IL PENSIERO DEL GIORNO
29 LUGLIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, avrà la luce della vita” (Cfr. Gv 8,12 - Acclamazione al Vangelo).
Felipe F. Ramos (Commento alla Bibbia Liturgica): Io sono la luce del mondo. Questa nuova unità letteraria è una continuazione delle controversie suscitate in occasione della festa delle capanne e interrotte dall’episodio della donna adultera.
Gesù si presenta con parole poetiche ed esistenziali, parole che scoprono quello che Gesù è e quello che vuol essere per l’uomo. Nell’Antico testamento e in molte religioni la luce è usata nel linguaggio metaforico per indicare le forze del bene, come le tenebre servono per indicare il male. In alcune religioni il binomio luce-tenebre è usato per descrivere il dualismo assoluto, cosa che non può avvenire nel linguaggio biblico.
Secondo la Bibbia Dio è il creatore di tutto; perciò le tenebre, come la luce, hanno in lui la loro origine. Non è possibile parlare d’un dualismo assoluto. Quando si parla della luce e la parola è applicata a Dio, non si mira a descrivere la natura di Dio, ma la sua attività in favore dell’uomo. Perciò, la luce si applica alla legge che Dio ha data all’uomo (Sal 119,105; Pr 6,23). Il termine è usato anche per descrivere la novità radicale dei tempi messianici , la comparsa del Messia (Mt 4,16; 5,14; Mr 4.21; Lc 2,32).
Uno dei riti principali della festa delle Capanne consisteva nell’accendere una grande lampada nel tempio e nel fare una processione notturna con faci accese. È il contesto adeguato per la dichiarazione di Gesù: Io sono la luce. La luce illumina; perciò, chi segue Gesù, non cammina nelle tenebre. L’opera redentrice di Gesù illumina essenzialmente la vita umana.
La luce nel Nuovo testamento: Bibbia di Gerusalemme (1974, nota a Gv 8,12): Nel Nuovo Testamento, il tema della luce si sviluppa secondo tre linee principali, più o meno distinte: 1. Come il sole illumina una strada, così è «luce» tutto quello che rischiara la strada verso Dio: un tempo erano la legge, la sapienza e la parola di Dio (Qo 2,13; Pr 4,18-19.23, Sal 119,105); ora è il Cristo (Gv 1,9; 9,1-39; 12,35; 1Gv 2,8-11; cf. Mt 17,2, 2Cor 4,6), paragonabile alla nube luminosa dell’esodo (Gv 18,12; cf. Es 13,21s; Sap 18,3s), e anche ogni cristiano, che manifesta Dio agli occhi del mondo (Mt 5,14-16; Lc 8,16: Rm 2,19; Fil 2,15; Ap 21,24). 2. La luce è simbolo di vita, di felicità e di gioia; le tenebre sono simbolo di morte, di sventura e di lacrime (Gb 30,26; Is 45,7; Sal 17,15+). Alle tenebre della prigionia si oppone dunque la luce della liberazione e della salvezza messianica (Is 8,22-9,1; Mt 4,16; Lc 1,79; Rm 13,11-12). Essa raggiunge anche le nazioni pagane (Lc 2,32; At 13,47), mediante il Cristoluce (Gv: cf. testi citati sopra; Ef 5,14), per consumarsi nel regno dei cieli (Mt 8,12; 22,13; 25,30; Ap 22,5; cf. Gv 21,3-4). 3. Il dualismo «luce-tenebre» caratterizza così i due mondi opposti del bene e del male (cf. i testi esseni di Qumran). Nel Nuovo Testamento appaiono perciò due «imperi», sotto il rispettivo dominio: del Cristo e di Satana (2Cor 6,14-15; Col 1,12-13; At 26,18; 1Pt 2,9); l’uno cerca di vincere l’altro (Lc 22,53; Gv 13,27-30). Gli uomini si dividono in «figli della luce» e «figli delle tenebre» (Lc 16,8,; 1Ts 5,4-5; Ef 5,7-8; Gv 12,36), secondo che vivono sotto l’influenza della luce (il Cristo) o delle tenebre (Satana) (Mt 6,23; 1Ts 5,4s; 1Gv 1,6-7; 2,9-10), e si riconoscono dalle loro opere (Rm 13,12-14; Ef 5,8-11). Questa separazione (giudizio) tra gli uomini si è resa manifesta con la venuta della luce, che obbliga ciascuno a pronunziarsi per o contro di essa (Gv 3,19-21; 7,7; 9,39; 12,46; cf. Ef 5,12-13). La prospettiva resta ottimistica: le tenebre dovranno un giorno sparire davanti alla luce (Gv 1,5; 1Gv 2,8; Rm 13,12).
Catechismo della Chiesa Cattolica
Gesù luce
280 La creazione è il fondamento di «tutti i progetti salvifici di Dio», «l’inizio della storia della salvezza», che culmina in Cristo. Inversamente, il mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, «in principio, Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1,1): dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione in Cristo.
529 La presentazione di Gesù al Tempio lo mostra come il Primogenito che appartiene al Signore. In Simeone e Anna è tutta l’attesa di Israele che viene all’incontro con il suo Salvatore (la tradizione bizantina chiama cosi questo avvenimento). Gesù è riconosciuto come il Messia tanto a lungo atteso, «luce delle genti» e « gloria di Israele», ma anche come «segno di contraddizione». La spada di dolore predetta a Maria annunzia l’altra offerta, perfetta e unica, quella della croce, la quale darà la salvezza «preparata da Dio davanti a tutti i popoli».
748 «Cristo è la luce delle genti, c questo sacro Concilio, adunato nello Spirito Santo, ardentemente desidera che la luce di Cristo, riflessa sul volto della Chiesa, illumini tutti gli uomini, annunziando il Vangelo a ogni creatura». Con queste parole si apre la «Costituzione dogmatica sulla Chiesa» del Concilio Vaticano II. Con ciò il Concilio indica che l’articolo di fede sulla Chiesa dipende interamente dagli articoli concernenti Gesù Cristo. La Chiesa non ha altra luce che quella di Cristo. Secondo un’immagine cara ai Padri della Chiesa, essa è simile alla luna. la cui luce è tutta riflesso del sole.
2466 In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente. Pieno d i grazia e di verità, egli è la «luce del mondo» (Gv 8,12), egli è la verità. Chiunque crede in lui non rimane nelle tenebre. Il discepolo di Gesù rimane fedele alla sua parola, per conoscere la verità che fa liberi e che santifica. Seguire Gesù è vivere dello Spirito di verità che il Padre manda nel suo nome e che guida « alla verità tutta intera» (Gv 16,13). Ai suoi discepoli Gesù insegna l’amore incondizionato della verità: « Sia il vostro parlare sì, sì; no, no» (Mt 5,37).
Richard Gutzwiller (Meditazioni su Giovanni): Nel primo libro della Bibbia si narra come la luce creata da Dio infranse le tenebre: da allora la luce è per gli uomini una gioia ed un conforto. Meditando e cantando essi levano lo sguardo al sole, alla luna ed alle stelle e celebrano con liete feste le solenni ricorrenze del ciclo solare.
Nell’ultimo libro della Bibbia, ossia nell’Apocalisse, si parla della Gerusalemme celeste in cui non ci sono né lampade, né sole, né tenebra alcuna: la città non ha bisogno della luce del sole né di quella della luna, perché la sua lampada è l’Agnello nella cui luce cammina la moltitudine.
Tra i due episodi, ossia tra la creazione della luce naturale e la pienezza della gloria sfolgorante di Dio, sta Cristo che è la luce del mondo.
La luce che splende tra le tenebre è Lui nel quale si compiono tutte le profezie e le figure; Lui che attesta la gloria della luce eterna: «Lumen de lumine». Adesso si adempie la profezia di Isaia:
«Il popolo che camminava nelle tenebre,
vide un gran chiarore;
sopra gli abitanti della terra d’ombre di morte
spuntò la luce» (Is. 9, 1).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** La prospettiva resta ottimistica: le tenebre dovranno un giorno sparire davanti alla luce.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: Dio onnipotente ed eterno, il tuo Figlio fu accolto come ospite a Betania nella casa di santa Marta, concedi anche a noi di esser pronti a servire Gesù nei fratelli, perché al termine della vita siamo accolti nella tua dimora. Per il nostro Signore Gesù Cristo.