IL PENSIERO DEL GIORNO
28 LUGLIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Beati coloro che custodiscono la parola di Dio con cuore integro e buono e producono frutto con perseveranza” (Cfr. Acclamazione al Vangelo Lc 8,15).
Benedetto Prete (Vangelo secondo Luca): Con un cuore buono e integro: così rendiamo l’espressione originale καλός καί ἀγαθός (letteralmente: bello e buono), usata esclusivamente da Luca; essa compendia l’ideale umano della grecità classica. La conservano e producono frutto per la loro costanza; nel terzo evangelista la conclusione della parabola [del seminatore], come anche le varie applicazioni fatte precedentemente, considerano l’aspetto religioso che ha interesse è valore per tutti ed in ogni circostanza. «La conservano»; va rilevato che con questa espressione, propria dell’evangelista, il «conservare» la parola ascoltata ha un’importanza essenziale, anteriore a qualsiasi altra considerazione. «Producono frutto per la loro costanza»; la particella ἐν nel greco biblico può avere senso modale (con la loro costanza) e causale (per la loro costanza); abbiamo preferito il senso causale, perché più incisivo e rispondente al pensiero che l’evangelista vuol porre in evidenza nell’applicazione conclusiva della parabola. La costanza è la fermezza e la perseveranza nella prova (nelle tentazioni) fino alla fine; essa quindi costituisce il segno distintivo del seguace di Cristo che rimane fedele alla «parola», nonostante le varie e gravi difficoltà che possono presentarglisi (cf. verss. 12,13,14). Così Luca nella parabola del seminatore scopre un’ampia visuale di dottrina; la conclusione ultima che egli trae dall’immagine descritta da Gesù non rappresenta una applicazione limitata al semplice caso prospettato in essa, ma raggiunge il valore di un principio universale che sintetizza l’ideale della vita cristiana: la sopportazione costante delle prove rende feconda e ricca di frutti l’esistenza del seguace di Gesù (cf. Lc 21, 19)
La Parola di Dio ( Dizionario di Mistica) Il Concilio Vaticano Il sarà un evento salvifico per la netta affermazione del primato della Parola e per la riproposta della teologia della tradizione auspicata dai contributi di H. de Lubac e di J. Daniélou, di Y. Congar e di una sequela di teologi di questa scuola illuminata dallo Spirito della Pasqua del Signore.
Cosi conclude la Dei Verbum: «La Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per il corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della P. che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli» (n. 21).
«È necessario che tutti i chierici, in primo luogo i sacerdoti di Cristo e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono legittimamente al ministero della parola, siano attaccati alle Scritture, mediante la sacra lettura assidua e lo studio accurato, affinché qualcuno di loro non diventi “vano predicatore della Parola all’esterno, lui che non l’ascolta da dentro” mentre deve partecipare ai fedeli a lui affidati le sovrabbondanti ricchezze della Parola divina, specialmente nella sacra liturgia. Parimenti, il santo Concilio esorta con forza e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo” (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine scritture. “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo”. Si accostino dunque volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi che, con l’approvazione e a cura dei pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della Sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l’uomo; poiché “gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini» (D V 25).
«Con la lettura e lo studio dei libri sacri “la Parola compia la sua corsa e sia glorificata” (2Ts 3,l) e il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre più il cuore degli uomini. Come dall’assidua frequenza del mistero eucaristico si accresce la vita della Chiesa, cosi è lecito sperare nuovo impulso di vita spirituale dall’accresciuta venerazione della Parola, che “permane in eterno” (Is 40,8; lPt 1,23- 25)» (D V 26).
Basilio Caballero (La Parola per ogni giorno)
3. Le parabole non sono finite
Ancora oggi Dio ci parla del suo regno in parabole, cioè in segni, al passo con la vita che continua incessantemente il suo corso. In primo luogo, continua a parlarci attraverso suo Figlio, Gesù Cristo, che è la parabola viva ed eterna del Padre, come disse Gesù all’apostolo Filippo che gli chiedeva di fargli vedere il Padre: « Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9).
Dio ci parla anche con la parola della Chiesa e con la comunità dei fratelli; ci interpella in parabola attraverso i più poveri e bisognosi di liberazione, come con gli avvenimenti positivi e negativi del nostro tempo, con le legittime aspirazioni dell’umanità, con il dolore dei popoli oppressi, con le vittime ll’oppressione e dell’ingiustizia, con la natura e l’inquietudine degli ecologisti, con i successi e i fallimenti personali, familiari e sociali, con l’innocenza dei bambini, l’entusiasmo e l’anticonformismo dei giovani e con la maturità e responsabilità degli adulti, con l’arte e la bellezza, con tutto quello che esiste.
Chi ama percepisce la voce dell’Amato in tutto ciò che è umano, bello e nobile. Sarebbe triste metterei nell’atteggiamento dei sordi che, udendo, non ascoltano, dei ciechi che, guardando, non vedono e degli stolti che, nonostante l’evidenza, non capiscono.
Comprendere questa multiforme parola di Dio nella vita personale e nella storia umana richiede il passaggio dall’ascolto all’azione, superando gli scogli che le nostre passioni, la superficialità, l’opportunismo, l’incostanza, le ansie e l’avidità comportano per uno splendido raccolto del seme del regno in noi.
Grazie, Padre, per l’offerta di salvezza del tuo regno
in Cristo che è parabola vivente del tuo amore per l’uomo.
Grazie anche perché oggi continui a parlarci
e a rivelarci la tua volontà in segni e parabole,
attraverso Cristo e la Chiesa, la comunità dei fratelli,
i poveri e gli emarginati, il dolore degli oppressi,
la natura e l’inquietudine degli ecologisti,
i bambini e i giovani, l’arte, l’amore e la bellezza.
Con la forza del tuo Spirito, liberaci,
Signore, dalla nostra superficialità,
dall’incostanza e dalle idolatrie
perché la tua parola frutti nel nostro solco.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Catechismo degli Adulti 611: La parola di Dio è Dio stesso che si rivela e si dona nella storia degli uomini, fino a comunicarsi personalmente in Gesù di Nàzaret. Gesù è la Parola eterna e creatrice di Dio fatta carne e dice parole che «sono spirito e vita» (Gv 6,63): risana i malati, apre gli occhi ai ciechi, risuscita i morti, converte i peccatori, chiama i discepoli, promette e dona lo Spirito Santo.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: Dio dei nostri padri, che ai santi Gioacchino e Anna hai dato il privilegio di avere come figlia Maria, madre del Signore, per loro intercessione concedi ai tuoi fedeli di godere i beni della salvezza eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...