IL PENSIERO DEL GIORNO
15 Settembre 2017
Oggi Gesù ci dice: «Ecco tua madre» (Gv 19,26).
Stavano presso la croce di Gesù sua madre... : solo Giovanni menziona la presenza della Madre di Gesù sul monte Calvario. Maria, ai piedi della Croce, è la Vergine offerente: Madre di tutti gli uomini offre al Padre il Figlio suo appeso al legno della Croce come Vittima d’amore per la salvezza del mondo. È una missione la sua, la più terribile di quella di ogni altra madre. Le madri non sanno l’avvenire dei loro figli, Ella lo sa chiaramente, perché Simeone, nel Tempio di Gerusalemme, le aveva squarciato l’avvenire: “Una spada ti trapasserà il cuore” (Lc 2,35). Donna, ecco tuo figlio!: come ci suggerisce la Bibbia di Gerusalemme, il “contesto scritturistico e il carattere singolare dell’appellativo «donna» indicano che l’evangelista vede qui un atto che supera la semplice pietà filiale: la proclamazione della maternità spirituale di Maria nuova Eva, ai credenti rappresentati dal discepolo prediletto [cfr. Gv 15,10-15)]”. Il dolore di Maria non è un dolore cieco, ma aperto alla speranza, alla luce della Risurrezione.
Benedetto Prete (Il Vangelo secondo Giovanni): Donna, ecco il tuo figlio: l’appellativo «donna» non è irrispettoso sulle labbra di Gesù; esso in verità racchiude un accento dignitoso e riverente; il Salvatore usa questo appellativo con tutte le donne con le quali ha avuto un dialogo, come la samaritana, Maria Maddalena, la cananea, la donna ricurva ecc. Per tale motivo non è esatto vedere in questa designazione un immediato riferimento alla «donna» di cui parla il Protovangelo (cf. Genesi, 3,15), come pensano vari studiosi. «Ecco il tuo figlio»; queste parole pronunziate in un momento cosi solenne non costituiscono un semplice atto di pietà filiale di Gesù nei confronti della propria madre, ma assumono un senso più profondo; la presenza di Maria al Calvario come le parole che il Redentore le rivolge sono ordinate a illustrare un nuovo e misterioso aspetto della madre di Gesù; Cristo infatti con le espressioni «il tuo figlio» e «la tua madre» (vers. 27) intende richiamare l’attenzione sulla maternità di Maria; il discepolo amato, come Maria Santissima apprendono dalle stesse labbra di Cristo morente che tra di loro vi è un rapporto ed un vincolo di maternità e figliolanza; tale rapporto costituisce il fondamento di quella che sarà chiamata la maternità spirituale di Maria. La presenza sul Calvario e la vicinanza di Maria alla croce (cf. verso 25: «Presso la croce di Gesù stavano sua madre ...») mettono in chiara luce il posto che Maria occupa nella redenzione; questo rilievo assume ancora un significato dottrinalmente più ricco quando si pensa che i sinottici parlano delle pie donne che stavano a distanza dalla croce (cf. Mt 27,55; Mc 15, 40; Lc 23, 49).
Maria ai piedi della croce: Benedetto XVI (Angelus, 17 settembre 2006): Narra l’evangelista: ai piedi della Croce stava Maria (cfr. Gv 19,25-27). Il suo dolore forma un tutt’uno con quello del Figlio. È un dolore pieno di fede e di amore. La Vergine sul Calvario partecipa alla potenza salvifica del dolore di Cristo, congiungendo il suo “fiat”, il suo “sì”, a quello del Figlio. Cari fratelli e sorelle, spiritualmente uniti alla Madonna Addolorata, rinnoviamo anche noi il nostro “sì” al Dio che ha scelto la via della Croce per salvarci. Si tratta di un grande mistero che è ancora in atto, fino alla fine del mondo, e che chiede anche la nostra collaborazione. Ci aiuti Maria a prendere ogni giorno la nostra croce e a seguire fedelmente Gesù sulla via dell’obbedienza, del sacrificio e dell’amore.
Il dolore di Maria: Arcivescovo Renato Raffaele Martino (Omelia, 29 settembre 2003): Il punto culminate della sofferenza della Vergine Maria è, senza dubbio, la Sua presenza accanto alla croce di Gesù. E proprio perché è il momento di più grande dolore è anche il momento in cui Ella mostra in modo egregio la Sua fede, la Sua speranza e il Suo amore. Così insegna il Concilio: “Anche la Beata Vergine progredì nel cammino della fede e conservò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, stette ritta (cfr. Gv 19,25), soffrì intensamente con il suo Unigenito e si associò con animo materno al suo sacrificio, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Cristo Gesù morente in croce fu data come madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco il tuo figlio (cfr. Gv 19,26-27)” (Lumen gentium, n. 58). Non è, pertanto e come già detto, la sofferenza di per sé ciò che ha valore, bensì l’accettazione amorevole di tale sofferenza. Ed è appunto manifestando questo amore - che si manifesta mediante il dolore - che Gesù, e Maria intimamente unita al Suo Figlio, ci ha redento e ci ha salvato dal peccato che è l’origine di ogni male e dolore.
La maternità di Maria: Marialis cultus 37: La lettura delle divine Scritture, compiuta sotto l’influsso dello Spirito Santo e tenendo presenti le acquisizioni delle scienze umane e le varie situazioni del mondo contemporaneo, porterà a scoprire come Maria possa essere considerata modello di quelle realtà che costituiscono l’aspettativa degli uomini del nostro tempo. Così, per dare qualche esempio, la donna contemporanea, desiderosa di partecipare con potere decisionale alle scelte della comunità, contemplerà con intima gioia Maria che, assunta al dialogo con Dio, dà il suo consenso attivo e responsabile non alla soluzione di un problema contingente, ma a quell’opera di secoli, come è stata giustamente chiamata l’incarnazione del Verbo; si renderà conto che la scelta dello stato verginale da parte di Maria, che nel disegno di Dio la disponeva al mistero dell’Incarnazione, non fu atto di chiusura ad alcuno dei valori dello stato matrimoniale, ma costituì una scelta coraggiosa, compiuta per consacrarsi totalmente all’amore di Dio. Così constaterà con lieta sorpresa che Maria di Nazaret, pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo (cfr. Lc 1,51-53); e riconoscerà in Maria, che primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, una donna forte, che conobbe povertà e sofferenza, fuga ed esilio: situazioni che non possono sfuggire all’attenzione di chi vuole assecondare con spirito evangelico le energie liberatrici dell’uomo e della società; e non le apparirà Maria come una madre gelosamente ripiegata sul proprio Figlio divino, ma donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in Cristo (cfr. Gv 2,1-12) e la cui funzione materna si dilatò, assumendo sul Calvario dimensioni universali.
Bibbia di Navarra (I Quattro Vangeli): Le parole con le quali il Signore affida la sua Madre santissima alle cure del discepolo hanno un duplice significato. Per un verso, esprimono l’amore filiale di Gesù alla Vergine Maria. Sant’Agostino osserva che con quelle parole il Signore ci insegna ad osservare il quarto comandamento: «C’è qui un insegnamento morale. Egli stesso fa ciò che ordina di fare, e, come Maestro buono, col suo esempio insegna ai suoi che ogni buon figlio deve aver cura dei suoi genitori. Il legno della Croce al quale erano state confitte le membra del morente, diventò la cattedra del Maestro che insegna» (In Ioannis Evang. Tractatus, 119,2).
Per altro verso, le parole del Signore enunciano solennemente che Maria santissima è Madre nostra: «Anche la beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione col Figlio fino alla Croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta (cfr. Gv 19,25), soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente alla immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Cristo Gesù morente in Croce fu data come madre al discepolo» (Lumen gentium, n. 58).
Tutti noi cristiani, rappresentati in Giovanni, siamo figli di Maria. Cristo, dandoci sua Madre come Madre nostra, manifesta l’amore per i suoi sino alla fine (cfr. Gv 13,1).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Tutti noi cristiani, rappresentati in Giovanni, siamo figli di Maria. Cristo, dandoci sua Madre come Madre nostra, manifesta l’amore per i suoi sino alla fine (cfr. Gv 13,1).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Padre, che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla Croce, hai voluto presente la sua Madre Addolorata: fa’ che la santa Chiesa associata con lei alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo...