IL PENSIERO DEL GIORNO

14 Settembre 2017

 
Oggi Gesù ci dice: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

 
Dio infatti ha tanto amato il mondo: Benedetto XVI (Omelia, 14 settembre 2008): Il segno della Croce è in qualche modo la sintesi della nostra fede, perché ci dice quanto Dio ci ha amati; ci dice che, nel mondo, c’è un amore più forte della morte, più forte delle nostre debolezze e dei nostri peccati. La potenza dell’amore è più forte del male che ci minaccia. È questo mistero dell’universalità dell’amore di Dio per gli uomini che Maria è venuta a rivelare qui, a Lourdes. Essa invita tutti gli uomini di buona volontà, tutti coloro che soffrono nel cuore o nel corpo, ad alzare gli occhi verso la Croce di Gesù per trovarvi la sorgente della vita, la sorgente della salvezza. La Chiesa ha ricevuto la missione di mostrare a tutti questo viso di un Dio che ama, manifestato in Gesù Cristo. Sapremo noi comprendere che nel Crocifisso del Golgota è la nostra dignità di figli di Dio, offuscata dal peccato, che ci è resa? Volgiamo i nostri sguardi verso il Cristo. È Lui che ci renderà liberi per amare come Egli ci ama e per costruire un mondo riconciliato. Perché, su questa Croce, Gesù ha preso su di sé il peso di tutte le sofferenze e le ingiustizie della nostra umanità. Egli ha portato le umiliazioni e le discriminazioni, le torture subite in tante regioni del mondo da innumerevoli nostri fratelli e nostre sorelle per amore di Cristo. Noi li affidiamo a Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, presente ai piedi della Croce.

 
La Croce è il segno della signoria di Cristo su coloro che nel Battesimo sono configurati a lui nella morte e nella gloria, ed è il segno del Figlio dell’uomo che comparirà alla fine dei tempi. La festa dell’esaltazione della Croce, che in Oriente è paragonata a quella della Pasqua, si collega con la dedicazione delle basiliche costantiniane, costruite sul Golgota e sul sepolcro di Cristo. In questo giorno solenne la Croce viene esaltata e onorata come trofeo della vittoria pasquale di Cristo sulla morte e sul peccato: la Croce è la chiave che ha spalancato le porte del Paradiso che il peccato di Adamo e di Eva aveva sbarrato.

 
Giovanni Paolo II (Omelia, 14 settembre 1984)

Esaltazione della Santa Croce

 Oggi la Chiesa, annunciando il Vangelo, rivive in un certo qual modo tutto il periodo che ha inizio il mercoledì delle Ceneri, raggiunge il suo apice durante la Settimana Santa e a Pasqua e prosegue nelle settimane successive fino alla Pentecoste. La festa dell’Esaltazione della Santa Croce è come il compendio di tutto il mistero pasquale di nostro Signore Gesù Cristo. La croce è gloriosa perché su di essa il Cristo si è innalzato. Attraverso di essa, il Cristo ha innalzato l’uomo. Sulla croce ogni uomo è veramente elevato alla sua piena dignità, alla dignità del suo fine ultimo in Dio. Attraverso la croce, inoltre, è rivelata la potenza dell’amore che eleva l’uomo, che lo esalta. Veramente tutto il disegno di Dio sulla vita cristiana è condensato qui in un modo meraviglioso: il disegno di Dio e il suo senso! Diamo la nostra adesione al disegno di Dio e al suo senso! Ritroviamo il posto della croce nella nostra vita e nella nostra società. Parliamo della croce in modo particolare a tutti coloro che soffrono, e trasmettiamo il suo messaggio di speranza ai giovani. Continuiamo a proclamare fino ai confini della terra il suo potere salvifico: Exaltatio.
 
 
Catechismo della Chiesa Cattolica

 ...  umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte: 612: Il calice della Nuova Alleanza, che Gesù ha anticipato alla Cena offrendo se stesso, in seguito egli lo accoglie dalle mani del Padre nell’agonia al Getsemani facendosi «obbediente fino alla morte» (Fil 2,8). Gesù prega: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!» (Mt 26,39). Egli esprime così l’orrore che la morte rappresenta per la sua natura umana. Questa, infatti, come la nostra, è destinata alla vita eterna; in più, a differenza della nostra, è perfettamente esente dal peccato che causa la morte; ma soprattutto è assunta dalla Persona divina dell’«Autore della vita», del «Vivente». Accettando nella sua volontà umana che sia fatta la volontà del Padre, Gesù accetta la sua morte in quanto redentrice, per «portare i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce» (1Pt 2,24).

Gesù sostituisce la sua obbedienza alla nostra disobbedienza: 615: «Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5,19). Con la sua obbedienza fino alla morte, Gesù ha compiuto la sostituzione del Servo sofferente che offre se stesso in espiazione, mentre porta il peccato di molti, e li giustifica addossandosi la loro iniquità. Gesù ha riparato per i nostri errori e dato soddisfazione al Padre per i nostri peccati.

Sulla Croce, Gesù consuma il suo sacrificio: 616-617: È l’amore sino alla fine che conferisce valore di redenzione e di riparazione, di espiazione e di soddisfazione al sacrificio di Cristo. Egli ci ha tutti conosciuti e amati nell’offerta della sua vita. «L’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti» (2Cor 5,14). Nessun uomo, fosse pure il più santo, era in grado di prendere su di sé i peccati di tutti gli uomini e di offrirsi in sacrificio per tutti. L’esistenza in Cristo della Persona divina del Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane e lo costituisce Capo di tutta l’umanità, rende possibile il suo sacrificio redentore per tutti. «Sua sanctissima passione in ligno crucis nobis iustificationem meruit - Con la sua santissima passione sul legno della croce ci meritò la giustificazione», insegna il Concilio di Trento sottolineando il carattere unico del sacrificio di Cristo come causa di salvezza eterna. E la Chiesa venera la croce cantando: «O crux, ave, spes unica! - Ave, o croce, unica speranza!».

 
Mons. Vincenzo Paglia (Omelia, 14 settembre 2003): La Croce è il momento in cui morte e vita si scontrano per l’ultima, definitiva battaglia. Essa si combatte nel corpo stesso di Gesù. Un dramma di cui riusciamo a cogliere forse solo qualche scheggia quando udiamo Gesù rivolgere al Padre le drammatiche parole del salmo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ma subito, come a mostrare il verso della vittoria, Gesù termina la sua vita dicendo al Padre: “Nelle tue mani affido il mio spirito”. Gesù muore, è vero, ma su quella croce ha sconfitto definitivamente anche l’amore per se stessi, quell’egocentrismo che sin dalle origini tiene saldamente schiavi gli uomini. Di fronte a quella croce, tutti gridavano a Gesù, tra l’ironia e lo scherno: “Salva te stesso”. È il “vangelo” del mondo: salvare se stessi, a qualsiasi costo. Ma non è, e non può essere il Vangelo di Gesù. Come poteva salvare se stesso Colui che mai aveva vissuto per sé? Gesù diceva di sé: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire” (Mt 20, 28); potremmo tradurre: “non sono venuto per salvare me stesso, ma gli altri”. Morendo come è morto, Gesù ha mostrato la vittoria dell’amore. Se ne accorse il centurione il quale guardando come Gesù moriva, ascoltando le sue parole di abbandono al Padre, sentendolo perdonare coloro che lo crocifiggevano, comprese che quell’uomo era davvero il Figlio di Dio. Quel militare romano, che non faceva neppure parte del popolo d’Israele, abituato alla durezza e alla crudeltà della violenza e delle uccisioni, vide in Gesù uno che amava gli altri più di se stesso, uno disposto a dare tutta la sua vita per gli altri, fino a perderla. La festa di questo giorno invita tutti noi ad avere gli occhi di quel centurione perché anche noi li rivolgiamo alla croce e soprattutto a quel crocifisso; anche noi saremo toccati nel cuore e cambieremo la nostra vita. L’apostolo Paolo ci fa comprendere ancor più questo mistero d’amore: “Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto, forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi” (Rm 5,7).


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Volgiamo i nostri sguardi verso il Cristo. È Lui che ci renderà liberi per amare come Egli ci ama e per costruire un mondo riconciliato.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la Croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere in cielo i frutti della sua redenzione. Per il nostro Signore Gesù Cristo.