IL PENSIERO DEL GIORNO
16 Settembre 2017
Oggi Gesù ci dice: «Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?» (Lc 6,46).
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?: Catechismo della Chiesa Cattolica 2610-2611: Come Gesù prega il Padre e rende grazie prima di ricevere i suoi doni, così egli ci insegna questa audacia filiale: «Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto» (Mc 11,24). Tale è la forza della preghiera: «Tutto è possibile per chi crede» (Mc 9,23), con una fede che non dubita. Quanto Gesù è rattristato dalla «incredulità» (Mc 6,6) dei suoi compaesani e dalla poca fede dei suoi discepoli, tanto si mostra pieno di ammirazione davanti alla fede davvero grande del centurione romano e della Cananea. La preghiera di fede non consiste soltanto nel dire: «Signore, Signore», ma nel disporre il cuore a fare la volontà del Padre. Gesù esorta i suoi discepoli a portare nella preghiera questa passione di collaborare al disegno divino.
L’obbedienza del cristiano - G. Augrain e J. Guillet: Divenuto per la sua obbedienza «il Signore» (Fil 2,11), investito di «ogni potere in cielo ed in terra» (Mt 28,18), Gesù Cristo ha diritto all’obbedienza di ogni creatura. Per mezzo suo, per mezzo dell’obbedienza al suo vangelo ed alla parola della sua Chiesa (2Ts 3,14; Mt 10,40par.), l’uomo raggiunge Dio nella fede (At 6,7; Rm 1,5; 10,3; 2Ts 1,8), sfugge alla disobbedienza originale ed entra nel mistero della salvezza: Gesù Cristo è l’unica legge del cristiano (1Cor 9,21). Questa legge comprende pure l’obbedienza alle autorità umane legittime, genitori (Col 3,20), padroni (3,22), sposi (3,18), poteri pubblici, riconoscendo dovunque «l’autorità di Dio» (Rm 13,1-7). Ma il cristiano, non obbedendo mai che per servire Dio, è capace se occorre, di sfidare un ordine ingiusto e di «obbedire a Dio piuttosto che agli uomini».
Lc 6,43-49: Il brano evangelico si conclude con l’immagine della casa costruita sulla roccia o sulla terra, con la quale Gesù pone il discepolo in modo immediato dinanzi al suo libero discernimento: egli può costruire la sua salvezza come può costruire la sua eterna rovina. In Ez 13,1-16, la furia degli elementi della natura sta ad indicare l’ira di Dio che si abbatte rovinosamente su tutto quanto era stato costruito dai falsi profeti (cfr. Mt 7,15-20): «Ingannano infatti il mio popolo dicendo “Pace!”, e la pace non c’è; mentre il mio popolo costruisce un muro, ecco, essi lo intonacano di fango. Di’ a quelli che lo intonacano di fango: Cadrà! Scenderà una pioggia torrenziale, cadrà grandine come pietre, si scatenerà un uragano ed ecco, il muro viene abbattuto ... Perciò dice il Signore Dio: Con ira scatenerò un uragano, per la mia collera cadrà una pioggia torrenziale, nel mio furore per la distruzione cadrà grandine come pietre; demolirò il muro che avete intonacato di fango, lo atterrerò e le sue fondamenta rimarranno scoperte; esso crollerà e voi perirete insieme con esso e saprete che io sono il Signore» (Ez 13,11-14). Nella vita del cristiano vi saranno anche tempeste, essere discepoli di Cristo non mette al riparo dalla tempesta! Sul credente potranno cadere le tempeste più tumultuose, ma se la sua vita è costruita sulla roccia che è Cristo, non dovrà temere. La casa non rovinerà e passata la bufera il discepolo canterà con gioia e gratitudine: “Benedetto il Signore, mia roccia” (Sal 143 [144],1).
Costruire sulla roccia: Benedetto XVI (Omelia, 27 Maggio 2006): Cari amici, meditando le parole di Cristo sulla roccia come fondamento adeguato per la casa, non possiamo non rilevare che l’ultima parola è una parola di speranza. Gesù dice che, nonostante lo scatenarsi degli elementi, la casa non è crollata, perché era fondata sulla roccia. In questa sua parola c’è una straordinaria fiducia nella forza del fondamento, la fede che non teme smentite perché confermata dalla morte e risurrezione di Cristo. Questa è la fede che, dopo anni, verrà confessata da san Pietro nella sua lettera: “Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso” (1Pt 2,6). Certamente “Non resterà confuso...”. Cari giovani amici, la paura dell’insuccesso può a volte frenare perfino i sogni più belli. Può paralizzare la volontà e rendere incapaci di credere che possa esistere una casa costruita sulla roccia. Può persuadere che la nostalgia della casa è soltanto un desiderio giovanile e non un progetto per la vita. Insieme a Gesù dite a questa paura: “Non può cadere una casa fondata sulla roccia”! Insieme con san Pietro dite alla tentazione del dubbio: “Chi crede in Cristo non resterà confuso!”. Siate testimoni della speranza, di quella speranza che non teme di costruire la casa della propria vita, perché sa bene di poter contare sul fondamento che non crollerà mai: Gesù Cristo nostro Signore.
La bocca parla dalla pienezza del cuore - Basilio Caballero (La Parola per ogni giorno): Il vangelo di oggi continua l’unità letteraria della quale parlavamo ieri e comprende i proverbi-parabola che si riferiscono all’albero e ai frutti, al cuore e alla bocca, alle opere e alla casa costruita sulla roccia o sulla sabbia. Se cercassimo una parola chiave per dare unità al testo evangelico di oggi, questa sarebbe «frutti». I frutti rivelano l’albero e la sua condizione sana o malata (cfr. Mt 7,15ss). Così, anche il frutto del cuore, ciò che da esso viene alla bocca, cioè la parola, rivela la sua bontà o malvagità. «L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore». Allo stesso modo, i frutti richiesti dall’ascolto della parola dì Dio si evidenziano nella solidità o inconsistenza di chi costruisce sulla roccia o sulla sabbia. La parabola della casa con fondamenta sulla roccia o nella sabbia ricorda quella del seme che penetra a fondo nella terra o che, al contrario, resta in superficie. Ci sono alcuni che ascoltano la parola distrattamente, senza l’humus necessario per farle mettere radici; altri l’ascoltano con gioia, ma senza la costanza di metterla in pratica; altri ancora la ricevono tra preoccupazioni terrene che subito la soffocano. Danno frutto solo quelli che ascoltano attentamente la parola di Dio e la praticano con perseveranza (Mt 13,3ss).
«Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?», chiede Gesù, denunciando la falsa religione e il culto vuoto di chi dissocia fede e vita e si accontenta di chiacchiere senza opere, come l’albero di fico, frondoso ma senza frutti. Queste persone fingono o pensano di credere in Cristo, ma la base della loro fede è inconsistente. Solo chi mette in pratica la parola del Signore è albero fecondo e casa salda sulla roccia (Mt 7,21ss). Nella tradizione biblica, la roccia rappresenta Dio stesso. È nell’amore e nella grazia di Dio che l’uomo e la donna trovano fondamenta e consistenza.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo: Javier Pikaza: In un albero è importante la radice; perciò il vangelo comporta una conversione che va fino al fondamento della persona, trasformando il suo modo di essere e cambiando il centro della sua vita. In questo centro si trova il vero fondamento che sostiene tutto l’essere della persona. Il fondamento dell’uomo nuovo offre solidità nella misura in cui poggia sulla roccia che è il Cristo (6,46-49).
Ma dire che il fondamento si trova in Cristo non risolve i problemi. Sono molti coloro che dicono: Signore: Signore! e continuano a volteggiare nel vuoto (su terra che cede e fa sì che la casa crolli). Coloro che dicono «Signore! Signore!» sono quelli che pensano di credere, coloro che riducono la loro fede a una pratica liturgica, coloro che si gloriano d’una pietà individuale apparentemente feconda, Questi e molti altri che si dicono cristiani suppongono di essere fondati sulla roccia, ma la loro roccia è una finzione, Cristo è roccia solo per quelli che osservano la sua parola, cioè che vivono il mistero (la grazia e la sua esigenza) del suo vangelo, così come si è concretata nel discorso della pianura (Lc 6,20-49).
La vita dei credenti è fondata sul Cristo totale del Vangelo, Perciò non basta una fede semplicemente interiore, un culto ecclesiale separato dall’amore e dalla vita. Cristo si è reso presente attraverso la parola (grazia ed esigenza) del vangelo. Perciò solo chi la osserva è basato sulla roccia (è una casa solida, è un albero produce buoni frutti).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Costruire sulla roccia: Catechismo della Chiesa Cattolica 424: Mossi dalla grazia dello Spirito Santo e attirati dal Padre, noi, riguardo a Gesù, crediamo e confessiamo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Sulla roccia di questa fede, confessata da san Pietro, Cristo ha fondato la sua Chiesa.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che hai dato al tuo popolo i santi Cornelio e Cipriano, pastori generosi e martiri intrepidi, con il loro aiuto rendici forti e perseveranti nella fede, per collaborare assiduamente all'unità della Chiesa. Per il nostro Signore Gesù Cristo ...