IL PENSIERO DEL GIORNO

25 Agosto 2017


Oggi Gesù ci dice: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,37-40).

Per rispondere alla domanda di un dottore della Legge, Gesù, cita due testi della “Legge antica”: un passo del Deuteronomio (Dt 6,5) e uno del Levitico (19,18). Attribuisce però ad essi il senso estensivo confermato dall’intero insegnamento evangelico: ogni uomo è il prossimo che la legge divina ordina di amare e non solo il compagno, l’amico o il figlio dello stesso popolo. In questo modo, nella risposta, fa intendere che con la “Nuova Legge” è infranto il confine strettamente etnico per allargarsi a un orizzonte universale.


Catechismo della Chiesa Cattolica

Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?

Quando gli si pone la domanda: «Qual è il più grande comandamento della Legge?» (Mt 22,36), Gesù risponde: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,37-40). Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge: «Il precetto: Non commettere adulterio, Non uccidere, Non rubare, Non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13,9-10).


Mt 22,34-40: Compostella (Messale per la Vita Cristiana): I farisei vivevano per meditare la legge, per capirla, per interpretarla. Alcuni sono riusciti a capire Gesù Cristo che ha detto a uno di loro che non era lontano dal regno dei cieli (Mc 12,34). E un altro fariseo, Paolo di Tarso, riuscì ad essere l’apostolo dei gentili. Ma tanti tra di loro, al contrario, rifiutavano il giovane Rabbi di Nazaret, e lo hanno messo a morte sulla croce ... Interpretando la legge, i farisei ottenevano una casistica minuziosa che rendeva il giogo della legge insopportabile. Ed è per questo che non potevano capire Gesù che, secondo loro, infrangeva il riposo del sabato guarendo i malati il sabato, e anche dicendo che il Figlio dell’uomo era padrone del sabato e che questo giorno, così importante, era stato fatto per l’uomo, e non il contrario ... (Mt 12,8; Mc 2,27). Gesù disfa il repertorio molto complicato dei precetti, e lo riassume nell’amore di Dio e del prossimo sopra tutto. Egli considera che questo è il primo comandamento, da cui tutti gli altri derivano ... Di fronte a queste parole non possiamo fare altro che rivedere la nostra condotta, riconoscere i nostri errori e proporci in modo concreto di vivere per amore, di morire per amore.


Leone Magno, Tractatus, 90, 3-4

 I due amori: Dio e il mondo

Vi sono due amori, dai quali derivano tutti i desideri, e questi sono così diversi per qualità, in quanto si distinguono per cause. L’anima razionale, infatti, che non può essere priva di amore, o ama Dio o ama il mondo. Nell’amore di Dio nulla è eccessivo, nell’amore del mondo, invece, tutto è dannoso. Per questo è necessario essere inseparabilmente attaccati ai beni eterni, e usare in maniera transitoria di quelli temporali, di modo che, per noi che siamo pellegrini e ci affrettiamo per tornare in patria, qualunque cosa ci tocchi delle fortune di questo mondo sia viatico per il viaggio e non attrattiva per il soggiorno. Per questo, il beato Apostolo così afferma: “Il tempo è breve. Rimane che quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero, quelli che piangono come se non piangessero, quelli che godono come se non godessero, quelli che comprano come se non possedessero, e quelli che usano di questo mondo come se non ne usassero: perché passa la scena di questo mondo” (1Cor 7,29-31). Ma ciò che piace per aspetto, abbondanza, varietà, non viene facilmente evitato, a meno di non amare, nella stessa bellezza delle cose visibili, il Creatore piuttosto che la creatura. Quando infatti egli dice: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12,30), vuole che mai ci sciogliamo dai vincoli del suo amore. E quando con questo precetto del prossimo (cf. Mc 12,31ss) congiunge strettamente la carità, ci prescrive l’imitazione della sua bontà, affinché amiamo ciò che egli ama, e ci occupiamo di ciò di cui egli si occupa. Sebbene infatti siamo “il campo di Dio e l’edificio di Dio” (1Cor 3,9), e “ne chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere” (1Cor 3,7), tuttavia esige in tutto il servizio del nostro ministero, e vuole che siamo dispensatori dei suoi doni, affinché colui che porta “l’immagine di Dio” (cf. Gen 1,27), faccia la sua volontà. Per questo nella preghiera del Signore diciamo in maniera sacrosanta: “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra” (Mt 6,10). Con tali parole cos’altro domandiamo, se non che Dio assoggetti chi non ha ancora assoggettato a sé, e, come [lo sono] in cielo gli angeli, così faccia ministri della sua volontà anche gli uomini sulla terra? Chiedendo dunque ciò, amiamo Dio e amiamo anche il prossimo, e in noi c’è non un amore diverso, ma unico, dal momento che desideriamo sia che il servo serva, sia che il padrone comandi.
Questo affetto dunque, o carissimi, dal quale escluso l’amore terreno, si rafforza con la consuetudine delle buone opere, poiché è necessario che la coscienza si rallegri nelle azioni rette, e volentieri ascolti ciò che gode di aver fatto. Si sceglie di fare digiuno, si custodisce la castità, si moltiplicano le elemosine, si prega incessantemente, ed ecco che il desiderio dei singoli diventa il voto di tutti. La fatica alimenta la pazienza, la mitezza spegne l’ira, la benevolenza si mette sotto i piedi l’invidia, le cupidigie umane sono uccise dai santi desideri, l’avarizia è scacciata dalla generosità, e le ricchezze che costituiscono un peso diventano strumenti di virtù.


