IL PENSIERO DEL GIORNO
21 Settembre 2017
Oggi Gesù ci dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (cfr. Mt 9,13).
Il Vangelo mette in risalto la potenza della parola di Cristo: la Parola chiama alla sequela l’esattore di tasse Matteo, lo muove dal di dentro per una risposta pronta e positiva e l’esattore delle tasse senza battere ciglio si alza e la segue; la Parola ha il potere (exousia) di annunziare la remissione dei peccati, di proclamare ai poveri il Vangelo, la buona notizia, e di annunziare la liberazione ai prigionieri; la Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto (Eb 4,12-13). Tra le righe la gioia, la festa per sottolineare l’attenzione amorosa di Dio per i più disperati, per i peccatori, per coloro che a motivo della loro vita o mestiere erano considerati dannati. Gesù non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori, perché diventino giusti attraverso la loro fede in lui (cfr. Gal 2,16), attraverso l’abbandono totale e fiducioso in lui, che «è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione» (Rom 4,25). Viene smantellata quella peregrina idea che faceva considerare la salvezza come una miscela di obbedienza pedissequa della Legge e di supererogazione di opere buone (cfr. Lc 18,9-14). Tutto è grazia e come corrispondenza al dono gratuito della salvezza Dio desidera unicamente il nostro amore (cfr. Dt 6,5), come Matteo il pubblicano immantinènte gli ha dato.
Benedetto XVI (Udienza Generale, 30 agosto 2006): ... “egli si alzò e lo seguì”. La stringatezza della frase mette chiaramente in evidenza la prontezza di Matteo nel rispondere alla chiamata. Ciò significava per lui l’abbandono di ogni cosa, soprattutto di ciò che gli garantiva un cespite di guadagno sicuro, anche se spesso ingiusto e disonorevole. Evidentemente Matteo capì che la familiarità con Gesù non gli consentiva di perseverare in attività disapprovate da Dio. Facilmente intuibile l’applicazione al presente: anche oggi non è ammissibile l’attaccamento a cose incompatibili con la sequela di Gesù, come è il caso delle ricchezze disoneste. Una volta Egli ebbe a dire senza mezzi termini: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel regno dei cieli; poi vieni e seguimi” (Mt 19,21). È proprio ciò che fece Matteo: si alzò e lo seguì! In questo ‘alzarsi’ è legittimo leggere il distacco da una situazione di peccato ed insieme l’adesione consapevole a un’esistenza nuova, retta, nella comunione con Gesù.
Catechismo della Chiesa Cattolica
588-589: Gesù ha scandalizzato i farisei mangiando con i pubblicani e i peccatori con la stessa familiarità con cui pranzava con loro. Contro quelli tra i farisei «che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri» (Lc 18,9), Gesù ha affermato: «Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi» (Lc 5,32). Si è spinto oltre, proclamando davanti ai farisei che, essendo il peccato universale, coloro che presumono di non aver bisogno di salvezza, sono ciechi sul proprio conto. Gesù ha suscitato scandalo soprattutto per aver identificato il proprio comportamento misericordioso verso i peccatori con l'atteggiamento di Dio stesso a loro riguardo. È arrivato a lasciar intendere che, sedendo a mensa con i peccatori, li ammetteva al banchetto messianico. Ma è soprattutto perdonando i peccati, che Gesù ha messo le autorità religiose di Israele di fronte a un dilemma. Infatti, come costoro, inorriditi, giustamente affermano, solo Dio può rimettere i peccati. Perdonando i peccati, Gesù o bestemmia perché è un uomo che si fa uguale a Dio, oppure dice il vero e la sua Persona rende presente e rivela il Nome di Dio.
2099-2100: È giusto offrire sacrifici a Dio in segno di adorazione e di riconoscenza, di implorazione e di comunione: «Ogni azione compiuta per aderire a Dio rimanendo con lui in comunione, e poter così essere nella gioia, è un vero sacrificio». Per essere autentico, il sacrificio esteriore deve essere espressione del sacrifico spirituale: «Uno spirito contrito è sacrificio...» (Sal 51,19). I profeti dell’Antica Alleanza spesso hanno denunciato i sacrifici compiuti senza partecipazione interiore o disgiunti dall’amore del prossimo. Gesù richiama le parole del profeta Osea: «Misericordia voglio, non sacrificio» (Mt 9,13; Mt 12,7). L’unico sacrificio perfetto è quello che Cristo ha offerto sulla croce in totale oblazione all’amore del Padre e per la nostra salvezza. Unendoci al suo sacrificio, possiamo fare della nostra vita un sacrificio a Dio.
La Bibbia di Navarra: Questo Matteo, cui Gesù rivolge la sua chiamata, è l’apostolo dal medesimo nome e l’autore umano del primo Vangelo. È lo stesso personaggio che in Mc 2,14 e in Lc 5,27 viene chiamato Levi, figlio di Alfeo, o semplicemente Levi. È Dio che chiama. Per poter seguire Gesù in modo permanente non basta il proposito dell’uomo, ma si richiede, assolutamente, la chiamata individuale da parte del Signore, cioè la grazia della vocazione [cfr. Mt 4,19-21; Mc l,17-20; Gv 1,39; e altri passi]. Tale chiamata implica la previa elezione divina. In altri termini, a prendere l’iniziativa non è l’uomo; al contrario, è Gesù a chiamare per primo e l’uomo risponde alla chiamata con la sua libera decisione personale: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» [Gv 15,16]. Da notare la prontezza con cui Matteo “segue” la chiamata di Gesù. In presenza della voce di Dio si può insinuare nell’anima la tentazione di rispondere: «Domani; non sono ancora preparato». In fondo, questa e altre consimili ragioni non sono altro che egoismo e paura, a meno che la paura non sia un ulteriore indizio della chiamata [cfr. Gio 1]. Domani rischia di essere troppo tardi. Come quella di altri apostoli, la chiamata di san Matteo avviene nelle normali circostanze della sua vita: «Che il Signore sia venuto a cercarti nell’esercizio della tua professione? Cosi cercò i primi: Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo accanto alle reti: Matteo seduto al banco degli esattori... E - sbalordisci! - Paolo nel suo accanimento di metter fine alla semenza dei cristiani» [Cammino, n. 799].
Pietro Crisologo: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?» [Mt 9,11]. E chi è peccatore, se non chi nega di essere peccatore? Anzi, è maggiormente peccatore... chi non si conosce come peccatore. E chi è ingiusto, se non chi si ritiene giusto? Tu hai letto, o fariseo: “Nessun vivente è giusto al tuo cospetto” [Sal 142,2]. Finché rimaniamo “nel nostro corpo mortale” [Rm 6,12], e prevale in noi la fragilità, anche se vinciamo i peccati di azione, non siamo però in grado di vincere i peccati di pensiero e di fuggire le ingiustizie. E anche supponendo di evitare la soggezione del corpo, nonché di pervenire al dominio della cattiva coscienza, come possiamo abolire le colpe di negligenza e i peccati di ignoranza? O fariseo, confessa il peccato, perché tu possa accedere alla mensa di Cristo; perché Cristo ti sia pane, e quel pane si spezzi in perdono dei peccati; perché sia bevanda Cristo, che viene effusa in remissione dei tuoi delitti. O fariseo, siedi a pranzo con i peccatori, perché tu possa desinare con Cristo. Riconosciti peccatore, affinché Cristo pranzi con te. Entra con i peccatori al convito del tuo Signore, perché tu possa non esser più peccatore. Entra nella casa della misericordia con il perdono di Cristo, perché tu non venga con la tua giustizia punito e buttato fuori dalla casa della misericordia. Conosci Cristo, ascolta Cristo, ascolta il tuo Signore, ascolta il Medico celeste che confuta perentoriamente le tue calunnie: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati” [Mt 9,12]. Se vuoi la cura, riconosci il malanno. “Non son venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” [Mt 9,13]. Se aneli alla misericordia, confessa il peccato.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati (Mt 9,12).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nel disegno della tua misericordia, hai scelto Matteo il pubblicano e lo hai costituito apostolo del Vangelo, concedi anche a noi, per il suo esempio e la sua intercessione, di corrispondere alla vocazione cristiana e di seguirti fedelmente in tutti i giorni della nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo...