IL PENSIERO DEL GIORNO


17 Settembre 2017



Oggi Gesù ci dice: «Devi perdonare non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (cfr. Mt 18,22).


Benito Camporeale: Il perdono incondizionato e costante è l’elemento fondamentale per l’appartenenza al Regno dei cieli, in quanto è la condizione indispensabile per ottenere il perdono del Padre celeste, e, quindi, la salvezza.


... quante volte dovrò perdonargli? - A porre la domanda è Pietro. Gesù aveva insegnato ai discepoli lurgente necessità della correzione fraterna, e a Pietro, che certamente faceva riferimento ad una Legge con spirito ben diverso, sembrò forse un po esagerato tutta la trafila da fare prima di arrivare ad un giudizio. Comunque, Pietro  pensa di essere molto magnanimo nel dichiararsi disposto a perdonare fino a sette volte (Cf. Prov 24,16).
La risposta di Gesù, Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette (Cf. Gen 4,24), è palese per un semita: bisogna perdonare non per un numero limitato di casi, sette volte, ma senza limiti, cioè sempre, settanta volte sette! Questo è il vino nuovo che va versato in otri nuovi (Mt 19,17; Mc 2,22; Lc 5,37-38).
Non più la Legge del taglione (Cf. Es 21,23), ma la carità  fraterna, lamore vicendevole, il perdono senza limiti. Il perdono è la «buona novella» già presente nella predicazione del Battista, e che Gesù non solo ratifica con la sua predicazione (Cf. Lc 4,18-19), ma con le opere lo esercita, dimostrando a tutti gli uomini che Dio non vuole che alcuno si perda (Cf. Mt 18,14; Gv 6,39). E anche se viene esatto dal peccatore il pentimento, la fede e una vita nuova, il perdono dei peccati è sempre opera della pazienza di Dio (Cf. Rom 3,25): è un libero e gratuito dono di Dio, non dovuto ai meriti o al pentimento del peccatore, ed è ottenuto dal peccatore per mezzo di Cristo, unicamente per mezzo della sua morte redentrice. Ecco, quindi, per il discepolo lesigenza di superare le prescrizioni dellAntico Testamento, tra le quali la Legge del taglione (Es 21,23). Ora vè una nuova Legge: amare, perdonare come ama e perdona Dio. Il comportarsi diversamente smentisce sul piano dei fatti ogni sforzo di evangelizzazione e compromette la credibilità stessa del Vangelo.
La parabola del servo spietato sposta la domanda di Pietro su un binario ben diverso: quello di Dio, cioè esplicita «non la quantità del perdono [sette volte] ma la qualità dando il motivo per il “nessun limite”: se Dio non pone alcun limite, luomo non può porre un limite. Daltra parte, quelli che pongono limiti alla loro disponibilità a perdonare gli altri saranno perdonati da Dio in misura limitata» (Daniel J. Harrington, S.J.).
Diecimila talenti (circa 340 tonnellate doro), è una somma astronomica, un debito che il servo non avrebbe mai potuto pagare. Da qui lordine che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito (la norma di estendere la pena alla famiglia del reo non è conosciuta dal diritto veterotestamentario, ma è mutuata dal codice penale ellenistico [Cf. Dan 6,25]). Come ultima tavola di salvezza non restava quindi che implorare pietà: la supplica arriva immantinente al cuore del re-padrone il quale ebbe compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Una bella lezione di magnanimità, ma il servo non vuole intenderla e nellincontrare un pari suo che gli doveva cento denari, ben misera cosa perché lequivalente di circa mezzo Kg dargento, non vuol sentire ragione e fa applicare la pena che gli era stata condonata.
Ma lepilogo della parabola stravolge tutto: il servo spietato viene punito perché incapace di perdonare e in questo modo codifica una norma squisitamente cristiana: Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello.
Tale sentenza è il più bel commento al Padre nostro e in particolare a quella petizione che ci fa dire rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori (Mt 6,12).
Dalle parole di Gesù si esplicita una condizione per essere raggiunti dal perdono del Padre: se perdonerete di cuore, in questo modo la «legge del perdono che Gesù impone ai suoi non si ferma alla superfice, ma raggiunge le profondità più intime dellessere umano: mente, volontà, sentimento. Il cristiano... deve rivestirsi di tenera compassione, sopportare e perdonare: proprio come il Signore ha perdonato... Se cè una misura, essa è quella del perdono di Dio: “Siate misericordiosi, come misericordioso è il Padre celeste [Lc 6,36]» (Angelo Lancellotti).


Il perdono di Dio e il perdono delluomo - G. B. (Perdono, in Schede Bibliche Pastorali, Vol. VI, Edizioni DEHONIANE): Nella preghiera di gruppo insegnata da Gesù ai suoi discepoli una supplica è: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12); «Perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore» (Lc 11,4).
Cè dunque un inscindibile nesso tra il perdono concessoci da Dio e il perdono nostro al prossimo.
La cosa sta particolarmente a cuore a Matteo che fa seguire al Padre nostro, in particolare allinvocazione del perdono divino, la seguente affermazione: «Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (6,14-15). Si noti che il perdono atteso da Dio e condizionato al perdono del prossimo sembra in prospettiva escatologica; in altre parole, saremo accolti misericordiosamente nel regno di Dio il giorno ultimo, se nella storia avremo perdonato i torti del nostro prossimo.
Da parte sua, Marco che non ha il Padre nostro conosce però il detto seguente di Cristo: «Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cicli perdoni a voi i vostri peccati» (11,25).
Si deve allora ritenere che il perdono di Dio sia in tutto condizionato al nostro perdono accordato al prossimo?
Nella parabola del servo spietato, attestata in Mt 18,23-35, Gesù illustra il dovere del perdono illimitato da concedere al fratello. Il racconto parabolico tiene dietro al dialogo tra Gesù e Pietro: alla domanda del discepolo quante volte dovrà perdonare al fratello, sino a sette volte, il maestro risponde: sino a 77 volte (Mt 18,21-22).
Il primo evangelista allude qui al feroce Lamec e alla sua vendetta indiscriminata, per dire che il comandamento di Gesù (perdono illimitato, sino a 77 volte) annulla la legge della giungla instaurata dalla stirpe dei cainiti (Cf. Gn 4,23-24). Nella versione di Luca, più fedele al detto originario di Gesù, si parla di perdono sino a 7 volte, numero simbolico di pienezza e di completezza, dunque indicante perdono illimitato (Lc 17,4).
Nella parabola poi Gesù mette in stretto rapporto il condono ricevuto e il condono da accordare. Il servo spietato, che ha ottenuto, al di là di ogni attesa, il condono di un debito enorme (il prezzo di sessanta milioni di giornate lavorative), è moralmente obbligato a condonare al suo collega un debito normale, corrispondente al prezzo di cento giornate lavorative: «Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, come io ho avuto pietà di te?» (18,33).
Ma colui che è stato perdonato non sa essere «perdonatore» del fratello; perciò sarà condannato con durezza. Ed ecco la conclusione redazionale dellevangelista: «Così anche il Padre mio celeste farà a ciascuno di voi [= giudizio di condanna], se non perdonerete di cuore al vostro fratello» (v. 35).
La prospettiva è senza dubbio quella escatologica del rendiconto, precisamente della condanna, se nella storia non si avrà perdonato di cuore al fratello.
Ma nella parabola di Gesù laccento sta sulla connessione tra perdono ricevuto e perdono da accordare; in altre parole, chi è stato beneficiario del perdono divino dovrà coerentemente sentirsi obbligato a perdonare a sua volta al prossimo.
Dunque allinizio cè il perdono di Dio, perdono ricevuto senza alcun merito. Questesperienza poi suscita e fonda il dovere di perdonare al fratello e nel giudizio ultimo infine il perdono di Dio sarà condizionato dal perdono nostro al prossimo. In breve, il perdono da accordare al fratello sta tra due perdoni di Dio, quello storico e quello escatologico; dal primo esso è fondato e giustificato, riguardo al secondo si pone come condizione sine qua non.


Catechismo della Chiesa Cattolica 982: Non c’è nessuna colpa, per grave che sia, che non possa essere perdonata dalla santa Chiesa. “Non si può ammettere che ci sia un uomo, per quanto infame e scellerato, che non possa avere con il pentimento la certezza del perdono”. Cristo, che è morto per tutti gli uomini, vuole che, nella sua Chiesa, le porte del perdono siano sempre aperte a chiunque si allontani dal peccato (Mt 18,21-22).


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Il perdono è la condizione fondamentale della Riconciliazione (2Cor 5,18-21) dei figli di Dio con il loro Padre e degli uomini tra loro.  (CCC 2844)
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: O Dio di giustizia e di amore, che perdoni a noi se perdoniamo ai nostri fratelli, crea in noi un cuore nuovo a immagine del tuo Figlio, un cuore sempre più grande di ogni offesa, per ricordare al mondo come tu ci ami. Per il nostro Signore Gesù Cristo...