Antonio Garcia Moreno: Gli Ebrei conoscevano a memoria le parole della tua risposta, anche quelli che erano poco praticanti e poco misericordiosi. Era l’inizio della preghiera chiamata Shema che dice così: «Ascolta (shema), Israele: il Signore nostro Dio è l’Unico. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e tutta la forza» (Dt 6,4-5). Il sacro testo esorta i genitori a insegnare questa parola ai loro figli, affinché sia sempre presente al loro spirito, legandosela alle mani, posandosela sulla fronte, o in custodie sullo stipite delle porte, all’altezza degli occhi, affinché sia vista e toccata entrando.
Ancora oggi vivono questo pio costume …
Sì, le tue parole erano conosciute. Ma sulle tue labbra, Signore, prendevano un sapore nuovo, come se fossero pronunciate per la prima volta. Innanzi tutto perché questo comandamento di amore, che tu chiamerai il «comandamento nuovo», non viene imposto dall’esterno, scritto su tavole di pietra, ma inciso nel cuore degli uomini (2Cor 3,3). La tua legge non è un fardello insopportabile come era quella di Mosè, ma un giogo dolce e leggero da portare. E certamente i tuoi precetti non sono catene, ma ali per volare molto alto ... Sant’Agostino ha ragione nel dire: «Ama e fai quello che vuoi», mentre Giacomo parla della legge perfetta della libertà (Gc l ,25). In definitiva, tu ci hai detto che la verità ci renderà liberi. La tua verità, quella che ci rivela la grandezza del tuo amore, al punto che è impossibile conoscerti e non amarti ... Ma se ti si ama, è indispensabile amare gli altri. E amarli come tu li hai amati, sino alla fine, fino ad offrire la tua vita. Senza ciò noi mentiremmo, perché è impossibile amare Dio che noi non vediamo e non amare il fratello che vediamo. Sono le parole di Giovanni, il discepolo prediletto, che sapeva tante cose sull’amore di Cristo. Con un’audacia incredibile, e per due volte, ci dice che «Dio è amore» (1Gv 4,8-16). Cosa si può dire di più?


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
***  Vi sono due amori, Dio e il mondo … Vi sono due amori dai quali derivano tutti i desideri, e questi sono così diversi per qualità, in quanto si distinguono per cause.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano,  infondi in noi la dolcezza del tuo amore,  perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,  otteniamo i beni da te promessi,  che superano ogni desiderio.  Per il nostro Signore Gesù Cristo...