IL PENSIERO DEL GIORNO
28 Agosto 2017
Oggi Gesù ci dice: «Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla» (Mt 23,116).
Ilario di Poitiers, Commento al Vangelo di Matteo (cap. 24,6)
Guai a voi ciechi...
Guai a voi ciechi che dite: Chiunque avrà giurato per il tempio, non è nulla. Egli rimprovera il rispetto delle osservanze umane e il disprezzo dell’insegnamento profetico, perché davano importanza a cose vane e disprezzavano cose rispettabili. Egli stesso infatti aveva dato la Legge e la legge non conteneva la realtà, ma preparava la realizzazione. Infatti non è dal culto che la decorazione dell’altare e del tempio prendevano il loro prestigio, ma la loro bellezza derivava dalle cose future. Infatti c’è un contenuto proprio nell’oro, nell’argento, nel bronzo. nell’oro lavorato, nelle perle, nel cristallo, secondo la natura di ciascun cristallo. L’accusa quindi di venerare l’oro del tempio e i doni fatti all’altare come un culto reso a degli oggetti rituali, quando l’omaggio dovuto all’altare e al tempio avrebbe maggior valore, si spiega perché l’oro non era dedicato al tempio e il dono era dato all’altare come immagine delle cose future; e perciò venendo Cristo, era inutile la fiducia nella legge, perché il Cristo non è nella legge, ma la legge sarebbe stata santificata nel Cristo che si era costruito in essa come una sede e un trono. Colui poi che è ritenuto consacrato è necessario che in lui sia una disposizione che accetti un carattere dall’alto. Cosi essi sono ciechi e stolti, per venerare degli oggetti santificati disprezzando colui che li santifica (cfr. Mt 23,17-19)
Ortensio Da Spinetoli, Matteo
Le invettive
Tutto il rammarico e l’indignazione di Gesù ... contro gli scribi e i farisei sono racchiusi in questi sette (il numero preferito dall’evangelista) capi di accusa, dove sono raccolte le più notorie contraddizioni del giudaismo ufficiale al tempo di Cristo.
La colpa imperdonabile degli scribi e dei farisei è quella di aver impedito ai propri connazionali l’accesso al regno (v. 13). Quali capi spirituali della nazione spettava ad essi preparare gli animi alla venuta del messia e condurvi il popolo. Invece non vi sono entrati e hanno distolto gli altri dall’entrarvi (vv. 13-14). Zelanti ricercatori di proseliti dal mondo pagano non si accorgono, una volta che li hanno trovati e catechizzati, di renderli il doppio peggiori di loro (v. 15). Il fanatismo dei neofiti e in genere dei convertiti può essere più ostinato e più pericoloso di quello dei veterani. Ignorano il valore delle prescrizioni che impongono agli altri o le accomodano per loro interesse. Non hanno neanche le disposizioni della più elementare religiosità (v. 16-22): osservano scrupolosamente la legge delle decime e la estendono anche ai minimi prodotti e trascurano i gravi comandamenti della giustizia (vv. 23-24); cercano di apparire più che essere giusti, sono come i piatti puliti al di fuori, ma dentro conservano ancora i rifiuti (vv. 25-26); o addirittura sono come i monumenti sepolcrali, splendidi e ornati all’esterno, dentro pieni di immondezze (vv. 27-28). Custodiscono pietosamente le tombe dei profeti morti e perseguitano ingiustamente quelli vivi (vv. 29-31). Per questo hanno colmato la misura della propria colpa, già traboccante a motivo delle infedeltà dei loro padri.
Catechismo degli Adulti
Gli avversari
225 I Vangeli ci consentono di individuare con buona approssimazione la dinamica che portò alla crisi del ministero di Gesù.
Il progetto del Regno, che si attua nella conversione incondizionata a Dio e all’uomo, appariva poco concreto alle folle: non rispondeva alle attese di riscatto nazionale e di benessere materiale. Dopo gli entusiasmi iniziali, esse cominciarono a diradarsi. Quanto alle autorità e agli appartenenti ai circoli elitari, sebbene tra loro ci fosse chi credeva in Gesù di nascosto, erano in genere sempre più ostili verso di lui e consideravano religiosamente deviante la sua attività, anche se egli frequentava le sinagoghe e il tempio, e si comportava ordinariamente come un giudeo devoto.
Tra i farisei, la cui influenza nelle sinagoghe era predominante, non pochi erano in preda a crescente inquietudine e irritazione. Secondo costoro, Gesù sovvertiva la Legge, violava il sabato, praticava la magia con la forza del demonio per sviare il popolo. Per questi reati era prevista la pena di morte, mediante lapidazione.
Sadducei e anziani, o notabili, che controllavano il sinedrio di Gerusalemme, suprema assemblea della nazione, erano sempre più allarmati per la sua contestazione del tempio: un falso profeta, che bestemmiasse contro la legge di Mosè e il tempio, meritava di morire. Per di più si trattava di un profeta pericoloso per la notevole popolarità di cui ancora godeva, come aveva dimostrato l’ingresso messianico a Gerusalemme.
I devoti osservanti, a qualunque gruppo appartenessero, educati come erano al rispetto dell’assoluta trascendenza di Dio, facilmente rimanevano scandalizzati di fronte a un uomo che si attribuiva un’autorità pari a quella di Dio.
Questi risentimenti presero corpo in un complotto contro Gesù e in una prima condanna da parte del sinedrio, mentre egli si teneva nascosto. Bisognava però arrestarlo senza dare nell’occhio, per non provocare tumulti tra la folla dei pellegrini galilei che lo consideravano un profeta. Giuda, con il suo tradimento, offrì la possibilità di arrestarlo a colpo sicuro.
Basilio Caballero, La parola per ogni giorno (Commento al Lezionario feriale)
2. II nuovo atteggiamento farisaico
L’atteggiamento farisaico e ritualistico, che falsifica l’immagine di Dio e la religione, non muore tanto facilmente. Vediamo ancora oggi persone che vivono una religione mercificata, senza entusiasmo né generosità, senza gioia né apertura. Questo è il culto vuoto che onora Dio con le labbra mentre il cuore è lontano; che si aggrappa alla sicurezza di «ciò che si è sempre fatto» e non dà ascolto alla voce dei tempi per paura dei venti nuovi; che preferisce il tradizionalismo a oltranza e chiude la finestra alla brezza fresca che arieggia vestiti e mobili vecchi.
Se vogliamo essere discepoli di Gesù e cristiani maturi, non possiamo intendere la fede come semplice assenso intellettuale ad alcune verità rivelate da Dio, né come un semplice modo di pensare, e tanto meno come un’ideologia alienante. La fede è una forza attiva e dinamica che, lungi dal limitarsi alla sfera soprannaturale, ha una proiezione terrena e s’incarna nella prosaica realtà di ogni giorno. Per essere fedeli alla parola di Dio, la risposta dell’uomo, cioè la fede, deve farsi azione. Fede e amore verso Dio e verso il prossimo devono andare insieme.
Sfortunatamente, molti considerano il cristianesimo come mera ideologia, quando in realtà è prassi. Questa concezione dà origine alla forma più abituale di ipocrisia religiosa, il divorzio tra la fede e la vita, tra ciò che si crede e ciò che si fa, tra il pensare, il dire e il fare.
Il concilio II lamentò questo fatto deleterio, fonte di testimonianza evangelica negativa e causa di ateismo e incredulità, per le critiche, le accuse e il rifiuto che tale atteggiamento ipocrita genera. È terribile questa affermazione del concilio: spesso i credenti nascondono, invece di manifestare, il genuino volto di Dio (GS 9,3). Esaminiamoci a fondo, oggi, sulla nostra realtà e sulla nostra immagine.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Spesso i credenti nascondono, invece di manifestare, il genuino volto di Dio.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: Suscita sempre nella tua Chiesa, Signore, lo spirito che animò il tuo vescovo Agostino, perché anche noi, assetati della vera sapienza, non ci stanchiamo di cercare te, fonte viva dell’eterno amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.