IL PENSIERO DEL GIORNO


18 Settembre 2017


Oggi Gesù ci dice: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito; chiunque crede in lui ha la vita eterna» (Gv 3,16; Cf. Canto al Vangelo).


Neanche in Israele ho trovato una fede così grande: Il centurione romano, era stimato e benvoluto dagli abitanti di Cafarnao, in modo particolare per la sua generosità: aveva, infatti, costruito a sue spese una sinagoga. La preoccupazione per un suo servo, caduto in una grave malattia, lo spinge a rivolgersi a Gesù. Due sentimenti emergono in questo centurione romano: l’amore che nutre per il suo servo, l’aveva molto caro, e la fiducia che poneva in Gesù. Si tratta di una fiducia così forte da fargli pronunciare quelle parole che tutti i cristiani ancora oggi pronunciano durante la liturgia eucaristica: Signore... Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto... ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Questo pagano, diviene immagine del vero credente, di colui cioè che fiduciosamente si abbandona alla potenza salvifica della Parola.


Gesù rattristato per l’incredulità… - Catechismo della Chiesa Cattolica 2610: Come Gesù prega il Padre e rende grazie prima di ricevere i suoi doni, così egli ci insegna questa audacia filiale: “Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto” (Mc 11,24). Tale è la forza della preghiera: “Tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23), con una fede che non dubita [Mt 21,21]. Quanto Gesù è rattristato dalla “incredulità” (Mc 6,6) dei discepoli e dalla “poca fede” (Mt 8,26) dei suoi compaesani, tanto si mostra pieno di ammirazione davanti alla fede davvero grande del centurione romano [Mt 8,10] e della cananea [Mt 15,28].


In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato… - Papa Francesco (Omelia, 29 Maggio 2016): Anche il Vangelo odierno ci parla di servizio, mostrandoci due servitori, da cui possiamo trarre preziosi insegnamenti: il servo del centurione, che viene guarito da Gesù, e il centurione stesso, al servizio dell’imperatore. Le parole che questi manda a riferire a Gesù, perché non venga fino alla sua casa, sono sorprendenti e sono spesso il contrario delle nostre preghiere: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto» (Lc 7,6); «non mi sono ritenuto degno di venire da te» (v. 7); «anch’io infatti sono nella condizione di subalterno» (v. 8). Davanti a queste parole Gesù rimane ammirato. Lo colpisce la grande umiltà del centurione, la sua mitezza. [...] Egli, di fronte al problema che lo affliggeva, avrebbe potuto agitarsi e pretendere di essere esaudito, facendo valere la sua autorità; avrebbe potuto convincere con insistenza, persino costringere Gesù a recarsi a casa sua. Invece si fa piccolo, discreto, mite, non alza la voce e non vuole disturbare. Si comporta, forse senza saperlo, secondo lo stile di Dio, che è «mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Dio infatti, che è amore, per amore si spinge persino a servirci: con noi è paziente, benevolo, sempre pronto e ben disposto, soffre per i nostri sbagli e cerca la via per aiutarci e renderci migliori. Questi sono anche i tratti miti e umili del servizio cristiano, che è imitare Dio servendo gli altri: accogliendoli con amore paziente, comprendendoli senza stancarci, facendoli sentire accolti, a casa, nella comunità ecclesiale, dove non è grande chi comanda, ma chi serve (cfr. Lc 22,26). E mai sgridare, mai. [...] Dopo l’Apostolo Paolo e il centurione, nelle letture odierne c’è un terzo servo, quello che viene guarito da Gesù. Nel racconto si dice che al suo padrone era molto caro e che era malato, ma non si sa quale fosse la sua grave malattia (v. 2). In qualche modo, possiamo anche noi riconoscerci in quel servo. Ciascuno di noi è molto caro a Dio, amato e scelto da lui, ed è chiamato a servire, ma ha anzitutto bisogno di essere guarito interiormente. Per essere abili al servizio, ci occorre la salute del cuore: un cuore risanato da Dio, che si senta perdonato e non sia né chiuso né duro. Ci farà bene pregare con fiducia ogni giorno per questo, chiedere di essere guariti da Gesù, di assomigliare a Lui, che “non ci chiama più servi, ma amici” (cfr. Gv 15,15). 


Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!: Card. Zenon Grocholewski (Omelia, 18 settembre 2006): Quante volte [...] Gesù ha compiuto miracoli scorgendo e premiando la fede! La fede costituisce certamente un atteggiamento che permette a Dio di colmarci dei suoi doni [...]. Non è difficile scorgere che la fede del centurione è unita con una impressionante umiltà: “Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; [...] non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te”. Commovente umiltà! C’è stretta relazione fra fede e umiltà. Mentre la superbia è un ostacolo perché la fede possa crescere in noi, la vera fede ci rende umili. Di questa realtà Maria è il più brillante esempio e manifestazione.


Signore, non sono degno...: Giovanni Paolo II (Omelia, 4 giugno 1989): Le parole “Signore, ... io non sono degno” (Lc 7,6) furono pronunciate per la prima volta da un centurione romano, un uomo che era un soldato nella terra di Israele. Benché fosse uno straniero e un pagano, amava il popolo d’Israele, tanto che - come ci dice il Vangelo - aveva perfino costruito una sinagoga, una casa di preghiera (cfr. Lc 7,5). Per questo motivo i Giudei appoggiarono caldamente la richiesta che voleva fare a Gesù, di guarire il suo servo. Rispondendo al desiderio del centurione, Gesù s’incamminò verso la sua casa. Ma ora il centurione, volendo prevenire l’intento di Gesù, gli disse: “Signore, non stare a disturbarti, perché io non sono degno che tu venga sotto il mio tetto; ecco perché non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te. Ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito (Lc 7,6-7). Cristo accedette al desiderio del centurione, ma nello stesso tempo “restò ammirato” dalle parole del centurione e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse. “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande” (Lc 7,9). Se ripetiamo le parole del centurione quando ci accostiamo alla Comunione, lo facciamo perché queste parole esprimono una fede che è forte e profonda. Le parole sono semplici, ma in un certo senso contengono la verità fondamentale la quale dice chi è Dio e chi è l’uomo. Dio è il santo, il creatore che ci dà la vita e che ha fatto tutto ciò che esiste nell’universo. Noi siamo creature e suoi figli, bisognosi di essere guariti dai nostri peccati. non siano mai una formalità sulla nostra bocca, ma un sentito respiro del cuore, una consapevolezza, un impegno.


San Giovanni Damasceno: La fede è doppia: «La fede dipende da ciò che si è udito» (Rm 10,17). Infatti, udendo le divine Scritture, noi crediamo all'insegnamento dello Spirito Santo. Questa fede si perfeziona mediante tutto ciò che è stabilito da Gesù Cristo: essa crede attraverso le opere, esercita la pietà e compie i precetti di colui che ci ha rinnovati ...
Inoltre, «la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono» (Eb 11,1) o meglio è una speranza ferma e non equivoca delle cose che ci sono state annunciate, attraverso la quale abbiamo fiducia di ottenere ciò che chiediamo. La prima dipende dalla nostra opinione, la seconda dai doni dello Spirito Santo.
Se qualcuno, condotto dalla fede, concepisce Dio come buono, onnipotente, vero, saggio e giusto, troverà tutto facile e uguale, come una via diritta. Senza la fede, è impossibile salvarsi; tutte le cose umane e spirituali sussistono per la fede.
Senza la fede l'agricoltore non traccia il solco nel campo, né il mercante, su un fragile battello, affida la sua anima ai flutti agitati del mare, né si fa un matrimonio, né si intraprende nulla nella vita. È attraverso la fede che comprendiamo che tutto è stato tratto dal nulla dalla potenza di Dio; per mezzo della fede, noi dirigiamo tutte le cose divine e umane. La fede è un assenso che esclude ogni curiosità.

La fede - Catechismo della Chiesa Cattolica 150: La fede è innanzi tutto una adesione personale dell'uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l'assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato. In quanto adesione personale a Dio e assenso alla verità da Lui rivelata, la fede cristiana differisce dalla fede in una persona umana. È bene e giusto affidarsi completamente a Dio e credere assolutamente a ciò che Egli dice. Sarebbe vano e fallace riporre una simile fede in una creatura [Ger 17,5-6; Sal 40,5; 146,3-4].


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** La fede è un assenso che esclude ogni curiosità.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che hai creato e governi l’universo, fa’ che sperimentiamo la potenza della tua misericordia, per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo...