IL PENSIERO DEL GIORNO
21 LUGLIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato” (Mt 12,8).
Benedetto Prete (Vangelo secondo Matteo): Gesù dichiarandosi padrone del sabato accenna indirettamente alla propria divinità. Il sabato è d’istituzione divina, Gesù, come Figlio di Dio, può dispensare dall’osservanza del riposo sabatico.
Il Sabato
Antiche tradizioni testuali fanno ritenere che in Israele già in tempi antichissimi dopo sei giorni lavorativi si osservasse il settimo, il sabato, come giorno di riposo (jahwistico è Es 34,21; cf. nel codice dell’alleanza Es 23,12ss). Da dove provenga non è ancora chiaro. Manca ogni parallelismo coevo. La Bibbia lo fa risalire a Mosè e lo giustifica teologicamente o nel senso della settimana della creazione (Es 20,8ss: il settimo giorno, compiuta la creazione, Dio riposò), o richiamandosi alla permanenza in Egitto (Dt 5,12). In origine il sabato presenta soltanto un aspetto sociale, non teologico. Uomo (schiavo) o animale devono riposare. Dovevano essere lasciati reciprocamente liberi.
In questo giorno anche il più umile doveva essere garantito nei confronti del suo prossimo. Soltanto un po’ alla volta il sabato si trasformò in festività caratterizzata dal sacrificio. Con l’esilio si compì definitivamente un cambiamento di significato e divenne il “giorno santificato a Dio”. Secondo Ezechiele e il documento sacerdotale, il sabato, come la circoncisione, divenne segno della professione di fede e dell’alleanza con Dio, segno caratteristico dell’appartenenza a JHWH. Soprattutto nel tempo tardogiudaico si introdussero molte prescrizioni (il cammino di un sabato. divieto di accendere il fuoco e altro) per evitare una “profanazione” del s. (Es 31,5). Gesù si contrappose a un’interpretazione gretta del sabato: il comandamento dell’amore ha la precedenza (Mc 2,27; 3,4; Lc 13,15s ecc.). Per la chiesa primitiva la domenica divenne ben presto riconosciuta come giorno del Signore (1Cor 16,2). (Fonte: PA)
Ilario di Poitier (Commento al Vangelo di Matteo): I farisei ritenendo di possedere la chiave dei cieli, accusano i discepoli di fare cose illecite Ma il Signore li sgridò ricordando loro quel fatto in cui sotto l’esposizione della realtà è contenuta un’idea profetica: Davide coi suoi compagni essendo affamato si saziò con pani illeciti. Infatti se non era lecito fare così, non si poteva pensare che Davide avesse agito innocentemente. Ma egli sotto la legge, profetizza coi fatti senza commettere crimine, mostrando che come lui con altri si è saziato dei pani della proposizione, così il Cristo con i suoi apostoli si sarebbe saziato della salvezza dei pagani, cosa che ai Giudei pareva illecita. Egli ricorda loro che vi è un’altra profezia perché capissero che tutto quello che prima era stato detto nella legge si è adempiuto in Lui: i sacerdoti nel tempio violano il sabato senza cadere in peccato. Così ha indicato se stesso come il tempio in cui, mentre il popolo della legge è nell’ozio delle incredulità, attraverso l’insegnamento degli apostoli, viene offerta la salvezza ai pagani. Poiché Egli stesso è più grande del sabato e la fede evangelica agisce in Cristo senza che vi sia colpa per violazione della legge.
Catechismo della Chiesa Cattolica
581 Gesù è apparso agli occhi degli Ebrei e dei loro capi spirituali come un “rabbi”. Spesso egli ha usato argomentazioni che rientravano nel quadro dell’interpretazione rabbinica della Legge. Ma al tempo stesso, Gesù non poteva che urtare i dottori della Legge; infatti, non si limitava a proporre la sua interpretazione accanto alle loro: “Egli insegnava come uno che ha autorità e non come i loro scribi” (Mt 7,29). In lui, è la Parola stessa di Dio, risuonata sul Sinai per dare a Mosè la Legge scritta, a farsi di nuovo sentire sul Monte delle Beatitudini. Essa non abolisce la Legge, ma la porta a compimento dandone in maniera divina l’interpretazione definitiva: “Avete inteso che fu detto agli antichi... ma io vi dico” (Mt 5,33-34). Con questa stessa autorità divina, Gesù sconfessa certe “tradizioni degli uomini” (Mc 7,8) care ai farisei i quali annullano “la Parola di Dio” (Mc 7,13).
582 Spingendosi oltre, Gesù dà compimento alla Legge sulla purità degli alimenti, tanto importante nella vita quotidiana giudaica, svelandone il senso “pedagogico” con una interpretazione divina: “Tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo... Dichiarava così mondi tutti gli alimenti... Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore dell’uomo, escono le intenzioni cattive” (Mc 7,18-21). Dando con autorità divina l’interpretazione definitiva della Legge, Gesù si è trovato a scontrarsi con certi dottori della Legge, i quali non ne accettavano la sua interpretazione, sebbene fosse garantita dai segni divini che la accompagnavano. Ciò vale soprattutto per la questione del sabato: Gesù ricorda, ricorrendo spesso ad argomentazioni rabbiniche, che il riposo del sabato non viene violato dal servizio di Dio o del prossimo, servizio che le guarigioni da lui operate compio
Il sacrificio
2099 È giusto offrire sacrifici a Dio in segno di adorazione e di riconoscenza, di implorazione e di comunione: “Ogni azione compiuta per aderire a Dio rimanendo con lui in comunione, e poter così essere nella gioia, è un vero sacrificio”.
2100 Per essere autentico, il sacrificio esteriore deve essere espressione del sacrifico spirituale: “Uno spirito contrito è sacrificio...” (Sal 51,19). I profeti dell’Antica Alleanza spesso hanno denunciato i sacrifici compiuti senza partecipazione interiore o disgiunti dall’amore del prossimo. Gesù richiama le parole del profeta Osea: “Misericordia voglio, non sacrificio” (Mt 9,13; 12,7). L’unico sacrificio perfetto è quello che Cristo ha offerto sulla croce in totale oblazione all’amore del Padre e per la nostra salvezza . Unendoci al suo sacrificio, possiamo fare della nostra vita un sacrificio a Dio.
Felipe F. Ramos: [...] la mentalità farisaica riguardo al sabato - i farisei erano quelli che ne chiedevano più rigidamente l’osservanza - offre a Gesù l’occasione per presentarsi come il padrone del sabato. Chi poteva violare il sabato senza peccato? Solo il padrone del sabato, il Messia, colui che viene dal cielo, che deve dare principio a quel mondo nuovo che Dio vuole stabilire sulla terra. Il Messia ha questo potere, come era già stato previsto nell’Antico Testamento. Se il re Davide poté fare di sabato quello che dice il racconto, quanto più potrà farlo il Re per eccellenza il discendente di Davide!
Gesù è più grande del tempio: anche questa frase era blasfema. Dio solo, Dio che lo abitava era più grande che il tempio. Lo scopo di Gesù è chiaro: egli si mette al di sopra del tempio per poter continuare la linea d’argomentazione del contesto. L’azione di Davide, che era stato molto inferiore al tempio, è giustificata dalla necessità umana in cui egli si trovava. Orbene, colui che è superiore al tempio, non potrà disporre del sabato?
Infine Gesù rimanda i suoi avversari a un testo della Scrittura (Os 6,6), sebbene con queste parole non manifesti un atteggiamento ostile nei confronti del tempio, del culto e dei sacrifici. La citazione della Scrittura è per stabilire una gerarchizzazione di valori nelle più importante che il riposo sabbatico e l’offerta dei sacrifici nel tempio è la misericordia verso il bisognoso e l’affamato (12,1). E questo, non per puro umanitarismo, ma perché tale è la volontà di Dio.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo...