di peccato?” (Gv 8,46). Uomo “senza peccato”, Gesù Cristo è durante tutta la sua vita in lotta con il peccato e con tutto ciò che genera il peccato, a cominciare da satana, che è “padre della menzogna” nella storia dell’uomo “fin da principio” (cfr. Gv 8,44). Questa lotta si delinea già alla soglia della missione messianica di Gesù, nel momento della tentazione (cfr. Mc 1,13; Mt 4,1-11; Lc 4,1-13), e raggiunge il suo culmine nella croce e nella risurrezione. Lotta che dunque termina con la vittoria. Questa lotta al peccato e alle sue stesse radici non rende Gesù estraneo all’uomo. Al contrario, lo avvicina agli uomini, a ogni uomo. Nella sua vita terrena Gesù era solito mostrarsi particolarmente vicino a quelli che agli occhi degli altri passavano come peccatori. Lo vediamo in molti testi del Vangelo. Sotto questo aspetto è importante il “paragone” che Gesù fa tra se stesso e Giovanni Battista. Egli dice: “È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori” (Mt 11,18-19). È evidente il carattere “polemico” di queste parole nei riguardi di coloro che prima hanno criticato Giovanni Battista, profeta solitario e asceta severo che viveva e battezzava nei pressi del Giordano, e poi criticano Gesù perché si muove e opera in mezzo alla gente. Ma è altrettanto trasparente da tali parole la verità del modo di essere, di sentire, di comportarsi di Gesù verso i peccatori.
Massimo da Torino, Sermo 42,4: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto: infatti vi annunciamo la gioia del Regno celeste, e i vostri cuori non esultano minimamente di un moto di vivacità; predichiamo il terribile giudizio, e i vostri animi non scoppiano in un pianto di pentimento. È una forma di mancanza di fede nelle realtà divine non godere di ciò che è prospero e non piangere per il suo contrario. Dunque il Signore esige da noi il ballo, ma non quello di un corpo flessuoso, bensì quello della santità di una fede che si innalza.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** L’incredulità colpevole sarà condannata: Catechismo della Chiesa Cattolica 678: In linea con i profeti e Giovanni Battista Gesù ha annunziato nella sua predicazione il Giudizio dell’ultimo Giorno. Allora saranno messi in luce la condotta di ciascuno e il segreto dei cuori. Allora verrà condannata l’incredulità colpevole che non ha tenuto in alcun conto la grazia offerta da Dio. L’atteggiamento verso il prossimo rivelerà l’accoglienza o il rifiuto della grazia e dell’amore divino. Gesù dirà nell’ultimo giorno: “Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” ( Mt 25,40).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che hai creato e governi l’universo, fa’ che sperimentiamo la potenza della tua misericordia, per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo...