IL PENSIERO DEL GIORNO
20 LUGLIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,29).
Richard Gutzwiller (Meditazioni su Matteo)
[Gli scribi] … sono maestri orgogliosi, che parlano dall’alto e mettono sulle spalle altrui un duro giogo e un peso opprimente.
Egli invece è il Maestro buono e mansueto, le cui parole sono comprensibili. Egli rende leggero il peso di Dio, perché ci aiuta a portarlo con la sua grazia e col suo amore. I «piccoli», a cui Dio ha rivelato, diventano grandi per mezzo suo. I deboli diventano forti. Coloro invece che sembrano grandi si raggrinziscono davanti a lui in una ridicola piccolezza, i falsi forti crollano sotto il peso che credono di poter portare propria forza e che invece non riescono a reggere. Dio sceglie il debole per fortificarlo e respinge il forte, abbandonandolo alla sua debolezza. Dio chiama i piccoli per farli diventare grandi e lascia i falsi grandi alla loro piccolezza.
… in queste parole Cristo stesso diventa visibile nella sua intimità più profonda. Egli, che è uguale al Padre, si sottomette ciò nonostante, a meglio proprio per questo, alla volontà del Padre e gli rende lode per quanto ha disposto. Egli, che vive interamente nel Padre, si dà tuttavia amorosamente agli uomini. Egli, che è sostenuto da un’infinita felicità nella grandezza del Padre, chiama gli uomini affinché partecipino alla sua beatitudine. Porta il peso degli uomini e il loro giogo con la sua incarnazione e con la morte in croce, rendendo leggero il loro fardello, togliendo il peso al giogo, perché ciò che essi debbono portare ora, dopo che egli ha assunto sulle proprie spalle il vero peso, è ben poco.
Inoltre aiuta a portare questo poco, con gioia, con una estrema prova di amore.
In questi versetti sono riassunte la magnificenza, la natura e l’azione di Cristo. Sono parole dell’Uomo-Dio, donate all’uomo con divina grandezza.
Catechismo della Chiesa Cattolica
459 Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: «Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me ...» (Mt 11,29). «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). E il Padre, sul monte della trasfigurazione, comanda: « Ascoltatelo» (Mc 9,7). In realtà, egli è il modello delle beatitudini e la norma della Legge nuova: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amali» (Gv 15,12). Questo amore implica l’effettiva offerta di se stessi alla sua sequela.
Povertà di spirito come umiltà
2546 «Beati i poveri in spirito» (Mt 5,3). Le beatitudini rivelano un ordine di felicità e di grazia, di bellezza e di pace. Gesù esalta la gioia dei poveri, ai quali già appartiene il Regno. Il Verbo chiama «povertà di spirito» l’umiltà volontaria dell’animo umano, e l’Apostolo ci addita come esempio la povertà di Dio quando dice: «Da ricco che era, si è fatto povero per noi» (2 Cor 8,9)».
Umiltà come fondamento della preghiera
2559 «La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti ». Da dove partiamo pregando? Dall’altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o «dal profondo» (Sal 130,l) di un cuore umile e contrito? È colui che si umilia ad essere esaltato. L’umiltà è il fondamento della preghiera. «Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare» (Rm 8,26). L’umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: «L’uomo è un mendicante di Dio».
2631 La domanda del perdono è il primo moto della preghiera di domanda. Essa è preliminare ad una preghiera giusta e pura. L’umiltà confidente ci pone nella luce della comunione con il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo, e gli uni con gli altri: allora «qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui» (1Gv 3,22). La domanda del perdono è l’atto preliminare della liturgia eucaristica, come anche della preghiera personale.
Umiltà necessaria per la preghiera
2713 Cosi la preghiera contemplativa è la più semplice espressione del mistero della preghiera. La preghiera contemplativa è un dono, una grazia; non può essere accolta che nell’umiltà e nella povertà. La preghiera contemplativa è un rapporto di alleanza, concluso da Dio nella profondità del nostro essere. La preghiera contemplativa è comunione: in essa la Santissima Trinità conforma l’uomo, immagine di Dio, «a sua somiglianza».
Compendio di Teologia Ascetica e Mistica
1127 Si può definire l’umiltà: virtù soprannaturale, che, con la conoscenza che ci dà di noi stessi, c’inclina a stimarci secondo il giusto valore e a cercare il nascondimento e il disprezzo.
1133 I tre gradi di S. Ignazio. Verso la fine della seconda settimana degli Esercizi, prima delle regole sulla retta elezione delle cose, S. Ignazio propone a chi fa gli esercizi tre gradi d’umiltà, che in fondo sono tre gradi d’abnegazione.
1) Il primo “consiste nell’abbassarmi e nell’umiliarmi quanto più mi sarà possibile e quanto mi è necessario per obbedire in tutto alla legge di Dio, nostro Signore; di modo che, quand’anche mi si offrisse la signoria di tutto il mondo, o mi si minacciasse della vita, io non metta neppure in deliberazione la possibilità di trasgredire un comandamento di Dio o degli uomini che mi obblighi sotto pena di peccato mortale”. Questo grado è essenziale per ogni cristiano che voglia conservare lo stato di grazia.
2) Il secondo grado di umiltà è più perfetto del primo. “Consiste nel sentirmi in un’intiera indifferenza di volontà e di affetto tra le ricchezze e la povertà, l’onore e il disprezzo, vita lunga o vita breve, quando ne provenga uguale gloria a Dio e uguale vantaggio all’anima mia. Così pure che quand’anche si trattasse di guadagnar l’intiero universo o di sottrarmi alla morte, io non ponga neppure in deliberazione il pensiero di commettere un solo peccato veniale”. È disposizione già molto perfetta, a cui non pervengono che ben poche anime.
3) Il terzo grado d’umiltà è perfettissimo. “Inchiude i due primi e vuole di più che, supponendo eguali la lode e la gloria della divina Maestà, ad imitare più perfettamente Gesù Cristo, Nostro Signore, e rendermi veramente più simile a lui, io preferisca ed abbracci la povertà con Gesù Cristo povero, anziché le ricchezze; i disprezzi con Gesù Cristo saziato di obbrobri, anziché gli onori; il desiderio di esser tenuto per uomo inutile e stolido, per amor di Cristo che volle primo passar per tale, anziché esser tenuto per uomo savio e prudente agli occhi del mondo”. È il grado dei perfetti, è l’amor della croce e dell’umiliazione in unione con Cristo e per amor suo; giunti a questo punto, si è nella via della santità.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** L’umiltà confidente ci pone nella luce della comunione con il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo, e gli uni con gli altri: allora «qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui» (1Gv 3,22).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo...