IL PENSIERO DEL GIORNO

29 Agosto 2017


Oggi Gesù ci dice: «Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10).


Il martirio di san Giovanni Battista: Jacques Hervieux (Vangelo di Marco): L’episodio è un buon esempio di composizione drammatica. In un primo quadro (vv. 17-20) vengono presentati i personaggi in scena e l’azione si avvia. Il primo attore del dramma è Erode Antipa, uno dei figli di Erode il Grande: all’epoca di Gesù, egli regna sulla Galilea. Il secondo è Filippo, fratello dello stesso Antipa. E il terzo - ma non il meno importante, come vedremo - è Erodiade: nipote di Erode il Grande, essa ha dapprima sposato Filippo, suo zio, poi ha sedotto Erode Antipa, suo cognato. Giovanni Battista è imprigionato per aver rimproverato al re il suo adulterio. Era un’audacia incredibile da parte del profeta, che si era così attirato l’odio omicida della donna infedele (vv. 19-20). Ma nella sua furiosa invidia criminale, Erodiade urta contro l’ammirazione timorata che il sovrano porta al profeta.
Un secondo quadro - divenuto celebre (vv. 21-28)­ districherà questa situazione che assomiglia a un vicolo cieco. L’episodio avrà come protagonista la stessa figlia di Erodiade (v. 22a). Dallo storico giudaico dell’epoca, Giuseppe Flavio, sappiamo che la fanciulla si chiamava Salomè. La promessa di Erode (v. 23), questo giuramento così sconsiderato, è in perfetta linea con le usanze dei sovrani orientali. I giochi sono fatti (vv. 24-26). La richiesta di Salomè getta il re in piena tragedia: egli è profondamente lacerato tra la sua folle promessa, fatta di fronte a un pubblico scelto (i grandi dignitari della corte), e la sua considerazione personale per il profeta. La decapitazione di Giovanni Battista, la sua testa offerta su un piatto all’istigatrice dell’assassinio, sigilla in modo macabro un crimine odioso (vv. 27-28). I discepoli di Giovanni provvedono poi alla sepoltura del loro venerato maestro (v. 29).
Questo racconto, nella sua cinica crudeltà e nella sua brutale eloquenza, ha una reale suggestiva potenza; senza mai fare allusione a Gesù, lo riguarda chiaramente.
Il profeta gettato in prigione, poi brutalmente ucciso e seppellito dai suoi amici, fa pensare al destino che attende lo stesso Gesù: la sua passione, morte e sepoltura sono qui prefigurate.


Catechismo della Chiesa Cattolica

522 La venuta del Figlio di Dio sulla terra è un avvenimento di tale portata che Dio lo ha voluto preparare nel corso dei secoli. Riti e sacrifici, figure e simboli della “Prima Alleanza” (Eb 9,15), li fa convergere tutti verso Cristo; lo annunzia per bocca dei profeti che si succedono in Israele; risveglia inoltre nel cuore dei pagani l’oscura attesa di tale venuta.

523 San Giovanni Battista è l’immediato precursore del Signore, mandato a preparargli la via. “Profeta dell’Altissimo” (Lc 1,76), di tutti i profeti è il più grande e l’ultimo; egli inaugura il Vangelo; saluta la venuta di Cristo fin dal seno di sua madre e trova la sua gioia nell’essere “l’amico dello sposo” (Gv 3,29), che designa come “l’Agnello di Dio... che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Precedendo Gesù “con lo spirito e la forza di Elia” (Lc 1,17), gli rende testimonianza con la sua predicazione, il suo battesimo di conversione ed infine con il suo martirio.

524 La Chiesa, celebrando ogni anno la Liturgia dell’Avvento, attualizza questa attesa del Messia: mettendosi in comunione con la lunga preparazione della prima venuta del Salvatore, i fedeli ravvivano l’ardente desiderio della sua seconda venuta. Con la celebrazione della nascita e del martirio del Precursore, la Chiesa si unisce al suo desiderio: “egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,30).


Benedetto XVI (Udienza Generale 29 Agosto 2012)

San Giovanni Battista

Nei Vangeli risalta molto bene il suo ruolo [di Giovanni il Battista ndr] in riferimento a Gesù. In particolare, san Luca ne racconta la nascita, la vita nel deserto, la predicazione, e san Marco ci parla della sua drammatica morte nel Vangelo di oggi. Giovanni Battista inizia la sua predicazione sotto l’imperatore Tiberio, nel 27-28 d.C., e il chiaro invito che rivolge alla gente accorsa per ascoltarlo, è quello a preparare la via per accogliere il Signore, a raddrizzare le strade storte della propria vita attraverso una radicale conversione del cuore (cfr Lc 3,4). Però il Battista non si limita a predicare la penitenza, la conversione, ma, riconoscendo Gesù come «l’Agnello di Dio» venuto a togliere il peccato del mondo (Gv 1,29), ha la profonda umiltà di mostrare in Gesù il vero Inviato di Dio, facendosi da parte perché Cristo possa crescere, essere ascoltato e seguito. Come ultimo atto, il Battista testimonia con il sangue la sua fedeltà ai comandamenti di Dio, senza cedere o indietreggiare, compiendo fino in fondo la sua missione. San Beda, monaco del IX secolo, nelle sue Omelie dice così: San Giovanni Per [Cristo] diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, gli fu ingiunto solo di tacere la verità. (cfr Om. 23: CCL 122, 354). E non taceva la verità e così morì per Cristo che è la Verità. Proprio per l’amore alla verità, non scese a compromessi e non ebbe timore di rivolgere parole forti a chi aveva smarrito la strada di Dio.
Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza. Giovanni è il dono divino lungamente invocato dai suoi genitori, Zaccaria ed Elisabetta (cfr Lc 1,13); un dono grande, umanamente insperabile, perché entrambi erano avanti negli anni ed Elisabetta era sterile (cfr Lc 1,7); ma nulla è impossibile a Dio (cfr Lc 1,36). L’annuncio di questa nascita avviene proprio nel luogo della preghiera, al tempio di Gerusalemme, anzi avviene quando a Zaccaria tocca il grande privilegio di entrare nel luogo più sacro del tempio per fare l’offerta dell’incenso al Signore (cfr Lc 1,8-20). Anche la nascita del Battista è segnata dalla preghiera: il canto di gioia, di lode e di ringraziamento che Zaccaria eleva al Signore e che recitiamo ogni mattina nelle Lodi, il «Benedictus», esalta l’azione di Dio nella storia e indica profeticamente la missione del figlio Giovanni: precedere il Figlio di Dio fattosi carne per preparargli le strade (cfr Lc 1,67-79). L’esistenza intera del Precursore di Gesù è alimentata dal rapporto con Dio, in particolare il periodo trascorso in regioni deserte (cfr Lc 1,80); le regioni deserte che sono luogo della tentazione, ma anche luogo in cui l’uomo sente la propria povertà perché privo di appoggi e sicurezze materiali, e comprende come l’unico punto di riferimento solido rimane Dio stesso. Ma Giovanni Battista non è solo uomo di preghiera, del contatto permanente con Dio, ma anche una guida a questo rapporto. L’Evangelista Luca riportando la preghiera che Gesù insegna ai discepoli, il «Padre nostro», annota che la richiesta viene formulata dai discepoli con queste parole: «Signore insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli» (cfr Lc 11,1).
Cari fratelli e sorelle, celebrare il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. La preghiera non è tempo perso, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio. San Giovanni Battista interceda per noi, affinché sappiamo conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita. Grazie.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Celebrare il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che a Cristo tuo Figlio hai dato come precursore, nella nascita e nella morte, san Giovanni Battista, concedi anche a noi di impegnarci generosamente nella testimonianza del tuo Vangelo, come egli immolò la sua vita per la verità e la giustizia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...